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Daniela Preziosi
Bersani segretario Pd ma non stravince
Ha vinto, ma non con il risultato netto che si augurava. E che avrebbe messo la sua vittoria al sicuro da un futuro di quelli che per settimane Ignazio Marino ha chiamato “inciuci” e “accordicchi”. Pierluigi Bersani è segretario del partito democratico. Nella notte, mentre lo scrutinio procede, i suoi consensi si stabilizzano intorno al 52 per cento, quelli di Franceschini al 34,1 e al 13,8 quelli di Marino. Ha aspettato parecchio prima di brindare al suo comitato, con Rosy Bindi, Massimo D'Alema ed Enrico Letta. Nelle sue prime parole, l'orgoglio di quasi tre milioni di elettori mobilitati per i gazebo (“un fatto eccezionale”), la festa per una vittoria collegiale (“nella vittoria di tutti c'è anche la mia”), e qualche dichiarazione programmatica: il Pd sarà un partito “dell'alternativa”, aprirà subito “il confronto con le altre forze di opposizione”. Nella serata il primo a dichiararsi sconfitto è Dario Franceschini, che intorno alle 23, quando ancora i dati ufficiali sono pochissimi, si presenta davanti alle telecamere per un appassionato passaggio del testimone. Un gesto di stile, ma anche una mano tesa verso una 'gestione collegiale' del partito. Ai suoi avversari interni Bersani infatti propone subito: “lavoreremo insieme”. La sua intenzione è di “fare il leader, ma a modo mio. Non il partito di un uomo solo ma un collettivo di protagonisti”.
E' stato uno dei suoi cavalli di battaglia, durante la campagna per le primarie, ma il risultato di misura che ha ottenuto lo consiglia alla gestione il più possibile condivisa. Almeno sulla carta, il 52% lo costringe a fare i conti con le variegate anime democratiche che lo hanno sostenuto. E anche con quelle che lo hanno avversato. Molto presto Bersani dovrà affrontare l'addio annunciato di Francesco Rutelli e lo scetticismo dei teodem. “I miei temi portati, come i diritti civili per tutti, la difesa dell' ambiente, la lotta contro il precariato, entrano di diritto nel dna del Pd”, dice soddisfatto Ignazio Marino, pronto a far pesare i suoi voti sulla linea del partito. Primo banco di prova, intanto, le presidenze dei gruppi parlamentari. Stamattina, come gesto di cortesia istituzionale, i capogruppo alla camera e al senato (il franceschiniano Antonello Soro e la dalemiana Anna Finocchiaro) rimetteranno il loro mandato. Alla Camera potrebbe andare proprio Franceschini, che quell'incarico ha già ricoperto ai tempi dell'Unione.
Altro banco di prova per il nuovo segretario, il rapporto con i suoi ingombranti grandi elettori, principalmente al sud, dove si combattono le battaglie per le candidature alle regionali. In Calabria la mozione 1 si avvia verso l'80 per cento dei consensi. Stesso trend, anche se con un dato meno marcato, in Campania e in Puglia. Intanto, come primo atto della sua segreteria, oggi Bersani incontrerà i lavoratori di Prato. La proclamazione ufficiale arriverà però solo il 7 novembre all'assemblea nazionale.
In tutto, secondo i responsabili dell'organizzazione,hanno votato tre milioni di elettori, una cifra non lontana da quella delle primarie del 2007 che incoronarono Walter Veltroni con oltre il 70 per cento dei consensi.
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1) E' in grado di porre al centro del programma la "questione morale" all'interno del partito.
2) E' in grado di mantenere in piedi una politica non demagogica a costo di sfidare l'impopolarità 26-10-2009 14:51 - Tommaso Marotta
quindi non facciamoci troppe illusioni.
una delle cose posistive di bersani è che non è particolarmente affetto dal neomaccartismo (come lo è veltroni, franceschini, rutelli...).
speriamo coinvolga rifondazione e sinistre. 26-10-2009 12:27 - Andrea B
condivido in pieno il suo intervento.
gli altri mi sembrano i soliti commenti da sinistra con la puzza sotto il naso,pieni di invidia anche.
Lo siento, ma ancora no avete capito che fare le primarie è un primo passo verso la democrazia. Grazie a tutti quelli che hanno votato a quelli che si sono impegnati per permettere a chi voleva , di esprimere la sua opinione...Ah, la mia famiglia ha votato per MArino, ma comunque sosteniamo il segretario eletto. 26-10-2009 12:09 - Sofia
Queste parole di Vittorio Foa compongono la ‘striscia rossa’ dell’Unità di questa mattina.
Ho avuto l’onore di conoscere il compagno Foa in anni assai lontani, neppure ricordo esattamente la data (1974 ?) ma la circostanza sì: a Milano, congresso di unificazione tra Manifesto, MPL, spezzoni di Psiup. E ricordo, nitidamente, una sua sfolgorante battuta verso un compagno che si era lamentato del linguaggio blasfemo di parecchi interventi che urtavano la suscettibilità delle coscienze cattoliche (il problema, allora, era, tra l’altro, quello di conciliare una componente laica della sinistra extraparlamentare con una componente dichiaratamente cattolica).
Alla rimostranza Foa rispose più o meno così : “il compagno che si lamenta ha perfettamente ragione e quindi invito tutti a moderare il linguaggio, tuttavia faccio presente a questo compagno che non vi è alcun intento offensivo nei confronti dei cattolici qui presenti anche perché sono certo che i compagni che usano come intercalare la bestemmia si riferiscono esclusivamente al Dio dei ricchi”.
La saggia ironia unitaria di Vittorio Foa non mi fu allora di grande insegnamento, ero molto giovane, e dopo pochi mesi abbandonai il Manifesto (divenuto Pdup) parendomi del tutto insopportabile la ‘visione del mondo’ introdotta nel nuovo partito dalla ‘corrente cattolica’, appunto.
Da allora in poi ho assistito – senza prenderne parte attiva – ad infinite e inconcludenti aggregazioni e disgregazioni sino all’odierno imbarbarimento morale e intellettuale della sinistra, TUTTA.
Tutto ciò per dire che non capisco e non mi piace il sarcasmo del Manifesto e della più parte dei suoi bloggisti nei confronti delle primarie del Pd. E non perché mi piaccia il Pd ma proprio perché non mi piace esattamente come non mi piacciono tutte le altre formazioni della sinistra, ugualmente corresponsabili dello sfascio e della assoluta non credibilità della sinistra, TUTTA, di nuovo.
Non mi piace, soprattutto, un’idea della diversità fasulla, proclamata e non praticata, che confonde il diverso con l’identico (come spiegare altrimenti l’irresistibile compulsione a creare aggregazioni, sette, per meglio dire, sempre più minuscole e sempre più composte da gente che condivide il medesimo pensiero o, più esattamente, le stesse fobie?).
E non mi è piaciuto –e questo molto mi dispiace- il fondo di ieri di Valentino Parlato, di cui ho antica stima.
Cosa significa vado a votare perché è meglio che il numero dei votanti sia elevato, per dare un ‘segno’, quindi, però sulla scheda il ‘segno’ non lo metto? Che ragionamento politico o etico è questo? Un ragionamento dalemiano, a me pare, una pratica che, un tempo, si sarebbe chiamata opportunistica, se la memoria non mi inganna.
E tralascio di commentare l’articolo di Daniela Preziosi, a metà tra la cronaca di una tappa del giro d’Italia e quella dell’andamento della giornata borsistica.
Il Manifesto dispone, almeno nel suo DNA ( come s’usa dire oggi), di elementi di intelligenza politica e, perché no?, etica che non sono e non dovrebbero essere così mediocri. Tuttaltro. Ed è appunto di questo ‘tuttaltro’ che la sinistra, TUTTA, o quantomeno la democrazia e, in ogni caso, chi non voglia morire berlusconiano, ha bisogno.
Non è tempo di rancorose demarcazioni di identità, di saccenti aventinismi, di ingiustificabili puzze sotto il naso. E’ tempo di unità e di diversità, vere e costruttive. 26-10-2009 10:15 - gubert
QUANDO ERA MINISTRO DI PRODI anche lui era d'accordo sui vari regali che quel governo fece agli industriali e nulla fece per i lavoratori e pensionati 26-10-2009 08:57 - angelo