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FUORIPAGINA
28/10/2009
  •   |   redazione
    Sull'università cala la riforma Gelmini

    Il Consiglio dei ministri ha approvato questa mattina la riforma dell'Università voluta dal ministro Mariastella Gelmini. Il disegno di legge, ha spiegato il ministro in una conferenza stampa congiunta con Tremonti, «favorirà i ricercatori e il ricambio generazionale. Punteremo, poi, sulla valutazione: niente più risorse a pioggia, ne distribuiremo in base ai risultati». Una riforma  che però viene contestata da quasi tutto il mondo universitario.

    I nodi del ddl sono diversi.

    1) Nel taglio generale del Fondo ordinario, saranno ulteriormente penalizzate le università considerate meno produttive, ovvero quelle che coloro che destineranno oltre il 90% dell'Ffo agli stipendi del personale. In questi atenei ci sarà il blocco parziale del turn-over e il personale rischierà di ritrovarsi con la carriera bloccata e gli scatti stipendiali ridotti.

    2) Le università diventeranno fondazioni private, con al massimo 12 facoltà, ed è previsto un vero e proprio blocco dei bandi, almeno fino all'anno successivo, per assumere docenti, ricercatori o personale amministrativo. I rettori si dovranno munire, per forza di cose, di competenze manageriali: il Miur autorizzerà l'avvio di nuovi concorsi solo se nel precedente anno accademico il bilancio è stato positivo o in pareggio. Ed in ogni caso potranno essere banditi concorsi con determinati paletti: una quota minima del 60% sarà assegnata a nuovi ricercatori, per un contingente massimo il cui costo non superi il 50% di quello relativo al personale andato in pensione nello stesso ateneo nell'anno precedente.

    3) I rettori avranno un mandato complessivo massimo di 8 anni (inclusi quelli precedenti alla riforma). Mentre il cuore della gestione passa al cda a discapito del senato accademico. Il senato (ridotto da 50 a 35 membri) avanzerà solo le proposte scientifiche. Il cda si occuperà della gestione, delle spese e delle assunzioni. Gli amministratori saranno 11 (contro i 30 attuali) e per il 40% saranno scelti fuori dall'ateneo. Secondo il ministero dovrebbe essere rafforzata la componente studentesca. Ma saranno esterni (in maggioranza) e addirittura in parte stranieri anche i membri della speciale commissione incaricata di «valutare» gli atenei. Accanto al cda viene introdotta la figura del direttore generale, vero e proprio manager del sapere.


I COMMENTI:
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  • se il coraggio consiste nel portare avanti una riforma che non farò altro che distruggere il sistema universitario italiano, allora "aiace" purtroppo ha ragione, la Gelmini è il ministro più coraggioso. La realtà è che l'università italiana verrà privatizzata, di modo che i rettori diverranno manager, badando non alla qualità degli insegnamenti ma ai profitti. I costi di iscrizione aumenteranno e l'istruzione diverrà sempre più elitaria. La ricerca libera sarà solamente un eufemismo. Si potrebbe scrivere interi libri sui difetti di questa riforma, per cui non ha senso andare oltre in questa sede. Volevo chiedere ad aiace: davvero pensi che il vero motivo all'opposizione a questa riforma da parte di tutto il mondo universitario e (non solo) sia dovuto all'incapacità di riconoscere alla Gelmini i suoi (inesistenti) meriti? 28-10-2009 19:02 - Alessandro
  • e quindi?

    c'e' qualcuno che ha il coraggio di difendere l'attuale università?

    qualcuno che non sia un professore o che non sia un aspirante professore o che non sia una moglie/figlia/amante desiderosa di essere assunta senza concorso per "meriti personali o famigliari"?

    l'ho già scritto: Maria Stella Gelmini, il migliore ministro della PI dal tempo di Gentile e sicuramente la più coraggiosa

    ma i maschi-pentiti-e-femministi che scrivono su questo sito commenti del tipo "le donne sono migliori in tutto e noi uomini (pardon: noi maschi)dobbiamno essere rieducati" non avranno mai il coraggio di riconoscere a Gelmini i suoi meriti: e' una donna scelta dal Berlusca. 28-10-2009 17:29 - aiace
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