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Cinzia Gubbini
Solo un'infrazione? Novità su Frapporti
Proprio in queste ore il comitato "amici e famigliari di Stefano Frapporti" scende in piazza a Rovereto a tre mesi dalla sua morte. Un decesso ancora avvolto nel mistero, e sul quale si attendono le conclusioni delle indagini del pm De Angelis. Stefano è morto in carcere la notte del 21 luglio scorso. Era entrato in cella poche ore prima, fermato in strada da due carabinieri e accusato di detenzione di stupefacenti in base alla legge Fini-Giovanardi. Richiuso alle 22,30, alle 24 i secondini lo hanno trovato impiccato alla trave di fronte al bagno. Si è tolto la vita utilizzando il laccio dei pantaloni della tuta. Ma su tutta la vienda sin dall'inizio si sono addensati dubbi di ogni sorta. Stefano Frapporti, detto Cabana, era infatti molto conosciuto in città. Forse, dicono i suoi amici, poteva farsi qualche spinello. Ma di sicuro non era uno spacciatore. Lo si ricorda invece come un tipo più che tranquillo, molto fragile. Forse proprio questa fragilità lo ha spinto al suicidio di fronta a una storia kafkiana. E proprio negli ultimi giorni sarebbero emerse dele novità sul suo caso. Tre testimoni oculati ribalterebbero la versione data dai due carabinieri sul fermo di Frapporti. Secondo quanto verbalizzato dai militari, infatti, quel pomeriggio erano in servizio di "osservazione, controllo e pedinamento" nei pressi del bar Bibendum di Rovereto, in cui si sospettava essere presente un giro di spaccio. Verso le 18 vedono avvicinarsi al bar, in bicicletta "a velocità sostenuta", un uomo che ritengono essere uno spacciatore (non viene specificato il perché). Per questo lo fermano, lo perquisiscono e gli pongono alcune domande. Lui appare "confuso e tremolante", e confessa di avere un po' di hashisc, sufficiente per confezinare due spinelli, a casa sua. Scatta quindi una perquisizione domiciliare, durante la quale i due militari invece di due spinelli trovano 100 grammi di fumo. Da qui scatta l'arresto. E la morte di Stefano. Ma ora i testimoni oculari racconterebbero tutta un'altra versione sulla parte centrale di questa storia, e cioè sul fermo. Davvero i militari hanno fermato Frapporti convinti che fosse uno spacciatore? Niente affatto, dicono le tre persone che alle 18 del 21 luglio si trovavano davanti al Bibendum. Loro hanno visto un'auto civile arrivare da un lato della strada (era quella dei carabinieri) e un uomo arrivare dall'altra parte in bici (era Stefano). Ad un certo punto un uomo scende dalla mcchina (era uno dei militari) e ferma Stefano, rimproverandogli di averlo visto pochi minuti prima passare con il rosso, e anche di aver tagliato la strada all'auto. Secondo i testimoni non è stato né intimato l'alt, né c'è stato alcun inseguimento. Come invece risulta dai verbali dei carabinieri. Il fermo, insomma, sarebbe avvenuto in ben altre circostanze. Il resto - dalla confessione di Stefano, agli stupefacenti trovati in casa - è un pezzo della storia su cui occorre ancora fare luce. Certo, se quanto raccontato dai tre testimoni - le cui versioni coinciderebbero - fosse vero, c'è da chiedersi come mai i carabinieri abbiano deciso di raccontare una versione così distante dalla realtà. Intanto, però, Cabana è morto. E i suoi amici e parenti vogliono verità.
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non è un paese per giovani.
è un paese di merda 22-10-2009 10:47 - mauro ianni
Una piccola riflessione: questa storia mi ricorda terribilmente quella di Aldo Bianzino. Un'altra persona sbattuta in carcere per un po' di haschish manco fosse Pablo Escobar, in carceri che sono al di sotto, e di molto, della soglia della decenza, un'altra persona che muore in quell'angolo di mondo dimenticato da dio, un'altra morte ammantata da nebbie che aggiungono altro dolore inutile a quello già grande di parenti e amici.
Solidarietà ai famigliari. Spero venga fatta luce sull'intera vicenda. 21-10-2009 23:10 - Kirst