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Guglielmo Ragozzino
Il (mini)risveglio ambientale dell'Europa
In grande il vertice ambientale di Copenaghen, previsto tra 40 giorni, assomiglia al G8 per l'ambiente, quello svoltosi in aprile a Siracusa, tanto gentile e tanto inutile. Su Copenaghen però grava una responsabilità gigantesca. La scadenza di dicembre 2009 era stata riempita di grandi speranze.
Molti governi, buona parte delle associazioni ambientaliste, tutto il movimento ecologista mondiale, i militanti dei Forum, avevano cercato di preparare, ciascuno a suo modo ma con tutto l'impegno possibile, l'unico Summit delle Nazioni unite durante il quale si sarebbe discusso, come poche altre volte nella storia, del futuro.
L'attesa del Vertice coincise però con il disastro economico. Paura, disperazione, miseria divennero familiari. Non più soltanto erano da temere il riscaldamento globale, l'inquinamento dell'acqua e della terra, i ricorrenti disastri climatici, ma anche, subito, la disoccupazione, la perdita della casa, la fame. L'effetto serra poteva aspettare. Era micidiale, certo, tutti ne erano ormai convinti; ma non subito, non per questa legislatura. Molti governi scelsero allora di cambiare l'atteggiamento, di mettere la testa sotto la sabbia: pur sapendo che l'inquinamento globale non avrebbe dato tregua, essi lasciavano ai loro successori, in altri governi, l'onere di riparare a nuovi danni inferti al pianeta.
In questo clima desolato, Barack Obama, il presidente degli Stati uniti, ha dato un altro colpo alle tenui aspettative rimaste. Ha fatto sapere, ma non ufficialmente, che non sarebbe andato a Copenaghen. La scelta era dovuta alla sua convinzione di dover aggiustare prima i problemi interni. Il difficile passaggio del programma verde al Senato, la ricerca di energie alternative, di un contenimento delle emissioni, di un parco automobilistico a consumi europei, di nuova occupazione nel settore ambientale, costituivano le tappe di un percorso che l'America doveva decidere per suo conto.
Senza Obama, riferimento per molti, compresi i contestatori dei «movimenti di azione climatica», il Vertice sembrava avviato a un triste dimenticatoio.
Stancamente, le riunioni preparatorie si sono inseguite, come l'ultima di Bruxelles, tra gli europei dell'Unione. Qui c'è stato un risveglio. L'Europa ha proposto agli altri paesi potenti: Usa, Giappone, Bric - Brasile, Russia, India, Cina - di finanziare il riassetto ambientale dei paesi poveri del globo. L'Europa (Ue) quantifica in 100 miliardi di euro all'anno tra 2013 e 2020 le risorse necessarie, e suggerisce a tutti di riflettere sul fatto che questa somma è indispensabile perché l'intera zattera umana resti a galla. La tempesta ambientale, infatti, vale per tutti. Risponderanno di sì gli altri formidabili partner chiamati in gioco? Finalmente Copenaghen può diventare un posto in cui si discute e forse si decide qualcosa. A fianco della ipotetica offerta di aiuto al mondo devastato e privo di capitali - ipotetica perché tutto dipende dalla risposta degli «altri» - a Bruxelles si è discusso anche di cosa fare subito, nel prossimo triennio. La proposta è stata di un finanziamento annuo dell'Ue di 5/7 miliardi di euro per venire incontro ai casi ambientali disperati. Il rappresentante polacco Mikolaj Dowgielewicz ha minacciato fino all'ultimo il veto del suo paese «Vogliamo crescere rapidamente e quindi abbiamo un margine limitato per ridurre le emissioni». In altre parole: non vi daremo un soldo, anzi, date qualche miliardo a noi, se l'inquinamento dell'industria nostra non vi sta bene.
Angela Merkel, cui in sostanza il ministro polacco si rivolgeva, ha preferito trattare e trovare un accordo. Una piccola cosa, ma che dà il senso dell'unica via possibile. Quella di trattare e trattare, con tutti e su ogni punto, senza farsi prendere dalla disperazione, per evitare in ogni modo che il disastro si avvicini ancora un po'.
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ci ho due palle così.. 01-11-2009 10:46 - paolo hutter
è in mano alle multinazionali e al Capitalismo della supremazia ad ogni costo.
L'Onestà e il rispetto sono soltanto parole nella Società sei consumi e in troppi hanno abbracciato questo credo.
SIAMO POCHI A NON FARE DEL DENARO IL CREDIO SUPREMO.
Lorena Melis H. 8,231/XI/2009 01-11-2009 08:24 - Lorena Melis
Sentono che la corda è troppo tesa e che il limite di sopportazione è da tempo superato.
Ma ancora una volta cercano di fare affari,anche con l'ecologia.
Parlano troppo e concludono poco.
Hanno dato le lampadine per sostituire quelle calde Per fare questa operazione si sono arricchiti lo stesso.
Si sono fregati i finanziamenti che i governi gli avevano dato per ristrutturare.
Solo chiacchiere e affari.
Non possiamo andare avanti così.
Bisogna dare una sterzata a tutta questa ipocrisia.
I gruppi ecologisti devono ostacolare i falsi e imporre una seria politica ecologica.
Bisogna fermarli in tutti i modi possibili.
Non credo che si possa dialogare con questa gente.
Quello che occorre fare da subito e impedirgli di prenderci in giro.
Smascherare ogni falso ecologista e tutte quelle organizzazioni che sono nate per fruttare.
Lo dobbiamo fare per i nostri fiumi e per le nostre terre.
il nostro mare lo dobbiamo difendere,lui non ce la fa da solo. 31-10-2009 13:49 - maurizio mariani