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FUORIPAGINA
21/09/2009
  •   |   Loris Campetti
    Il "manifesto" incontra i suoi amici

    Fare un giornale di sinistra, indipendente da potentati e partiti. Un giornale curioso che va a guardare i cambiamenti, capace dunque di vedere ma anche di sognare, cioè di contribuire a costruire progetti. Oggi un giornale così è più difficile da farsi che in passato, quando le sinistre esistevano ed erano forti nella politica, nel sindacato, nell’associazionismo, nella società. Dove sono le sinistre nel 2009? Disperse, rissose, frantumate e, soprattutto, senza idee da contrapporre alla cultura dominante. Il discorso vale non soltanto per i coriandoli di sinistra sopravvissuti alle scissioni, ma per tutte le forze di opposizione parlamentare che di sinistra non sono, né rivendicano tale collocazione.

    E' inevitabile che di questo si parli - di quale manifesto fare in questa congiuntura - in una riunione con i compagni e le compagne che in questi anni si sono spesi per tenere in vita il nostro quotidiano. L'hanno fatto - ci hanno detto sabato scorso in un incontro in redazione - anche perché così sono riusciti a tenere in vita se stessi, il loro impegno e le loro battaglie nel territorio. In molti sono venuti a Roma nonostante la Federazione della stampa avesse preso la decisione, ben poco condivisa, di rinviare per lutto la manifestazione per la libertà dell’informazione. Come se le libertà e le guerre non fossero connesse, si è detto in più interventi, al punto che la libertà d’informazione è la prima vittima di ogni guerra. Sono arrivati da Alessandria, Asti, Domodossola, Padova, Milano, Firenze, Ancona, Fermo, Montegranaro, Roma, l’Aquila, Salerno, Cagliari, mentre l’incontro con i pugliesi, liguri, friulani, trentini, umbri, siciliani, emiliani e via manifestando è soltanto rinviato.

    Il manifesto non è immune dalla crisi anche culturale che attraversa la sinistra. Ci si chiede più autonomia nella formulazione dell’agenda politica e più inchiesta nei territori, indispensabile per un’analisi della società italiana e un contributo «meno ondivago e più impegnato» a ricostruire una cultura di sinistra, plurale ma unita da un’agenda e obiettivi comuni - solo per fare un esempio: il blocco dei licenziamenti.

    L’unità si fa sui contenuti e non appiccicando i coriandoli rimasti dall’implosione delle forze politiche espulse dal parlamento. Anche nel giornale si percepiscono processi di federalizzazione dei temi e delle sezioni di lavoro, che rende più difficile individuare il nostro punto di vista. Molte iniziative e campagne che facciamo dovrebbero avere maggiore continuità, come quella contro la militarizzazione dell’Aquila terremotata.

    Tre i nodi su cui riconnettere il lavoro della redazione e rivitalizzare il rapporto tra il giornale e chi lo legge e sostiene: lavoro, pace, immigrazione e diritti.

    Come mettere in rete i tanti compagni, gruppi e circoli legati al manifesto? Come valorizzare le oltre 200 assemblee che si sono svolte in tutt’Italia negli ultimi due anni, per continuare a far volare il calabrone? Come capitalizzare il «marchio manifesto» come casa comune, luogo di confronto e costruzione di iniziative politiche e sociali? Infine: come tenere in vita il giornale? Sottoscrizioni parmanenti, una campagna abbonamenti coraggiosa e «militante», un sito - il manifestonline - rinnovato, come punto di accumulazione di informazioni, relazioni politiche e sociali, potenziali nuovi lettori del giornale cartaceo. Poi, rilanciare la nostra antica provocazione, oggi copiata anche dall’Unità: compra due copie al giorno, una lasciala sul tram, al bar, in ufficio. I nostri sostenitori dovrebbero sostituire con il loro lavoro volontario quel che da Roma non riusciamo a fare per controllare la distribuzione del giornale. Come avviene già in alcune località, da Roma a Campobasso, tornare alla diffusione militante davanti alle scuole e nei posti di lavoro, alle manifestazioni e assemblee. Trasformare la campagna abbonamenti in un’occasione di lavoro politico nei territori.

    Tutte queste cose dovrebbero fare i nostri amici, e inoltre fornirci idee e notizie di processi politici e sociali unitari, in cambio di niente? No, in cambio del manifesto, uno strumento da criticare e sostenere per fare politica. Non un partito, semmai uno spartito per cantare in coro, tante teste e tante gambe che facciano camminare le idee e socializzino le esperienze. Un cemento per tenere insieme i mattoni di una nuova casa comune a sinistra, l’embrione di un pensiero politico.

    Questo e altro ci siamo detti e ripromessi sabato a Roma. E’ stato solo l’inizio, positivo, di una stabilizzazione di rapporti tra il manifesto e i suoi azionisti di riferimento.


I COMMENTI:
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  • Ha ragione Andrea. Non si puo' chiedere chiedere chiedere ai lettori e poi continuare a fare sempre lo stesso giornale: meno editoriali e più inchieste/notizie! E Alias intellegibile al volgo, please. O continuate a parlarvi addosso e basta. Altro che allargare la platea 22-09-2009 09:14 - Valtox
  • Se ci fosse bisogno di un opinionista,della classe operaia che para come pensa,io mi faccio avanti.
    Lavorere come un matto gratis per il giornale che leggo da molti anni.
    Con questo giornale in tasca ero sulle barricate dei sabati romani nel lontano 77.
    Sempre con il giornale in mano ero a tirar monete in testa a Craxi e a contestare Lama all'università.
    Ho sempre letto le vostre opinioni,,che è arrivata l'ora che faccia io opinione.
    Anche perche,in questo momento di reazione e di voglia di fascismo devono uscire,forti e chiare le parole degli antifascisti.
    Ci vuole gente che sappia gridare forte e capibile da tutti i pensieri contrari al

    coro. 22-09-2009 07:50 - maurizio mariani
  • Buone intenzioni da condividere.
    Lavoro, pace, immigrazione e diritti sono i tre nodi su cui puntate. Sacrosanti ma non sarebbe il caso di considerare la corruzione come uno dei problemi principali dell'Italia e degno di una menzione? Corruzione che in Italia e' cronica ed endemicai e sempre esistita.
    naturalmente c'e' la grande corruzione ma anche quella spicciola, quotidiana, che contribuisce a abbassare sempre piu' il livello culturale del paese.
    Tanto per fare un esempio, immagino che sia piu' facile lavorare al Manifesto (come in qualsiasi altro giornale) se si conosce qualcuno anche se non si e' un genio della penna.
    E cosi' nelle universita' italiane domina la piu' assoluta mediocrita' perche' domina la cooptazione baronale, un residuo feudale che ha praticamente distrutto la cultura in Italia e prodotto cosi' tanti politici.
    Auguri. 22-09-2009 02:48 - murmillus
  • sono d'accordo con Andrea. anche a me, per quanto vi segua da tempo prima sul cartaceo e poi online, alcuni - troppi - editoriali mi sembrano indigesti. un po' per l'ossessione berlusconiana, un po' per la mancanza di storie interessanti, un po' per quell'atteggiamento tipico della sinistra di privilegiare l'elitario "alto" a scapito del popolare. Neppure gli addetti ai lavori hanno ancora capito come il vero socialismo sia passato storicamente attraverso un linguaggio basso e popolare. Altro da aggiungere: smarcarsi da un certo centralismo politico e culturale e scoprire che la vera ricchezza d'Italia è la sua provincia (e guarda un po' che qualche sorpresa non venga fuori dall'odioso nord leghista, in particolare dal Friuli Venezia Giulia, regione che ha eletto la Serracchiani). 22-09-2009 00:55 - stefano
  • Non sono affatto d'accordo con le critiche gratuite e ingenerose del compagno Andrea. Nel panorama desolante della stampa italiana IL MANIFESTO resta per me ogni mattina senza eccezione un'irrinunciabile e vitale boccata di ossigeno. Certo, si può fare sempre meglio, ma il giornale così com'è va comunque bene. Se non vende come dovrebbe il problema non è della redazione ma della gente, di questo paese in cui il pensiero critico è bandito non solo dalla scena pubblica ma spesso anche dalle menti, ormai ammaestrate dai vari circhi del potere. IL MANIFESTO, come tutte le avanguardie, dovrà sempre scontare una rigorosa e avventurosa solitudine. E' il prezzo da pagare per non chinare la testa, e restare liberi. Soprattutto in una prigione come l'Italia. Continuate a crederci compagni, avanti così. 22-09-2009 00:29 - Lorenzo
  • Il commento di Andrea è più che giusto: alla redazione non mancano i luoghi e i momenti di discussione con i propri lettori e militanti in generale...forse dovreste guardarvi al vostro interno e prendere il toro per le corna anche a costo di destabilizza gli equilibri in redazione...fraterni saluti! 22-09-2009 00:16 - dellemo
  • A me interessa il destino del manifesto(per gratitudine verso le pubblicazioni 1989\1994.
    -lavoro,pace,immigrazione e diritti:tre nodi(quattro fili)-
    suggerisco anche verità e autodeterminazione e diritti,ma quest'ultimo nodo resetterebbe una impostazione già consolidata su posizioni eticamente irreprensibili....
    Tuttavia è una buona speranza che da qualche parte si cerchi di porre riparo allo sfacelo
    identitario da tempo in atto nella "sinistra". 21-09-2009 23:07 - t.o.
  • C'è bisogno di un giornale comunista che sia in grado di parlare alle masse, partendo dai titoli di prima pagina e dall'editoriale sino ad arrivare alla pagine culturali. Un giornale di inchiesta che faccia il suo compito in un momento storico in cui la classe è duramente attaccata , frammentata, manipolata e isolata in uno stato di emergenza permanente messo in atto dalle politiche criminali e dalla propaganda della dittatura neofascista che fa capo al governo Berlusconi, tanto più quando ciò avviene con il beneplacito di un opposizione letteralmente inesistente che fa il suo scendiletto. Insomma bisogna trasformare lo status di giornale radical-chic che ha sempre contraddistinto il Manifesto e insieme il suo conseguente target di riferimento cui si deve rivolgere il giornale. Un vero giornale di denuncia e propaganda comunista, solo in questo modo potrà essere adeguato alle giuste esigenze politiche delle masse ed avere da esse quel supporto economico di cui esso necessita. 21-09-2009 21:51 - giuseppe
  • Caro Loris,
    non mi sembra una buona idea chidere di comprare due copie del manifesto (tra l'altro finanziariamente impossibile) perchè la copia lasciata sul tram o al bar non verrebbe accolta con maggior curiosità di un giornale free-press o peggio di un pezzo di carta abbandonata da lasciare al suo destino. Il manifesto non è un nuovo giornale, l'obiettivo non dev'essere farlo vedere, farlo conoscere, bensì farlo ritornare un giornale degno di essere comprato e distribuito.
    C'è una grande discrasia tra i vostri appelli ai lettori, a ciò che resta dei compagni, e la vostra effettiva volontà di aprirvi e mettervi in discussione. Il problema è che il giornale è stanco, i titoli sono stanchi e rimacinati, i commenti non sempre ma spesso anche loro, e il problema riguarda solo la redazione, non la sinistra che non c'è più o la congiuntura che viviamo. Anche in mezzo a un naufragio si può fare un ottimo giornale e un'ottima politica con il giornale e si può fare cultura dalle sue colonne, a patto però di farlo all'altezza. Allora, o di questo discutete voi in redazione senza reticenze e senza la paura di scuotere odiosi equilibri interni, oppure rischiate di pagare con la scomparsa questo immobilismo. Un caloroso abbraccio
    Andrea 21-09-2009 19:51 - Andrea
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