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redazione
Sull'università cala la riforma Gelmini
Il Consiglio dei ministri ha approvato questa mattina la riforma dell'Università voluta dal ministro Mariastella Gelmini. Il disegno di legge, ha spiegato il ministro in una conferenza stampa congiunta con Tremonti, «favorirà i ricercatori e il ricambio generazionale. Punteremo, poi, sulla valutazione: niente più risorse a pioggia, ne distribuiremo in base ai risultati». Una riforma che però viene contestata da quasi tutto il mondo universitario.
I nodi del ddl sono diversi.
1) Nel taglio generale del Fondo ordinario, saranno ulteriormente penalizzate le università considerate meno produttive, ovvero quelle che coloro che destineranno oltre il 90% dell'Ffo agli stipendi del personale. In questi atenei ci sarà il blocco parziale del turn-over e il personale rischierà di ritrovarsi con la carriera bloccata e gli scatti stipendiali ridotti.
2) Le università diventeranno fondazioni private, con al massimo 12 facoltà, ed è previsto un vero e proprio blocco dei bandi, almeno fino all'anno successivo, per assumere docenti, ricercatori o personale amministrativo. I rettori si dovranno munire, per forza di cose, di competenze manageriali: il Miur autorizzerà l'avvio di nuovi concorsi solo se nel precedente anno accademico il bilancio è stato positivo o in pareggio. Ed in ogni caso potranno essere banditi concorsi con determinati paletti: una quota minima del 60% sarà assegnata a nuovi ricercatori, per un contingente massimo il cui costo non superi il 50% di quello relativo al personale andato in pensione nello stesso ateneo nell'anno precedente.
3) I rettori avranno un mandato complessivo massimo di 8 anni (inclusi quelli precedenti alla riforma). Mentre il cuore della gestione passa al cda a discapito del senato accademico. Il senato (ridotto da 50 a 35 membri) avanzerà solo le proposte scientifiche. Il cda si occuperà della gestione, delle spese e delle assunzioni. Gli amministratori saranno 11 (contro i 30 attuali) e per il 40% saranno scelti fuori dall'ateneo. Secondo il ministero dovrebbe essere rafforzata la componente studentesca. Ma saranno esterni (in maggioranza) e addirittura in parte stranieri anche i membri della speciale commissione incaricata di «valutare» gli atenei. Accanto al cda viene introdotta la figura del direttore generale, vero e proprio manager del sapere.
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Non state discutendo della produzione del sapere,ma delle condizioni di fruizione.
Sarà bene intervenire quando si potrà fare un critica della criptazione dei linguaggi fruitivi.
Non ho gli strumenti culturali e temporali per entrare negli edifici normativi di qualunque specie.
Saluti. 29-10-2009 20:04 - t.o.
di cosa stiamo parlando?
stiamo parlando del fatto che ci sono centinaia di migliaia di posti di lavoro persi (nel settore privato), che forse ce ne saranno ancora di più, che non so quante famiglie sono sull'orlo della disperazione e che quindi e' giunto il momento che chi lavora nel settore pubblico (professori, aspiranti tali, ricercatori, precari in attesa del posto fisso pubblico) se ne renda conto; il tempo delle spese a piè di lista e' finito anche per l'università IL DENARO PUBBLICO E' SACRO !!!
altrimenti questo Paese sarà sempre più ingiusto: chi nuota e chi affoga 29-10-2009 19:23 - aiace
credo che in quelle proteste manco' la capacita' propositiva, o perlomeno non si riusci a comunicare;
vorrei che se sbocciasse un'altra protesta, sia sopratutto di punti di proposta, e che dunque avra' anche dei limiti nel senso che quando si vuole qualcosa di tangibile e concreto qualcuno e qualcosa ci rimette;
purtroppo a volte le proteste studentesche sono "capeggiate" da gente che vuole cambiare "tutto il sistema" (poi non si sa se ci fanno o ci sono) e si approfittano dell'incazzatura studentesca, e strumentalizzando queste proteste le riducono ad un loro potere personale all'interno dell'ormai sempre piu' magro bacino della sinistra;
vorrei che alcuni punti posti qui da ricercatori e studenti diventassero ilvolano della protesta e la protesta iniziasse come propositiva, senza aspettare che si avvicini la riforma della gelmini, ancora lontana; questo forse prenderebbe un po' in contropiede i politici di professione e metterebbe all'ordine del giorno della societa' italiana nuove tematiche 29-10-2009 18:44 - marco
Ma poi, senza stare più di tanto a sceverare nel merito il testo del ddl, bastano pochi indizi per capire che probabilmente la pseudo-riforma non approderà mai ad alcun porto.
Esempio: nevicherà zucchero filato, secondo me, il giorno in cui dirigenti di aziende italiane, o anche solo commercialisti notai e tributaristi, accetteranno di entrare a far parte di un "CdA" accademico andandoci a perdere soldi e tempo, per partecipare a riunioni in cui si troverebbero a dover fronteggiare manovre e attacchi di conventicole accademiche, molto più abituate ai giochi politici che, a quanto si dice, normalmente si tengono in tali sedi. Lungi da me anche solo la tentazione di voler "santificare" chi provenga dal settore "privato": ma, mi chiedo, è pensabile che rappresentanti di un settore industriale che ha sempre brillato per opportunismo, grettezza, meschinità, incapacità di "programmazione a lungo termine", mancanza della volontà di investire, e di un settore delle cosiddette "professioni liberali" che al riguardo non è da meno, accettino di entrare a far parte dell'accademia, seppur con la prospettiva - in verità alquanto remota - di avere voce in capitolo sulla gestione delle risorse economiche?
E poi: QUALI risorse economiche, se - come nota molto bene Gigi Roggero nel suo articolo di oggi - nel testo del DDL c'è scritto a chiare lettere che, come al solito, la riforma dovrà essere "senza ulteriori oneri" per le finanze dello Stato, cioè a costo zero? E il "grande personaggio di chiara fama ed innegabili meriti accademico-manageriali" con cosa lo si invoglierebbe ad entrare in un "Consiglio di Amministrazione" universitario: con la prospettiva di avere la poltrona in velluto verde anziché rosso? La vedo grama.
La verità, purtroppo, è che così come si trova oggi, nello stato in cui - come nota qualcuno - ha cominciato a seppellirla il centrosinistra del primo governo Prodi, l'università è in agonia, SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA. E tuttavia questa riforma, INCAPACE DI CAMBIARE ALCUNCHÉ per i motivi succitati e per tutti gli altri che nei prossimi giorni non si farà fatica ad individuare, rischia non di "completare l'opera", come qualcuno paventa, ma di creare uno stato di ingovernabilità e paralisi ancora maggiore.
I risultati concreti di un tale ulteriore caos penso siano facili da immaginare... 29-10-2009 15:27 - Alan Ross
L'università pubblica l'ha uccisa il sig. Berlinguer nel 1993 con la sua sciaguratissima riforma, e indietro purtroppo non si torna.
Per quanto non sono certo un tifoso della Gelmini, ed i primi due titoli della riforma siano piuttosto pericolosi, il terzo, quello sul reclutamento, non è male, e ricalca, come già detto da altri, le linee guida di Mussi. In particolare sarebbe uno dei pochi modi per diminuire molto il livello di controllo della cupola baronale-mafiosa (quasi tutta targata PD)sul reclutamento dei nuovi ricercatori e sulle carriere interne. Attualmente questo controllo è assoluto (io lo so bene, sono ricercatore in un piccolo ateneo del nord), mentre se passa il disegno di legge, si andrebbe verso una maggiore oggettività, o semplicemente una situazione più vicina a quella che si ha praticamente in tutto il mondo.
La assurda e medioevale peculiarità italica sarà dura a morire, però: già immagino con quanta ipocrisia molti professori si scaglieranno "da sinistra" (facile quando si è all'opposizione) contro la legge, solo per mantenere lo status quo che verrebbe messo in discussione dai cambiamenti sulle modalità di reclutamento. 29-10-2009 12:51 - marco_AL
Secondo me è giusto che le università che spendono tutto in stipendi siano penalizzate, ma cosa sono dei super-licei? NO, le università devono portare avanti ricerca e dare fondi che siano non necessariamente stipendi.
Certo io preferirei che si aumentassero i fondi, così il 90 per cento automaticamente diventerebbe una cifra maggiore, ma comunuqe bisogna che le università inizino a ragionare non solo in tema di assunzioni spesso con gestione baronale. Però sia chiaro che l'aumento dei fondi non deve più andare a pioggia ma deve essere assegnato su proposte concrete e valutate. Infine le università devono iniziare a fare dei piani di reclutamento anuale, così che ci sia certezza nel futuro sia per l'università sia per i giovani...ma per fare questo il governo deve aumentare i fondi in maniera certa. 29-10-2009 10:29 - francesco