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FUORIPAGINA
21/10/2009
  •   |   Paolo Gerbaudo
    I laburisti come la Thatcher sul caso Royal Mail

    I dirigenti di Royal Mail lo chiamano «piano di modernizzazione», con un corredo di un miliardo di sterline di investimento in macchinari e l’obiettivo di rendere le poste nazionali capaci di competere con altre compagnie postali su un mercato europeo liberalizzato. Ma per i lavoratori delle poste britanniche la proposta del management dell’azienda non è nient’altro che un tentativo di dare il via alla privatizzazione di un’impresa che si è salvata alla svendita delle aziende pubbliche durante gli anni ’80 e ’90, e che negli ultimi mesi è scampata ad un piano di privatizzazioni, fortemente voluto dal potente ministro dell’Industria Peter Mandelson.
    Per chiedere garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro ed attaccare l’intenzione dell’azienda di puntare su impieghi di breve termine e part-time, decine di migliaia di lavoratori aderenti a Cwu (Communication Workers’ Union) ieri hanno incrociato le braccia. Sin dalle prime ore della mattina 40.000 addetti allo sportello, impiegati e autisti dei furgoni rossi che ogni giorno riempiono le buche delle lettere dei sudditi di Sua Maestà si sono radunati di fronte alle centrali di smistamento di diverse città del Regno Unito. Oggi sarà la volta di 78.000 lavoratori addetti alla raccolta e alla consegna della posta. Lo sciopero ha già creato un forte rallentamento nella consegna di lettere e pacchi, e si prevede che se la disputa andrà avanti, produrrà rallentamenti nella consegna che si protrarranno fino al trafficato periodo delle vacanze natalizie. Per rispondere allo sciopero l’azienda ha deciso di assumere temporaneamente 30.000 lavoratori, e ha aperto nuovi centri di smistamento.
    «I picchetti sono forti, con quasi il 100% della forza lavoro» – ha affermato Mole Meade, portavoce del sindacato Cwu, alla fine di una lunga giornata di picchettaggio, al centro di raccolta di Londra Est. «I lavoratori sono motivatati a continuare questa battaglia». «Royal Mail è un’azienda sana, che sta facendo profitti pure nella più grande recessione degli ultimi decenni. Qui non c’è bisogno di un piano di ristrutturazione come quello proposto dall’azienda» – ha dichiarato Pal Frey, delegato sindacale che rappresenta 11.000 lavoratori postali nella capitale. «Temiamo è che governo e management stiano cercando di mandare l’azienda in crisi, per poi dire che l’unica soluzione è la privatizzazione».
    Le trattative tra azienda e sindacato, che Gordon Brown, ieri, ha invitato ripetutamente a sedere al tavolo, non danno segni di progresso e se non si arriverà ad una soluzione nei prossimi giorni i lavoratori minacciano di tornare a scioperare per tre giorni la prossima settimana. Per il primo ministro Gordon Brown lo sciopero è un’altra bella gatta da pelare in un momento non facile per l’esecutivo. Un conflitto che porta alla ribalta lo scontro tra il Labour Party e i sindacati che sono i suoi principali finanziatori, sul piano di privatizzazione di Royal Mail.
    La privatizzazione di Royal Mail da parte del blairiano Mandelson, già commissario europeo al Commercio, è stato bloccata di fronte alla forte opposizione del sindacato e come contentino alla sinistra del partito che ha contribuito a salvare Brown, messo in pericolo dalla rivolta dei peones, nel giugno scorso. Mandelson tuttavia sembra aver mal digerito la sospensione del piano e negli ultimi giorni non ha perso occasione per attaccare i sindacati, affermando che lo sciopero rischia di segnare il declino dell’azienda e che molti clienti passeranno a usare servizi telematici per spedire documenti, dato che «su Internet non è possibile fare picchettaggi». Il leader dei conservatori David Cameron, ha approfittato dello sciopero per accusare il governo di debolezza di fronte ai sindacati e ha confermato che una volta al governo i Tory procederanno con il piano di privatizzazione.
    Il conflitto tra sindacati e dirigenti di Royal Mail sta riportando alla memoria le grandi lotte dei lavoratori degli anni ’70 e ’80, con il Daily Mirror che ha addirittura paragonato i postini ai minatori che lottarono contro la Thatcher. A 30 anni di distanza dal Winter of Discontent, la versione britannica del nostro autunno caldo, lo sciopero dei postali sembra la prima avvisaglia di risveglio dei lavoratori britannici, che non ne vogliono sapere di pagare le conseguenze della crisi finanziaria.


I COMMENTI:
  • x marino calcinari

    poste italiane si trasformeranno in una grande banca con grande entusiasmo di bonanni (inoltre disposto a discutere sulle gabbie salariali) e di una parte del pd. fai caso pure a tremonti che elogia il posto fisso in realtà per vendere le azioni ai lavoratori in nome della compartecipazione, ciò che aggraverà le condizioni di concorrenza tra lavoratori (condizioni che oggi sono già pesantemente inique, soprattutto riguardo le diversissime realtà dei reintegrati). del recapito non importa molto a nessuno, anche perchè sul bilancio delle poste le entrate da esso derivanti equivalgono a spiccioli (i conti li trovi su wikipedia). la cgil siede in consiglio di amministrazione e credo che a differenza degli altri sindacati (cisl e sailp in primis) non controlla, almeno a quel che ne so, nessun ufficio di recapito. quindi temo che dalla cgil poste c'è da aspettarsi poco, a meno che non venga trascinata dalle mobilitazioni della cgil di altri settori produttivi. il problema comunque è che i dipendenti sono lasciati disinformati e che tra le tute blu, quelle dei portalettere sono le meno combattive (per varie ragioni storiche). vedrai che con la riforma brunetta il clientelismo cisl si compatterà ancora di più stornando i premi di produzione ai propri iscritti e la cgil si accontenterà di vivacchiare di rendita nelle proprie nicchie. c'è in tutto questo molta miopia ma così vanno purtroppo le cose.

    saluti da un portalettere iscritto cgil (anche se disincantato). 23-10-2009 15:09 - ale
  • Spero che i lavoratori delle poste inglesi riescano ad evitare la privatizzazione dell'azienda. Loro già sanno che privatizzare vuol dire tagliare, ridurre il personale, creare nuove forme di contratto più precarie ecc. Si tratta di una lotta che riguarda non soltanto i lavoratori inglesi, ma tutta la classe proletaria mondiale. Ecco perché io e credo molti altri come me, appoggiamo lo sciopero. I coccodrilli borghesi spalancando le loro mascelle inghiottono tutto ciò che si presenta loro davanti, ed il settore pubblico è in continuo allarme per questo. Sono i governi che, sempre più corrotti, favoriscono la borghesia a scapito dei più deboli. Il nuovo partito laburista inglese ha tradito le aspettative della classe lavoratrice, e favorito i privilegiati. Spero che un giorno, sia il partito laburista inglese sia tutti gli altri partiti di sinistra, ritrovino le loro radici culturali e morali di cui dovrebbero essere portatori. 23-10-2009 09:54 - K
  • Strana coincidenza ma anche qui da noi Poste Italiane Spa, il cui bilancio non è certamente in rosso ha annunciato alle OOSS , nel corso di un incontro svoltosi il 17 settembre scorso un piano di esuberi che rigiarda oltre 10mila lavoratori. Un taglio di oltre 6mila zone di recapito e 400o lavoratori della logistica e trasporti.Sempre con l' alibi della liberalizzazione del mercato postale, prevista per il 2011 ma destinata a slittare,e poi con la giustificazione della contrazione dei volumi di traffico. I lavoratori del recapito sono già stati penalizzati a suo tempo, ed il servizio universale è stato già messo in crisi per scelte infelici e poco lungimiranti dell' azienda. In Francia i sindacati e la sinistra si sono mobilitati per difendere le ragioni sociali delle poste e dunque anche qui da noi mi attenderei, sia come utente, sia ancor di piu' in quanto lavoratore postelegrafonico, una netta presa di posizione da parte del mio sindacato, la Cgil e di quel che resta della sinistra.Nel frattempo, tutta la mia solidarietà ai colleghi della Royal Mail. Marino Calcinari, portalettere, SLC CGIL Trieste 23-10-2009 08:20 - marino.calcinari
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