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FUORIPAGINA
18/08/2009
  •   |   Giacomo Russo Spena
    Trivelle in mare, parte la protesta

    Un impianto di trivellamento nel mar Jonio. A 70 metri metri dalla battigia. Per l’estrazione del petrolio. Un progetto, in dirittura d’arrivo, che vede la ferma opposizione dei comitati, ambientalisti e enti locali del Metapontino, in Lucania.
    Il «mostro», infatti, dovrebbe sorgere nel golfo di Taranto con le proteste che interessano entrambe le sponde regionali: sia la Puglia che (soprattutto) la Basilicata. Le multinazionali che hanno ottenuto le concessioni per il trivellamento dei fondali marini sono l’Eni (per la parte pugliese) e la Consul Service (per il tratto lucano). A quest’ultima nello scorso autunno succede l’Apennine Energy srl. E’ qui che le associazioni scoprono il piano e iniziano la loro battaglia. Subito dopo si accodano alcuni consigli comunali del Metapontino, le amministrazioni locali votano delibere contrarie al trivellamento del mare. Per vari motivi. «La distruzione del paesaggio oltre alle albe joniche raderà al suolo, tutta l’economia turistica, posti di lavoro e gli investimenti turistici nella zona», afferma Felice Santarcangelo, del comitato No-Scorie Trisaia, ricordando come il disegno delle multinazionali potrebbe portare a pericolosi fenomeni di «subsidenza» (abbassamento del suolo a seguito delle estrazioni di gas fino ad oltre 5 metri che possono generare allagamenti). Motivo per cui il presidente del Veneto, il pidiellino Giancarlo Galan (sotto la spinta della Lega) ha vietato progetti simili nel golfo di Venezia.
    «Aumenterebbe l’erosione delle coste mettendo in crisi le spiagge, i campi agricoli e i villaggi turistici per tutto il lido lucano - continua Santarcangelo - Oltre a perdere le nostre attività economiche ci ritroveremo un territorio inquinato senza risorse necessarie per sostenere tutti i servizi di cui la regione ha bisogno per le misure federaliste messe in atto dallo stesso governo». Lo stesso che, con l’ultimo disegno di legge «Energia» voluto dal ministro Scajola, espropria le regioni dalla Via (valutazione di impatto ambientale) sulle trivellazioni. Scavalcando quindi i pareri dei governatori di Puglia (Niki Vendola) e Basilicata (Vito De Filippo). Non intenzionati, al momento, a dare il loro consenso al progetto.
    I comitati locali non tralasciano nemmeno l’impatto distruttivo dell’estrazione petrolifera nei confronti degli ecosistemi, dei fondali marini, della flora e della fauna: «Nei fondali nello Jonio esistono ancora vulcani attivi - denunciano ancora - E il terreno è geologicamente giovane». Non hanno intenzione di accettare un altro «scempio» nella propria zona. Soprattutto dopo l’arrivo delle scorie nucleari (battaglia poi vinta nel 2003 dal movimento no-nuke di Scanzano), e l’emergenza rifiuti con discariche malfunzionanti (con tanto di infiltrazione della mafia nella gestione delle ecoballe). Il territorio è già saturo.


I COMMENTI:
  • TRIVELLAZIONI IN MARE ? INQUINAMENTO SICURO ! RISCHIO DI CATASTROFE AMBIENTALE MOLTO PROBABILE ! ANTIECONOMICO ! TARANTO AGONIZZA GIA', INVECE DI CERCARE DI SALVARLA SI VUOLE DARLE IL COLPO DI GRAZIA ! TARANTO ERA LA PIU' BELLA CITTA' DEL MONDO, ORA E' UNA CLOACA DI VELENI ! ANDATE VIA CON QUESTI MALEDETTI STRUMENTI DI MORTE DEL CREATO DI DIO ! VOLETE LA GUERRA ? OK ! VE LI FAREMO SALTARE IN ARIA PRIMA CHE TOCCHINO IL FONDALE MARINO E POI LA FAREMO PAGARE CARA A QUESTI MALEDETTI PERSONAGGI POLITICI CHE PER UN PIATTO DI LENTICCHIE E TRAMANDO NELL'OMBRA, DISTRUGGONO IL PIANETA SU CUI VIVRANNO I NOSTRI FIGLI (E I LORO) !!! 13-08-2011 02:01 - Rocco
  • Per Massimiliano. E' vero che tutti usano petrolio ma ci sono delle considerazioni da fare: 1 Ne sprechiamo tantissimo 2 Troppi investimenti sull'energia fossile a scapito di quella rinnovabile 3 L'industria petrolchimica è la più inquinante, principale causa di disastri ambientali, danni alla salute e alle economie locali 4 Le compagnie petrolifere straniere considerano l'Italia come un far west, possono trivellare in mezzo ai centri urbani, vicino alle coste, dentro o nei pressi di parchi e riserve. Nei loro paesi è impossibile farlo... Trivellare a 70 metri dalla battigia è pura follia! Dobbiamo cambiare mentalità, usi e abitudini, informarci e impedire alle multinazionali e ai malgoverni di rovinare le nostre vite e il nostro paese. Segnalo questi blog, petrolio in Abruzzo e scampato pericolo (per ora) in Brianza nel Parco del Curone. http://www.dorsogna.blogspot.com/ e http://noalpozzo.blogspot.com/ 23-08-2009 14:22 - stefano dell'orto
  • Ennesimo crimine ambientale del Governo Itaiano ai danni dell'ambiente contro la volonta del popolo sovrano. 23-08-2009 11:57 - Alberto Mazza
  • Per Massimiliano: visto che parli di idiozia (altrui), qui di palesemente idiota ci sono solo le tue osservazioni. Facciamo che tutti noi mangiamo carne, questo ci dà il diritto di diventare cannibali? Di mangiarci un avambraccio? Di rubare i polli del vicino? Queste iniziative di 'modernizzazione' sono devastanti: lo si vede in Basilicata, lo si vorrebbe fare in Sicilia, ma sono cose che devastano l'ambiente e danno solo modo a Caparezza di scrivere nuove (sacrosante) canzoni sulla speculazione e i politicanti. 21-08-2009 18:36 - Lupo
  • Compagni, non ho capito una cosa: il petrolio e gli idrocarburi in generale, li usate anche voi, così come li uso anche io, così come io sono compagno come tutti voi. O forse voi camminate a piedi e non riscaldate le vostre case?
    O forse gli idrocarburi vanno bene solo quando vengono estratti lontano dalle vostre coste, lontano dai vostri occhi, magari da trivelle prospicienti altre coste ancora più belle di quelle vicine ai vostri occhi?
    Scusatemi, se sarò franco, ma questa non è sinistra, questa è idiozia, abbastanza palese. 21-08-2009 11:09 - Massimiliano
  • In nome del profitto di qualche multinazionale amica del governo, le popolazioni pagano enormi danni in termini (a leggere l'ottimo articolo di Russo Spena) sia economici che ambientalisti. E' una vera è propria vergogna. Non ci resta che sperare in quelle comunità locali ribelli che si battono in difesa del proprio territorio e per una vera democrazia. I no-Tav, no-Dal Molin, No-Ponte, No-Chiaiano e il comitato degli aquilani sono un buon inizio. Da loro possono partire nuove sacche di resistenza. 20-08-2009 23:09 - luce
  • Arsenale, Ilva, Raffinerie...e ora il petrolio. Volete che il Golfo di Taranto diventi un nuovo Delta del Niger? volete toglierci l'unica cosa decente rimastaci, oltre la squadra di calcio, cioè il mare? Accomodatevi. 20-08-2009 21:41 - giancarlo pichillo
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