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FUORIPAGINA
23/09/2009
  •   |   Matteo Bartocci
    Alle porte la privatizzazione delle università

    È autunno. Come l'influenza stagionale arrivano i progetti del governo sull'istruzione. Stavolta tocca all'università. «Entro ottobre approveremo in consiglio dei ministri la riforma Gelmini - tuona il premier in conferenza stampa - porteremo la meritocrazia e favoriremo l'accesso dei giovani garantendo la totale trasparenza dei concorsi».
    Parole sante, verrebbe da dire guardando allo stato dei nostri atenei. Pur di avere merito, ricerca e trasparenza si potrebbe anche sorvolare sul fatto che di maggiori fondi all'università nella finanziaria appena varata non c'è traccia. Arriveranno, se arriveranno, dai proventi dello scudo fiscale e della lotta all'evasione. Soldi zero.
    E di cosa tratti la riforma lo spiega un po' meglio un solerte comunicato del ministero. Tra leggi già approvate (133 e 180 del 2008), regolamenti di attuazione e nuove norme, Gelmini accelererà la trasformazione delle università in fondazioni private. Il cuore della riforma, infatti, riguarda la governance degli atenei.
    I rettori avranno un mandato complessivo massimo di 8 anni (inclusi quelli precedenti alla riforma). Mentre il cuore della gestione passa al cda a discapito del senato accademico. Il senato (da 50 a 35 membri) avanzerà solo le proposte scientifiche. Il cda si occuperà della gestione, delle spese e delle assunzioni. Gli amministratori saranno 11 (contro i 30 attuali) e per il 40% saranno scelti fuori dall'ateneo. Secondo il ministero dovrebbe essere rafforzata la componente studentesca. Ma saranno esterni (in maggioranza) anche i «valutatori» dell'ateneo. Accanto al cda viene introdotta la figura del direttore generale, vero e proprio manager del sapere. Blocco totale delle assunzioni nelle università che spendono il 90% del fondo ordinario per il personale. Resta il blocco del turn over. Quelle virtuose, infatti, potranno assumere il 50% dei ricercatori rispetto ai professori andati in pensione.
    Spunta inoltre la «chiamata diretta» da parte del cda per «docenti di fama», anche stranieri.
    La riforma incoraggia anche le fusioni tra università diverse «per abbattere i costi», cambia la contabilità dei bilanci, dimezza gli attuali 370 settori disciplinari (dovranno avere una consistenza minima di 50 ordinari) e cambia gli scatti stipendiali dei professori.
    Una commissione nazionale (con membri italiani e stranieri) abiliterà i docenti per i concorsi alle fasce di docenza secondo «parametri predefiniti». Le università potranno assumere solo i docenti approvati dalla commissione. I professori a tempo pieno dovranno lavorare 1.500 ore all'anno, di cui almeno 350 tra docenza e servizio agli studenti.
    Chi non pubblica perirà: niente aumenti salariali e niente partecipazione come commissario ai concorsi. Il ddl infine prevede (almeno) due deleghe alla ministra: una per la riforma dei dottorati di ricerca e l'altra sul diritto allo studio, in accordo con le regioni, per le borse agli studenti.


I COMMENTI:
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  • Non è una novità. Da anni si prosegue questa via in tutta l'europa. Con il grande sostegno della socialdemocrazia. I narcisti in tutti i partiti amano tutto ciò che va nella direzione di una meritocrazia, dove possono installare criteri ideologici e selezionare i migliori. I migliori e i normali e i deboli, tutti e tre corrispondono con il denaro mensile, il riconoscimento sociale, un habitus e la felicità. È un immagine perversa dell'umanità. Le differenze delle classe vanno allargate, costruite su nuovi aspetti della vita. È veleno per ogni idea di egalità. 24-09-2009 20:20 - romano
  • Mi stupiscono molto i commenti offensivi, scritti da chi, evidentemente, ha tratto (o avrebbe voluto trarre) vantaggio da questo sistema universitario, assolutamente vergognoso. La riforma in corso avrà pure tante cose che non vanno, ma ben venga, perché smuove una situazione stagnante e insostenibile, rispetto alla quale tutto è meglio. Che dire della riforma di Mussi, approvata dal Parlamento e mai pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale perché, probabilmente, troppo pericolosa p l casta dei baroni?
    Ci si stupisce tanto che le iscrizioni all'Università siano notevolmente diminuite rispetto agli anni scorsi, ma questo è segno che le nuov generazioni hanno ben capito come una laurea data a tutti (e non spendibile) è una laurea inutile! 24-09-2009 16:39 - anna
  • ma dai....questo articolo è davvero ridicolo, Bertocci parla del delitto di abolizione del senato accademico come della perdità della libertà!! il senato accademico!!! ma avete idee cosa sia ed a che cosa serva il senato accademico ora?? e da chi è composto???? la riforma che farà Abbadon/Tremonti (la Gelmini conta come il due di quadri quando briscola è fiori) sarà certamente un ulteriore peggioramento, ma cosa dovremmo dire delle riforme passate?? qualcuno ha dimenticato un certo Berlinguer Luigi e la riforma del 3+2 passata con sotterfugi senza nemmeno un serio dibattito in parlamento e negli atenei?? cosa ha prodotto? la fine dell'università, la riforma Gelmini sarà al massimo paragonabile alla mano del boia che cerca la vena per l'iniezione letale, la condanna a morte era stata già emessa da tempo!!! venite all'università per vedere come agonizza già ora, non stracciatevi le vesti per la Gelmini, sperimao che il Padreterno, stanco delle nostre coglionaggini, si stufi e cominci prima del solito ad aprire i sigilli.... 24-09-2009 15:17 - woland
  • Ho lasciato da troppi anni l'Italia (dopo la laurea) per commentare in dettaglio sui cambiamenti proposti. Ho pero' esperienza dell'universita' italiana come studente, e dell'universita' britannica prima come studente di dottorato e da circa 10 anni come docente. Le universita' in Gran Bretagna sono pubbliche nel senso che i fondi vengono in gran parte dallo stato (ma sono legati al numero di studenti e ai risultati ottenuti nella ricerca per cui se non si attraggono abbastanza studenti o non si pubblica abbastanza sono problemi). Tuttavia, il nostro datore di lavoro e' la singola universita' che ha il suo budget autonomo (per cui si possono essere eventi molto spiacevoli come la chiusura di dipartimenti). Alla mia stiamo per esempio studiando modelli per una riduzione del 10% e forse del 20% dei costi, per via di una nuova politica del governo per cui le universita' non riceveranno piu' fondi per studenti che hanno gia' una laurea - e non e' divertente. Non difendo queste cose, pero' l'universita' italiana ha bisogno di riforme urgenti e radicali. Escludo che il governo presente possa fare qualcosa di utile, ma la sinistra dovrebbe essere capace di proporre un modello alternativo, perche' difendere lo status quo e' difendere l'indifensibile. E il modello non dovrebbe essere solo pieno di principi, ma di proposte pratiche. Per esempio, quando studiavo in Italia, tutte le facolta' erano aperti a tutti. Sembra democratico, e lo sarebbe se qualcuno si fosse preoccupato di aiutare gli studenti che non arrivavano abbastanza preparati. Ma gli studenti erano lasciati completamente a se stessi. Quindi era un diritto completamente vuoto. La circolazione della cultura non significa liberta' di andare ad ascoltare una lezione, ma diritto a ricevere tutto il necessario per assimilare l'informazione, rielaborare, e riuscire a produrre conoscenza in prima persona.
    L'esperienza qui e' veramente diversissima, e per noi e' un nostro dovere fare in modo che gli studenti riescano a finire bene i lori studi nel modo migliore possibile. Se troppi non finiscono, e' un fallimento per l'universita' (anche economico) e i risultati del livello di soddisfazione che gli studenti esprimono e' pubblicato sui giornali nazionali. Inoltre, dato che e' nel nostro interesse che la nostra universita' funzioni bene, al momento di fare assunzioni si cerca la persona migliore per il posto in questione. La corruzione dell'universita' italiana nel assegnare posti e' endemica, e non facile da sradicare, ma deve essere un obiettivo primario. Non e' solo ingiusto e non garantisce che le persone migliori per i posti li abbiamo, ma crea delle catene di dipendenza che sono contrarie allo sviluppo della conoscenza e all'innovazione. Inoltre l'immobilita' sociale dell'Italia e' alimentata dal sistema universitario; e' increbile quanto i figli dei professionisti riescano ad entrare nelle professioni, e come i figli dei professori universitari diventino professori loro stessi.

    Cristina 24-09-2009 12:45 - Cristina
  • Eccezionale è l'idea del CDA, spreco di soldi inenarrabile. Pensate a quello della Bocconi che vanta tra le sue file il mitico Tronchetti Provera! 24-09-2009 11:46 - Uberto
  • bisogna insistere sull'informazione,la maggior parte dei giovani è su facebook,distratti dalle cretinate proposte dallo stesso facebook,martelliamo di messaggi informativi della tragica situazione universitaria sul medesimo,forse scatta qualcosa nei loro cervelli sopiti 24-09-2009 10:18 - leonardo
  • La privatizzazione del'università é voluta dall'Europa, cosi' comme quella degli ospedali, della posta, delle ferrovie, del'elettricità etc etc.
    Ora l'articolo non ne fa alcuna menzione, né i commenti ... accecati come siete da que st'idea d'Europa !!! andate a consultare le " Processus di Bologna" e forse capirete ... 24-09-2009 08:23 - trunfio demetrio
  • La situazione è disperata per le ragioni dette dall'articolo e ribadite anche dai lettori ma per quanto è dato sapere la trasformazione degli atenei in fondazione dovrebbe restare facoltativo. Se non ci sono più margini di resistenza istituzionale diventa più difficile lottare. A giulia faccio osservare che non si tratterebbe più nemmeno di cultura per eletti ma addirittura di non cultura per tutti. Il sapere prodotto in luoghi privi di autonomia dagli interessi economici che spesso sono immediati subirebbe lo stesso trattamento delle case editrici e die giornali: tagli feroci e dequalificazione. 24-09-2009 07:21 - irisblu
  • Chi non pubblica perira'.
    Bene, se fossimo in un' altra nazione si potrebbe anche capire, ma in Italia con le baronie! se sei inviso magar perche' tropo bravo (capita, capita eccome se capita) il barone ti isola e impedisce di fare alcunche'. Il metodo e' di tipo mafioso ovviamente come mafioso e' il sistema baronale univeristario italiano.
    PS: una delle regole ripetute all'interno dell'universita', (e sentitepersonalmente come "avviso" da piu' di un ordinario) e' che un ordinario non accettera' mai di avere vicino uno piu' bravo che gli possa fare ombra. Mala tempora currunt! 24-09-2009 02:09 - murmillus
  • il problema è che le facoltà scientifiche, la cui ricerca può portare un immediato guaadagno, otterranno finanziamenti, mentre le facoltà umanistiche dovranno chiudere. importare un modello privato di fondazione senza avere una tradizione in tal senso significa privatizzare, chiudere e generare ancora più clientele di quante già ne esistono.
    la riforma gelmini mi pare solo volontà di scaricare dal bilancio una voce che questo governo ritiene inutile: la cultura 23-09-2009 21:52 - fred
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