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FUORIPAGINA
20/10/2009
  •   |   Astrit Dakli
    Un grattacielo che mette in crisi il Cremlino

    La Russia è capace sempre di stupire. Quando due canali tv nazionali, domenica sera, hanno mandato in onda simultaneamente due servizi di orientamento opposto – uno pro e uno contro il grattacielo di Gazprom a San Pietroburgo – si è capito che per una volta almeno, in un paese dove la democrazia è ancora un concetto molto vago, il potere del denaro sembra aver trovato nella volontà popolare uno scoglio difficile da superare. E dire che in gioco non sono scelte che toccano le tasche della gente né qualche «sacro principio» ideologico ma una pura questione di gusto e di cultura – il mantenimento o la violazione di uno storico e amato «urban skyline».
    L’oggetto del contendere è un grattacielo alto 400 metri da costruirsi ai margini del centro storico di San Pietroburgo; i contendenti sono da un lato un padrone arrogante e strapotente, il monopolio energetico semi-statale Gazprom, intrecciato alle più alte gerarchie del regime, dall’altro la popolazione di una metropoli che da tre secoli si considera (non a torto) depositaria della miglior tradizione culturale del paese. Nel mezzo, delle autorità – locali e federali – abituate ad appoggiare ciecamente tutto ciò che una potenza economica come Gazprom vuole e che si sono trovate prese in contropiede da un’opposizione popolare talmente forte da non poter essere come al solito ignorata.
    Il grattacielo è voluto da Gazprom come sua nuova sede centrale, con il tacito consenso del premier Vladimir Putin, pietroburghese doc, che qualche anno fa fece trasferire il quartier generale del colosso energetico da Mosca alla città baltica, nonché del presidente Dmitrij Medvedev, anch’egli pietroburghese, che di Gazprom è stato amministratore delegato. Nonostante fosse chiaro fin dall’inizio che la popolazione era contraria a vedere un colosso del genere sorgere sulle rive della Neva, a poche centinaia di metri da luoghi di grande rilievo storico e artistico come lo Smolny o il monastero di Aleksandr Nevskij, il progetto è andato avanti a tutto vapore fino a quest’estate: fino a quando, cioè, l’obbligatorio (per legge, nel caso di grandi progetti urbani) «dibattito pubblico» sul grattacielo si è trasformato in una clamorosa manifestazione popolare di opposizione, per giunta trasmessa in diretta da una tv locale.
    Da quel momento, le cose hanno preso a precipitare. E’ intervenuta l’Unesco, che include l’intero centro cittadino nel suo elenco dei «patrimoni dell’umanità» e che considera il grattacielo una minaccia a questo status; sono intervenuti intellettuali russi e stranieri; si sono moltiplicati all’infinito i siti e i blog che conducono una campagna sul web contro il nuovo maxi-edificio; lo stesso ministro federale della cultura Aleksandr Avdeev si è detto contrario alla realizzazione, criticando aspramente il nulla osta dato al progetto dalla governatrice della città Valentina Matveenko (putiniana di ferro) la quale avrebbe il giorno dopo affermato che nulla era ancora deciso e che in realtà il progetto doveva ancora superare diversi esami.
    Grossa bugia, perché i lavori in realtà sono già iniziati quest’estate. Peggio ancora, c’è stato un incidente nel cantiere, l’8 ottobre, e le ruspe hanno sfasciato un sito archeologico di primario interesse: una fortezza svedese del Seicento, un villaggio di tre secoli prima e anche un insediamento del Neolitico – tutta roba che ricade sotto la tutela dell’Accademia delle scienze. Il disastro è stato documentato in vari video amatoriali, finiti tutti su internet, provocando un putiferio di reazioni indignate. In pratica, la vicenda del grattacielo è diventata il tema cruciale di tutto il dibattito della «blogosfera» russa – e ormai anche di tutti i media.
    Finché, domenica, è arrivato il carico da undici: il Primo canale di stato, l’unico visto in tutto il paese, ha mandato in onda un lungo servizio ferocemente critico del progetto, definito «qualcosa a metà tra Venezia e Singapore» e con una serie di ricostruzioni computerizzate – di grande efficacia, in effetti – dell’effetto visivo che il grattacielo, se realizzato, avrebbe sui più celebri panorami urbani di San Pietroburgo. Una chiara scelta politica: tanto più significativa e rivelatrice in quanto in simultanea, sul canale Ntv (semi-statale e di proprietà di Gazprom) andava in onda un servizio sui benefici che il grattacielo – dato per già fatto – porterà alla città. Sui giornali (e in tv) i commentatori politici affermano che il grattacielo «sta destabilizzando la situazione politica pietroburghese» e perfino quella nazionale, più di quanto non abbia fatto finora la crisi economica.
    I due «pietroburghesi maximi», Medvedev e Putin, sono stati finora zitti, dopo l’implicito ok iniziale al progetto. Molti elementi fanno pensare che ormai, se interverranno, sarà solo per sanzionare la sua fine; date le dimensioni degli interessi in gioco, niente si può dare per scontato, ma una cosa è certa: gli abitanti della città baltica hanno dato ai propri governanti – e non solo a loro – una buona lezione di democrazia.


I COMMENTI:
  • Ho vissuto più di un anno a San Pietroburgo, una città a dir poco meravigliosa. Spero davvero che alla fine le ragioni della popolazione prevalgano sull'arroganza di un Potere politico-economico senza limiti!!! 21-10-2009 11:18 - Massimo Iacovazzi
  • Il grattacielo di San Pietroburgo della Gazprom, va visto in quell'ottica della Russia che Putin, ha fatto diventare Paese capitalista o meglio,l'aver favorito e creato una casta, che sempre più spadroneggia su quel popolo, che la rivoluzione di ottobre aveva fiancheggiato, con le vecchie generazioni. La nuova Russia, fatta di capitali, di mafie e di affari poco certi, col resto d'Europa, sta tutta lì impersonificata in quel manufatto alto ben 400 metri da quella Gazprom, che col costo in continuo crescendo del greggio, diverrà fra poco "lo scaldino d'Europa"per le incommensurabili quantitàdi metano che possiede.
    Caplaz Ravenna 21-10-2009 08:07 - IVO CAPPELLI
  • il mancato pronunciamento di Putin a favore o contro il grattagielo di San Peterburg ,almeno per ora,è dovuto al rispetto di Gaz prom, proprietria ed ideatrice del "simbolo " di ricchezza, quale ilmanufatto rappresenta.
    Se si va di questo passo, con prezzo del greggio, che tende sempr + a salkire 21-10-2009 07:56 - IVO CAPPELLI
  • Fantastica la reazione della popolazione, espressione di una democrazia partecipativa e sostantiva. Incredibile come gli oligarghi del soviet pensano che con i soldi si puo' comprare tutto !!! Purtroppo spesso e volentieri l' arte, la cultura. la estetica non combinano con questi faccendieri pieni di soldi ma vuoti di cultura vera. 20-10-2009 23:15 - PierAngelo Verducchi
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