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FUORIPAGINA
10/09/2009
  •   |   Mariangela Maturi
    Acqua pubblica addio largo ai privati

    Tentar non nuoce. Così dal governo giunge voce di qualche manovra che silenziosamente spinge verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa. Ad agosto c'è stato un intervento del ministro dell'economia Tremonti, ora ci si mette Fitto, responsabile degli affari regionali. Così da due giorni sono state approvate alcune subdole modifiche all'articolo 23bis che riforma l'amministrazione dei servizi pubblici locali e riguarda la gestione dell'acqua, dell'energia, del gas, dei rifiuti e del trasporto urbano. Il nodo cruciale delle riforme nella gestione riguarda proprio i criteri di affidamento dei servizi: d'ora in poi la «via ordinaria» di gestione di un bene come l'acqua sarà regolata dalla compartecipazione in una Spa di un ente locale e di un privato scelto attraverso gara, che disporrà di non meno del 40% del capitale e ne sia socio «industriale». L'unica eccezione che consente ad un Comune di proseguire la gestione con il totale capitale pubblico è concessa solo in condizioni straordinarie e preventivamente approvata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Quindi, sarà sempre più difficile che un Comune possa gestire una Spa in autonomia. Marco Bersani dell'associazione Attac spiega: «Sembra che il governo abbia raccolto il richiamo di Confindustria sulle casse sicure. Non c'è entrata più sicura di quella dei servizi pubblici, quindi la direzione intrapresa è verso la privatizzazione dei servizi pubblici, dall'acqua alla luce e il gas».
    Esiste, per gli enti locali, un modo per evitare di privatizzare anche un bene pubblico come l'acqua? «Si, il modo c'è – spiega Bersani – alcuni Comuni stanno già cambiando il loro statuto in questa direzione: se l'acqua viene considerata 'bene privo di rilevanza economica', la gestione esce dall'ambito della normativa governativa e il bene viene considerato per la sua rilevanza ambientale, sociale e culturale. In tal caso, il Comune può evitare la privatizzazione e ripristinare la democrazia». Insomma, la scelta per i Comuni è tra la privatizzazione e trasformare l'acqua in un bene pubblico, che abbia priorità diverse dal  solo rientro economico. Staremo a vedere.



I COMMENTI:
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  • la questione è che quando metteranno le gettoniere nelle fontanelle , alla maggior parte della gente sembrerà normale. 11-09-2009 15:13 - Gianpaolo Sartori
  • Visto che è un tema di discussione molto acceso in questi giorni sul sito, ricordo in Venezuela, Bolivia, Ecuador l'acqua è definita "Bene pubblico" a livello costituzionale, perciò non privatizzabile e gratutito... E mentre noi stiamo qui a pensare se Chàvez è o non è democratico, Camillo Benso Alcide Giulio Cesare Benito Berlusconi, insieme al Ras pugliese Fitto e al neo-keynesiano (sigh!) Tremonti ci regalano questa bella supposta al curaro! 11-09-2009 12:44 - Mauro Pigozzi
  • Una parolachiara e inequivocabiel sulla gestione dei servizi pubblici sarebbe quanto mai benvenuta da tutti i partiti "di sinistra". Magari suffragata dai fatti, là dove questi governavano e governano. 11-09-2009 08:33 - Livia Castelli
  • condivisibile al 100% l'articolo della Maturi e le risposte di Bersani. nella Puglia di Fitto stanno nascendo (dopo Foggia)tante società gestite direttamente dalle ASL per la gestione dei servizi sinora esternalizzati (è di oggi la pubblicità - incazzata - di legacoop, fise e confcooperative) e questo a fitto non sta bene sapete perchè? come farà a trovare un tizio che gli regale 550 mila euro dopo aver vinto un'appalto per la gestione delle RSA se non ha niente da mettere in appalto?
    p.s. è possibile che tutto ilcasino che sta succedendo in puglia sia dovuto a quanto sopra e per cacciare Vendola? io credo di si.
    se il mio giornale vuole ulteriori informazioni sulle società in house foggiana (la prima a partire) sarò felicissimo di darlo. 10-09-2009 23:56 - santino
  • La sentenza odierna della corte di giustizia europea Sea contro comune di Ponte Nossa (C-573/07), stabilisce che non esiste nessun obbligo in base al diritto europeo di privatizzare i servizi pubblici. L'erogazione di questi ultimi puo' essere fatta da enti 100% pubblici creati dai comuni a questo fine. La scelta di Tremonti è dunque politica e non conseguenza di 'imposizioni' europee come tante volte ripetuto.

    http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=IT&Submit=Submit&numaff=C-573/07 10-09-2009 23:03 - ottone kressler
  • Controllare lo stato chimico-fisico-biologico dell'acqua e mantenerlo a livelli "bevibili" costa molto e questo incide sugli utili! E gli utili vanno sempre massimizzati, no? 10-09-2009 21:05 - GiorgioVisconti
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