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Davide Milosa
Clan e droga a Milano, la politica tace
Cosa nostra e cannoli a Baggio. Pizza, cocaina e camorra tra Ponte Lambro e via Mecenate. Birra benedetta dal racket della ‘ndrangheta verso la Comasina. Ancora siciliani al Corvetto, calabresi nel fortino di via Fleming a San Siro, a Quarto Oggiaro, in viale Sarca. Poi l’hinterland industriale di San Donato dove un chilometro di strada, dritta, a fondo chiuso, circondata da palazzi popolari, è diventato il regno della Stidda. Ecco la mappa dei quartieri tenuti sotto scacco da almeno 15 clan mafiosi tutti italiani.
Milano chiede aiuto, ma la politica non risponde. Altro a cui pensare: ordinanze antialcol, furiose battaglie contro i writers e l’evergreen di un allarme sicurezza perennemente arenato sul problema extracomunitari.
Intanto le periferie soffocano, inondate di droga e stritolate nella morsa di una sempre più radicata sottocultura della illegalità. Perché, al di là dei nomi nobili della criminalità organizzata, quello che preoccupa è il dilagante controllo mafioso di certe zone.
Al Corvetto, ad esempio, la gestione del territorio parte dal basso, dalle gang di giovanissimi: tredici anni massimo, prima sentinelle e poi corrieri della droga. Sognano scene da Padrino, sedotti dalla violenza dell’estrema destra milanese e dalle gesta dei grandi boss. Nomi come quelli del palermitano Guglielmo Fidanzati, legato al mandamento di Resuttana, qui incutono timore e rispetto. Siamo in piazza Bonomelli, mentre a un centinaio di metri, in viale Ortles, operano gli eredi di Vittorio Mangano, l’ex stalliere di Silvio Berlusconi. Cambiano i nomi, non i legami, che restano strettissimi. Come ha dimostrato l’ultima operazione antimafia condotta dal pm Ilda Boccassini su un traffico di droga tra Milano e Palermo con epicentro proprio al Corvetto. La base era il bar La Rosa blu della famiglia D’Amico che scandiva modi e tempi dello spaccio.
Nella stessa inchiesta è stato arrestato il palermitano Giovanni Di Salvo, conoscente di uno degli ultimi padrini milanesi, Giuseppe Porto, legato alla famiglia di Pagliarelli del latitante Gianni Nicchi e artefice di una joint venture mafiosa con la ‘ndrangheta del clan Morabito.
Dopodiché il Corvetto sono strade, piazze, palazzi. Tutte zone da spartirsi in nome dello spaccio: ci sono, ad esempio, gli Schettino, origine napoletana, ma investitura (mafiosa) calabrese, che dettano legge nei palazzi popolari di via dei Cinquecento: gestione Aler, 621 alloggi, il 10% occupati abusivamente soprattutto da italiani.
Stessa edilizia popolare in via Uccelli di Nemi a Ponte Lambro, quartiere satellite strappato alla città dalla tangenziale. Qui sono 220 gli alloggi con un 8% di abusivi. La droga resta il piatto forte, da spacciare sotto i portici scrostati e imbrattati di scritte. In questa zona comandano le famiglie calabresi originarie del quartiere Archi di Reggio Calabria. Poco più in là verso via Mecenate il testimone malavitoso viene raccolto dal clan napoletano dei Costanzo, gente in odore di camorra che gestisce bar e pizzerie.
A nord della città, il quartiere della Comasina, già terra di conquista del bandito Renato Vallanzasca, è sotto il controllo della cosca Flachi. Giuseppe Flachi, detto don Pepè, è in carcere. E così a gestire gli affari, soprattutto racket e pizzo, sono i suoi parenti. Il marchio è quello della ‘ndrangheta legata al padrino Franco Coco Trovato. Mafia ad alto livello, dunque che, però, strizza l’occhio a personaggi del neofascismo milanese, abilissimi nel reclutare bassa manovalanza per minacciare, intimidire, estorcere.
Il binomio estrema destra e mafia è una delle novità che emergono dalle ultime inchieste. A Quarto Oggiaro, per esempio, il clan mafioso dei Crisafulli ha contatti diretti con i fascisti del centro sociale Cuore Nero. In questo quartiere, fino a poco tempo fa, i clan Carvelli e Tatone si dividevano le piazze di spaccio. Ma dopo l’arresto del boss Mario Carvelli, calabrese di Petilia Policastro, il mercato dello spaccio viene gestito dai napoletani Tatone sotto il controllo dal carcere dei fratelli Crisafulli, Biagio e Alessandro.
In altri casi, come per il fortino di via Fleming, il mix mafia e neofascismo si contamina con la sottocultura degli ultras del calcio. Siamo in via Novara, a due passi dallo stadio Meazza. Nomi e cognomi sono ben noti e rimandano alla potente cosca calabrese dei Sergi, a loro volta legata con i Barbaro-Papalia di Platì. Il ras della zona, già coinvolto nell’omicidio del figlio di un boss della ‘ndrangheta legato ai Morabito, frequenta le tribune del Milan ed è legato a Giancarlo Lombardi capo criminale della curva rossonera con buone entrature nel clan Vottari di San Luca e una non nascosta passione fascista. Nel gennaio 2007 partecipò commosso ai funerali del terrorista nero Nico Azzi.
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Ma co tutte ste cappa kkkk ma che e' esperanto? Un messaggio in codice, ma che sei di al qaeda? Guarda che la CIA decripta tutti i messaggi di tutti. Stai attenta con tutte queste cappa.
Se il vecchio adagio "mangia come parli" si applica anche agli scritti mi sa che hai la digestione difficile! 15-08-2009 01:35 - murmillus
Da uno che è rimasto a Mitterand...e se non sa che Mitterand è morto, figuriamoci se sa che era socialista...
effettivamente è più adeguato scrivere squola, probabilmente capisce un po meglio
Certo che quando intervengono i leghisti la rozzezza è assicurata. E onestamente comincio a pensare che "terrone" debba essere considerato un complimento. Mio nonno era contadino e meridionale; ma persona moooolto più fine. 14-08-2009 17:55 - Antonella
a quarto c'e anke tanta umanita' e si e pur visto con una bambina ke nn stava bene e vivena in macchina con la sua mamma sfrattata e gli hanno dato una casa .Alle istituzioni special mente al comune xke' nn fanno dei controlli x gli abusivi e di nn fare sfratti a ki e proprio senza una casa e vive con uno stipendio da fame , io sn una di quelle ke dall'oggi al domani mi trovo senza una casa e con 4 figli a carico e x due mesi nn ho lavorato ho kiesto aiuto ma nessuno me lo ha dato xke' x noi italiani la legge e così? e gli stranieri appena kiedono c'e l'hanno sia aiuto economici e casa? dov'e' finito l'italiano? io mi sento una straniera nella mia terra io della politica nn mi sn mai interessata e nn mi interessa. 14-08-2009 08:55 - isa
Terrone e' un dispregiativo indicante lavoratore della terra. Come se al nord non ci fossero mai stati lavoratori della terra e comunque questo fosse un male. Percio' si scrive con la "n" e non "m" nella abbreviazzione dialettale di terrone.
L'ignoranza e la suttoproletarianizzazione dell'Italia e' devastante. 13-08-2009 17:28 - murmillus
Cmq non focalizziamoci soltanto sulle nostre mafie, perchè tra zingari e albanesi (io vivo zona musocco) alla sera sembra il far west... ma nel vero senso della parola! 13-08-2009 14:47 - Marco
qunado poi parliamo di appalti per expo 2o15 le cose si complicano....
ciao 13-08-2009 13:48 - pietro