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Sara Farolfi
10mila lavoratori Omega a rischio
Per 1200 lavoratori di Agile-Eutelia le lettere di licenziamento sono partite giovedì scorso. I 6500 dipendenti del gruppo Phonemedia, da mesi senza stipendio, ieri hanno scioperato per l’intera giornata. Diverse centinaia di lavoratori, dipendenti di vari call center, lamentano ritardi nel pagamento degli stipendi oltre alla mancanza di prospettive industriali. In tutto: più di 10 mila lavoratori a rischio.
Si tratta di storie, e soprattutto di aziende diverse, che in comune hanno però l’essere entrate nell’orbita di un unico soggetto: Omega, società romana attiva nel settore dei call center. Queste aziende, dal momento in cui sono transitate in Omega, sono passate da una fase di difficoltà (per molte, legata alla «crisi») al rischio di una rapida liquidazione. Denuncia la Fiom: «Il gruppo Omega conta quasi 10 mila lavoratori e nei confronti di tutti sono stati accumulati ritardi di diversi mesi rispetto al pagamento delle loro retribuzioni».
Che dietro a Omega (il cui assetto proprietario peraltro neppure i sindacati sono stati in grado fin qui di ricostruire con esattezza) si nasconda un contenitore finalizzato alla messa in liquidazione di aziende, è un sospetto che prende corpo ogni giorno di più. Soprattutto da quando, il 13 ottobre scorso, è stata battezzata alla camera di commercio di Milano una nuova società, di nome Libeccio, controllata da due fondi inglesi, e dove confluiranno sia Agile che Omega. Con il rischio, ben esemplificato ultimamente dalla vicenda Nortel, che ai «licenziamenti di massa», si aggiunga la pretesa di farli applicando il diritto anglosassone. Molto più ’amico’ naturalmente di quello italiano.
È una storia che presenta più ombre che luci. I 1200 licenziamenti di Agile-Eutelia, ufficializzati il 22 ottobre (in prima copia, denunciano i sindacati, su carta non intestata e con una firma non riconoscibile), confermano i timori e i sospetti avanzati da tempo dai sindacati. Che, cioè, la cessione di ramo d’azienda - quello dell’Information technology - da parte di Eutelia ad Agile e poi subito dopo a Omega, celasse null’altro che un «licenziamento di massa mascherato». Oggi sappiamo che di un licenziamento di massa si tratta: 1200 lavoratori su un totale di quasi 2000 lavoratori rappresenta il 65% della forza lavoro. «Ad appena quattro mesi dallo scorporo diventa evidente l’unico motivo dell’operazione avviata da Eutelia, quella cioè di scaricare costi e debiti sulla pelle dei lavoratori e della collettività», dice Fabrizio potetti (Fiom).
Sulla vicenda di Eutelia, società aretina attiva dal 1999 e che dal 2006 ha acquisito quel che restava di Olivetti, è in corso un’inchiesta della magistratura. Sommersa dai debiti, e sull’orlo della bancarotta, l’azienda dal gennaio 2009 è di fatto commissariata dalle banche creditrici: Intesa e Monte dei Paschi di Siena (che da sola è creditrice di 25 milioni di euro), in cima alla lista. È in quel momento che viene decisa la «cessione di ramo d’azienda» di tutto il settore dell’It, prima ad Agile (società partecipata al 100% dalla stessa Eutelia) poi, a giugno scorso, ad Omega.
Da giugno in poi i lavoratori hanno smesso di percepire gli stipendi (tanto è vero che Agile è rimasta sprovvista del patentino di regolarità contributiva per partecipare ai bandi pubblici, il Durc), le attività della società si sono praticamente fermate, i fornitori hanno smesso di essere pagati. Ultimo atto, la settimana scorsa, con le lettere di licenziamento. Non solo: Eutelia ha ceduto sì i lavoratori, ma si è tenuta beni e commesse. Tra i beni, c’è per esempio la sede milanese della società (a Pregnana) che trovandosi in area Expo vale un sacco di soldi. Quanto alle commesse, nei giorni scorsi è stato lo stesso ministero dell’interno, titolare di una commessa plurimilionaria, a confermare il fatto che queste sono rimaste in capo a Eutelia. Una cessione di ramo in cui si cedono lavoratori ma non il lavoro è una presa in giro. Una dele ipotesi sul campo è che si sia trattato di un tentativo, da parte delle banche creditrici, di ripulire una società dei suoi lavoratori, per renderla ’appetibile’, mettere sul mercato il valore reale della rete di fibra ottica (13 mila km) che Eutelia possiede, e rientrare così dei propri debiti.
Lavoratori e sindacati non vogliono sentire parlare di ammortizzatori sociali e puntano a mettere in questione «la cessione di ramo». Chiedono l’intervento della presidenza del consiglio dei ministri, «per affrontare una situazione che rischia di diventare ingestibile». I diversi incontri con la proprietà di Omega nei ministeri competenti non hanno prodotto risultato alcuno. E lo stesso copione si è ripetuto ieri per quanto riguarda Phonemedia, 6500 dipendenti in tutta Italia, senza stipendio da mesi: l’azienda non si è neppure presentata al tavolo. E parliamo sempre di Omega.
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Non e' affatto vero che il diritto Inglese non preveda ammortizzatori sociali in caso di licenziamento, anzi.
Il diritto inglese prevede che in caso di retoundancy del lavoratore questo abbia diritto ad una quota di buonauscita pari a circa una mensilita' per ogni anno lavorato piu' un bonus di circa il 3% per ogni anno lavorato.
Inoltre e' obbligo della societa' provvedere a corsi di riqualificazione del personale che puo' chiedere allo stato inglese tre benefici:
1. Rimborso ed esenzione delle tasse
2. esenzione della council tax o aiuto economicoa pari al 50% del valore dell'affitto pagato
3. Assegno di mantenimento con inserimento nel mondo del lavoro pari a circa il 25% dello stipendio lorod percepito da corrispondere settimanalmente
Il problema e' che applicare il diritto inglese in Italia e' che ci si scontra con una legge che non supporta la situazione in quanto, in caso di inadempienza della societa', qui si va in galera e in Italia no. 28-10-2009 14:02 - London guy
Un partito che finalmente stà in mezzo hai lavoratori e che veda la realtà reale con occhi dei lavoratori e non da politico.
Ti allego comunicato delle ooss di ieri.
cari saluti 27-10-2009 08:48 - nicola