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FUORIPAGINA
21/10/2009
  •   |   Andrea Palladino
    Sigillata la cava radioattiva

    <E' una macchia rossa, intensa. Quasi un cuore, che batte sottoterra, a trenta metri dal suolo. E’ quello che gli esperti chiamano sito con radionuclidi artificiali, non presenti in natura. Un cuore inumano, dunque. E velenoso, mortale. Ieri la Procura di Paola - per mano del coraggioso e silenzioso Bruno Giordano - lo ha fermato, mettendo i sigilli ad un pezzo di montagna tagliata, come da una falce. Per la cronaca giudiziaria è un sequestro cautelativo, serve, cioè, ad impedire che qualcuno possa cambiare la carte in tavola. E nella nebbia fitta della storia dei traffici di rifiuti radioattivi non è per nulla scontato che mani estranee e molto furbe cerchino di confondere le acque. Tecnicamente si chiama depistaggio.

    «Io non ho mai detto che sono i rifiuti della Jolly Rosso», sottolinea, dunque, il procuratore Giordano. Di passi falsi fino ad ora non ne ha fatti e adesso il terreno diventa scivoloso. Il fatto che nella cava posta a fianco del fiume Oliva siano stati trovati i segnali della presenza di rifiuti nucleari è grave. E’ la prova inoppugnabile che la Calabria è stata la meta dei peggiori traffici. Via terra o via mare, a questo punto, poco importa.

    La genesi dell’inchiesta racconta molto bene questo pezzo della storia dei crimini ambientali in Italia. A poche centinaia di metri dalla cava radioattiva per anni la Procura di Paola aveva cercato i resti di una nave. Si chiamava Rosso - anche se era più conosciuta nell’ambiente con il nome precedente di Jolly Rosso - e si arenò nella spiaggia a valle del fiume Oliva il 14 dicembre del 1990. Era appena ripartita dopo una lunga sosta forzata sul molo di La Spezia , dove era giunta nei primi mesi del 1989 con un carico terribile, fatto di fusti di rifiuti tossici scaricati vicino a Beirut nei mesi precedenti da una ditta di Opera, la Jelly Wax di Renato Pent. Così era nato il nome di nave dei veleni, tanto pesante da convincere gli armatori - la Ignazio Messina di Genova - a cambiare il nome, chiamandola semplicemente Rosso.

    Un cambio strano, per chi mastica un po’ di marineria, visto che contemporaneamente la Messina acquistava una nuova nave, dandogli quel nome maledetto di Jolly Rosso. Una nave ancora oggi in circolazione nelle acque del Mediterraneo.

    La domanda che dopo lo spiaggiamento - che terminò in una rottamazione sul posto, durata diversi mesi - si posero gli inquirenti era che fine aveva fatto il carico della nave. Sulla carta si trattava di cose di poco conto, tabacco e prodotti alimentari.

    Ma c’erano tanti dubbi sulle modalità del naufragio, prima, e della gestione del relitto poi. Ma soprattutto era la storia della nave che inquietava, anche perché poco prima dello spiaggiamento un tale ingegner Giorgio Comerio - esperto di smaltimento di rifiuti nucleari - aveva fatto un’offerta alla Messina per acquistare la nave.

    Pare che volesse utilizzarla per l’inabissamento di siluri carichi di scorie radioattive. Una storia molto curiosa, con presenze di faccendieri, trafficanti d’armi e stati compiacenti. Una storia ancora oggi da raccontare.

    I tanti anni di ricerche e di indagini non portarono a nulla. L’armatore è uscito dal processo con una archiviazione e l’unico che ha ricevuto una condanna - in realtà una oblazione - è la società che smantellò la nave. Ora a trecento metri da dove veniva cercato il carico della Rosso è apparsa la cava radioattiva.

    Le ricerche erano iniziate lo scorso anno, dopo l’apertura di una indagine della Procura di Paola contro imprenditori di Amantea accusati di traffico di rifiuti: scorie che venivano dal nord, mischiate con rifiuti locali e smaltiti illegalmente in Puglia. Per questa indagine venne chiamato un nucleo specializzato della Guardia Costiera, che per mesi osservò il movimento di camion e tenne d’occhio la zona del fiume Oliva. Durante gli appostamenti si resero conto che quella zona aveva qualcosa di particolare, di sospetto. La scorsa primavera il Procuratore Giordano va a verificare: nel fiume c’era un sarcofago di cemento con rifiuti tossici e sulla cava la radioattività era cinque volte superiore al normale.


I COMMENTI:
  • Forza manifesto! questi sono i servizi di cui la società ha bisogno! 22-10-2009 14:37 - pietro
  • Giorgio Comerio, referente di diverse aziende, ha acquisito un progetto/brevetto del CNR Ispra che riguarda i siluri da caricare con tonnellate di materiale e autoaffondarli in mare su fondo sabbioso (sembra che il mar Rosso della Somalia sia ideale per questo), vuoi vedere che il carico delle diverse Jolly Rosso è stato suddiviso e distribuito qua e la? 22-10-2009 11:40 - francesco
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