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Paolo Gerbaudo
Gordon Brown si vende il tunnel
Che inventarsi per uscire dalle sabbie mobili di una crisi prodotta dalle follie del mercato? Niente di meglio che una bella svendita di beni pubblici ai privati. Questa la soluzione suggerita dal primo ministro britannico Gordon Brown che ieri, nel giorno di riapertura ufficiale del parlamento del Regno Unito dopo la pausa estiva, ha reso noto un piano di privatizzazioni del valore di 16 miliardi di sterline, con cui il governo punta a tenere sotto controllo una spesa pubblica con il deficit schizzato al 10% del Pil: il valore più alto tra i paesi Ue.
Tra le proprietà che il governo vuole cedere al mercato spicca la bretella ferroviaria ad alta velocità tra la stazione di San Pancras a Londra e l’imbocco dell’Eurotunnel, costata allo stato 6 miliardi di sterline. Parte della «lenzuolata» voluta da Brown pure la compagnia proprietaria del sistema di scommesse Tote, il ponte stradale di Dartford sul Tamigi - collegamento strategico tra la capitale e il Sud-est del paese -, il fondo per i prestiti d’onore degli studenti universitari e la quota pubblica in Urenco, una compagnia che si occupa dell’arricchimento di uranio per le centrali nucleari. Illustrando l’operazione ad una riunione di imprenditori, Brown ha affermato che spera di ricavare da queste vendite 3 miliardi di sterline. I restanti 13 miliardi dovrebbero arrivare da cessioni di immobili pubblici detenuti dagli enti locali, il cui patrimonio è stimato in 220 miliardi di sterline. Se il piano andasse in porto, si tratterebbe della più grande ondata di privatizzazioni dopo quelle degli anni ’80, con cui un milione di lavoratori passarono dal pubblico al privato, e milioni di sudditi di Sua Maestà si trasformarono in azionisti.
Critiche e reazioni indignate sono seguite all’annuncio dell’operazione voluta da un primo ministro che si vuole difendere dagli attacchi dei conservatori che lo accusano di aver mandato il Regno Unito sull’orlo della bancarotta. Il Guardian ha parlato di «svendita a prezzi stracciati», mentre i Tory hanno affermato che l’operazione non rimedierà alle perdite del bilancio pubblico. Il responsabile economico dei liberaldemocratici, Vince Cable, ha definito il piano di vendita «un’operazione strampalata» nell’attuale situazione economica. Particolarmente duro il sindacato Rmt che rappresenta lavoratori impiegati per la pulizia dei treni Eurostar che passano sotto la Manica, che ha parlato di un Brown «sull’orlo della disperazione». Forti proteste anche da parte del sindacato dei ricercatori e professori universitari Ucu che ha denunciato che la vendita del fondo dei prestiti d’onore rischia di mettere in forse il diritto allo studio dei tanti giovani che vi devono fare ricorso a prestiti di fronte alla diminuzione drastica delle borse di studio e alla crescita delle tasse universitarie.
In molti dubitano che Brown riuscirà ad ottenere la cifra sperata, dato che aveva già tentato inutilmente di cedere la compagnia di scommesse Tote, quote del fondo per i prestiti d’onore e beni immobili pubblici sin dal 1998. Quello che è sicuro è che questo piano è l’ennesimo segnale che dopo aver superato la fase più critica della crisi finanziaria il mondo politico britannico sembra ansioso di ritornare al dettame neoliberista del meno tasse, tagli alla spesa pubblica e largo ai privati. E con un governo conservatore alle porte invece di tartassare i più ricchi che sono scampati alle conseguenze della crisi, un esangue governo Labour non sa inventarsi di meglio che «svendere l’argenteria di famiglia».
E Ieri Downing Street ha annunciato che il primo ministro restituirà oltre 12.000 sterline di rimborsi per spese di giardinaggio e di pulizia come stabilito dalla commissione indipendenti messa in piedi per fare chiarezza sullo scandalo dei rimborsi gonfiati che ha fatto traballare le istituzioni britanniche nel giugno scorso.
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