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FUORIPAGINA
29/09/2009
  •   |   Andrea Palladino
    Quei fusti griffati sulla nave dei veleni

    È buia la stiva della motonave da cargo Zanoobia, ottantuno metri di lunghezza e la bandiera siriana sul pennone. Una oscurità che diventa improvvisamente pesante, insopportabile, quando i portuali entrano per verificare il carico. Il respiro viene a mancare, e la poca luce che scende in coperta appena illumina le pareti rigate dai liquidi fuoriusciti dai bidoni di ferro, accatastati su tre livelli, legati con corde. Migliaia di fusti, più di duemila tonnellate di scorie velenose, mortali, che hanno girato il mondo per un anno e mezzo. Approdate alla fine - il sette maggio del 1988 - a Genova, in quell'Italia che li aveva spediti per farli sparire verso le mete del neocolonialismo dei rifiuti pericolosi. Zanoobia è uno dei tanti nomi scritti nelle storie delle decine di navi dei veleni che hanno trasportato, grazie ad una rete criminale di mediatori, faccendieri e trafficanti, le scorie del nostro sistema industriale. Un viaggio tortuoso e silenzioso, partito da Massa Carrara un anno e mezzo prima, per approdare di nuovo in Italia dopo aver attraversato il canale di Suez, tre continenti, un oceano ed infine il Mediterraneo.
    Su quei fusti riportati in Italia della Zanoobia è disegnata una mappa agghiacciante. Nomi noti, marchi che valgono miliardi, produttori della nostra chimica quotidiana. Non fabbriche semi clandestine del casertano o laboratori, ma il gotha dell'industria europea. Ogni fusto ha un'etichetta, un nome di un produttore. Quasi sempre ha anche un indirizzo di provenienza, rimasto intatto dopo il viaggio alla ricerca di un posto dove scaricare. Una mappa di provenienza delle scorie - mandate agli organizzatori dei viaggi dei veleni - che a distanza di anni riappare dalle carte processuali.
    La fonte è assolutamente ufficiale. Dopo lo sbarco della nave il Tribunale di Genova chiese di effettuare una perizia sui 10.500 fusti stoccati nella stiva della Zanoobia. Incaricato del compito fu Sergio Mattarelli, che elencò le 140 aziende europee e statunitensi con i nomi stampati sulle etichette. Un documento finito poi in un processo civile - il cui appello è oggi ancora in discussione - dell'avvocatura dello stato contro i produttori delle sostanze ritrovate sulla nave. Le aziende rappresentano una buona fetta del Pil italiano: si va dalla Pirelli alla tristemente nota Acna di Cengio, dalla Farmoplant alla Enichem, solo per citare i nomi più noti. Ma i rifiuti non erano solo italiani, confermando il sospetto che la rete di smaltimento illegale coinvolgesse l'intera Europa. Nelle etichette erano ben visibili i nomi di industrie tedesche (come la Basf), olandesi (la Delfzijl Polymer), belghe (la Dow corning) e inglesi (la Ici). Un posto di rilievo lo avevano alcune aziende multinazionali Usa, come la Monsanto ed altre fabbriche della costa est. In totale l'elenco stilato a Genova dal perito del Tribunale è composto da 140 nomi.
    Non tutte le aziende, però, sono finite nell'atto di citazione preparato dall'avvocatura dello Stato, per conto della Protezione civile che gestì l'emergenza all'epoca, nel maggio del 1995, ovvero sette anni dopo lo sbarco della Zanoobia. Il documento - che ha dato origine ad una serie di processi civili davanti alla I sezione del Tribunale di Milano - chiedeva ai produttori delle sostanze di rimborsare i 16 miliardi di lire spesi per lo smaltimento dei rifiuti tossici sbarcati dalla Zanoobia. Delle 140 aziende nominate nella perizia nell'atto di citazione vengono chiamate in giudizio trentotto ditte. Una parte dell'originario elenco era stato depennato perché le etichette si riferivano ad aziende venezuelane che avevano semplicemente fornito i contenitori per reinfustare parte dei rifiuti sbarcati a Puerto Cabello, durante il lungo e complicato viaggio della Zanoobia. Ma alcuni nomi - soprattutto di aziende non italiane - sono semplicemente spariti. Le vie del diritto civile sono, come è noto, spesso oscure ai più. Nulla di fatto dal punto di vista penale, perché nessuno è stato processato. La corte di appello di Genova il proscioglimento per prescrizione dei reati ambientali. E nessun magistrato, d'altra parte, ha contestato i reati più gravi che potevano bloccare i termini per l'estinzione del procedimento, nonostante le tantissime denunce presentate tra il 1987 e il 1988 sulla vicenda.
    Esisteva, dunque, quella via clandestina dei rifiuti industriali, denunciata con vigore dalle associazioni ambientaliste. Per la vicenda Zanoobia i mediatori sono aziende ben conosciute nel settore. Il principale broker - citato in giudizio civile con le aziende produttrici - è la Jelly Wax di Renato Comerio, la stessa azienda che sempre tra il 1987 e il 1988 organizzò l'esportazione di altri rifiuti tossici verso il Libano. C'è poi la Ambrosini di Genova, che aveva fornito i contatti per il primo approdo del carico dei 10.500 fusti arrivati a Genova, partiti da Massa Carrara nel febbraio 1987 con la motonave Lynx. Ambrosini aveva garantito uno smaltimento «a norma» a Gibuti, nel corno d'Africa, non lontano dalla zona di Bosaso dove Ilaria Alpi aveva cercato notizie su altre navi - ma su traffici simili - nel 1994. Aziende protagoniste della stagione delle navi dei veleni, mai condannate, con processi che si sono persi nei tempi della prescrizione.
    Le uniche tracce processuali rimaste - che però definiscono con chiarezza la catena delle responsabilità - sono chiuse nel lunghissimo processo civile, arrivato a sentenza di primo grado nel 2006. «Risulta che la Jelly Wax ha ricevuto, tra la fine del 1986 e l'inizio del 1987 - scrivono i giudici della prima sezione civile di Milano - rifiuti speciali o tossico nocivi da diverse aziende italiane». È l'inizio di un lungo viaggio, il cui racconto spiega il funzionamento della rete internazionale dei broker di rifiuti. Un viaggio che vale la pena oggi ripercorrere a ritroso.
    (1 - continua)

     


I COMMENTI:
  • belle inchiesta, sarebbe stato più bello leggere non di prescrizioni e sparizioni di nomi, ma di giudici rapidi e alacri, il diritto civile, va solo applicato, e sarebbe semplicissimo e lineare, basta volerlo applicare... 30-09-2009 23:37 - marista
  • Salve,
    semmai vi sarà un processo contro i "responsabili" di questo ennesimo traffico di rifiuti tossici, le associazioni ambientaliste italiane farebbero bene a costituirsi parte civile in modo da potere chiedere un risarcimento dei danni prodotti all'ambiente. E' accaduto in Francia, dove, l'anno scorso, le associazioni ambientaliste hanno ottenuto una somma importante a titolo di risarcimento da Total, una cui petroliera si era arenata non lontano dalle coste francesi, producendo la "marea nera" che per lungo tempo aveva rivestito sia la costa che il fondo marino, provocando la morte di fauna terrestre e marina.
    I danni sarebbero la prima cosa da verificare, perché quei fusti in fondo al mare non saranno di certo a tenuta stagna. 30-09-2009 13:51 - luisa
  • Vi prego di realizzare un'inchiesta e di richiamare l'attenzione anche sulle indagini della procura di Paola sulla Marlane di Praia a Mare (CS), fabbrica dismessa a metà degli anni '90 lasciando in mezzo alla strada centinaia di famiglie, e che fino ad allora aveva causato la morte di almeno un centinaio di operai alle prese con fumi tossici, tra l'altro sversando in mare di tutto rendendolo non balneabile ed interrando enormi quantità di rifiuti tossici nelle aree limitrofe. Andate a Praia, parlate con gli operai, fate venire a galla la verità, altrimenti ci saranno centinaia di vedov* ed orfan* che non avranno mai la minima opportunità di ottenere giustizia. Confido nella vostra responsabilità. 30-09-2009 12:05 - giacomo
  • diventare vecchi e non perdere la memoria può avere i suoi pregi , mi verrebbe da ridere se ci trovassi il comico in tutto il marcio che sta venendo fuori da queste inchieste , che A DIRLA TUTTA non sono una novità nelle stanze dei palazzi governativi lo hanno sempre saputo ,e anche tutti i partiti dx e sx chesa clero ,mafiA ,INDUSTRIALI,ESERCITO,MARINA ,AVIAZIONE.Perche attorno a tutta questa feccia giostravano inevitabilmente i galoppini, gli opportunisti , gente di malaffare e gente normale che per loro rappresentava lavoro ,sporco ma sempre lavoro, possibile che nessuno raccontava a casa oppure all'amico cosa stava succedendo ? suvvia una botta di dignità riconosciamici siamo italiani, siano quelli che votano il duce quelli che pregano il papa quelli che fottono le tasse ,quelli che mettono i rifiuti tossici nel proprio giardino ,quelli che vogliono il nucleare ,quelli che vogliono le missioni di guerra a casa d'altri e ben retribuiti , per poi farne degli eroi da morti , potrei continuare ma tanto e inutile in questa società di merda dove la legge sta alle spalle del giudice e non tutela alla pari ricchi e poveri la strada e una sola la legge del taglione , occhio per occhio dente per dente, un suggerimento per coloro che si cimentano ad rappresentanti del popolo , sappiano che verranno passati per le armi se trovati colpevoli di tutti quei reati che possaano avere recato danno alla nazione , mi sembra il minimo voglio vedere alle pressime elezioni ......tanto non cambia gli italioti rivoteranno il nano sexsi aveva ragione Bocca la sinistra e morta e per mano dei suoi stessi figli bastardi . ulisse 29-09-2009 21:23 - ulisse rossi
  • NELL'AUGURARCI che UN GIORNO SI PRENDA COSCIENZA di TUTTO CIO' CHE SI SVERSA in MARE e SULLA TERRA FERMA SOPRATUTTO al SUD ITALIA, nell'OMERTA' di TANTI e nell'IMPUNITA' di POCHI...ORAMAI I VELENI li ABBIAMO SOTTOCASA (o SCUOLA).
    NON FERMATEVI MAI CON LE VS INCHIESTE CHE PUTROPPO SPESSO i GOVERNI METTONO a TACERE CON LE BUONE o LE CATTIVE...
    (Sempre nei CUORI Ilaria e Miran)!!!!! 29-09-2009 18:46 - BARBAPAPA'
  • Gli industriali hanno bisogno della nostra mafia calabrese o siciliana che sia, si servono della ignoranza e dell'inciviltà che hanno quei poveri cervelli dei mafiosi, privi di coscienza, di moralità, ma carichi di spafalderia, di egocentrismo e ritardo sociale, ma in genere i vecchi industriali del nord, sono anche loro dei poveri arricchiti, ignoranti, si sono arricchiti per via dello sviluppo economico, per via di un colpo di fortuna, ma non è che avevano un cervello migliore dei delinquenti del sud, non sanno neanche la parola "atomo" cosa sia.Non dico tutti, ma in tanti di coloro che si sono permessi di fare scaricare le sostanze nocive nel mare del sud, veramente sono dei vermi ignoranti, degli incivili, dei mostri. Io sono calabrese e sono stata vitttima negli anni 90 di un tumore al cervello, eppure sono cresciuta in un ambiente limpido, invece era marcio di veleni nascosti, spaccherei io il cervello a chi ha fatto questi danni irrimediabili. Se la mafia ora si convertisse, riportando tutti quei fusti nelle case dei dirigenti che hanno contrattatato quegli sbarchi, versassero nei loro giardini quei veleni, nei loro piatti di porcellana, nei bicchieri di cristallo,che usano le famiglie ancora nobili del nord. Quando negli anni 90 studiavo a scuola e leggevo che la nobiltà era crollata, finita, che non esisteva più, invece ora che sono a milano ci sono ancora " i conti" " le baronesse", " le contesse", " i principi". Io sono rimasta scioccata quando ho sentito al telefono una chiamata: "mi passi il conte Carlo Alb... " pensavo che "conte" fosse un cognome, ma in rubrica non lo trovavo, invece era un aggettivo nobiliare, questo nel 2002 a milano....Poi dicono che il regime dei Borboni è giù a napoli e nelle due sicilie, ma scherziamo. Questo per dire, noi in calabria siamo indietro, siamo ignoranti, siamo mafiosi, siamo ritardati o altro, ma al nord, non è che brilla chissà quale evoluzione o coscienza sociale. Anzi questi rifiuti tossici dimostrano come il nord si serva e tiene viva la mafia del sud, come ne fa "uso e getta" e quei coglioni del sud, i miei paesani li servono danneggiandone poi il proprio territorio, ma un pò di difesa, un pò di orgoglio, un pò di morale, solo servi per un rimborso in denaro, che stronzi, questi mafiosi, molto scemi e deboli. Ma quesi ricchi industriali che hanno fatto versare questi rifiuti nel mare, con il risparmio che ne hanno ricavato, cosa se ne fanno dei soldi risparmiati, che cazzo se ne fanno di tutti quei soldi in banche, ma non lo sanno che muoiono anche loro, ma tutto questo volersi arricchire danneggiando gli altri, ma a che serve, non è che mangiare nei piatti di porcellana cambia il piacere della vita, ma cosa credono di superare con i soldi. Eccoli che per dare vita e umore alle lore ore devono anche sniffare, ma questa non è una goduria originale, no', è una goduria artificiale, falsa, pensano di essere felici, di godere, ma sono nello squallore dell'insoddisfazione. Vergogna a tutti coloro che si sono arricchiti danneggiando gli altri, che la mia maledizione sia nociva come le tracce radiottive che hanno fatto scaricare nel mio dolce e profondo mare della costiera cosentina. Non posso dire, grazie per questa discarica, grazie per aver inquinato il mare, come posso, assolutamente devo solo dire maledetti uomini, maledetti demoni, maledetti falsi, maledetti. Io per tutta la vita porto con me il danno neurologico, ahh per colpa di questi danni alla natura, posso solo augurare un danno peggiore a chi ne è complice e colpevole. 29-09-2009 18:24 - miri
  • Una grandissima pagina di giornalismo inchiesta. Qualla sparita dai media comprati o ricattati dal Nano. Abbiamo un grande bisogno di queste informazioni e di questo giornalismo di grande capacità descrittiva e assolutamente sempre documentato.
    Un grazie speciale ad Andrea Palladino e al Manifesto.
    La speranza di noi che resistiamo è molto confortata dal sapere che qualcuno tra i media resiste con noi. 29-09-2009 18:10 - wallace
  • Ma come è possibile che spariscano tante navi e nella stessa zona, e nessun ente di vigilanza se ne sia accorto?
    Domanda retorica, ovvio. Quindi tutti i governi degli ultimi anno erano complici, e e gli enti pubblici di vigilanza non hanno fatto il loro dovere. Oppure non ne sno capaci, e in tutti i casi sono soldi buttati. 29-09-2009 17:01 - gatto rosso
  • Bellissma inchiesta, bisognerebbe farla girare, diffonderla, passarla agli industriali così sensibili nei confronti dei traffici della criminalità organizzata... BRAVI! 29-09-2009 13:16 - lorenzo
  • che dire.Il fatto che organizzazioni che sfiorano istituzioni riescano a fare questo e ad essere coperte dalle istituzioni stesse e che solo per un buon lavoro giornalistico vengano fuori queste terribili verità,dà il senso della misura di malaffare e corruzione.Con tutta la mia stima per chi continua a provare a vigilare in un mondo incline solo al profitto,un rinnovato elogio a tutti i giornalisti di ieri e di oggi che fanno sì che queste verità giungano a noi 29-09-2009 01:20 - valter
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