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Mariangela Maturi
Acqua pubblica addio largo ai privati
Tentar non nuoce. Così dal governo giunge voce di qualche manovra che silenziosamente spinge verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa. Ad agosto c'è stato un intervento del ministro dell'economia Tremonti, ora ci si mette Fitto, responsabile degli affari regionali. Così da due giorni sono state approvate alcune subdole modifiche all'articolo 23bis che riforma l'amministrazione dei servizi pubblici locali e riguarda la gestione dell'acqua, dell'energia, del gas, dei rifiuti e del trasporto urbano. Il nodo cruciale delle riforme nella gestione riguarda proprio i criteri di affidamento dei servizi: d'ora in poi la «via ordinaria» di gestione di un bene come l'acqua sarà regolata dalla compartecipazione in una Spa di un ente locale e di un privato scelto attraverso gara, che disporrà di non meno del 40% del capitale e ne sia socio «industriale». L'unica eccezione che consente ad un Comune di proseguire la gestione con il totale capitale pubblico è concessa solo in condizioni straordinarie e preventivamente approvata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Quindi, sarà sempre più difficile che un Comune possa gestire una Spa in autonomia. Marco Bersani dell'associazione Attac spiega: «Sembra che il governo abbia raccolto il richiamo di Confindustria sulle casse sicure. Non c'è entrata più sicura di quella dei servizi pubblici, quindi la direzione intrapresa è verso la privatizzazione dei servizi pubblici, dall'acqua alla luce e il gas».
Esiste, per gli enti locali, un modo per evitare di privatizzare anche un bene pubblico come l'acqua? «Si, il modo c'è – spiega Bersani – alcuni Comuni stanno già cambiando il loro statuto in questa direzione: se l'acqua viene considerata 'bene privo di rilevanza economica', la gestione esce dall'ambito della normativa governativa e il bene viene considerato per la sua rilevanza ambientale, sociale e culturale. In tal caso, il Comune può evitare la privatizzazione e ripristinare la democrazia». Insomma, la scelta per i Comuni è tra la privatizzazione e trasformare l'acqua in un bene pubblico, che abbia priorità diverse dal solo rientro economico. Staremo a vedere.
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Il servizio in questione è stato fatto da Laura Ciarallo e Riccardo Ceccagnoli ed è dedicato all'acqua. Non con un intento ecologista, ovviamente. La premessa del servizio è che l'Italia è uno dei paesi con la maggior disponibilità di acqua potabile di tutto il mondo, anche se con la maggior dispersione, bla bla bla. Subito la prima domanda un po' allarmante: "cosa esce dai nostri rubinetti?". La risposta: "non tutto quello che esce dai nostri rubinetti esce puro. Almeno da un rubinetto su quattro esce acqua contaminata". Ora, dire che l'acqua è contaminata evoca immediatamente nella testa degli ascoltatori scenari apocalittici di guerra batteriologica, di era post-atomica, scenari catastrofici sul limitare della fine del mondo. Perché usare un vocabolo così forte, pieno di rapporti associativi (Saussure) pesanti e che arrivano immediatamente alle nostre paure? I motivi possono essere essenzialmente due: o gli impiegati televisivi in questione hanno una proprietà di linguaggio assai limitata, oppure hanno uno scopo secondario nel servizio che ci stanno proponendo. Entrambe possono essere vere.
Tralasciando la loro scarsa proprietà di linguaggio, ma anche scarsa proprietà di dizionari dove avrebbero potuto certamente trovare un sinonimo, concentriamoci sulla parte finale del servizio, che ci svela l'arcano di tutto il servizio. Le colpe di questa acqua imbevibile che uscirebbe dai nostri rubinetti sarebbero: la scarsa manutenzione alle tubature (non si capisce poi da parte di chi) e la filiera troppo lunga: pensate, l'acqua prima di giungere a destinazione percorrerebbe decine di chilometri! Una distanza impensabile!
E siamo pronti per il gran finale. Un finale che non c'entra un cazzo. Sarebbe come se, in un libro horror, nel quale ci sono stati mostri e uccisioni, combattimenti e colpi di scena, alla fine arrivasse un'astronave a portare tutti quanti via o a distruggere la Terra. Non è un'esagerazione. Il finale del servizio è dedicato all'acqua imbottigliata, unico e vero scopo di tutto il teatrino messo in piedi dai due impiegati televisivi. Secondo quanto viene detto, l'acqua imbottigliata "segue un percorso completamente diverso sia all'origine, sia nella filiera". La maggior qualità dell'acqua in bottiglia è che viene imbottigliata vicino alla sorgente, secondo il servizio. Già, brutti imbecilli, ma dove viene bevuta questa cazzo di acqua? Si guardano bene dal dircelo, come si guardano bene dal dirci quanto possano inquinare miliardi di bottiglie di plastica, quanto possano inquinare i camion che le trasportano, le industrie che assemblano il tutto e che scaricano su di noi le loro scorie. Si guardano bene dal dirci il contenuto di sodio di quest'acqua, si guardano bene dal dirci che l'acqua rimane in bottiglia a volte per molti anni, e soprattutto si guardano bene dal dirci la storia dell'intervistato finale del servizio, un certo Ettore Fortuna, con ogni probabilità commissionario della ricerca all'università di Napoli all'origine di questo servizio truffaldino. Ettore Fortuna (toccatevi le palle, chi ce le ha) è il presidente di Mineracqua, l'organizzazione imprenditoriale facente capo alla Confindustria, che ha come missione la tutela del settore, ed in particolare Mineracqua "tutela le imprese associate sul piano giuridico, economico e sindacale, e collabora allo studio ed alla preparazione di leggi, regolamenti ed ogni altra disposizione che possa interessare o influenzare l'economia del settore". Insomma, un'emorroide dolorosa e sanguinaria che, sostituendosi al Parlamento, predispone leggi e regolamenti in ambiente di monopolio.
L'acqua è senza dubbio un bene prezioso!
www.emilianosabadello.com 14-09-2009 09:43 - emiliano sabadello
"Perché proprio in questo momento la lotta per l'acqua è necessaria? Perché senza
acqua non si può vivere, senza petrolio sì: l'essere umano è vissuto per
quarantamila anni senza petrolio e tra trenta-quarant'anni forse ne
potrà fare a meno. Solo il 3% di tutta l'acqua del mondo è potabile. Di
questa percentuale, il 2% dell'acqua è racchiusa nei ghiacciai, quindi
in serio pericolo di fronte al surriscaldamento della terra. Di questo
stesso 3%, il 2,70% è usato per l'agricoltura industriale governata dai
ricchi del mondo mentre 1 miliardo e 400 milioni di persone non hanno
accesso all'acqua. Secondo l'ONU diverranno 3 miliardi in trent'anni.
Per accaparrarsi la percentuale residua corrono le multinazionali
consapevoli che l'effetto serra sarà devastante. Le prime 8
multinazionali sono europee e stanno premendo sul Parlamento Europeo,
sulla Commissione Europea perché l'acqua diventi merce. Faranno la
stessa cosa nei confronti del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) perché venga inclusa nella lista dei
servizi. /L'acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di
appropriarsene per farne illecito profitto. Pertanto si chiede che
rimanga gestita esclusivamente dai Comuni, che hanno da sempre il dovere
di garantire la distribuzione per tutti al costo più basso possibile". 11-09-2009 22:06 - enrico monzatti
Alla faccia della Propietà Privata. Alla faccia dei benefici ai "consumatori"(oddio), quello che il privato tocca diventa oro.
L'ACQUA DA BENE COMUNE A BENE PRIVATO... BOH! 11-09-2009 19:36 - Simone
Piu' acquedotti in concorrenza?
Un'Authority del tubo? Acquedotto unitario e sorgenti private o in fitto? E se l'emunzione di un pozzo abassa la falda del concorrente?
Infine, i dati empirici: dove si e' privatizzata il costo per gli utenti e' schizzato in alto...
Altro che benefici per gli utenti.
«Oh Mano Invisibile del Libero Mercato, liberaci dalle tentazioni del Demanio!». 11-09-2009 17:01 - Giovandomenico Simonetti
Spero che muoiano tutti, compresa la onorevola Lanzillotta che a Roma ci provó con i mitici sindaci di sinistra (puachkkk!!!) Veltronio & Ruttelli. 11-09-2009 15:48 - pippo