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Anna Maria Merlo
Al via in Francia l'era della carbon tax
A meno di 100 giorni dal vertice mondiale sul clima di Copenhagen, Nicolas Sarkozy ha annunciato che, dalla finanziaria del 2010, ci sarà una nuova tassa in Francia, che farà pagare 17 euro ogni tonnellata di Co2 emessa, una cifra eguale per le imprese e per le famiglie e che graverà sui consumi di energie fossili (gas, carbone), ma non toccherà quelli di elettricità (sulla base del fatto che inquina poco, visto che è prodotta con il nucleare).
Il presidente ha subito messo le mani avanti: “non aumenterà le imposte”, ha detto, poiché questa è “una regola intangibile” del suo governo. L’imposta dovrebbe essere progressiva nel tempo, ma per il momento Sarkozy non ne ha precisato i termini. La tassa, che raccoglierà 4,3 miliardi di euro l’anno, sarà “fiscalmente neutra”, cioè verrà restituita integralmente. Sarà sotto forma di una riduzione di imposte di 112 euro a contribuente per chi paga la tassa sul reddito (il 50% circa delle famiglie) o di un “assegno verde” versato a chi guadagna troppo poco per essere imponibile. Le imprese hanno già ricevuto un regalo anticipato, con la soppressione della tassa professionale, che per di più sarà compensata solo in parte dalla nuova imposta sulle emissioni di Co2. Inoltre, ci saranno misure speciali per andare incontro a professioni molto consumatrici, come taxisti, trasporto su gomma ecc. Sarkozy ha affermato che premerà su Bruxelles perché tutti i paesi europei adottino la carbon tax.
Sarkozy, dopo una settimana di polemiche a destra e a sinistra, ha alla fine deciso per 17 euro la tonnellata – una cifra bassa, che corrisponde più o meno al “prezzo di mercato” attuale del Co2, che è intorno ai 15 euro la tonnellata negli scambi europei delle quote di emissioni. La commissione presieduta dall’ex primo ministro socialista Michel Rocard, che era stata nominata da Sarkozy per studiare la questione, aveva proposto di partire da 32 euro la tonnellata, per superare i 100 euro nel 2030 e raggiungere così il "modello svedese", studiato da vicino dai francesi (in Svezia la carbon tax è ora l’equivalente di 108 euro). Solo una tassa di 32 euro, in crescita del 5% l’anno, avrebbe permesso alla Francia di rispettare la promessa di dividere per 4 le proprie emissioni di Co2 entro il 2050.
Ma i sondaggi dicono che i tre quarti dei francesi sono contro una nuova tassa, anche se in difesa dell’ambiente. Così Sarkozy ha annacquato ampiamente le proposte della Commissione Rocard, che riprendevano quelle di Nicolas Hulot, l’uomo di televisione diventato il guru dell’ambiente in Francia, che nel 2007 aveva fatto firmare un ”patto” ecologico ai candidati all’Eliseo. Ieri, il presidente ha fatto un’allusione alla sua ex rivale, la socialista Ségolène Royal, che pur dichiarandosi ecologista si è espressa chiaramente contro la versione sarkozista della carbon tax. La presa di posizione di Royal ha obbligato i socialisti a criticare la tassa, perché “ingiusta” e “non efficace”. Il Ps ha proposto un “contributo clima-energia”, che comprenda anche l’elettricità. Il Pcf è decisamente contrario, perché afferma che colpirà i più deboli economicamente, quelli che hanno le auto più inquinanti e che sono costretti a vivere più lontani dal centro delle città. I Verdi criticano invece la debolezza dell’imposizione, poco adatta a far cambiare comportamenti, e si rammaricano che i proventi della tassa non siano investiti per fare economia di energia. Anche Greenpeace ha parlato ieri di “mancanza di ambizione”. Tutta la sinistra sottolinea il fatto che la tassa tratta allo stesso modo le famiglie e le imprese, anche le più inquinanti.
La carbon tax imbarazza in realtà a destra e a sinistra, malgrado i proclami di tutti gli schieramenti a favore della difesa dell’ambiente, dopo il balzo elettorale degli ecologisti alle ultime europee, che hanno ottenuto il 16%, alla pari con il Ps.
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bravi....soprattutto a quel partito verde francese che perfettamente incarna il concetto di boboecolo'! 11-09-2009 09:52 - Ivan