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Alberto Piccinini
Mike Bongiorno, l'Italia prima di Berlusconi
“I nostri presentatori della televisione avevano successo, e ne hanno ancora, in quanto riassumono ed esprimono certi difetti o tare nazionali. Mike Bongiorno ne riassumeva più di tutti, ed ecco perchè lo possiamo stimare il più mediocre di tutti, quindi il più bravo”. Lo scriveva Luciano Bianciardi nel 1959, sull'Avanti!, dopo l'ultima puntata di Lascia e raddoppia. Per vedere il quiz importato dall'America (The 64.000 dollar question), subito italianizzato in una felliniana sfilata di tipi e personaggi variamente eruditi (il dandy Marianini, la tabaccaia di Casale Maria Luisa Garoppo, esperta di tragedia greca e con un seno enorme, Lando Degoli che sbagliò la domanda sul controfagotto in Verdi) si svuotavano le case, si riempivano i bar con la tv, i cinema annullavano lo spettacolo del giovedì. Questo si legge sui libri di storia, ma agli intellettuali non bastava.
Dopo Lascia e raddoppia Mike aveva condotto La fiera dei sogni (una famiglia realizza il suo sogno, nella versione degli anni '70 il budget era di 5 milioni), e Campanile sera (sfide di abilità e cultura tra i paesi della provincia). La Fenomenologia di Mike Bongiorno, il saggio semiologico di Umberto Eco, arriva attorno a quell'epoca. E' il 1964. La tagliente battuta sulla “mediocrità assoluta” di Mike, unita alla concessione di un “fascino immediato e spontaneo”, fa letteralmente piangere il presentatore. Che restò colpito per tutta la vita da quell'anatema, e si può capire. Erano tempi in cui la tv non aveva ancora vampirizzato tutto il resto, ci stava provando. Bongiorno si vendicò in seguito tentando di sostenere che Eco, da giovane funzionario Rai, aveva scritto domande per Lascia e raddoppia, ma con scarso successo.
Di quella prima fase della carriera di Mike, gli anni Settanta del Rischiatutto sono forse il momento più alto. Era ancora di giovedì, la televisione però era entrata in tutte le case, il '68 aveva lasciato in eredità al quiz una valletta sbarazzina e soprattutto parlante (Sabina Ciuffini), capelli più lunghi, cravatte più grandi, costumi più rilassati. Tratto da un altro format americano (Geopardy), con le sue domande preliminari, il gioco al tabellone e il domandone in cabina, Rischiatutto moltiplicò per mille l'abilità di Mike Bongiorno e dei suoi autori di scovare personaggi che facessero da contrasto alla totale, incompromessa, crudelissima mediocrità del presentatore. Nomi che girano ancora nella memoria di chi era bambino: il parapsicologo Inardi, il toscano Fabbricatore (il quale un giorno che arrivò in studio col braccio ingessato per un infortunio fu accusato di nascondere una ricetrasmittente, addirittura), e naturalmente la signora Longari.
A proposito, il verdetto finale sulla battuta “ahi ahi ahi signora Longari mi è caduta sull'uccello” - una delle più famose gaffes di Mike – è che quella battuta non fu mai pronuciata. Messa in giro da Renzo Arbore a L'altra domenica, visse e prosperò come leggenda metropolitana per arrivare fino ai giorni nostri. Certo è significativo che il “grande rientro” di Mike su Sky – l'abbandono di Mediaset - dovesse avvenire tra poco tempo (ma qui i pareri sono discordi, pare che le prove del programma non andassero proprio per il verso giusto) proprio con il remake di Rischiatutto. RiSkytutto, il titolo. Calembour troppo facile, che non rendeva giustizia a Mike. O forse sì, chissà, forse era la mediocrità che continuava a inseguirlo. Comunque. Proprio come Michael Jackson, mi ha suggerito qualcuno, Mike è scomparso prima della sua rentrée con i grandi successi. E qui gli si rende giustizia un pochino di più.
Per comprendere bene chi fu Mike Bongiorno bisogna risalire a quel giorno del 1977 in cui arrivò la telefonata: “Signor Mike, mi chiamo Silvio Berlusconi. Ho in mente di creare una nuova televisione per l'Italia”. Non era un intellettuale. No. Non voleva chiedere scusa. Tutt'altro. “Chiesi in giro informazioni su questo signore. – ha ricordato il presentatore, che all'epoca faceva 20 milioni di spettatori – Era “solo” un palazzinaro”. Le virgolette rispettose sono nell'Autobiografia. Il fatto è che Mike, aduso ai meccanismi della tv americana, cedendo alla corte spietata del palazzinaro finì per inventare prima la sua televisione, e poi lui medesimo: Berlusconi. E per questo, l'ex partigiano finito a suo tempo a San Vittore ci raccontava di un'Italia prima di Berlusconi. Con tutta probabilità ci consegna una speranza per il dopo, se è vero che il Berlusconi che conosciamo fu inventato tra un prosciutto e l'altro (allo stesso modo in cui l'americano Mike – che aveva votato Obama alle ultime elezioni - inventò Rovagnati), e consegnato ai telespettatori durante una puntata della Ruota della Fortuna, nel fatidico 1994.
Io lo voterei, disse più o meno Bongiorno, ai suoi fedelissimi. Serio. Non erano più le folle della prima serata, ma gli anziani del pomeriggio pretelegiornale. Scomparsi gli eruditi, i clown involontari, i freak e i dandy, il pubblico televisivo adesso seguiva una sfilata di gente comune, mediocre si dovrebbe dire ancora, sfidare la fortuna di una ruota tipo quelle che si vedevano nelle fiere e nelle feste, per comporre il cruciverbone (The Wheel of fortune era un altro format americano), e portarsi a casa per questo gettoni d'oro. Il prosciuttone Berlusconi fu venduto egregiamente come tutto il resto. Ma questo peccato di Mike, in fondo, fu veniale. Peggio fu la trasformazione (inevitabile?) della tv in un luogo di mediocrità definitiva, in un lotto permanente, in una fiera dei sogni da realizzare tutte le sere non importa come – e senza mai chiedersi quali sogni, e nemmeno perchè, in fondo. La stessa tv che lentamente ma inesorabilmente – dopo gli ultimi quiz degli anni '80 Bis, Flash, Telemike - aveva finito per mettere da parte Mike, lasciandolo a raccontare le favole ai bimbi di Genius. I like Mike.
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Ora questo bravo conduttore televisivo è diventato un supereroe della resistenza e padre della patria.
Il presidente in persona ha pianto e si accinge a fare la nottata al suo capezzale.
Ma sono questi i padri della patria.
Metteremo queste teste sul Giannicolo per i nostri figli?
11 SanRemi e che altro?
Mi sto stancando di questo Paese,va a finire che chiederò anch' io asilo politico ai brasigliani o ai cubani.
Ma come siamo caduti in basso.
I giovani scenziati emigrano e le meglio teste pensanti del nostro paese o sono in esilio o sono andate viaa volontariamente.
Ma quando si scoterà la mia Patria?
Gli intellettuali sono tutti al servizio dei potenti.
I professori in mutande e i lavoratori sui tetti.
Povera Italia! 08-09-2009 21:01 - maurizio mariani