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Cristina Piccino
Michael Moore alle prese col caso Italia
"Non ho tempo di venire in Italia a girare un film che spieghi perché il vostro primo ministro, Berlusconi, sia ancora lì. E poi non avete bisogno di me, ci sono persone bravissime per farlo, Roberto Benigni, Sabina Guzzanti...". Ecco Michael Moore, star planetaria e "reticente", come dice di sé. Il fatto che oggi i politici americani siano disposti a rispondere alle sue domande, quando solo qualche anno fa voltavano la testa dall’altra parte, sembra non piacergli. "Sono ancora più arrabbiato e spero che questo film modificherà il loro parere" - dice. "In America le cose stanno cambiando ma non con la velocità che vorrei. So di essere un privilegiato, ho un pubblico che mi segue e con la forza del cinema ho dato un contributo al cambiamento". Però nel corso del nostro rapido incontro - i tempi di Moore sono monitorati, seguiti da assistenti solerti – spiega anche che il cinema, o meglio questo tipo di cinema in prima persona "agit prop", ha intenzione di abbandonarlo. "Sono stanco, faccio queste cose da vent’anni e ora sono gli altri, i cittadini americani, che devono muoversi. Non può essere tutto sulle spalle di Obama o sulle mie, vorrei vedere risultati più concreti. Forse in futuro farò dei film di finzione o documentari. Non so, ma non voglio continuare a bruciarmi da solo".
L’altra notizia è invece che Moore lavorerà insieme a Sabina Guzzanti. "Non c’è niente di definitivo, ma l’Italia è uno di quei paesi dove meglio si può applicare quanto spiega Capitalism: A Love Story. Stiamo pensando di fare una tournée teatrale e di filmarla".
Una specie di 'Viaggio in Italia' con Sabina Guzzanti. Cercando cosa?
È strano perché ogni volta che vengo qui non riesco a conoscere una sola persona che abbia votato per Berlusconi. Eppure è lì da anni, è stato confermato. Non è un fatto sorprendente, anche in America Bush ha vinto due mandati presidenziali nonostante le sue bugie e le catastrofi interne causate dalla sua politica. Capisco che per voi è imbarazzante trovarvi con quell’uomo, e quindi nessuno lo ha votato. Però c’è, col potere dei media e delle tv.
'Capitalism a Love Story' racconta momenti di disperazione e di rivolta. Nel parallelo tra Obama e Roosevelt, di quest’ultimo lei mostra il discorso alla nazione prima della morte. E la fine della sua politica, quando insieme a lui, sparisce ogni progetto di cambiamento. Oggi, nonostante Obama, ogni sette secondi in America qualcuno perde la casa. La scena del crimine, ovvero Wall Street, è intoccabile?
<wbr></wbr>Non sono pessimista, non sono neppure ottimista perché so che viviamo in un’epoca buia. Nonostante questo, vedo segnali promettenti. Credo molto nella volontà degli americani, nella capacità che hanno di cambiare le cose, come un Superman all’ennesima potenza, anche in modo un po’ folle. Siamo riusciti a andare sulla Luna, a inventare la televisione, internet. A mandare alla Casa bianca un african american anche se negli Stati uniti c’è un forte razzismo. Riuscite a immaginare voi in Italia un primo ministro di origini etiopi? È chiaro che ci sono questioni complesse in America, come la sanità. Il partito democratico non ha una struttura forte. Obama ha presentato alcuni mesi fa al Congresso una proposta per chiudere Guantanamo e solo pochi del suo partito hanno votato a favore del finanziamento per farlo. È incredibile, ma si spiega col fatto che Obama è più progressista del suo partito e questo nel tempo potrebbe essere per lui un grave problema. Ripeto: Obama non può fare tutto da solo, chi lo ha votato deve adesso partecipare. La democrazia funziona così.
Nel film ci dice che le grosse banche del paese, dopo avere ottenuto il salvataggio dallo stato con Bush, si sono avvicinate a Obama sentendo che le cose stavano cambiando. E Golden Sachs ha sostenuto la sua campagna con 17 milioni di dollari...
In realtà, è un milione di dollari. Ma Obama è un uomo libero, se le banche pensano di controllarlo col supporto dato alla campagna elettorale si sbagliano. Voglio però che gli americani lo sappiano. È come una lente per osservare da vicino e meglio le sue mosse.
'Capitalism: A Love Story' spiega il senso del libero mercato, l’intreccio tra capitale e politica che causa il crollo delle classi meno protette. Qual è il suo metodo di lavoro, e quali sono le sue priorità?
La prima cosa che conta è fare in modo che i miei film siano compresi dal pubblico americano. Che non ha un’adeguata istruzione sul resto del mondo, forse di certi paesi non sa neppure l’esistenza. L’America eleggendo Obama ci ha mostrato una trasformazione. Negli anni precedenti, scegliendo Bush, sosteneva la guerra e la politica economica in terna. Ora la maggioranza dei cittadini ha detto basta ed è ancora più importante capire le cose. Si deve comunicare, emozionare. Io cerco di farlo anche con la musica: alla fine del film, c’è una versione swing dell’Internazionale, ma se avessi usato quella classica sovietica non avrebbe funzionato. Ho preso il pezzo di Tony Bambino e l’ho rimontato. Agli americani arrivano quei valori che non riguardano il socialismo, ma che già Jefferson o Gesù avevano insegnato, che i poveri cioè devono essere aiutati e non calpestati. Marx, che dio l’abbia in gloria, non ha inventato nulla.
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IL NEMICO FA IL SUO MESTIERE, PERò PER CHI HA LE IDEE CONFUSE è PIù COMODO PRENDERSELA CON LUI (CHE FA IL SUO MESTIERE) E NON CON LE CAUSE CHE HANNO PORTATO ALLA SUA ASCESA, OVVERO LA FINE DELLA SINISTRA E IL SUO MODERATISMO. BERLUSCONI NON è UN PRODOTTO DEL NULLA, SE UN MINIMO DI VISIONE MATERIALISTICA DELLA STORIA VI è RIMASTA... I SASSI, I BANCHI LI TIREREI ALLE SEZIONI DI PRC, PD, CGIL... IL NEMICO IL SUO DOVERE L'HA FATTO, SONO QUESTI CHE NON L'HANNO FATTO CAZZO! E GLI ITALIANI COSì NON LI RECUPEREREMO MAI, FACENDO I RADICAL CHIC CON REPUBBLICA SOTTOBRACCIO CONVINTI DI ESSERE LA QUINTESSENZA DELLA RIVOLUZIONE! POVERO MARX, POVERO LENIN! DIMENTICATI FINO ALL'OSSO! PER NON PARLARE POI DELL'ADORAZIONE PER OBAMA: SIAMO ALLA FRUTTA! 08-09-2009 13:50 - francesco