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FUORIPAGINA
26/08/2009
  •   |   Angelo Del Boca
    La mia storia censurata

    Per più di trent’anni sono stato uno dei pochi storici italiani (forse il solo) a ribadire il buon diritto della Libia ad ottenere dal governo di Roma il pieno risarcimento dei danni subiti durante gli anni dell’occupazione italiana, che è stata la più crudele che si possa immaginare e che si può sintetizzare in 100 mila morti, in gran parte libici deceduti per fame e sevizie nei quindici campi di concentramento nella Sirtica.
    Ho anche insistito, negli articoli e nei libri che ho pubblicato, sul diritto dei libici non soltanto ad essere indennizzati con beni materiali, ma anche a ricevere dalle più alte cariche dello Stato italiano quelle parole di comprensione per le sofferenze patite ed una precisa richiesta di perdono per tutti i delitti consumati fra il 1911 e il 1943.
    Voglio citare, per chi è distratto, i miei due libri su Gli italiani in Libia (Laterza, poi Mondadori ), la biografia del colonnello Gheddafi (Una sfida dal deserto, Laterza ) e, per ultimo A un passo dalla forca (Baldini-Castoldi-Dalai) che illustra le gesta di Mohamed Fekini, uno degli eroi della Resistenza libica in Tripolitania e nel Fezan.
    Credevo dunque di aver fatto il mio dovere di storico e di essermi meritato la stima e la riconoscenza del popolo libico, tanto più quando ho appreso che nell’agosto del 2008 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo della Giamahiria libica Muammar Gheddafi hanno firmato un accordo che pone fine ai vecchi contrasti, con un ragguardevole indennizzo materiale e, soprattutto, con la richiesta italiana, tanto auspicata in Libia, del perdono per i delitti consumati dai governi di Giolitti e di Mussolini.
    Ma il 25 luglio 2009 il Comitato Popolare Generale per la Cultura e l’Informazione, Direzione Generale per la Stampa, pubblica un «rapporto» di 27 righe (fattomi gentilmente pervenire dalla famiglia Fekini) le cui conclusioni lapidarie recitano a proposito del mio ultimo libro A un passo dalla forca: «Pertanto riteniamo di confiscare il libro e vietarne la circolazione». Dapprincipio non credo ai miei occhi anche perché le motivazioni della confisca sono assolutamente banali e ingiustificate. Ad esempio mi si rimprovera di aver esaltato «i Senussiti ed il loro ruolo nell’indipendenza», quando il primo ad esaltare la Senussia è il colonnello Gheddafi, il quale sbarca a Roma dall’aereo ostentando sulla divisa militare una foto di Omar al-Mukhtàr, capo della Resistenza anti-italiana in Cirenaica, impiccato da Graziani nel lager di Soluch. Ora Omar al-Mukhtàr, al momento dell’arresto e dell’impiccagione è esattamente il vicario del capo della Senusia, Mohamed Idris, futuro re della Libia, e questo particolare il colonnello Gheddafi lo sa senza alcuna ombra di dubbio.
    Ma c’è di più. Mentre il ministero della Cultura libica mi pone all’indice con motivazioni più comiche che banali, l’ambasciatore libico a Roma, Hafed Gaddur, mi avverte che in ambasciata è depositata un’onorificenza conferitami dal governo libico e mi invita a ritirarla. Mi invita, inoltre, a partecipare, il 23 settembre 2009 al ricevimento che si terrà in via Nomentana inoccasione del quarantesimo anniversario della Rivoluzione del 1° settembre 1969.
    C’è, evidentemente, qualcosa che non funziona ai vertici della Giamahiria libica. Da una parte mi si insignisce di una onorificenza per l’amicizia che ho dimostrato per decenni per il popolo libico, e dall’altra si minaccia di confiscarmi un libro che ho scritto per elogiare la Resistenza della popolazioni montanare della Tripolitania.
    Sono troppo indignato per sollecitare scuse o rettifiche. La sola cosa che mi sento di fare, d’ora innanzi, è di disinteressarmi totalmente di un paese che ho tanto amato per il suo coraggio e la somma delle sue sofferenze. È un po’ il destino dei terzomondisti. Ricordo la delusione e l’amarezza dell’amico Basil Davidson quando vide il «socialista» Mohamed Siad Barre sprofondare la Somalia nel caos dal quale non è ancora uscita.


I COMMENTI:
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  • Del Boca ci ha insegnato che i miti sono spesso costruiti apposta per giustificare le peggiori nefandezze. Il mito di "Italiani bravi gente", serviva proprio a questo e credo che faccia bene a sottrarsi alla costruzione di nuovi miti che giustifichino nuove nefandezze. Spero davvero pero' che la giusta preoccupazione di non prestarsi alle strumentalizzazioni, non corrisponda all'abbandono del capire. Fa bene e gli fa sicuramente onore non andare a ritirare il premio dell'ambasciata libica, ma non rinunci al suo lavoro, che serve a noi e credo anche ai cittadini libici. 27-08-2009 18:02 - Daniele Panzeri
  • Io l'altro giorno discutendo con altri compagni(siamo rimasti in pochi,ma buoni),gli chiedevo ma perchè noi di sinistra ci scandalizziamo del dittatore Gheddafi.Ma nel passato mi ricordo abbiamo osannato Arafat,Baraldini,Ocalan,Sofri,ecc.Ma perchè quando il generale salvava la Fiat e migliaia di posti di lavoro,non lo abbiamo criticato,ma giustamente ringraziato.Mi scuso,ma per finire voglio fare un'ultima considerazione,ma se il regime libico è così malvagio,perchè nessuno viene in Italia,con qualche barcone.Io penso che di regimi oppressivi ce se siamo di peggio. 27-08-2009 16:33 - vncenzo
  • la storia serve ai popoli non ai loro governi che la usano a loro piacimento e in funzione dei momenti
    angelo 27-08-2009 16:15 - angelo
  • L'Italia deve essere grata a DelBoca per i suoi coraggiosi libri sul colonialismo italiano in Africa e dei Savoia nel Mezzogiorno d'Italia
    Servendoci dei suoi libri abbiamo potuto smascherare il tronfio razzismo di coloro che
    hanno ritenuto di condannare l'unica cosa positiva fatta dal Governo Berlusconi riconciliare con il popolo libico l'Italia inviando le frecce tricolori al posto degli aerei che spargevano iprite di
    Magliocco 27-08-2009 13:55 - pietro ancona
  • Egregio Professore,
    ho avuto la fortuna di leggere il suo libro "La Scelta" e credo che sia una "caposaldo" per chiunque abbia a cuore questo paese nato dalla resistenza.
    Continui a essere presenza critica, ce n'è bisogno per giovani studenti e vecchi politici!

    Cordialità,

    Giovanni 27-08-2009 13:40 - giovanni
  • Se posso permettermi di dare un suggerimento a Del Boca, che reputo un gigante per la sua opera molto più che meritoria, vorrei sommessamente dirgli che condivido pienamente il suo sdegno; ma i vertici attuali della Libia non sono il suo popolo, non incarnano tutta la sua storia.
    E' amaro, amarissimo che Gheddafi o chi per lui si alzi una mattina e faccia cose del genere; ma, ripeto, questo non esaurisce e non cancella la storia di un popolo.
    Oggi gli italiani si fanno governare da un pugno di immondi piduisti e la maggioranza sembra esserne ben contenta; questo non cancella la Resistenza, le lotte operaie, il 68 e il 77.
    Coraggio, abbiamo un enorme bisogno che Del Boca continui la sua insostituibile preziosissima opera.
    Noi in primo luogo, ma anche i libici. 27-08-2009 13:35 - Geronimo
  • Credo che questo episodio sia un po' il sintomo del "problema Italia - Libia", ovvero della necessità di rivisitare e condannare il nostro passato colonialista o imperialista, ma di doverlo fare con una controparte che è sostanzialmente una dittatura.
    Per dirla in poche parole tu devi chiedere scusa per gli errori compiuti, ma davi chiederlo a chi forse non è uno stinco di santo (eufemisticamente). 27-08-2009 10:42 - Marco Daz
  • Esprimo solidarietà a Del Boca i cui libri dovrebbero essere obbligatori nelle scuole italiane. Suscita in me qualche perplessità però il suo atteggiamento di delusione nei confronti del regime libico. L'orrore del colonialismo non ci ha reso troppo teneri nei confronti di regimi che mettono libri all'indice? Professore continui a farci capire cosa accade dall'altra parte del Mediterraneo. 27-08-2009 10:32 - Maurizio Acerbo
  • Apprezzo molto lo storico DEL BOCA che fu l'unico che scrisse la verita' sull'occupazione italiana in terra libica che si protrasse per ben 32 anni , anni di sofferenza per quel popolo, che subi' anche la barbarie fascista che tratto' quel popolo come esseri inferiori da schiavizzare. La ragion di stato ha voluto che quel governo libico , ricordiamolo e' una dittatura di un ras che rappresenta l'illiberalita' assoluta. Carissimo Angelo , capisco il tuo rammarico per il mancato riconoscimento della tua denuncia delle malefatte italiane , scrivendo la storia della resistenza libica che fu il riscatto di quel popolo che ebbe uomini che diedero la loro vita per la liberta' della loro terra la "LIBIA". Tutto quello che tu hai scritto e' la verita' di un intelletuale che vuole che la verita' trionfi. Capisco la tua indignazione per questo regime libico, ma tu sei un intelletuale che ha descritto le sofferenze umane e quindi sei apprezzato da tutti i cittadini democratici , che avranno appreso fatti e misfatti di un epoca e che ci ha insegnato ad essere attenti a non perdere quello che uomini come il Del BOCA ci hanno con lo scritto insegnato. Grazie per quello che hai scritto. 27-08-2009 10:27 - ernesto
  • Mi stupisce tanta ingenuità. Sarà vera? Complimenti per l'onorificenza, ma che il libro venisse confiscato o censurato era questione di tempo. In Libia non mi risulta manchino gli strumenti del potere 27-08-2009 03:32 - lucaromano
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