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Loris Campetti
Se le Poste ci strangolano
Ci sono tanti modi per tagliare la testa ai giornali fuori dal coro. Il presidente del consiglio ha i suoi, oggi ci prova persino con la magistratura. Anche le Poste sembrano avere lo stesso obiettivo, o quanto meno la loro strategia mette in conto la possibilità di lasciarsi cadaveri editoriali alle spalle. Per il manifesto, che oltre a essere fuori dal coro è anche fuori da Piazzaffari e dai Palazzi e Palazzetti della politica – più semplicemente: non ha padroni, padrini e partiti alle spalle pronti a metter mano al portafogli - la filosofia che governa le scelte del sistema postale italiano rischia di essere fatale. In una situazione difficile a livello mondiale per la carta stampata, e dentro una crisi nostrana della sinistra che produce un'anestesia diffusa, è per noi essenziale fidelizzare i lettori, scuotere pigri e depressi, allargare la nostra «base». Lo strumento più naturale è l'abbonamento, sempre più spesso vanificato, però, dal (dis)servizio postale: se il giornale non arriva al mattino con il caffé, e magari neanche la sera ma soltanto il giorno dopo, che quotidiano è?
Ma c'è di più. Da qualche mese sono stati ridotti i voli postali utilizzati per trasporto dei giornali, quelli sopravvissuti viaggiano in ritardo con la conseguenza di rendere oltremodo difficile la normale distribuzione verso tutti i punti vendita. Addirittura, sono stati soppressi i voli della domenica. Il risultato è che chi abita in Sicilia, o in Sardegna, o in tante isole «minori», la domenica non ha la possibilità di leggere il manifesto. Ciò ha spinto alcune testate a rinunciare a distribuire il giornale in questi luoghi – stiamo parlando di milioni di abitanti e potenziali lettori – con un'ulteriore conseguenza negativa per noi: i costi di distribuzione salgono paurosamente, perché un onere ieri suddiviso tra molti, oggi ricade interamente sulle nostre fragili spalle. Direte: e perché non stampate in Sicilia e in Sardegna? Domanda retorica: perché non ce lo possiamo permettere, in passato abbiamo provato a farlo in Sicilia e, anche quest'estate, in Sardegna. Il rapporto costi-benefici, cioè tra le spese di stampa e le copie vendute è negativo, rendendo così la scelta economicamente insostenibile.
Seconda domanda, tutt'altro che retorica: perché le due isole maggiori, che giustamente rivendicano pari diritti e opportunità con le altre regioni italiane, non aprono dei centri stampa per i giornali nazionali che non hanno santi alle spalle? C'è un problema di pluralismo e, insieme, un diritto dei siciliani e dei sardi di poter leggere il giornale che preferiscono. Pluralismo e diritti oggi negati. Questa domanda la giriamo direttamente alle due Regioni e a chi fa politica, in maggioranza o all'opposizione, in Sicilia e in Sardegna.
Tutto ciò detto, e confermata la nostra ostinata volontà a non rassegnarci, resta il problema nell'immediato. Sabato è l'ultimo giorno in cui stamperemo il giornale in Sardegna. Ai nostri lettori che vivono in Sicilia e in Sardegna proponiamo di affrontare l'emergenza abbonandosi al manifesto. Quello cartaceo, sapendo che talvolta lo riceveranno in ritardo a causa del disservizio postale, come del resto capita anche agli abbonati piemontesi o napoletani. Con una tariffa molto speciale per le isole, a partire da lunedì prossimo: 100 euro l'anno invece di 240. Proponiamo anche il tandem: l'abbonamento cartaceo più quello on-line a 120 euro invece di 329. Infine, offriamo a sardi e siciliani il solo abbonamento on-line a 70 euro invece di 130.
E' un sacrificio che facciamo per difendere e rafforzare la nostra rete di lettori. E' un pezzetto della battaglia politica per la libertà di informazione di cui ci facciamo carico. Senza abbassare la guardia, sapendo che le Poste e le Regioni Sicilia e Sardegna hanno il dovere di fare la loro parte. Da voi, lettrici e lettori, ci aspettiamo moltissimo.
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Saluti 04-09-2009 23:26 - Agostino
E sopratutto mi piace, perché rileggere notizie vecchie di una settimana fa riflettere PROFONDAMENTE su quanto sta accadendo attualmente, cose di cui si sente la mattina e ci si dimentica la sera. Così almeno ho una coscienza 'storica' della cronaca, che è francamente parlando, di molto aiuto. Per il futuro, dato il boicottaggio, mi sembra naturale che il Manifesto divenga quasi esclusivamente o esclusivamente un E-journal. Così si può evitare di passare attraverso a tutto lo sconcio dei distributori e le loro spese e costi esosi, magari per un servizio schifoso. 04-09-2009 18:07 - Graziano
Il punto di domanda è: è così difficile diventare un giornale che vende almeno 40 mila copie al giorno? E' colpa di chi non lo compra o di chi lo fa il giornale?
P.S. Anch'io abito in Calabria è più volte ho segnalato che 'Il Manifesto' in edicola arriva a singhiozzi. 04-09-2009 16:15 - Pino
ANCHE IO SONO MERIDIONALE E HO DIFFICOLTà, SPECIE IN CALABRIA, A TROVARE IL GIORNALE.
MA PERCHè CAZZO IN EDICOLA SI TROVANO GIORNALACCI COME IL RIFORMISTA ED IL MANIFESTO NO?
DAI VALENTINO RITORNIAMO CON LA SOTTOSCRIZIONE
anselmo 04-09-2009 13:22 - anselmo
i giornali ormai devono dedicarsi solo al web 04-09-2009 11:25 - barone nero
Mala tempora currunt e sembra non ci sia mai fine al peggio.
Che tristezza !!
Odio leggere il giornale di due o tre giorni prima e per quello non mi sono abbonato se non negli anni '80, ma allora vivevo a milano e pure allora lo ricevevo sempre 1 o 2 giorni dopo.
Mndatemi le indicazioni per l'abbonamento on line, mi abituerò al manifesto virtuale
Un vero abbraccio
francesco 04-09-2009 09:53 - francesco