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FUORIPAGINA
23/09/2009
  •   |   Jacopo Storni
    La catastrofe degli ospedali calabri

    Un’impietosa spirale di morte e disperazione continua imperterrita ad avvolgere la Calabria. Negli ospedali della regione giovani innocenti proseguono a morire per diagnosi errate, macabre sviste, imperdonabili incompetenze, ingiustificabili negligenze. Sei le vittime nell’ultimo mese. E agli "omicidi colposi" – questo il termine utilizzato dall’accusa – si sussegue puntualmente il grottesco valzer delle dimissioni e dei licenziamenti, delle commissioni e degli indagati, dei processi infiniti e delle "missioni trionfali" e riparatrici degli ispettori governativi.
    Una catena di disastri che, secondo le prime ipotesi, avrebbe dovuto portare al totale commissariamento della sanità. Sembrava solo questione di ore, ma giovedì scorso la Regione ha approvato un Piano di riqualificazione che scongiura il commissariamento. «Una beffa», commentano all’unisono i familiari delle vittime. «È l’ennesimo provvedimento tampone frutto dell’inciucio esistente tra la presidenza regionale e il Governo italiano – tuona Giovanni Bonanno, padre di Andrea, morto quattro anni fa a soli sette anni durante un semplice intervento per allargare l’ingessatura troppo stretta del braccio - Sono sconcertato. È da un anno e mezzo che aspettavamo il commissariamento, l’unico modo per dare un segnale forte di cambiamento. È impensabile non commissariare la sanità in una regione che registra, oltre alle morti negli ospedali, quasi tre miliardi di debiti con tanto di insetti che scorrazzano nelle sale operatorie e medici fasulli sprovvisti di regolare qualifica». Una decisione che lascia ancora più perplessi visto che, dice Bonanno, «la sanità è stata commissariata in altre regioni italiane come Campania, Lazio, Molise e Abruzzo, dove la situazione non è così grave come in Calabria».
    Dalla morte del figlio, Giovanni ha dedicato ogni giorno della sua vita a lottare contro tutto e tutti. Riunioni, incontri con le famiglie delle altre vittime, interviste, manifestazioni e 200 mila euro sborsati di tasca propria per far fronte alle spese di consulenze, avvocati, notai. Nell’attesa del processo conclusivo che si terrà a fine settembre, il padre di Andrea si è improvvisato politico e, dopo due anni di lavoro, ha realizzato un progetto di legge che presenterà direttamente al presidente della Camera Fini a ottobre. «È una proposta suddivisa in otto punti – spiega Bonanno – il principale dei quali obbliga le istituzioni a tutelare legalmente ed economicamente le famiglie vittime della malasanità, per le quali attualmente non esiste nessun tipo di assistenza… come se noi fossimo diversi dalle vittime della mafia!»
    «Fin quando la politica non abbandona le corsie d’ospedale non cambierà nulla – afferma Giovanni - Non esiste meritocrazia, tutto va avanti sull’onda del clientelismo e delle raccomandazioni. Persone che non hanno mai avuto a che fare con la sanità si trovano a scorrazzare per le sale operatorie. Inoltre, la Calabria è l’unica regione che non finanzia i corsi di aggiornamento». I medici che provocarono la morte del piccolo Andrea sono ancora "a piede libero" nelle sale operatorie e questo per Giovanni è incomprensibile: «Se i medici ricevono una condanna devono abbandonare gli ospedali, almeno per un paio di anni».
    Rabbia e scoramento animano anche Pino e Maria Monteleone, genitori di Federica, la sedicenne rimasta vittima, tre anni fa, di un arresto cardiaco determinato da un black out elettrico in sala operatoria. «Di questo passo a breve in Calabria si conteranno più vittime di malasanità di quante non ne abbia fatte il terremoto in Abruzzo. Berlusconi dovrebbe venire a vedere da vicino la situazione. Ogni volta che si verifica un caso di malasanità sento sempre le stesse belle parole ma, a quasi tre anni dalla morte di nostra figlia, non solo chiarezza non è stata fatta, non solo non sappiamo ciò che accaduto realmente in sala operatoria, non solo chi ha sbagliato conduce una vita serena ed è libero di esercitare, ma cosa molto triste è che di altre Federica negli ospedali calabresi ce ne sono state così tante da rischiare di perdere il conto». Mezza dozzina a partire da agosto: il 10, dopo un ricovero per vomito e diarrea, Graziamaria Granata (8 anni) muore all’ospedale di Cetraro per una grave sofferenza cardiaca che nessun medico le aveva diagnosticato; trascorrono soltanto quattro giorni e il 14 agosto all’ospedale di Acri scompare Antonio Abruzzese (50 anni), ricoverato per un dolore alla gamba e deceduto per un embolo; altri due giorni e il 16 agosto tocca a Chiara Gambettola (44 anni), morta dopo il parto per cause ancora incerte; il 24 agosto è la volta di Sara Sarti, bambina di 5 anni che, dopo esser stata portata all’ospedale di Locri la sera del 23 per febbre e vomito, era stata rimandata a casa dai medici; il 26 agosto all’ospedale di Catanzaro, Felice Antonio Caligiuri (62 anni) muore per aneurisma dell’aorta dopo che aveva atteso parecchie ore nella sala d’attesa del pronto soccorso visto che i medici l’avevano classificato come codice bianco; il 27 agosto l’ultima vittima, Giuseppe Francolino (26 anni), deceduto all’ospedale di Lamezia Terme per una peritonite forse diagnosticata in ritardo.
    E sulla pelle delle vittime innocenti piovono i consueti veleni politici, esacerbati dalle elezioni regionali del 2010 che, con largo anticipo rispetto alle altre regioni, hanno proiettato la Calabria in un clima di incandescente campagna elettorale. Pochi giorni fa il presidente della Regione Agazio Loiero, dopo lo zig zag di condoglianze tra i familiari delle vittime, ha clamorosamente sporto denuncia nei confronti dell’ex assessore regionale alla sanità (adesso commissionario regionale) Vincenzo Spaziante, dopo che quest’ultimo lo aveva pubblicamente accusato di essere responsabile della mancata attuazione in Calabria dei programmi di rilancio del comparto sanità. Una sanità che, durante l’arco della giunta Loiero, ha vissuto i suoi momenti più insidiosi ed ha visto le dimissioni di due assessori (Doris Lo Moro e, come suddetto, Spaziante). Oggi è lo stesso Loiero ad avere la delega alla sanità. Il suo Piano di riqualificazione della sanità è organizzato in nove obiettivi generali, 22 obiettivi specifici, 49 obiettivi operativi e 89 azioni-interventi. «Il commissariamento – spiega una nota della giunta regionale - non è la soluzione ai problemi della sanità calabrese come l’esperienza ha dimostrato, in Calabria ed in Italia. Il commissariamento è una grave ferita istituzionale senza benefici evidenti per la collettività; per questo la Regione Calabria si oppone con determinazione».


I COMMENTI:
  • Faccio i miei complimenti a Jacopo. E' riuscito ad entrare in un mondo fatto di muri di gomma. Quei muri che io e mia moglie stiamo cercando di abbattere affichè si possa finalmente entrare in un qualsiesi ospedale con la fiducia che le figure eccellenti che abbiamo in calabria si meritano. Sembra strano detto da me, ma giuro grandi dottori ce li abbiamo pure noi come al nord. solo che qui in questa terra capeggiata dalle caste, purtoppo vengono oscurati, vengono messi all'angolino perchè il raccomandato di turno deve prevalere sulla meritocrazia. Io papà di Federica, la vittima di malasanità e non solo vi giuro che dovesse essere l'ultima cosa che faccio in questa vita, butterò giù questi muri, combatterò con tutte le mie forze questa OMERTA' che opprime questa meravigliosa terra, affinchè diventi vivibile per i nostri figli. Non mi sento il salvatore della patria, questo che affermo è dovuto al fatto che giungendo alla verità, posso dire di aver fatto qualcosa per mia figlia. Già questo può finalmente farmi stare nel mio silenzio per finalmente (scusatemi questo giro di parole )piangere mia figlia, uno dei due gioielli che Nostro Signore ha voluto donarmi. Ancora grazie a Jacopo e chiedo a tutti gli italiani liberi ed onesti ad unirsi a questo grido di voglia di giustizia e di finalmente buona sanità ovunque. Pino Monteleone 24-09-2009 22:48 - Monteleone Giuseppe
  • Volete sapere l'ultima chicca? Nell'elenco dei concorsi banditi negli enti pubblici di tutta Italia si scorge che in Calabria sono stati banditi, oltre a 4 posti per dottorati di ricerca presso l'Università di Cosenza, ben 38 posti di dirigente medico per 13 Aziende Ospedaliere, e nient'altro. Nessun altro tipo di professionalità - e in nessun altro ente - sembra essere necessario:) 24-09-2009 17:05 - Andrea
  • GRAZIE DI QUESTA DENUNCIA APPROFONDITA.ANCHE SE LE COSE DIFFICILMENTE CAMBIERANNO E' NECESSARIO CONTINUARE A MANTENERE ALTA L'ATTENZIONE MEDIATICA SULLA REGIONE CALABRIA 24-09-2009 15:03 - L'INNOCENTE
  • in sicilia è ancora peggio
    il merito vale 0
    da anni sono assunti solo i raccomandati, vengono promossi solo i raccomandati w i direttori generali rispondono solo a ordini politici
    e il livello di assistenza scade sempre più
    la mia è esperienza diretta 24-09-2009 14:14 - luigi rafaele
  • Una precisazione al signore che si firma "un paziente".
    Tanto per essere piu' chiaro: la corruzione e' un problema nazionale. Non a caso la a capo del goversno e' stato messo un certo P2/colluso con mafiosi/cocainomani. E ovvio che il clientelismo domini ovunque.
    E' anche ovvio che la sinistra, eh si' caro "un paziente" (tra l'altro ti faccio i miei piu' sentiti auguri per la tua sitazione), la sinistra dovrebbe essere diversa dalla destra e farsi causa come primo obiettivo della lotta alla corruzione.
    Con corruzione, nessuna democrazia. Figuriamoci socialismo. 24-09-2009 13:55 - murmillus
  • Caro murmillus, non è che la destra faccia tutta sta lotta alla corruzione... vatti a fare un giro negli ospedali pubblici siciliani, poi fatti un giro in quelli privati (non faticherai a trovarne visto che sono più di 1800) e infine chiedi di chi sono, chi li paga e come! Inoltre sono un meridionale costretto ad intraprendere viaggi della speranza per ricevere delle cure idonee, e di clientele, raccomandazioni e nepotismi ne ho visti ovunque, Veneto compreso. Penso che l'inefficienza della sanità pubblica meridionale vada ricondotta in gran parte, e qui sono d'accordo con te, a quei rapporti interpersonali di sudditanza nei confronti del notabilato locale che riesce in tal modo a fare il bello e cattivo tempo. In Basilicata, regione dalla quale scrivo, succede questo (sintesi): se i medici o presunti tali sbagliano, trovano pronti gli organi giudiziari a coprire i loro errori spesso fatali, gli amministratori locali li definirei relè. Ma ancora parliamo di destra e sinistra? Non ci posso credere! Ancora ci aspettiamo che i nostri problemi vengano risolti da amministrazioni incapaci e corrotte aldilà della collocazione partitica? Siamo alle solite, servirebbe piuttosto una presa di coscienza collettiva da parte di tutti i cittadini meridionali, ma non solo, un radicale cambio di mentalità ed un approccio diverso: in molti casi la gente inferocita ha occupato gli ospedali in seguito a tragedie di cui sono rimaste vittime bambini, giovanissimi o comunque innocenti. Io penso che non si può aspettare ancora l'ennesima tragedia, non possiamo attendere che cambi un governo nazionale o regionale per sperare in un miglioramento dei servizi essenziali. Bisogna cominciare a pretendere, compiere delle azioni forti subito perché il diritto ad essere curati gratuitamente ed efficacemente venga garantito a tutti e ora! 24-09-2009 13:24 - imPaziente
  • Voglio solo ringraziarvi per aver denunciato la situazione inaccettabile della sanità in Calabria; al momento, a livello nazionale, siete i soli a farlo. Tenete accesi i riflettori sulla mia sventurata regione, non mollate! 24-09-2009 11:35 - Salvatore
  • La puglia di loiero è una vergogna nazionale insieme alla campania di bassolino. Politicanti da tre soldi solo attenti ai loro affari e a quelli dei loro amici. Come ci liberiamo di questa marmaglia? 24-09-2009 11:28 - enzo
  • Carissimi, possi dorvi con tutta tranquillita' che due sono i principali motivi:
    1) ignoranza della classe medica in generale che si esacerba in luoghi ad altissimo grado di clientelismo (in Calabria nulla si muove che qualcono non voglia) per cui la capacita' individuale non conta;
    2) rapporti di subordinanza individuale assoluti, retaggi di feudalesimo e ancora, clientelismo, che tendono a coprire ogni possibile errore medico o infermieristico.
    Ci sono altre cause ovviamente che debbono ricondursi alla generale arretratezza del sud ma anche queste si debbono ricondurre al tipo di rapporti interpersonali (clientelismo e sudditanze).
    Per questo ogni lotta per ilmiglioramento del livello di vita nel sociale deve passare attraverso una feroce e, direi, mortale, lotta alla corruzione. Ma... da questo orecchio la sinistra non ci ha mai sentito, ed e' facile intuire il perche', con l'eccezione delle chiachiere sulla questione morale di Berlinguer. Parole, parole parole... 24-09-2009 02:00 - murmillus
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