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FUORIPAGINA
11/10/2009
  •   |   Catrin Dingler
    Le armi pericolose di un potere senza eros

    Tre sale piene, e anche le scale debordanti. Donne per due terzi, di tre generazioni diverse, dalle femministe "storiche" alle studentesse. Ma anche molti uomini, giovani e meno giovani, alcuni allenati al rapporto con la politica delle donne nei gruppi di autocoscienza maschile come "Maschile plurale" che si sono aggregati nell'ultimio decennio. E' stata davvero straordinaria la partecipazione all'incontro su «Sessualità e politica nel post-patriarcato» promosso ieri alla Casa internazionale delle donne di Roma da Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa sulla base del testo pubblicato sul manifesto del 26 settembre (ora in www.ilmanifesto.it). Ascolto attento, malgrado l'affollamento: sarà stato la scossa del caso-Bindi. O piuttosto per il sollievo di potersi riappropriare di un discorso fin qui troppo «sequestrato» dai massmedia. Dominijanni e Boccia lo dicono in apertura: si tratta di tornare a declinare il discorso su sessualità e politica, da cui partì il femminismo degli anni 70, in un momento in cui la scena politica e mediatica ce lo ripresenta nei termini rovesciati dello scambio fra sesso e potere. Nessun «ritorno» agli anni '70 però; piuttosto, l'uso del sapere guadagnato nel femminismo per mettere a fuoco il rapporto fra i sessi oggi, in quello che il testo di convocazione dell'incontro definisce «post-patriarcato».
    Questo è un primo punto di dibattito. Perché per alcune,invece, nel Berlusconi-gate il patriarcato colpisce ancora: dominio maschile, subalternità femminile. Ma lo schema non torna, è già frantumato dai gesti di ribellione di donne come Veronica Lario e Patrizia D'Addario. Bisogna allora intendersi sui termini: «La legge del Padre - spiega Boccia - è in crisi, non fa più ordine. Che ne è della politica, e che ne è della sessualità, in questa situazione? Resta un potere maschile senza autorità, pericoloso». Resta, come dice Paola Bono citando Lacan, «il padre osceno» che non fa legge, ma ci spinge solo a violarla. Resta, come dice Pitch, il «celodurismo» di Bossi, la «miseria del maschile» di Berlusconi.
    Uomini in crisi di identità. Ne parla Stefano Ciccone: è difficile distinguersi dal modello di virilità oggi al potere «senza essere accusati di invidia o di moralismo». E lo scambio fra sesso e potere non riguarda solo la politica, impronta anche le relazioni personali. Perché, aggiunge Alberto Leiss, «Il rapporto col potere rimane costitutivo dell'identità maschile». Ma senza la forza di un tempo: «Quello che stiamo vedendo nella telenovela di palazzo Grazioli è un corpo maschile di totale insignificanza simbolica, che diventa solo un'arma offensiva, senza eros»(Rosetta Stella).
    Slittamenti fra personale e politico: c'è una degenerazione, di certo un terremoto, che attraversa tutti e due i campi. Che genera, dice Francesca Izzo, una «rabbia sorda» in chi ha visto altre stagioni della storia d'Italia. La politica è la grande accusata, e non solo di Berlusconi. «La sinistra non c'è più», constata senza mezzi termini Cecilia D'Elia (vicepresidente della provincia di Roma, di Sinistra e libertà). E quella che c'è, «deve riguadagnarsi il credito delle donne», incalza Luisa Muraro. Anche perché si è spezzato un legame che in altre stagioni si è tentato di intrecciare, fra donne fuori e dentro i partiti: «il comportamento delle donne dei partiti è diventato», per Alessandra Bocchetti, «scandalosamente inutile e insignificante». Perché, sostiene Bianca Pomeranzi, si è attestato su una «politica di genere» spartitoria e senza frutti.
    L'altra grande accusata è la tv, la politica dell'immaginario berlusconiana, anch'essa priva di anticorpi nella cultura di sinistra. L'immagine degradata del femminile è potente e invasiva. Ma non basta, secondo Raffaella Lamberti e Maria Nadotti, a cancellare la realtà delle donne, che non è fatta solo di tv. Anche se Maria Rosaria Stabile, della Società delle storiche, chiede: dov'eravamo, dov'era il femminismo mentre questo modello si imponeva?
    Si ritesse un filo di discorso. Secondo Francesca Brezzi e altre, bisogna però trovare altre forme di visibilità: piazza e istituzioni. Si vedrà. Ma intanto, sintetizza Grazia Zuffa, abbiamo messo in comune più di un punto. «E' già politica», direbbe Carla Lonzi.


I COMMENTI:
  • vorrei segnalare la nostra iniziativa:
    www.donnepensanti.net
    Silvia Cavalieri 04-01-2010 13:07 - Silvia Cavalieri
  • Ho partecipato sabato 10 all'iniziativa a Roma.Quanta autorefenzialità dalle femministe storiche! Se vogliamo far rinascere interesse e risveglio femminista nelle giovani donne (l'età media di sabato era sui 50)dobbiamo scendere sulla terra e mettere un po' da parte la filosofia. E' post patriarcato(titolo dell'iniziativaa) va bene se vogliamo chiamare così cose antiche come le cooptazioni di donne in politica, nel sindacato, nel lavoro precario in cambio di sesso. Chiamiamolo come ci pare , ma ridiamo alle donne la cosapevolezza che non è tutto come appare nella trasmissione di "Uomini e donne di Maria De Filippi.Fa schifo ma il modello per giovani è ormai quello! 12-10-2009 15:39 - camilla
  • Credo che il video del convegno vada sul sito women.it della Libreria delle donne di Bologna a cura di Cristina Comperini 12-10-2009 12:02 - Carla
  • Occorre ripartire da qui, moltiplicare queste occasioni di incontro, riprendere voce e riprendersi la parola sui media.
    Forse è tempo per invertire la parabola del ciclo nel mettere in discorso (e in agenda) sessualità e politica. 12-10-2009 11:54 - Luisa Valeriani
  • aggiungerei alla richiesta precedente quella di trovare una continuità di azione.mi piacerebbe che si formasse un gruppo che mantenesse i contatti e coordinasse tutte queste anime, che si ricreasse una rete di relazione-informazione. c'è necessità di muoversi in comune e non spinte da urgenze-emergenze ognuna aderendo a varie iniziative,o aderenti al proprio ambito, che rimangono un pò isolate e, quindi non riescono ad avere un'incisività.alma 12-10-2009 10:33 - alma
  • Il vostro impegno a ritessere il filo di un discorso sul rapporto tra potere e discriminazione di genere è sicuramente apprezzabile....Anch'io condivido la necessità di pubblicare o continuare a pubblicare interventi sull'argomento...Bisogna però andare più in profondità, travalicare gli steccati di qualsiasi forma di appartenenza politica, per rendersi pienamente conto di quanto forte e diffuso sia il pregiudizio maschile nei confronti delle donne al "potere"...lo dico da maschio trentenne, che ha conosciuto il modo con cui politici (di sinistra, "radicale" tra l'altro) si rapportano quotidianamente con le "loro" donne...
    La strada dell'emancipazione femminile ( e, mutatis mutandis, anche maschile) deve passare a mio avviso attraverso l'analisi critica di quanto è stato incisivo il movimento di emancipazione degli anni '70, ponendosi domande sul rapporto tra maschio e femmina, sul perchè ancor oggi le donne tendono a sacrificarsi o a farsi "da parte" nel loro impegno civile ( spesso perchè indotte a ciò dal loro rapporto con gli uomini)e non da ultimo il raporto tra la partecipazione di genere e politiche familiari... 12-10-2009 09:57 - giovanni
  • Spero abbiano letto il Marchese de Sade o almeno Justine ou les malheurs de la vertu. Lettura importante per capire i rapporti tra sesso e potere.
    Non si puo' sempre riscoprire l'acqua calda. 11-10-2009 23:46 - murmillus
  • Sì, è già politica e mi piacerebbe che gli interventi più significativi venissero pubblicati o su carta o in qualche sito. Oppure sono già stati pubblicati? 11-10-2009 16:04 - patrizia
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