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Mariangela Maturi
In piazza per Abba e contro il razzismo
Il camion in testa al corteo si trasforma subito in un palco. Durante le due ore successive, gli amici di Abba si alternano al microfono in un contest hip-hop da far rabbrividire l'east coast americana, o quasi. «Più forte, urlate più forte, che Abba vi deve sentire», gridano al microfono, puntando al cielo. Per il loro amico Abdul, ucciso a vent'anni da due baristi che urlavano «sporco negro» mentre lo sprangavano, ci sono quattromila persone, forse qualcuna di più. In testa al corteo, la famiglia di Abdul e gli amici. Dietro tutti gli altri, quello che resta della Milano antirazzista, quello che resta della sinistra. Ma per un corteo così, soprattutto in questa fase di ronde e respingimenti, i milanesi in piazza avrebbero dovuto essere molti di più. L'indignazione che aveva trascinato nelle strade almeno il triplo delle persone un anno fa, subito dopo l'uccisione di Abba, ha ceduto il passo all'assuefazione, alla disfatta politica e morale. Perché qui non si parla di affari e affarucci di Palazzo, ma del valore che si dovrebbe attribuire alla vita umana. A quella lasciata morente a terra in un marciapiede di via Zuretti, a quella che muore in guerra, a quella che affoga in mare cercando di raggiungere l'Italia. «Guerre e razzismo not in my name», è uno degli striscioni che spiega il perché non aveva alcun senso rimandare questa manifestazione. «Quella della guerra è una logica perversa che porta allo scontro fra culture sia all'estero che nelle nostre città - racconta Alice, ventenne, con la bandiera della pace fra le mani - nasce dall'intolleranza e dall'odio verso il diverso. E porta alla morte di innocenti, sempre e comunque». Intorno a lei c'è quello che resta di noi. Le sigle dei partitini della sinistra, le associazioni antirazziste...e un pezzetto del mondo della scuola: «L'ignoranza uccide. Una scuola pubblica di qualità per un futuro libero dal razzismo», recita lo striscione dei Collettivi studenteschi. Con loro ci sono anche i ragazzi delle scuole civiche serali che il Comune vuole chiudere, giusto per dimostrare il consueto buonsenso. Retescuole e il Coordinamento dei precari della scuola seguono a ruota, per puntualizzare che le generazioni del futuro dovrebbero avere valori come antirazzismo e multiculturalità. E visto che il corteo non è stato autorizzato a sfilare nelle vie del centro (dove invece brulicava lo shopping) qualcuno dei manifestanti ha avuto l'idea di radunarsi alla spicciolata davanti a Palazzo Marino - il luogo del divieto - perché «simbolo delle politiche securitarie e razziste», raccontano. Il salutino veloce, durato una decina di minuti, un blitz fuori programma, non è piaciuto al vicesindaco De Corato, tutto preso dal commentare la scritta che uno qualunque in rappresentanza di se stesso ha lasciato su un muro: «-6», riferito ai morti di Kabul. Quanto basta per condannare un intero corteo, con il solito livore: «Il contorno è poi quello di tensioni con la polizia, traffico in tilt, cassonetti rovesciati, scorrerie e urla contro il sottoscritto e l'amministrazione». De Corato se la prende anche con il «pout-pourri dell'abusivismo milanese», insomma si sfoga straparlando di tutto. Si mette anche a scomodare i «patetici rifugiati di professione che pretendono dal Comune casa e lavoro gratis e che bivaccano in piazza Oberdan da dove, solo nell'ultimo mese, sono stati allontanati 17 volte dai vigili». Ve li presentiamo: sono i rifugiati politici che da mesi (mesi) attendono che i diritti sanciti per loro a livello internazionale siano rispettati in una città dove non c'è posto neanche per chi fugge da guerre e violenza. Questo, è razzismo. Al corteo, intanto, il microfono passa in mano a una delle sorelle di Abba. Urla, e lascia il segno. «Ciò che è diverso è una ricchezza, non un difetto. Capito? Una ricchezza. Quello che è successo a mio fratello non deve accadere mai più». Intorno a lei si stringono gli amici, i parenti, e tutti quelli che hanno condiviso con loro queste poche ore, sorride, poi si merita un bacio sulla guancia. Anche nel nome di una città che, come era prevedibile, di più, in questo momento, non riesce ad esprimere.
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nel suo scritto emerge un chiaro e drastico livore nei riguardi di coloro che lei considera diversi: migranti, comunitari, extracomunitari, rom, e chissà quanti altri ancora che possono essere di pura “razza ariana”..
Forse, in cuor suo, pensa, che possono anche ricevere, oltre le orride persecuzioni previste dalle ben note nuove normative, anche l’immediata pena estrema….modello Abba stecchito.
Eppure la vita è bene assolutamente supremo. Per le tante ovvie ragioni che caratterizzano l’evoluzione della specie umana.
Certo esistono notevolissime “devianze”, a partire dalle guerre; dallo strapotere dei paesi ricchi che per i loro “capricci” impongono a tantissimi, della nostra comune stirpe umana, fame, disperazione e condizioni quotidiane di assoluto disprezzo; dalle “ voglie” di tanti dittatori omicidi che oliati ben bene dai “ricercatori” di petrolio, metalli e pietre preziose, costruttori d’armi, seminano tempesta omicida.
Eppure il rispetto della dignità altrui, insisto, della vita, sono sempre sacre. Lo affermo da credente laico.
Sono tanti gli atti violenti che si consumano quotidianamente in Italia contro le persone, di “ceppo” italiano e non ( lasciamo stare le “cose” perché bisognerebbe aprire un altro capitolo….non è il caso). Dettati dalle più variegate “motivazioni”.
A seguire le notizie si susseguono continui atti omicidi, ferimenti, violenze. Per gelosia, per frustrazione, per odio, per sopraffazione dell’amico o del parente, per atti criminali e di mafiosità in tutte le salse, per tentativo di rapine, scippo, per i propri personali interessi, per vendita di droga a ricchi e poveri, ….dalle alpi alle piramidi.
Molte notizie, certamente la stragrande maggioranza dei tragici eventi, a parte il taglio locale ( molte volte ridotto), non trovano spazio nel livello nazionale. Certo ci vorrebbe la stampa di un enorme malloppo quotidiano, dalle dimensioni di un dizionario.
Da alcuni anni a questa, giusto per accontentare i seminatori di odio professionali, in specie organizzati in simboli, partiti e aggregazioni più o meno visibili, si è aperto un gran tam-tam contro i “diversi”.
Anche se fanno pipì fuori dall’apposito contenitore le trombe di molte Tv e di carta stampata si mettono a gridare come ossessi. Strombazzano, si agitano, minacciano, alzano mura sulla civile convivenza. Un sasso lo fanno diventare un enorme macigno. Innalzano paure, sentimenti di razzismo, ripulsa verso gli altri, che sono umani in carne, ossa, sangue, cervello e sentimenti. Uguali ai miei e ai suoi.
Poi, magari, il “consanguineo” ruba, stupra, ammazza, fa violenza a destra e a manca, e, quasi, quasi, a sentire tanti “dottori”, la colpa è del “psicologo” che non li ha saputi curare.
Certo, gli altri, i “diversi”, per quanto in tanti vivono miseria e sofferenze, non sono tutti da beatificare a priori. Anche tra loro ci sono le pecore nere. E’ ovvio, chi sbaglia paga. Come prescritto dalla cultura legislativa esistente in Italia da tanto tempo. Seguendone, così come per tutti, le dinamiche previste.
Senza can- can, senza sollevare gli istinti tipici degli animali, senza “giustizia fai da te” peculiare dei trogloditi , senza trombe, tromboni, trombette e trombati.
In Italia negli ultimi anni, alimentati ad arte da chi vuole distogliere l’attenzione dai grandi – molte volte tragici – problemi che attanagliano gli italiani normali - in possesso delle piene facoltà di intendere e di volere -, i suonatori del piffero razzista sono tornati molto di moda, proprio alla grande, ( così come avvenuto durante gli infausti anni della dittatura fascista). Di fatti ci scappano i morti ( non pochi), i ferimenti, glia assalti a povere cose ( si veda ciò che è stato fatto in Italia al popolo del vento – Rom -).
E’ esclusivamente in virtù di questo che si è determinata l’esecuzione mortale del povero giovane Abba. Il sol fatto di insinuare un tentativo di furto….di caramelle, a causa del delitto, è proprio indegno per la normale, insisto normale, moralità umana.
Auguro a tutti che prevalga sempre e in ogni caso lo spirito civile, quello che da sempre distingue gli uomini dalle bestie, specie se dimoranti nelle aree ( sono le nostre, dell’Italia e dell’Europa) che hanno subito lo scempio assassino e distruttivo del razzismo, non molti decenni addietro. Nell’organizzazione sociale l’avversità a questo si chiama democrazia. Veda un po’ lei.
domenico stimolo 21-09-2009 17:22 - domenico stimolo
(Tra l'altro, vincenzo, non è vero che gli immigrati rubano il lavoro, e questo non lo dico io, che sono del PCL, ma la BANCA D'ITALIA, che non è certo un covo di comunisti!) 21-09-2009 15:55 - Gio
Però provare non costa nulla, così capiremo se ci siamo sbagliati tutti o se, invece, si sbagliano coloro che, semplicisticamente e senza ricordare che per fare la pace bisogna essere almeno in due, protestano (qui, perchè a Kabul non li ho mai visti).
Antonio 21-09-2009 11:26 - antonio
Sbaglio o anche la televisione commerciale parla fascista?
Sbaglio o anche i pagliacci che intrattengono il popolo della tv stanno facendo politica fascista?
I negri che puzzano,che ammazzano le figlie,che rubano.
I stanieri colpevoli di rubare il lavoro degli italiani.
Le case ai negri.
Ma in che cazzo di paese stiamo vivendo?
Una marea di persone che parlano contro chi è più povero e indifeso.
Ma non eravamo il paese dei rivoluzionari,contestatori di tutto e che forzavamo l'orizzonte?
Ma mettiamo la testa nell'acqua gelata e svegliamoci da questa umbriacatura di stronzate.
I nostri veri nemici sono i ricchi che hanno barche come palazzi e ci sputano sulla testa ogni giorno.
Brigliatore,Berlusconi,Agnelli,Pirelli,Pinfarina,Luca di Montezemolo,i Caltagirone,Perrone,Armani,Polenghi,e tanti altri mangioni,altro che Ali e i quaranta morti di fame che sono appena sbarcati.
Con loro ci dobbiamo unire e attaccare il palazzo pieno di signori.
Avessi una locomotiva..... 20-09-2009 15:32 - maurizio mariani