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Cinzia Gubbini
Assolta la Cap Anamur salvare vite non è reato
Assolti con formula piena, perché il fatto non costituisce reato. Non è reato, cioè, salvare vite umane in mare. Per fortuna. Si conclude così dopo cinque anni la vicenda della Cap Anamur, la nave appartenente all’omonima associazione tedesca che nel 2004 trasse in salvo in acque internazionali 37 migranti che si trovavano su un gommone in avaria. Per quelle persone, che volevano chiedere in Italia il diritto di asilo e non gli fu concesso, il dado è stato tratto tanti tempo fa: furono tutti espulsi. Una pena esemplare. Il presidente dell’associazione Elias Bierdel, il capitano della nave Stefan Schmidt e il primo ufficiale Vladimir Dachkevitce finirono invece alla sbarra (e per quattro giorni in carcere) con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ieri il tribunale di Agrigento - presieduto da Antonia Sabatino -li ha riabilitati: avevano ragione loro, l’Italia avrebbe dovuto permettere l’attracco alla nave che aveva soltanto compiuto un atto umanitario, oltre che obbligatorio per le leggi del mare e quelle internazionali.
L’Italia, allora guidata dal secondo governo Berlusconi, mostrò invece la faccia feroce. A dirigere le operazioni fu il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, su indicazione però dell’intero governo che vide nella vicenda della Cap Anamur un’occasione per aprire la strada ai respingimenti facili. Quello che accade in quei 21 giorni rappresentò una svolta nella politica migratoria del governo, che in questi ultimi mesi ha conosciuto il suo compimento dopo il patto con la Libia. Era il 2 luglio del 2004 quando la nave umanitaria - che prima di incrociare i migranti era diretta in Iraq, carica di aiuti - fu bloccata dal governo italiano al limitar delle acque nazionali, a 17 miglia dalla costa. La nave aveva chiesto la possibilità di attraccare, gli fu negato in modo eclatante: furono schierate due motovedette della guardia costiera, il cielo fu sorvolato da elicotteri per giorni. Una situazione mai vista. La vicenda si trasformò immediatamente in un caso politico. Verso Porto Empedocle si riversarono giornalisti di diversi paesi. Si mise in moto la solita macchina diplomatica: braccio di ferro tra Malta e la Germania (che secondo il governo italiano avrebbero dovuto accogliere la nave) e l’Italia. Cominciò anche una campagna al massacro contro Bierdel e la sua associazione: senza tanti giri di parole furono accusati di aver salvato quelle 37 persone soltanto per farsi pubblicità. E questa è stata la tesi sostenuta dai pubblici ministeri Santo Fornasier e Gemma Miliani per tutta la durata del processo. Soltanto il 12 luglio, alla fine di estenuanti trattative e con una situazione a bordo ormai intollerabile, fu concesso l’attracco. Ma la sorpresa fu amara: Bierdel, Schmidt e Dachkevitce vennero ammanettati. Gli immigrati furono trasferiti in centri di detenzione. Si dichiaravano sudanesi, ma vennero tutti espulsi verso il Ghana. Si salvarono solo in due.
A ricordare quanto accade in quei giorni, ha ragione Elias Bierdel a dire: «C’è poco da essere allegri». E’ stato questo il suo commento, ieri, dopo la lettura della sentenza: «Siamo stati sotto processo per cinque anni, soltanto per aver salvato delle vite umane», ha aggiunto. Ma in realtà ieri è stata festa, per i tre imputati assolti, per gli avvocati difensori che si sono battuti senza sosta per cinque anni, per le associazioni italiane e tedesche che in questi giorni hanno colto l’occasione della sentenza per tornare a manifestare per i diritti dei migranti. «Finalmente è stato stabilito un principio di diritto: salvare vite in mane non è un reato, ma un obbligo. In tribunale abbiamo persino portato l’esempio di alcune tavolette fenicie che richiamano questo principio», commenta l’avvocato Liana Nesta, del collegio dei difensori. «È una bella pagina della giustizia italiana ed è importante che sia stata scritta dallo stesso tribunale che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sulla norma che incrimina il soggiorno illegale degli immigrati», ha detto Giuseppe Arnone, un altro dei difensori. «Si conclude una vicenda vergognosa. Chi salva vite umane va encomiato e premiato, non processato», ha commentato invece il responsabile immigrazione dell’Arci, Filippo Miraglia. «Sollievo» per il proscioglimento è stato espresso anche dal Consiglio italiano dei rifugiati.
«Penso a quanti soldi sono stati spesi per questo processo, che avrebbero potuto salvare vite umane», ha commentato il capitano Schmidt. Il suo pensiero sarà andato anche alla nave, bloccata per cinque anni nel porto siciliano. Ieri è stata finalmente dissequestrata. Dentro c’erano centinaia di vaccini e medicinali. Tutti da buttare.
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Certo che il cervello di questo Andrea, andrebbe revisionato dallo sfasciacarrozze. Questo simpaticone ci sta dicendo che quei poveracci dovevano andarsene a fondo, come è successo a 600 altri solo marzo scorso, guai se poi li lasciamo arrivare sulle coste. Siamo già così PIENI DI MAFIOSI, PIDUISTI, CAMORRISTI, LEGHISTI e POLITICI CORROTTI, che proprio non c'é spazio per costoro... Prendete nota di che buffoni diano voce alle destre. 08-10-2009 17:41 - Graziano
Alberto 07-10-2009 22:36 - Alberto Ara