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FUORIPAGINA
29/09/2009
  •   |   Luciano Del Sette
    Fotografi senza rete

    La notizia è comparsa qualche giorno fa, senza molta evidenza, su alcuni quotidiani, ed è rimbalzata, anche qui in sordina, sulla Rete: Grazia Neri, la prima agenzia fotografica italiana, quarant’anni di attività, è in liquidazione. La chiusura evidenzia le ripercussioni della grande crisi economica dell’editoria (con riduzione delle pagine e dal calo dei flussi pubblicitari) sulle realtà professionali ad essa parallele; testimonia come l’alternativa del web alla carta stampata navighi nella mancanza di regole e nella timidezza delle scelte; fa emergere quanto sia ancora acerba la figura del “fotografo multimediale”.

    Michele Neri, che da qualche anno aveva sostituito al timone dell’agenzia la madre Grazia, conferma nella crisi dell’editoria, particolarmente violenta dal 2008, la principale causa scatenante dei problemi. “È venuta a mancare, via via sempre di più, la funzione dell’agenzia quale tramite commerciale fra le storie prodotte e la loro diffusione sulla carta stampata”. La crisi, secondo Neri, non coinvolge il ruolo e la funzione del fotogiornalismo, che gode di buona salute: “Chi sta male è il meccanismo di vendita, fruizione, propagazione. Oggi i giornali italiani comprano meno foto e le pagano meno; molti poi si affidano, per motivi di budget, alle immagini delle agenzie di stampa per quanto riguarda la stretta attualità. È crollato l’equilibrio economico indispensabile per poter creare o commercializzare lavori con alle spalle impegno e investimenti”.

    Si dice che il nuovo fotogiornalista dovrà essere multimediale. “È così. Chi prepara e studia un servizio, sa come muoversi, deve diventare il raccoglitore completo di una storia. Deve saper acquisire l’audio, girare buoni video, scrivere, per documentare l’evento con ogni mezzo possibile. Ma gli investimenti sul web da parte dell’editoria sono bassissimi; non esiste, almeno per ora, la volontà di riproporre in rete il livello qualitativo dei servizi fotografici che venivano pubblicati sulla grande carta stampata. La multimedialità consentirà, comunque, ai fotografi, di rivolgersi non soltanto ai giornali, ma di trovare altri partner: Ong, fondazioni, sponsor, per creare un evento, o dare a una storia la sua giusta visibilità”.

    Con la chiusura di Grazia Neri, la Contrasto di Roberto Koch, nata a Roma in tempi più recenti, rimane l’unica grande agenzia italiana. Contrasto ha investito da sempre su una politica di diversificazione: accanto all’agenzia vera e propria ha messo in piedi una scuola di fotografia a Milano, uno spazio espositivo che opera anche come galleria d’arte, una casa editrice. Koch, sul fotogiornalismo, fa alcune distinzioni. “Vedo una sostanziale differenza tra la quotidiana copertura fotografica degli eventi, che ha raggiunto ormai velocità incredibili e prezzi stracciati, e gli autori che vogliono esprimere il proprio punto di vista attraverso progetti. Questi autori, nella complessità sempre maggiore del mondo, continuano ad essere indispensabili per comprendere e conoscere. A sostenerli, possono intervenire organizzazioni, istituzioni, privati. In tale direzione va buona parte del nostro lavoro”.

    Non è soltanto la crisi dell’editoria, secondo Koch, a dettare la nuova figura del fotogiornalista, che “Sarà sempre più legata all’evoluzione tecnologica e digitale, all’interazione con altri linguaggi, in grado di allargare l’offerta. Una professionalità che va, però, riconosciuta economicamente. Oggi, sulla Rete, molto lavoro viene per lo più considerato a titolo gratuito”.

    Quando la parola passa dalle agenzie ai fotografi, il discorso sostanzialmente non cambia. La crisi dell’editoria ha avuto conseguenze pesanti per tanti professionisti, costretti a fare i conti, in senso letterale, con un mestiere sempre meno remunerativo. Fausto Giaccone: “Neppure i giornali importanti danno più committenze, perché non hanno i mezzi per farlo. O forse hanno deciso di tagliare sui compensi esterni (lo stesso discorso vale per chi scrive) piuttosto che da altre parti. Il mercato che regge è quello delle immagini di gossip, per il resto si abbassano i prezzi, accontentandosi di una minor qualità. In più, il digitale ha sicuramente reso facile fare foto accettabili per servizi di poca o media importanza”. Anche Giaccone vede nei finanziamenti istituzionali l’unica alternativa concreta per realizzare progetti di livello.

    Secondo Isabella Balena le diversificazioni e le produzioni di Contrasto sono la strada giusta, accanto a una struttura d’agenzia agile e leggera che permetta di seguire i cambiamenti enormi e velocissimi delle tecnologie e rimanere sempre sul mercato. “Vale anche per il fotografo singolo: stare dietro alle innovazioni, all’attrezzatura che cambia in continuazione, doverne sapere di stampa e di interventi grafici, entrare in internet senza essere pagati, ha precipitato la nostra professione in un contesto totalmente deregolamentato da prezzi spesso assurdi, soprattutto verso il basso”.

    Ancora il digitale sul banco degli imputati. “Non ha bisogno di grande qualità di attrezzatura, e se sei bravo in post produzione riesci a dare un prodotto dignitoso. Così il mercato dei fotografi si è saturato e i compensi sono scesi moltissimo”. I tagli riguardano anche i tempi di produzione. “Oggi pensare di stare fuori un mese per realizzare un lavoro è impensabile. Devi risolvere tutto in pochi giorni, a scapito del risultato finale”. Il futuro della foto d’autore? “Esiste solo se sei ricco e puoi permetterti di stare via quanto ti pare; oppure trovare chi, fondazioni e organizzazioni, finanzia il tuo progetto”.

    Tano D’Amico, firma storica del reportage sociale, lancia una provocazione. “Forse mi daranno tutti quanti addosso, ma io sostengo che le grandi agenzie fotografiche chiudono perché hanno fatto un lavoro che non serve a niente. Dalla fine della seconda guerra mondiale la stampa ha ingannato il Paese. Questo concetto è espresso da una stupenda mostra curata dal fotografo Uliano Lucas sul reportage in Italia. Agenzie e stampa hanno distratto i lettori dal mondo, dai problemi, dalla storia reali”. Il dibattito è quanto mai aperto.


I COMMENTI:
  • il discorso che e' riferito da articolo di grande crisi dell'editoria con tutti i computer che ci sono in giro e' campata in aria certa gente come me compra solo su internet certo e' commercio globale al mercato pubblicitario interessa meno perche' libero e globale www.shivanet.wordpress.com www.shivacommercialcenter.wordpress.com 03-10-2009 05:49 - Shivasun
  • Sono d'accordo con Tano D'Amico, ho visto a Torino la mostra di Lucas e per questo sposterei il tiro dalle agenzie all'editoria: come è già successo in passato, pagare di più gossip fotografici piuttosto che reportage di fotogiornalismo d'inchiesta ha avuto il suo peso, specialmente nell'educazione della maggior parte dei lettori. Il fatto che oggi le tecniche digitali permettano a molti di più quello che una volta era concesso a pochi è un bene, che i lettori non sappiano andare oltre la foto, e distinguerne la bontà del lavoro che ci sta dietro è grave. 30-09-2009 14:19 - Christian
  • non c'è nulla da fare! è finita un'epoca
    Ci si spostava in bici, poi sono arrivate le auto... 30-09-2009 00:32 - matteo
  • certo che ha ragione Tano e dico di più Contrasto avrà anche fatto la scelta giusta ma i libri che pubblica chi s eli può permettere? 29-09-2009 20:03 - claudiotesta
  • Hai ragione Tano!
    Le agenzie hanno sempre tirato al guadagno veloce e subito.A loro non e´mai interessato creare opinione, dare vera informazione.A ,me non interessa assolutamente niente che vadano in bancarotta!
    Io vengo a Roma tra poco Tano dimmi se
    e dove ti posso trovare.
    Sono Nino Monastra di Stoccolma e ti
    do un abbraccio. 29-09-2009 18:36 - Nino Monastra
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