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Guglielmo Ragozzino
I Verdi votano. Sorpresa: vince Angelo Bonelli
Troppo presto abbiamo abbandonato il campo, sabato sera, chiudendo il pezzo per il manifesto di domenica con le parole «I candidati alla presidenza sono Loredana de Petris e Angelo Bonelli. Voteranno in 447 delegati presenti. Il nome di Bonelli ha ricevuto 94 firme, quello di De Petris 247. Vince lei, non vale la pena di aspettare». Valeva la pena, eccome. Nel voto De Petris ha perso e ha vinto Bonelli, con 245 voti contro 231. L’errata convinzione era nata dai numeri. Le 247 firme per De Petris superavano largamente la maggioranza assoluta. I votanti sono poi lievitati a 476, ma l’appoggio previsto (e controfirmato) per De Petris sarebbe stato sempre sufficiente. Nei fatti, però, qualcuno ha firmato per De Petris e poi, nell’urna ha votato altrimenti. Col senno di poi si può ritenere che le 247 firme non fossero una prova di forza, ma il contrario; la richiesta di un impegno esplicito a delegati incerti.
Domenica gli animi non erano pacificati. Alla domanda del cronista: «cosa è capitato?», c’è chi ha risposto con una parola: «Tradimento». Alla richiesta di spiegarsi, ha attribuito la piccola frana nel voto a delegazioni regionali del sud, ancora sotto il controllo di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente del partito dal 2001 al 2008. «Il nostro tentativo era quello di lasciare per sempre alle spalle un periodo travagliato e di costruire un’altra storia di ecologia», in Sinistra e libertà. «Peccato». E’ possibile abbia pesato la gestione infelice del congresso, come il negare la parola a Marco Pannella, dando l’impressione di temerlo e quindi di non ritenere il congresso abbastanza maturo per ascoltarlo; e anche il discorso non rassicurante della candidata di maggioranza.
Domenica i Verdi dovevano votare l’esecutivo, ascoltare gli interventi del neopresidente e di alcuni graditi ospiti esterni. Ne sono arrivati pochi. Primo e più importante Juan Behrend, presidente dei verdi europei che ha promesso ogni aiuto possibile agli italiani senza eletti, quasi fossero la sezione italiana dell’internazionale verde e ha garantito l’appoggio generale all’elezione di Monica Frassoni alla carica di portavoce. L’elezione è prevista per domenica prossima a Malmoe in Svezia.
L’esecutivo è composto da sette persone, come prima. Sono stati eletti Dino Di Palma, Domenico Lomelo, Barbara Cinnatte, Cristina Morelli, Marco Lion, Gianluca Carrabs, Barbara Diolaiti. Di Palma, Lomelo e Lion appoggiavano De Petris, come anche Cinnatte che è stata eletta – si dice – con i voti delle altre mozioni.
Al programma originario si è aggiunta poi la conferenza stampa della mozione sconfitta, l’ex maggioranza di “Il nostro futuro” che aveva candidato Loredana De Petris alla presidenza. Con De Petris parlavano Paolo Cento, ex deputato, Grazia Francescato, portavoce uscente e Fabio Roggiolani, consigliere regionale in Toscana. Più che ai giornalisti, parlavano ai delegati della mozione, interessati a capire il seguito. Tra le loro scontate indicazioni di continuità e riconoscimento di legittimità alla maggioranza, in teoria superflue, ma in pratica inquietanti, faceva capolino dell’altro: «restiamo nei verdi per continuare la battaglia», quindi nessuna scissione o uscita dal partito; rivendicazione degli spazi di autonomia a carattere «federale» richiesti e poi promessi da Bonelli, negli interventi in Congresso, prima e dopo la vittoria; nascita di un’associazione, «Ecologismo» per riunire tutti i verdi orientati a sinistra e i militanti di sinistra orientati al verde. Infine l’invito a una manifestazione in un teatro romano domenica 8 novembre.
Tutto questo assomiglia a un dejà vu incontrato troppe volte, in occasione di una delle tante divisioni della sinistra. Nel frattempo Bonelli, con accenti molto commossi, svolgeva il suo primo discorso da presidente dei verdi.
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questa idea della grande unità a sinistra sta creando soltanto ulteriori divisioni.
anche tra i socialisti molte divisioni e quelli che rimangano come quelli che vanno via hanno come punto di riferimento bettino craxi.
auguri a bertinotti e vendola a presto con bersani.ciao da angelo 13-10-2009 08:33 - angelo
Helmut Kohl diceva che i verdi sono come i pomodori, prima o poi diventano rossi. Quelli italiani non arrivano nemmeno a quel punto. 12-10-2009 21:12 - Marco Daz