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FUORIPAGINA
05/08/2009
  •   |   Andrea Palladino
    La sinistra e il "buco" dell'Acquedotto pugliese

    Riccardo Petrella, professore in Belgio presso all'università di Lovanio, presidente del Contratto mondiale per l'acqua, era stato nominato nel luglio del 2005 alla guida dell'acquedotto pugliese dal governatore Nichi Vendola, che lo definì «una delle più autorevoli e importanti figure mondiali nella lotta in difesa del bene pubblico e del diritto universale all'acqua». L'accordo tra i due si è poi rotto nel dicembre del 2006, quando Petrella rassegnò le dimissioni, segnando il divorzio tra il movimento per l'acqua pubblica e la giunta pugliese che sull'acqua bene comune aveva costruito la campagna elettorale del 2005.
    Professore, ricostruiamo questa storia dal principio.
    Nell'aprile del 2005 Nichi Vendola, attraverso Pietro Folena, mi chiama per dire se ero interessato a prendere la presidenza dell'Acquedotto pugliese per realizzare il progetto di cui si parlava anche con lui da alcuni mesi: renderlo di nuovo pubblico. Significava non solo rivedere lo statuto giuridico dell'impresa Aqp che era diventata nel frattempo una società per azioni (a partire dal 1999, su iniziativa del governo D'Alema). Si trattava di cambiare lo statuto dell'impresa concessionaria a cui era stata delegata la funzione di gestire l'acquedotto pugliese. La ripubblicizzazione significava - e forse questo era l'aspetto più importante - modificare la politica di gestione delle acque nel senso di orientarla verso la realizzazione del diritto all'acqua per tutti, ovvero i 50 litri minimi al giorno che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità sono necessari per ogni persona. Bisognava però avere una politica dell'acqua come bene comune, portare quindi un'attenzione particolare alla politica del risparmio, concentrandosi sulla gestione del territorio affinché le risorse idriche non siano messe a stress, nel senso che non siano degradate sul piano qualitativo, che non siano contaminate. E infine la ripubblicizzazione significava applicare una gestione di tipo democratico con la partecipazione dei cittadini alle grandi scelte e ai grandi orientamenti della gestione delle risorse idriche della Puglia.
    E com'è andata? Che cosa non ha funzionato?
    Aspetti. Questo che le ho detto era il nostro progetto e il nostro accordo. All'epoca Vendola confermava che la sua intenzione era di fare dell'Acquedotto pugliese un esempio. E nelle sue volate retoriche - che sono molto frequenti - aveva detto che l'Acquedotto pugliese sarebbe diventato l'accademia dell'acqua pubblica. L'accademia nazionale ed anche internazionale della pratica dell'acqua come bene comune. Questo era il senso della ripubblicizzazione.
    E invece su quali punti c'è stata una divergenza con la giunta Vendola? 
    Il conflitto è intervenuto sul problema del diritto all'acqua. È vero che la legislazione nazionale - ancora vigente e che negli ultimi tempi è diventata anche più restrittiva - non permette a nessun operatore, a nessun gestore, pubblico o privato, di applicare una tariffa che assicuri i 50 litri giornalieri ad ogni persona senza domanda di corrispettivo e con i costi a carico della fiscalità generale. La legislazione non permette questo, perché ogni operatore deve erogare l'acqua imponendo una tariffa che è normalizzata a livello nazionale. Però quello che potevamo tentare di fare era introdurre una tariffa sociale, in modo tale che i cittadini effettivamente avrebbero goduto dei 50 litri gratuiti. Su questo punto Vendola ha esitato e non l'ha fatto, non l'ha accettato. 
    Forse era un problema di costi? 
    Per i primi due anni questa scelta avrebbe implicato una spesa di 1 o 2 milioni di euro. E non mi sembra un costo eccessivo. Da un punto di vista simbolico e politico un costo di 1 o 2 milioni per questa operazione, sinceramente, valeva la pena. 
    C'era poi la questione della forma societaria degli Acquedotti pugliesi... 
    Una Spa è dal punto di vista giuridico un soggetto di diritto privato, anche se è a capitale interamente pubblico. Per alcune forze politiche - anche della sinistra radicale - il fatto che fosse possibile esercitare una forma di controllo politico sulla società la faceva considerare come una forma di società pubblica. Quindi nel caso dell'Acquedotto pugliese - con capitale interamente pubblico dove la regione esercita un controllo - si diceva che non doveva essere ripubblicizzato perché era già pubblico. Vendola ed io fin dall'inizio, però, la pensavamo differentemente. Una società per azioni, infatti, ha una funzione sociale che è quella di fare profitto. La legge Galli poi diceva che la gestione dell'acqua doveva essere ispirata ad un principio di efficienza economica, ovvero con un rendimento. 
    Un problema quindi di orientamento generale?
    Non solo, fu un dissidio molto concreto. Quando proponevo il diritto all'acqua - i 50 litri al giorno garantiti - mi si rispondeva: 'Presidente, lei non può fare questo perché toglie denaro all'impresa'. Con la Spa questo controllo non c'è. Così quando il pubblico si dà strumenti di azione di natura privata, in realtà, privatizza un pezzo del settore pubblico. E allora, piano piano, Vendola ha cominciato a nicchiare, a trovare delle difficoltà, a mandare le cose per le lunghe. Molte volte una decisione veniva presa dopo 3 o 4 mesi. Questo fu un punto di conflitto. 
    Ci furono altre occasioni di scontro?
    Un caso concreto fu l'adesione alla Federutility, che è - per capirci - la Confindustria delle società che si occupano di servizi come l'acqua, i rifiuti, il gas. Io cercai di far uscire Acquedotti pugliesi da Federutility senza successo.
    Considerando che fu D'Alema l'artefice della privatizzazione dell'acquedotto pugliese, ci saranno state delle pressioni dei Ds su Vendola. 
    Dobbiamo sempre ricordarci che l'Acquedotto pugliese è stato e rimane una delle principali - se non la principale - impresa pugliese per occupazione e fatturato. A parte gli interessi che sappiamo che esistono, che a volte possono essere anche interessi legittimi, la difficoltà fu soprattutto culturale, politica e ideologica. La cultura politica della gestione dei servizi pubblici della sinistra moderata è impregnata di privatizzazione e liberalizzazione. Certe scelte sono state bloccate dalla sinistra moderata e da quella parte della sinistra radicale che è stata influenzata dai Ds. Vendola sulla questione della Federutility non ha potuto far niente. 
    Un problema, quindi, di alleanze? 
    La maggioranza delle forze politiche del centrosinistra in Puglia aderiva al modello culturale della mercificazione dell'acqua, pur facendo discorsi e affermando principi sulla ripubblicizzazione. Per loro il pubblico fa una gestione pubblica quando crea le condizioni affinché i servizi vadano nella direzione dell'efficienza economica, ovvero nella direzione di attività economiche pubbliche che rendono un profitto e aperte alle logiche di mercato. Questa adesione apparentemente modernizzante è la base del fallimento del progetto di ripubblicizzazione dell'acqua in Puglia. 


I COMMENTI:
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  • cristina,
    dato il ritardo non so se leggerai questa mia risposta.
    Ma ci tengo a farti sapere che io non ho mai affermato che bisogna sentirsi in lotta con gli operai Sud-Coreani.

    Ho detto (ma forse mi sono spiegato male) che il "vero" conflitto sociale (intendo per ciò un conflito per un ingiusta distribuzione delle risorse) è tra operaio occidentale e Coreano: questo è un fatto e prescinde dalla vlontà del singolo...
    A "parole", a "chiacchere" tutti siamo solidali con gli operai super-sfruttati del Sud Est asiatico...
    Ma nei fatti??

    Come mai nessuno si chiede come faccia un pc a costare meno di un paio di scarpe?
    E' semplice ignoranza o ignavia?

    Insomma io ce l'ho con i duri e puri stile Ferrero e con tutti cloro che si illudono che basti adorare la Falce e Martello per essere anche "privi di colpe"...

    Del resto poi, anche a non voler essere uno di quelli che si "accontenta" la politica ha pur sempre nel principio di negoziazione il suo motore...
    E Vendola non è sostenuto da una maggioranza così solida, anzi...E questo per non parlare del fatto che la metà dei pugliesi è di destra...
    Accontentarsi quindi, quando si parla di politica, non è un male ma una necessità. Anzi: se davvero è di politica che si parli, "accontentarsi" è un dovere.
    L'alternativa, è inutile prendersi tanto per il c. con tante roboanti parole, è la rivolta armata: e non mi pare che Petrella o Ferrero o chi per loro siano per qesta tesi.
    Più concretezza e meno evanescente delirio: di queto ha bisogno la Sinistra Radicale. Tutto quà. 24-08-2009 13:09 - Antonio-Foggia
  • A sinistra andava tutto bene finché si guardava ai meravigliosi traguardi del comunismo europeo. Quando si é scoperchiata la pentola, e si sono dovuti fare i conti con la realtá il flop, nessuno, dopo una generazione di gente che additava tutti i mali all´occidente e tutto il bene ai paesi comunisti ha saputo piú cosa dire. 21-08-2009 16:09 - andrea
  • 1)ha fatto benissimo il Manifesto a pubblicare l'intervista al prof. Petrella per chi non è pugliese è illuminante
    2) i commenti sono lo specchio dello sbandamento e della polverizzazione della sinistra di cui Vendola insieme ad altri porta piena responsabilità
    3)Perchè Vendola in campagna elettorale si è fatto paladino della pubblicizzazione dell'acquedotto pugliese?
    Delle due l'una: o voleva raccattare un po' di voti sperando che poi nessuno gliene chiedesse conto o conosceva solo molto superficialmente il problema. Preoccupanti entrambe.
    4) E' stato Vendola ad affidare al professor Petrella un incarico o è stato il professore a sgomitare per averlo?
    5)Inutile chiedere al prof. Petrella in quale altra città o località europea è stato attuato il suo progetto. E' stato Vendola a sbandierare in campagna elettorale che quello dell'acquedotto pugliese sarebbe stato un progetto pilota per tutta l'Europa. cosa si pretendeva o si sperava? Che il professor Petrella lo "annacquasse" perchè c'è Fitto dietro la porta? Di questo dovrebbe preoccuparsi Vendola non il professor Petrella.
    6)ad Antonio-Foggia voglio dire:
    non mi sentirò mai, dico mai, in lotta nè contro l'operaio coreano nè di nessun'altra nazione al mondo perchè nonostante i tempi e le situazioni mutate la responsabilità del non lavoro da noi o del lavoro da schifo da loro sta sempre e comunque nella spropositata asimmetria della distribuzione delle risorse tra chi detiene o controlla i capitali finanziari o meno e chi possiede solo le proprie braccia e il proprio cervello e competenze per lavorare. Rischia, a mio avviso, la sinistra un imperdonabile delitto di omissione se non mettesse in campo tutte le sue risorse di governo o di opposizione per ostacolare duramente anche il progetto di squilibrare ancora di più la bilancia con l'acquisizione da parte dei poteri forti di un bene fondamentale come quello dell'acqua.
    Trovare delle forme di governance o di opposizione che vanno nella direzione di una più equa redistribuzione è sempre stata e dovrebbe, a mio avviso, continuare a essere una delle mission fondanti della sinistra.
    Accontentarsi di fare il meno peggio o qualche aggiustamento, limitandosi a non toccare l' acqua putrida per non insozzarsi e voltandosi dall'altra parte quando chi ti circonda ci sguazza alla grande, non sono comportamenti "di sinistra" sono un sopravvivere alla meno peggio. Certo sempre meglio del peggio rappresentato da Fitto! Se tu ti accontenti, accomodati! 15-08-2009 18:28 - cristina
  • Ancora con questa falsa propaganda su Vendola che ha lasciato il PRC perché non eletto segretario, ma che tristezza…insisto, Vendola lascia il PRC perché al suo interno si vuole rifondare vecchie identità del secolo passato, in parole povere, non intende andare sulla piazza rossa o in parlamento a commemorare Stalin, questo per me non è un demerito.
    In correlazione alla versione Vendola e non vedendovene traccia sul Manifesto, ne consiglierei agli ostili di Vendola di informarsi a riguardo prima di trarne delle conclusioni che sono solo di espiazione…altro che di critica!
    Roby 13-08-2009 17:30 - Roby
  • Complimenti, ritornare da parte vostra ancora oggi e non a caso, sul ACQUA-PETRELLA-VENDOLA-PUGLIA (ampiamente trattata da ambo le parti). è veramente sottile ma, il vostro malcelato disprezzo verso Vendola era, è noto a quanti di noi fanno politica attiva. Colpite lui ma, colpite anche a noi i quali, non stiamo a farci seghe mentali nei salotti fumosi ed intrisi di "radical-chicchismo" tout-court! No, non ne abbiamo tempo nè lo faremmo specialmente adesso. Non è più tempo di sterili discussioni. le minacce fuori dai vostri salotti sono molte: uscendo per strada si riesce a toccarle con mano, a sentirle. Attaccare Vendola, la Sinistra, è come attaccare tutte/i noi che faticosamente cerchiamo di riappropriarci di SENSO, mentre tutto intorno a noi sembra precipitare: la destra avanza ovunque; mentre c'è chi continua a pensare alle escort a noi.., che ce ne batte una sega, rimane il duro compito di cercare di ricompattare, riunire un mondo senza più, forse, un traguardo possibile a sinistra. Francamente sono delusa da certi commenti velenosi e da certi servizi giornalistici relativi al caso Vendola-Digironimo. E la penso come tante/i, si vuole distruggere l'anomalia Puglia perchè in fondo noi siamo così a Sinistra: inaffidabili, invidiosi, spocchioni, lesionisti. Ci meritiamo questa destra del cavolo, questa grave ed enorme ingiustizia sociale e civile. Sì ci meritiamo che ritorni Fitto e tanti altri come lui, ci meritiamo il LODO-MATTEOLI, LODO-BERLUSCONI e tutte le "belle leggi" fasciste e leghiste..presenti e passate. Ce lo meritiamo perchè, come diceva Antonio mi sembra, ci dimentichiamo subito come si stava male prima con Fitto o con chi altro e ovunque sia..e ci dimentichiamo anche di chiedere a chi vive quella realtà ora e non prima, cosa è davvero cambiato con un comunista al Governo regionale! E pensare che ci riconoscono i meriti di certa politica in Europa.. Siamo proprio uno schifo e non accenniamo nonostante tutto quanto successo..a dimostrarci più amore e comprensione. Complimenti! 13-08-2009 16:59 - stefania
  • Ma che tristezza il fatto che, secondo i sostenitori di Vendola, per solidarietà dovremmo stare zitti e neanche azzardare una critica all'amministrazione regionale pugliese.
    Non si capisce perché dovrebbe avere più credito la versione di Vendola e non quella di Petrella.

    Senza nulla togliere ai meriti del Governatore della Puglia (ma per favore ricordiamoci anche i demeriti, primo fra tutti quello di aver lasciato il PRC perché "o mi date la segreteria o me ne vado!"; per non parlare dei suoi pellegrinaggi a S. Giovanni Rotondo), vi sembra un argomento intelligente questo dell'ex marito della pm? 12-08-2009 17:07 - Antonella
  • Se il Manifesto si proclama giornale comunista, un motivo pure ci sarà,...ma io non lo comprendo, nell'attesa che qualcuno me lo possa spiegare, sto con Vendola e coon tutto il popolo che desidera una Sinistra Unita, mi spiace per tutto questo sciacallaggio mediatico e politico contro Vendola, ci mancava poi questo servizio sull'acquedotto, una storia passata e già spiegata nella versione originale e corretta da Nichi Vendola tempo fa,....ma che tristezza!! 12-08-2009 16:02 - Roby
  • Siamo alla berlusconite acuta. Leggo dal titolo di uno degli articoli di oggi(a fatica perché ho l'abbonamento on line e ancora non posso vedere la versione integrale) che Vendola accusa la pm di essergli contro in quanto il suo ex marito sarebbe un suo avversario.
    Che fine pessima questa sinistra! 08-08-2009 04:44 - Antonella
  • Il Manifesto stavolta ha fatto - bene - il suo mestiere di giornale, raccontando una storia misconosciuta (fuori dalla Puglia, almeno), emblematica e interessante come questa. Le solite accuse di sciacallaggio sono veramente da struzzi. Con le debite differenze mi ricordano quelli che dicono che non bisogna parlare di mafia perché si offende la Sicilia che ha tanti problemi. Il problema della sinistra è ESATTAMENTE quello riassunto nelle frasi finali: "... la cultura politica della gestione dei servizi pubblici della sinistra moderata è impregnata di privatizzazione e liberalizzazione. Certe scelte sono state bloccate dalla sinistra moderata e da quella parte della sinistra radicale che è stata influenzata dai Ds" (tra cui, piaccia o no, SL e al Manifesto spesso ha l'aria di piacere fin troppo, se mai, aggiungo io, ) e più sotto l'adesione "... al modello culturale della mercificazione dell'acqua, pur facendo discorsi e affermando principi sulla ripubblicizzazione. Per loro (la sinistra) il pubblico fa una gestione pubblica quando crea le condizioni affinché i servizi vadano nella direzione dell'efficienza economica, ovvero nella direzione di attività economiche pubbliche che rendono un profitto e aperte alle logiche di mercato. Questa adesione apparentemente modernizzante è la base del fallimento del progetto di ripubblicizzazione dell'acqua in Puglia": potremmo dire del fallimento del progetto intero della sinistra in Italia. E qui certi commenti continuano ancora a parlare con logiche da tifoseria!
    Livia Castelli 07-08-2009 08:54 - Livia
  • Vorrei spiegare a chi dice che un Presidente regionale non è un sovrano autocrate che le illusioni quando non si realizzano diventano offese alla propria fiducia. Vendola ci aveva incantato tutti con la propaganda sull' acqua, ora raccoglie i frutti del suo lavoro. 06-08-2009 17:39 - Mattia Venezia
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