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Cinzia Gubbini
Tutti i dubbi sulla morte di Stefano Cucchi
I medici non avrebbero mai saputo che i genitori di Stefano Cucchi erano fuori dai cancelli del reparto carcerario per avere informazioni sul figlio. Che è morto
dopo cinque giorni passati lì dentro, senza mai poter vedere un famigliare. Questo è quanto filtra dall’interno dell’ospedale Sandro Pertini. Stefano era stato fermato dai carabinieri la notte tra il 15 e il 16 ottobre. Lo denunciano per
possesso e spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo l’arresto viene trasferito
nel reparto carcerario del Sandro Pertini. I genitori si sono recati per tre giorni davanti al reparto. Parlavano con la polizia penitenziaria: chiedevano di entrare. O almeno di poter parlare con un dottore. Veniva risposto loro che serviva un’autorizzazione del pm, che sarebbe arrivata presto. Nessuno ha mai spiegato ai parenti che erano loro a doverla chiedere. Lo capiscono il martedì, il giorno dopo vanno in Procura e ottengono il benedetto permesso. Ma ormai è tardi: giovedì Stefano muore. Fanno in tempo solo a vedere il suo corpo e a rendersi conto che è successo qualcosa: il viso tumefatto, un occhio rientrato nell’orbita e dimagrito di cinque chili in pochi giorni. E’ vero che i medici non sono mai stati informati della richiesta di colloqui? E’ una posizione della direzione sanitaria per giustificare un comportamento irresponsabile e quanto
meno poco umano da parte dei sanitari, oppure dimostra che la polizia
penitenziaria ha fatto «muro», cercando di allontanare il momento in cui i genitori si sarebbero trovati di fronte al volto del figlio pieno di ecchimosi?
E sulle cause delle tumefazioni e delle fratture ora spunta anche la versione della caduta. La voce era già girata nei primi giorni. Da ieri è «ufficiale». Lo ha riferito in parlamento il ministro della giustizia Angiolino Alfano rispondendo
a un’interrogazione del deputato del Pd Roberto Giachetti. Alfano ha assicurato approfondimenti immediati: «Seguirò con estrema attenzione gli sviluppi della vicenda», ha detto, riportando in aula quanto fornito dal carcere di Regina
Coeli, dove Stefano è stato portato il venerdì. Era già malconcio. Tanto che dopo un’ora nella sala matricole viene trasferito una prima volta al pronto soccorso dell’Isola Tiberina. Ma il ragazzo era arrivato in carcere già con un certificato medico: era stato visitato infatti anche in tribunale, su disposizione
del giudice che si era accorto di qualcosa di strano. «Il medico dell'ambulatorio della città giudiziaria - ha riferito Alfano - ha riscontrato 'lesioni ecchimotiche in
regione palpebrale inferiore bilateralmente’ ed ha avuto riferite dal Cucchi medesimo lesioni alla regione sacrale ed agli arti inferiori, queste ultime non verificate dal sanitario a causa del rifiuto di ispezione espresso dal detenuto». Passa quindi nelle mani del medico di Regina Coeli: «il referto redatto in istituto - continua Alfano - ha evidenziato la presenza di ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione e arti inferiori».
Perché era ridotto così? Secondo quanto riferito dal medico del carcere Stefano avrebbe detto di essere caduto dalle scale il giorno precedente. Cioè il giovedì, quando è stato fermato dai carabinieri. Ma dove? Nella stazione di polizia
di Capannelle dove è stato interrogato? Nella cella di sicurezza di Tor Sapienza dove ha passato la notte? Ammesso che la caduta sia vera queste sono le uniche due ipotesi plausibili, visto che dopo il fermo i genitori lo hanno visto a
casa, dove il ragazzo era stato portato dai carabinieri per la perquisizione
della sua camera. E stava bene. Il giorno dopo, in tribunale, invece il padre si accorge subito del suo viso gonfio. Ma le fonti dell’Arma finora non hanno parlato di alcuna caduta. Dicono che la notte in cella di sicurezza fu chiamata
un’ambulanza, ma perché lui stava male e diceva di soffrire di epilessia.
Epilessia, una caduta, oppure le botte, come sospettano i famigliari? Dove sta la verità?La relazione di Alfano prosegue puntualizzando quanto già si sa: al pronto
soccorso vengono fatte delle lastre ed emerge «frattura vertebrale L3 dell'emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea». Stefano rifiuta il ricovero (eppure in tribunale aveva tentato in tutti i modi di evitare il carcere e di essere destinato a una comunità) e torna in cella. Il giorno dopo, però, i
dolori sono talmente forti che viene di nuovo portato al pronto soccorso
e quindi ricoverato in ospedale. Dove muore il 22 per «morte naturale». I risultati dell’autopsia parlano però di molto di più: sangue nella vescica, nello stomaco e un polmone compresso. Chi lo ha visto nel reparto carcerario racconta inoltre di un paziente cataterizzato, che non poteva neanche alzarsi dal letto. Con che codice è entrato Stefano in quella palazzina? Quel reparto non è pensato per le emergenze, non c’è la rianimazione, non c’è la Tac. I detenuti in condizioni gravi vengono normalmente trasferiti nei reparti «civili» delle palazzine A e B. Stefano non si è mai mosso dal reparto carcerario. Ieri il pm titolare dell’indagine, Vincenzo Barba, ha acquisito la cartella clinica, la trascrizione verbale dell’udienza e la sua registrazione. Ma soprattutto ha
disposto una consulenza medico legale per fare luce sulle cause della
morte.
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che paese di merda è un paese dove con la scusa della crisi si tagliano i precari, si taglia sull'istruzione sulla sanità e sui servizi...che paese diventerà??? quando, mi domando, il popolo sarà pronto per mandare a fanculo questa classe dirigente!!!!
le nostre forze dell'ordine resteranno impunite, così come successo per il g8 a Genova, il nostro premier resterà impunito...puniti sono invece i ladri di galline, chi si fuma uno spinello, chi non conosce un politico o un prete per potersi garantire un posto di lavoro di mmerda!!!
ps: x ki nn l'avesse capito lìintervento di maurizio mariani era ironico...nn può essere che tale 30-10-2009 14:23 - luca
Ricordate via Tasso? 30-10-2009 14:16 - murmillus
Mi basta solo ripensare al G8..... 30-10-2009 13:11 - Andrew