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Francesco Piccioni
Precari della scuola, schiaffo del governo
Ricatto ed elemosina. La cosiddetta «risposta del governo» alla crescente protesta dei precari della scuola è uno schiaffo in faccia. Vediamo perché.
Il consiglio dei ministri ha ufficializzato i contenuti della proposta portata al «tavolo tecnico» di ieri mattina, al ministero dell’istruzione, presenti alcuni sindacati. Promette al più presto una «norma di legge» per istituire i «contratti di disponibilità». In pratica, le scuole che si troveranno alle prese con qualche buco di organico (le «supplenze brevi»), dovranno attingere alla platea dei precari abilitati che negli ultimi anni hanno prestato servizio. Una convenzione con l’Inps permetterà di conferire una «indennità di disoccupazione» a copertura dei periodi di non lavoro. La durata di questa copertura è di soli 8 mesi (12 per gli ultracinquantenni). Non è stata precisata nemmeno la cifra necessaria a coprire l’intera platea, ma alcuni calcoli di fonte sindacale limitano a 15-18mila le persone che potranno rientrare in questo programma. In cambio, i pochi «fortunati» dovranno dare la propria «disponibilità» ad andare in qualsiasi posto vengano comandati. Pena la perdita del sussidio. Dal prossimo anno, in ogni caso, fine dei giochi. Come scrive una nostra lettrice, «si punta a ridurre i docenti a braccianti pugliesi dell'Ottocento, con la coppola sull'ombelico, le spalle curve, ammucchiati sulla piazza, ad aspettare il caporale di turno che gli dice: "tu sì, tu no"».
Continua invece la rissa sulle cifre dei posti tagliati quest’anno, mentre neppure il ministero nega che saranno oltre 100.000 alla fine dei tre anni. Però minimizza: «è solo l’8%». I Cobas, che hanno prodotto lo studio più dettagliato, parlano 31.379 docenti e di 14,226 Ata in meno sul solo «organico di diritto»; una situazione che sarà ovviamente aggravata prendendo in esame l’«organico di fatto».
La riduzione del personale non è dovuta alla riduzione delle iscrizioni. «Anzi – spiega una delle precarie in presidio davanti al ministero – nelle materne sono persino aumentate». Si tratta invece di una scelta politica, prima ancora che finanziaria. Si accorpano classi fino a comporne di 30-34 alunni (violando le norme contrattuali che fissano il limite a 25, per ovvie ragioni didattiche). Si costringono i precari che ricevono una cattedra ad accettare orari di lezione prolungati a 20-22 e persino 24 ore (anche qui in violazione dei contratti), generalizzando una «deroga» che valeva solo per l’insegnamento dell’italiano, altrimenti produttore di cattedre di sole 14 ore. Si è introdotto il «maestro unico» nelle elementari, riducendo anche il «tempo pieno». Si estendono a più materie «contigue» le abilitazioni già possedute dai docenti, ma soprattutto viene quasi abolito il turnover. «A fronte di 25.000 docenti andati in pensione ne verranno assunti a tempo indeterminato soltanto 8.000, per poter conservare un esercito di precari da cacciare alla bisogna», spiegano ancora i Cobas.
Le proteste intanto continuano. Anche a Bari, Messina e in altre città sono cominciati i presìdi; mentre continuano quelli già esistenti altrove, nonostante i massicci nuclei di «forze dell’ordine» inviati allo scopo di spaventare. A Roma, sotto il ministero, ce n’è stato uno molto visibile organizzato dai sindacati del «patto di base» (Cobas, RdB, Sdl), che annuncia fra l’altro uno sciopero generale di tutte le categorie per il prossimo 23 ottobre e assemblee cittadine nei prossimi giorni. Il momento più grave però si sta producendo a Palermo, dove diversi docenti – sotto il locale provveditorato – sono in sciopero della fame da quasi dieci giorni. Le condizioni di salute sono andate peggiorando nelle ultime ore e da numerose città gli stessi colleghi in lotta hanno cominciato a invitarli a soprassedere – per ora – a questa forma di protesta.
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NO GELMINI DAY
tutti sotto le prefetture
http://ascuoladibugie.blogosfere.it/2009/09/litalia-dei-precari-aderisce-al-no-gelmini-day-5-settembre-2009.html 05-09-2009 08:50 - franca corradini
O meglio chi campa con spezzoni e che riesce a mettere da parte in 2 o 3 scuole 14-15 ore per qualche mese che fine fa?
La verità è che vogliono portare il caos nella scuola distruggendo le graduatorie ad esaurimento unico e trasparente metodo di reclutamento. Con la sua manovra Tremonti ha tagliato ma con questi sussidi non si creano delle spesse aggiuntive? A questo punto tanto valeva la sciare le cose come stavano non creando tensioni sociali e mantenendo un livello scolastico accettabile.Non dobbiamo permettere che quest'operazione di facciata vada in porto perchè chi ci perde oltre al servizio offerto nelle scuole siamo proprio noi che abbiamo investito anni e anni di studio e sacrifici in qualche cosa che fino a ieri pensavamo che convenisse investire ossia la cultira. 04-09-2009 15:14 - sergio
RIALZIAMO LA TESTA!
La vita di ogni precario vale molto più della Gelmini!
In tutta Italia è iniziata la mobilitazione contro gli effetti devastanti del piano di riduzione del personale scolastico. A Palermo i docenti sono in sciopero della fame da giorni e hanno occupato la sede dell’Usp, a Benevento è in corso un presidio permanente con occupazione del provveditorato e mobilitazioni stanno svolgendosi a Salerno, Taranto, Venezia, Treviso ed in molte altre province.
Solamente nel Lazio, nonostante ci siano stati ben 2.800 pensionamenti, risultano 1.200 posti in meno tra docenti e Ata! Sono quindi spariti complessivamente 4.000 posti di lavo-ro e il piano dei tagli previsto dalla legge Tremonti si estenderà per i prossimi due anni.
Oltre ai posti tagliati, noi precari della scuola ci sentiamo ulteriormente umiliati nei nostri diritti (acquisiti tramite concorsi, anni di specializzazione e di faticoso servizio nella scuola) dal ridicolo piano di assunzioni messo in atto dal ministero per l’anno scolastico 2009-10. 8.000 unità in tutta Italia! Per fare solo un esempio possiamo citare l’insegna-mento di italiano nelle medie a Roma: quest’anno verranno assunti solamente 8 lavoratori; nel 2007 il numero degli assunti era 380! A quali cifre vorranno giungere in futuro i nostri ministri?
Abbiamo garantito per anni la qualità e l’esistenza stessa della scuola pubblica libera, a fronte di sacrifici di anni. Dopo code ai provveditorati, disorganizzazione, promesse non mantenute, master accumulati e soldi investiti per un posto in graduatoria, sedi disagevoli, non possiamo tollerare che un pugno di cialtroni, con un criterio meramente contabile, affossi le nostre legittime aspettative di un lavoro stabile e dignitoso.
DOBBIAMO PORTARLI ALLO SCOPERTO E REAGIRE CON FORZA!
L’unica abilità del governo è stata quella di nascondere la realtà dello smantellamento della scuola e l’indifferenza nei confronti delle vite di migliaia di lavoratori. Sta ad ognuno di noi assumersi la responsabilità di far emergere agli occhi del Paese la gravità della situazione e il vuoto su cui poggiano i proclami del governo. È necessario compiere azioni di lotta forti e partecipate per riaffermare l’assoluta giustezza delle nostre rivendicazioni:
-eliminazione di tutti i tagli;
-assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari sui posti vacanti;
-ritiro della circolare sul completamento di tutte le cattedre a 18 ore ed eliminazione degli straordinari imposti dai provveditori;
-ritiro del PDL Aprea e di tutti i progetti miranti alla chiamata diretta dei presidi.
INVITIAMO TUTTI I PRECARI ALL’ASSEMBLEA-PRESIDIO DEL
7 SETTEMBRE ORE 15,00 ALL’USP DI VIA PIANCIANI
PER ORGANIZZARE LE NUOVE INIZIATIVE DI LOTTA
Coordinamento Precari Scuola – Roma
Per contatti: http://docentiprecari.forumattivo.com; 04-09-2009 12:25 - Nemesi
é ora di scendere in piazza con altri strumenti di lotta.
Bisogna far sentire a un governo sordo e senza dialogo che siamo esseri viventi e che abbiamo anche noi le mani.
Alla violenza dello stato occorre una forza adeguata e contraria.
Non si può più tollerare situazioni di questo tipo.
Basta!
Che ci arrestino.
Che ci deportino.
Che ci mettano nei stadi come fece Pinochet.
Almeno finisce questa ipocrisia.
La classe operaia e proletaria deve pagare la crisi del capitale.
Chi non è in linea lo aspetta il carcere e il cimitero.
Be vi dico che è cento volte meglio morire che una vita da precario.
Meglio buttare tutto per aria. rendere il paese instabile e rompere quel folle patto sociale fatto dai sindacati con un governo di pazzi.
Basta!
Non si può vivere così.
Non c'è la copertura.
O ci coprono a noi o copriamo loro! 04-09-2009 08:53 - mariani maurizio
Onorevole Veltroni,
mi sono laureato in filosofia all’Università di Roma «La Sapienza» nel 1995 e insegno appunto filosofia e storia al liceo da circa un decennio. Dieci anni in cui puntualmente ho preso servizio a settembre per guidare con professionalità e passione centinaia di amabili ragazzi fra la storia degli eventi e dei pensieri che si dispiegano dall’antichità greca fino ai nostri giorni. Dieci anni in cui puntualmente ho presieduto in qualità di esaminatore interno ed esterno gli esami di maturità in virtù dei quali i nostri ragazzi cominciano a muovere i primi passi di cittadini consapevoli fra le vie del vivere comune. Le scrivo quindi ora dall’occhio del ciclone. Dall’occhio di quel ciclone che, come spero almeno abbia notato, sta investendo la scuola statale in virtù della nuova politica scolastica del governo Berlusconi. E’ una politica scolastica, quella che si dispiega attraverso la sapiente e ispirata opera del ministro Gelmini, che ha pensato bene di risolvere i problemi del nostro paese a partire dalla scuola; sennonché, poi, ha pensato di risolvere i problemi della scuola attraverso un principio fondamentale: la riduzione drastica del numero degli insegnanti grazie all’innalzamento puntuale del numero degli alunni che costituiscono ogni singola classe. Una politica scolastica, dunque, che concepisce innanzitutto come numeri i principali protagonisti che si muovono ogni giorno fra i banchi e le cattedre. Non ci vuole molto di più del buon senso per intendere che la via intrapresa dal governo è esattamente contraria alla direzione lungo la quale si dovrebbe costruire un scuola di qualità. Si potrebbe discutere molto, poi, di vie e controvie che si dipartono dall’arteria principale di Viale Trastevere. La filosofia abitua però a rinvenire l’idea che sta al di sotto di una molteplicità di fenomeni e dunque non c’è bisogno di fare qui un elenco di guai, che peraltro può vedere facilmente chi vuole guardare, in cui si sta inabissando il sistema dell’istruzione pubblica in Italia. Sfrutterò invece le righe che mi rimangono per spiegare perché mi rivolgo a Lei. Bene. Il governo Prodi, quello che aveva preso le mosse nel 2006, aveva avuto come sua preoccupazione e progettazione nei confronti della scuola un piano triennale per la stabilizzazione di 150.000 docenti precari. Lo scrivo come docente che ogni anno si reca puntualmente a prendere l’incarico annuale al provveditorato ed è bene informato sullo scorrimento delle graduatorie e delle immissioni in ruolo. E, come docente, Le dico sempre che tale politica scolastica assicurava i due principi fondamentali per una vera scuola di qualità: il rapporto efficace fra il numero dei professori e quello degli studenti e soprattutto la continuità didattica che permette la costruzione di un percorso regolare sia nell’insegnare che nell’apprendere. Sennonché, e arrivo a Lei, ci fu la sua uscita per cui, in un momento peraltro dove non si doveva votare imminentemente, faceva sapere che il Partito Democratico, avrebbe “corso da solo”. E’ stato lo stesso Prodi, in un’intervista al noto programma televisivo Chetempochefa, a dire che, la prima ripercussione di questo suo improvvisato Risiko, fece sì che Mastella si presentasse all’uscio di Palazzo Chigi per fare intendere che aveva il via libera per fare cadere il governo di centrosinistra (e con ciò spianava la strada al ritorno al governo di Berlusconi e dell’attuale esecutivo). Ecco, in un tempo in cui tutti fanno domande a tutti, mi permetta di rivolgere la domanda di un insegnante precario a chi problemi di precariato non ne ha e, dopo il lavoro di segretario di uno dei due partiti più grandi in Italia, adesso ha già il posto fra le platee degli scrittori più acclamati. Questa la domanda: ma quando fate politica avete la consapevolezza delle ripercussioni che le vostre parole e le vostre azioni hanno sulle vite di milioni di persone (che tra l’altro vi hanno votato) o, appunto, siete conviti di essere ancora al tavolo del Risiko?
Giuseppe Cappello 04-09-2009 08:10 - Giuseppe Cappello