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FUORIPAGINA
22/09/2009
  •   |   Francesco piccioni
    Occupazione a terra Mezzogiorno in coma

    Mentre presìdi, accampamenti e cortei attraversano le strade del paese, soltanto l'Istat riesce per ora a restituire un quadro unitario del fenomeno quantificando le perdite occupazionali causate dalla crisi. Ben poche iniziative generali, invece, sia sul fronte sindacale che su quello politico. Fanno eccezione solo lo sciopero dei metalmeccanici proclamato dalla Fiom-Cgil per il 9 ottobre, la manifestazione nazionale -- autoconvocata -- dei precari della scuola e lo sciopero generale indetto per il 23 dal «patto di base» (RdB-Cub, Cobas, Sdl).
    Eppure si tratta di cifre ormai paurose, nonostante le cautele e i sottili distinguo propri di un istituto statistico. I dati si riferiscono al secondo trimestre del 2009, ed escono in abbondante ritardo rispetto alle rilevazioni fatte in altri paesi e riassunte comunitariamente da Eurostat. Ma fotografano una situazione semplicemente opposta a quella raccontata dai vari ministri berlusconiani.
    Andiamo con ordine. Pur essendo diminuite le «forze di lavoro» (le persone genericamente considerate in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni) grazie al saldo negativo tra neopensionati e adolescenti «impiegabili», gli «occupati» in un anno sono diminuiti di 378.000 unità. Pari all'1,6% in meno, il dato peggiore dal '94. Sembrano già tanti, ma le statistiche possono ingannare. Tra gli occupati, infatti, vengono contati anche coloro che hanno lavorato almeno un'ora nella settimana di riferimento «captata» dalla rilevazione; ma anche quanti erano «assenti» per ferie, malattia o cassa integrazione (purché abbiano ricevuto almeno il 50% della retribuzione normale). Un insieme che pesa 341.000 persone dallo status salariale quanto mai variabile e incerto (la malattia, ormai, è diventata un lusso da evitare): c'è infatti una bella differenza tra il lavorare (ed esser pagati per) 40 ore o il farlo occasionalmente. Anche i più «garantiti» di questo lotto (i cassintegrati) sono comunque «a scadenza», visto che ogni ammortizzatore sociale non può avere il dono dell'eternità.
    Un altro dato rende ancora più grave il bilancio potenziale, pur essendo teoricamente un elemento positivo: le donne migranti occupate sono aumentate, ma si tratta chiaramente di un effetto delle regolarizzazioni di badanti e colf, visto che invece anche gli «stranieri» vedono in generale aumenta il proprio tasso di disoccupazione (11%, mentre era all'8,8 un annofa).
    Ma non ci si può davvero fermare ai dati nazionali. «Disaggregare» è indispensabile per avere una fotografia più articolata e viva della situazione. A pagare di più è il Mezzogiorno. Non è una novità, ma l'accelerazione stavolta è fortissima. In pratica, nel Sud sono spariti 271.000 posti di lavoro, il 75% del totale, il 4,1% di tutto lo scarso patrimonio a disposizione della parte più disastrata del paese. E questo nonostante la caduta delle «forze di lavoro» sia stata addirittura superiore in cifra assoluta a quella nazionale (298.000 unità). Peggio ancora: soltanto il 10% di quelli che hanno perso il lavoro si considera disoccupato.
    Dov'è finita tutta questa gente? Secondo Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil, dipende solo in parte «dall'emigrazione al Nord, che in realtà non si è mai fermata. Negli ultimi 10 anni se ne sono andate 700.000 persone». In parte questa «scomparsa» dalle statistiche dipende dal rifugiarsi nel «lavoro nero, statisticamente non misurabile; ma per le donne, il cui tasso di occupazione già basso va calando continuamente, si sommano vari altri fattori: meno disponibilità all'emigrazione, maggior carico delle cure familiari, minore professionalità». In più, il fatto che chi esce dal novero degli occupati esca anche da quello delle «forze di lavoro», sta ad indicare «un peso più alto al Sud dell'effetto scoraggiamento; il contesto generale è qui più chiuso, non dà speranze a chi perde il lavoro».
    Al Nord e al Centro la «tenuta» è stata fin qui garantita dalla cassa integrazione (e non sono stati ancora calcolati gli effetti dei tagli alla scuola pubblica, che hanno messo per strada decine di migliaia di precari). Ma diventa sempre più visibile che la crisi sta devastando in primo luogo i «distretti produttivi», quelli che fin qui erano stati considerati il volano della (scarsa) crescita italiana e della tenuta dell'occupazione. Quindi anche della tenuta sociale.
    Non c'è perciò da minimizzare. La caduta occupazionale contagia tutti i comparti produttivi e tutte le figure sociali. Per il quinto trimestre consecutivo, ad esempio, diminuiscono gli «indipendenti», tra cui ci sono piccoli imprenditori ma anche tante « partite Iva monocommittenti», in realtà dipendenti mascherati. C'è meno lavoro in agricoltura e nelle costruzioni; perdite gravissime nell'industria in senso stretto (e si attende con timore novembre e le cig in scadenza). Persino il mitico «terziario» cede ormai di schianto.
    Nel Mezzogiorno, a questo punto, la stessa «tenuta sociale» sembra ormai molto compromessa. «Negli ultimi anni -- spiega ancora Lamonica -- il Sud è vissuto su un equilibrio malsano tra mancanza strutturale di lavoro, migrazione e welfare familiare intergenerazionale (il nonno pensionato che mantiene il nipote all'università, per esempio). Ora perde struttura produttiva e occupazione, in assenza di politiche del governo che prendano se non altro atto di questa situazione». Nel Sud e in tutta Italia, ormai.


I COMMENTI:
  • Maria Star ha detto: «C'è stata una strumentalizzazione pesante da parte della sinistra che ha cercato di far credere che la piaga sociale del precariato abbia origine con questo Governo». Negli anni '80 e '90 si è proceduto ad abilitazioni di massa. 125.000 persone sono entrate nelle graduatorie e altrettante sono state chiamate a fare supplenze brevi senza aver superato concorsi. «La scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale e oggi se ne pagano le conseguenze». Lei Come al solito accusa la Sinistra, come se la Sinistra di oggi fosse la stessa di 20 o 30 anni fa. Ma i conti in tasca loro del Governo attuale se li sono fatti più che bene!E non sono certo migliori di chi li ha preceduti in Sessant'anni! Intanto il mercatificio di Abilitazioni a noi è costato molti soldi, anni e anni di studio e anni e anni di precariato e di esperienza che lei non ha e non ha mai fatto prima di ricoprire una carica così importante. Vergogna! Vogliamo Umberto Eco alla Pubblica Istruzione 23-09-2009 20:10 - maurizio
  • Una volta quando i detti erano riconosciuti come la saggezza dei popoli,si usava dire:è inutile piangere sul latte versato.La drammatica situazione socio-politica che ha determinato una crisi industriale ed occupazionalenon ancora ben definita e per l'incapacità delle forze politiche che sostengono questa società capitalistica e per quante/i anche nel recente passato e,purtroppo, a tutt'oggi,continuando a definirsi di sinistra si ostinano a proporre alleanze suicide con quelle stesse forze politiche (Pd,Udc ed altre)che sono la causa dei mali di cui stiamo discutendo.Occorre invertire la rotta!Occorre che le sinistre,"sparse e perse"si confrontino su di un progetto unitario,veramente unificante che al primo posto dell'agenda politica rimetta la salvaguardia dei diritti delle persone così come vengono sanciti nella nostra Carta Costituzionale che altrimenti se non rispettata rischia di divenire un residuo del passato.UNITA'!UNITA'!UNITA'!Non un generico appello ma un concreto impegno a fare presto e bene e se occore che si abbia il coraggio di farsi (farci)da parte,responsabilizzando le nuove generazioni perchè è il loro futuro (il nostro)che debbono (dobbiamo)difendere e per farlo occorre la la lotta.Gli inciuci li abbiamo già vissuti e sono stati,per certi versi,se non la morte il ridimensionamento della democrazia.Con un saluto,l'augurio da chi,da sempre,si considera comunista.Giorgio Bendelari-Serra de' Conti 23-09-2009 13:02 - Giorgio Bendelari
  • Anziani come anagrafe.
    Mica anziani come cervello.
    Noi siamo giovani perche crediamo ancora nell'impossibile.
    Siamo stati educati da Mao,Che,Lenin e altri compagni.
    Noi crediamo che si può fare veramente!
    Che stiamo per vincere,anche se abbiamo perso.
    Siamo come i borghesi dopo che la Restaurazione ha sterminato tutti i rivoluzionari.
    Ci hanno ammazzato,ma le nostre idee sono sempre più forti e ancora fischia il vento!
    I monarchici oggi fanno solo rappresentanza.
    Il vento fischia su i precari senza più lavoro.
    Il vento fischia su i disoccupati dell'industria del sud,ma anche del nord e del centro.
    Il vento fischia sulle orecchie di Berlusconi che nonostante le possenti spalle di Brunetta e Capezzone,si sente minacciato e a aumentato gli uomini di scorta.
    Il vento sta portando via le illusioni dei democratici di velturiana memoria.
    Un vento che marcia come un uragano sulle palafitte dell'impero.
    Viene da est,da ovest,da sud e da nord.
    Viva il vento proletario che come una procella spazzera il vecchio sistema. 23-09-2009 12:30 - mariani maurizio
  • Un piccolo dato politico, a mio parere fondamentale : in italia mancano i partiti di riferimento (non sono piu' rappresentati nemmeno al parlamento europeo) che facevano da traino e da collante alle lotte sociali. Semplicemente questo. 23-09-2009 11:27 - giuliano
  • Per come la vedo io, la situazione è molto peggiore di quanto lo dica l'istituto di statistica nazionale e credo che quei valori non corrispondono all'attuale realtà. In più, bisogna aggiungere a quel 7% di tasso di disoccupazione (che probabilmente è al 10%) tutti quelli che perderanno il proprio lavoro perché precari con contratti in scadenza, lavori a progetto e così via. Gli ammortizzatori sociali potrebbero essere una soluzione qualora fosse almeno raddoppiata la loro durata. Tuttavia, si tratterebbe di misure prese per il breve periodo, mentre nel lungo periodo il problema si riproporrebbe. Non bisogna nascondersi nel dire la verità: il capitalismo è nell'ennesima crisi di sistema e dimostra, ancora una volta, che non può assicurare una vita dignitosa a tutti. La mancanza di lavoro nei giovani determina una crisi sociale di vaste proporzioni, per esempio l'impossibilità di sposarsi, di comprare o affittare una casa, eccetera. Per i quarantenni le cose vanno addirittura peggio, perché trovare lavoro in tarda età è ancora più difficile. Il nostro sistema economico e quello mondiale in generale hanno bisogno di drastiche riforme. Occorre attuare i meccanismi essenziali affinché i lavoratori dipendenti, che sono la parte più debole del sistema produttivo, siano tutelati con delle misure di protezione sociale più appropriate. Si potrebbe ad esempio creare un fondo internazionale per i disoccupati e potenziare l'operatività degli uffici di collocamento. Meglio ancora sarebbe liberarci del capitalismo e delle sue forme di sfruttamento disumane, dove i borghesi continuano ad arricchirsi grazie all'appoggio di una classe politica sempre più corrotta. 23-09-2009 09:34 - Valerio
  • Voglio fare come gli anziani che parlano continuamente del passato. Ma vi ricordate gli autunno caldi per rivendicazioni molto meno gravi queste? Dove è finito lo spirito di lotta della gente?
    Il veleno soporifero delle televisioni, le balle incantate di Berlusconi,l'ignoranza e l'incapacità di capire che ti sta pigliando per il sedere, che ogni volta che parla è solo uno spot pubblicitario. Tutto questo ha spento la ribellione verso l'ingiustizia, lo stimolo a rivendicare i propri diritti,la certezza che uniti si vince. 22-09-2009 23:41 - Giancarlo
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