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FUORIPAGINA
14/08/2009
  •   |   Luca Kocci
    Crisi globale, la colletta dei vescovi

    Contro la crisi economica scendono in campo la Chiesa e le banche che promuovono, da settembre, il «prestito della speranza» con cui contano di aiutare almeno 20 mila famiglie in difficoltà. «Un segno e uno strumento per attraversare la crisi e non soccombere ad essa», spiega il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Il «più grande programma di microcredito realizzato in Italia, unico in Europa per caratteristiche e livello di coinvolgimento delle banche», aggiungono dall’Abi, l’associazione bancaria italiana. Ma dietro l’enfasi di vescovi e banchieri, che comunque allargheranno la loro clientela, si intravede qualche ombra.

    L’idea venne lanciata alla fine del 2008 e, a marzo, la Cei lo presentò ufficialmente, insieme alla «colletta nazionale»: una raccolta di fondi in tutte le parrocchie il 31 maggio per raggranellare 30 milioni di euro da usare come fondo di garanzia per gli istituti di credito, senza quindi intaccare l’otto per mille. Strada facendo è arrivata l’adesione delle banche che hanno messo sul piatto 180 milioni, e il programma è stato definito nei dettagli: un prestito di 500 euro al mese, per un anno (allungabile a due) a cui possono accedere – secondo i criteri restrittivi voluti dalla Cei – le coppie sposate o i coniugi separati ma non conviventi, con almeno tre figli – minorenni o universitari, purché non fuori corso – o con un invalido, che abbiano perso qualsiasi reddito a causa della crisi, cioè dopo giugno 2008. Il prestito andrà restituito entro cinque anni, con un interesse annuo pari alla metà del tasso medio stabilito ogni tre mesi dal ministero dell’Economia: oggi è del 9%, quindi per le famiglie sarà un interesse netto del 4,5%. Secondo i piani di ammortamento predisposti da Cei e Abi, chi ha avuto 6 mila euro ne dovrà restituire alla banca 7 mila, chi ne ha ricevuti 12 mila ne restituirà 14 mila.

    Accanto al finanziamento c’è un percorso di reinserimento lavorativo o di avvio di impresa. Alla fine dell’anno partirà la restituzione. In caso di ritardi nel pagamento, la banca allerterà la Caritas, che cercherà di intervenire per risolvere la situazione, e trascorsi sei mesi si rivolgerà alla Cei per riavere la metà di quanto prestato attingendo al «fondo di garanzia» di 30 milioni, già depositato presso Banca Prossima. Contestualmente segnalerà il mancato pagamento alla Centrale dei rischi (il sistema informativo centrale della Banca d’Italia: chi viene segnalato come moroso difficilmente potrà poi accedere ad un prestito legale) e potrà anche inseguire il debitore per recuperare l’intero capitale, conferma Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima.

    «È un’iniziativa importante e non assistenziale, anche se non sarà in grado di risolvere i problemi delle famiglie – spiega Michele Consiglio, vicepresidente nazionale delle Acli –: 500 euro al mese sono pochi, soprattutto se si dice che dovranno servire per avviare un’attività imprenditoriale». E infatti Mario Crosta, direttore generale di Banca etica, preferisce parlare di «microcredito sociale», finalizzato non a «far partire nuove imprese, per cui ci vorrebbero cifre più alte, ma a tamponare situazioni di emergenza» (peraltro Banca Etica concede microcrediti a condizioni migliori di quelle Cei-Abi: su un prestito di 7.500 euro, l’interesse è del 3,3%). «Il vero problema però rimane l’accesso al credito di chi non ha le garanzie richieste dalla banche, il 16% delle famiglie italiane», dice Francesco Terreri, presidente di Microfinanza.

    C’è poi il tema dell’eticità delle banche, che potrebbero utilizzare la sponsorizzazione dei vescovi per «rifarsi il trucco». Banca Prossima fa parte di Intesa San Paolo, che è il secondo gruppo italiano coinvolto nel sostegno al commercio di armi: nel 2008 ha movimentato per conto delle industrie armiere 851 milioni di euro per lo più per programmi internazionali di riarmo, fra cui i cacciabombardieri Eurofighter. «Si parla sempre di temi etici, ma quando l’etica interferisce con le questioni economiche allora si tace», dice padre Franco Moretti, direttore di Nigrizia, una delle riviste cattoliche che promuove la campagna di pressione alle «banche armate»: «I soldi fanno chiudere gli occhi anche alla Chiesa».


I COMMENTI:
  • cara marcegaglia
    una verità dibattuta (poco) in queste settimane, ma sacrosanta è la ricattabilità del nostro premier e di conseguenza la sua inadattabilità al posto che ricopre, allora mi viene spontaneo chiedermi, dopo le ultime rivelazioni su di lei e sul suo gruppo, a che grado di ricattabilità è lei?, che sicurezze può darci, quando si reca a fare richieste a nome di tutti noi?
    sono mesi che un giorno dice una cosa e un giorno ne dice una nuova, secondo il mio modesto parere il lavoro che stà facendo, la bandiera della difesa che sventola agli incontri con le nostre piccole e medie imprese, nei confronti degli istituti di credito è falso, non può lei fare la voce grossa con quelle istituzione, perchè lei per prima ha bisogno di tenersele buone, non può fare la voce grossa con il governo perchè un governo amico o nemico, per un imprenditore è la vita o la morte del proprio businnes ed essendo lei il numero uno degli imprenditori, non può non sapere queste piccole regole non scritte?
    mi scusi l'enfasi e il tono polemico, ma stiamo tornando dalle ferie, abbiamo chiuso nell'insicurezza e nell'abbandono totale, certo si vocifera di moratoria, ma siamo realisti è una misera decisione dopo quasi un anno di tracollo, lei sà meglio di mè che le banche e le piccole imprese se non erano "piene" dei risparmi dei nostri nonni oggi eravamo come si dice quì a bologna: (alla pecora), lei sà benissimo che per ora i licenziamenti anche se sempre troppi, sono stati al minimo, solo perchè tanti imprenditori credono in quello che fanno e nella forza di chi li aiuta a farlo, lei sà benissimo che parlate di amortizzatori sociali mà ad agosto in tanti (troppi)dobbiamo ancora vedere i riborsi della cassa integrazione (E.B.E.R) che noi imprenditori abbiamo già sborsato due volte, abbiamo dovuto anticipare i rimborsi delle tasse ai dipendenti,invece i nostri rimborsi personali per tasse pagate in surplus, sono miraggi, il greggio stà ripartendo, quindi quei pochi fortunati che anno qualche commessa, si troveranno la materia prima aumentata, a fronte degli sconti fatti durante il suo calo e anche per riuscire ad accapparrarsela quella commessa, carissima presidente, non sarebbe bello, giusto e doveroso scendere da quel trespolo e fare a tutti noi un discorso, uno vero, che ci indirizzi e chiarisca dove siamo?, certo, dove siamo?.
    perchè con tutte le sterili chiacchere con cui ci avete riempito testa e intestino ora l'unica cosa certa è che di certo non cè nulla.
    cara emma marcegaglia, concludo, da questa settimana i più fortunati scenderanno ancora nelle trincee, i capitani sono stanchi, la motivazione stà crollando, la fanteria è decimata e il nemico è ancora ovunque, la scongiuro generale ci dia gli ordini, ci dica dove siamo!!!!!!.

    rudi toselli piccolo imp. bologna 17-08-2009 14:02 - RUDI TOSELLI
  • La strada scelta dall'Arcidiocesi di Milano con un aiuto economico a fondo perduto è stata una scelta coerente con la carità cristiana. Da cattolico praticante (per chi non lo sapesse esistono anche i comunisti cattolici) definisco il metodo adottato dalla CEI in contarsto con la Parola del Nuovo Testamento e posso affermare che tale metodo accentua una contraddizione con la recente enciclica di Benedetto XVI "Caritas in Veritate".L'analisi di Benedetto XVI riguarda i problemi posti dal processo di globalizzazione e la necessità di un umanesimo che concili lo sviluppo sociale ed economico con il rispetto dovuto alla persona umana e con un giusto rapporto tra le categorie sociali, attenuando le eccessive disparità tra ricchi e poveri.
    Povertà, pace, cooperazione internazionale, disarmo, guerre su fonti energetiche e ambiente, globalizzazione, divario digitale, microcredito: sono tutti temi toccati nel documento ma come si concilia il disarmo con il micfrocredito quando quest'utlimo viene gestito da uno o più istituti bancari che dal mercato degli armamenti traggono, da tempo,una grossa fonte di profitto ?
    Invito tutti ad una riflessione dopo aver letto (qui trascritto)l'episodio del Vangelo di Giovanni sulla cacciata dei mercanti dal Tempio:
    (Giov 2,13-25)

    Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 16-08-2009 20:29 - enrico monzatti
  • Sono stata in una chiesa ed ho donato soldi, ma rimango convinta che il problema della povertà si affronta con politiche strutturali diverse e con una nuova cultura che metta al centro il diritto di avere una vita dignitosa per tutti e per tutte. 16-08-2009 16:07 - Miria
  • Condivido quanto scrive PierAngelo Verducchi sulle autoproclamate Banche etiche.
    Scrivo anch'io dl sud del mondo (Argentina)
    Credo che questa trovata della CEI sia solo un modo per recuperare clienti, se non mi sbagllio Bagnasco disse che il prestito era slo per coppie legalmente sposate...... quindi i soldi dei cittadini per aiuti discriminanti.tanta pubblicità su questa iniziativa ma il silenzio assoluto su quanto ha fatto e sta facendo il cardinale Tettamanzi. 15-08-2009 13:42 - Sofia
  • Purché sulla terra riarsa scenda un po' di pioggia ristoratrice, non guarderei troppo per il sottile. C'è tanto bisogno. C'è tanta povertà sommersa e incapace di emergere. Tuttavia il modello Tettamanzi mi pare assai più persuasivo del modello Bagnasco. Più "cristiano", oserei dire. Soprattutto per quel suo rivolgersi alla singola persona, a prescindere dall'etnia e, penso, dall'appartenenza religiosa. Sarebbe stato assurdo che San Martino, prima di tagliare il suo mantello e porgerne la metà all'uomo seminudo, avesse preteso da quest'ultimo un atto di fede, nonché di ottemperanza alle leggi "etiche" del paese in cui si trovava. Mi pare, il modello Tettamanzi, più rispettoso della "persona", meno desideroso di proselitismo, vuoi bancario vuoi chiesastico. Potremmo noi laici fare qualcosa del genere? Non dico di respiro ecumenico! Magari limitata ai lavoratori che difendono il posto di lavoro. In effetti ad una cosa del genere ho pensato durante l'ultima fase della lotta INNSE. Vorrei sapere che ne pensano altri lettori. 15-08-2009 13:08 - PINA
  • adesso la chiesa fa quella di sinistra....ma la sinistra non e mai stata cosi sinistra come in questi tempi..... 15-08-2009 06:20 - erto visaro
  • Da anni lavoro in paesi emergenti ( Sud de Mondo) e sinceramente non ho mai creduto alle cosi' dette Banche Etiche ( un ossimoro - termini contraddittori) ... Rispetto queste esperienze ... pero' sono molto piu' favorevole a costruire collettivita' con una gestione e propieta' collettiva dei fondi. Es. gruppo di lavoratori disoccupati, gruppi di pensionati che fanno fatica a sbarcare il lunario con cui si costruisca un processo collettivo, con proposte economiche o sociali viabili a cui si "presta un fondo solidario" che sara' restituito al Fondo Sociale per avviare altre esperienza di economia sociale. In questo modo si innesca un processo che puo' superare il momento congiunturale e contribuire a costruire una Cultura Economica differente che ha al centro la Persona e non la logica economicista. Forse questa crisi puo' essere una opportunita' per recuperare il senso collettivo della vita ... 15-08-2009 01:02 - PierAngelo Verducchi
  • Prima della Cei a muoversi per aiutare le famiglie in difficoltà è stata l’Arcidiocesi di Milano del cardinale Tettamanzi che ha scelto una strada diversa: non un prestito ma un aiuto economico a fondo perduto che non coinvolge le banche e che presenta condizioni di accesso meno restrittive di quelle del «Prestito della speranza».
    Durante la messa di Natale il cardinale ha lanciato l’idea che in un mese è diventata operativa: è stato prelevato un milione di euro dai soldi dell’otto per mille, poi sono arrivate le offerte dei fedeli e si è così costituito il Fondo famiglia lavoro (oltre 5 milioni di euro) a cui possono accedere anche singole persone, anche straniere, «che si trovano in una situazione di difficoltà». Al massimo mille euro al mese per non più di quattro mesi, anche in questo caso con un progetto di reinserimento lavorativo. Con una differenza: alla fine del percorso i soldi non andranno restituiti. 14-08-2009 18:06 - milanese
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