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Angela Pascucci
La Cina festeggia, molti cinesi no
Le celebrazioni per i 60 anni della Repubblica popolare cinese avranno oggi la loro apoteosi nella grande parata militare che, percorrendo la Chang’an Jie, il viale della Pace eterna, raggiungerà piazza Tiananmen dove sfilerà davanti a 30mila invitati accuratamente prescelti. Mentre carri armati e mezzi pesanti avanzeranno flotte di aerei da guerra e elicotteri d’assalto sfrecceranno nel cielo, che si spera limpido e azzurro. Ogni nuvola sarà bombardata da speciali ordigni per dissolverla. Subito dopo la parta militare, la maestosa sfilata civile composta da 100 mila cittadini con 60 carri allegorici, seguiti da circa 80mila ragazzi delle scuole elementari e medie.
Non potrà partecipare Qi, bambina di 11 anni, figlia del dissidente Qi Zhiyong, alla quale le autorità hanno impedito di essere presente insieme al resto della sua classe. E pensare che lei lo desiderava. Come è prassi nelle grandi occasioni dissidenti, attivisti per i diritti umani e altri soggetti ritenuti pericolosi sono stati costretti agli arresti domiciliari, mentre altri hanno dovuto lasciare la città. Il governo ha esortato anche i 15 milioni di abitanti di Pechino a starsene a casa e guardare lo spettacolo in tv. Agli abitanti delle case che si affacciano sul percorso della parata è stato intimato di non affacciarsi, pena essere cecchinati da tiratori scelti. Ai cittadini sarà permesso solo di partecipare alle manifestazioni collaterali in programma in diversi parchi della capitale. Alla vigilia della celebrazioni, il centro di Pechino era un luogo fantasma. Le forze di sicurezza lo hanno completamento bloccato. La città proibita è inaccessibile. Una vasta zona intorno a piazza Tiananmen, di solito pulsante, era semideserta. Tutti gli alberghi e i ristoranti che si trovano sulla Chang’an Jie sono stati chiusi. Tutta l’arteria che taglia la capitale in due, da est a ovest, è pattugliata dalle squadre speciali, le Swat, con le loro divise nere di foggia fantascientifica. Un fantasmagorico programma di fuochi d’artificio, ideato e diretto dal famoso regista Zhang Yimou, chiuderà con mezz’ora filata di pirotecnie la giornata. Si chiuderanno così le celebrazioni dei 60 anni ma anche un anno di anniversari sensibili e di eventi interni e internazionali che hanno a messo a dura prova la capacità di governo dei vertici cinesi. Dalla crisi finanziaria ed economica globale alle rivolte interne. Il Xinjiang sconvolto da rivolte sanguinose, ma anche la ribellione delle famiglie dei bambini avvelenati dal piombo e di quelli morti sotto le macerie delle scuole di cartapesta in seguito al devastante terremoto che ha colpito il Sichuan nel maggio del 2008.
Il Manifesto in edicola giovedì 1 ottobre conterrà uno speciale di tre pagine dedicato all’anniversario.
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PS: se Mao fosse stato quel sanguinario che le democrazie occidentali e i benpensanti della sinistra dipingono, Deng Xiaoping non avrebbe di certo ripreso il potere.
La stessa cosa vale per Lenin che scuso' il traditore Stalin.
La sinistra perdona e la destra massacra. 01-10-2009 01:34 - murmillus