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Cinzia Gubbini
L'ospedale Pertini: "per parlare con i medici non serve il pm"
«Non c'è bisogno di alcuna autorizzazione per parlare con i medici della struttura penitenziaria del Sandro Pertini». Lo afferma Antonio D'Urso, direttore sanitario della Asl Rm/B dalla quale dipende l'ospedale romano Sandro Pertini. Qui, giovedì scorso, è morto per cause ancora da accertare Stefano Cucchi. 31 anni, il ragazzo era stato fermato una settimana prima dai carabinieri per il possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. E' morto dopo cinque giorni di ricovero nel reparto di medicina protetta del Pertini, dove era arrivato con due costole rotte e alcune tumefazioni al viso. Nella storia di Stefano si intrecciano diversi problemi: chi gli ha procurato quelle ferite, come è stato curato all'interno dell'ospedale ma anche perché la sua famiglia si sia scontrata contro il «muro» della polizia penitenziaria che gestisce la sicurezza del reparto di medicina protetta del Pertini. Per tre giorni di fila - hanno raccontato Rita e Giovanni Cucchi - si sono recati al reparto angosciati e disperati, dicendo che non pretendevano di vedere il figlio senza l'autorizzazione del pubblico ministero. Ma che volevano soltanto parlare con i medici, per sapere come stava Stefano. Gli agenti glielo hanno impedito, sostenendo che anche per parlare con il personale sanitario bisognava attendere l'autorizzazione del pm. Ma non era vero, come conferma D'Urso.
Direttore, quali sono le procedure che i famigliari dei detenuti ricoverati nella struttura penitenziaria devono seguire per ricevere informazioni dai medici?
Bisogna distinguere: per poter fare visita al proprio congiunto è necessario avere l'autorizzazione della Procura. Quel reparto, pur trovandosi in una palazzina dentro l'ospedale, funziona come un carcere. Ma essendo un reparto ospedaliero è ovviamente possibile conferire con i medici.
Come si fa?
Ci si reca al reparto dalle 12 alle 14 di tutti i giorni e si chiede alla polizia penitenziaria di parlare con i medici
I coniugi Cucchi denunciano che ciò è stato loro impedito.
E' la prima volta che mi capita di sentire una cosa di questo tipo. Non ho mai ricevuto lamentale né dai famigliari dei detenuti, né dai sei medici del reparto, tutti appartenenti al personale della Asl
Quindi secondo lei cosa è accaduto?
Non lo so dire. Lì la sorveglianza è affidata alla polizia penitenziaria.
Cosa dicono i medici a questo proposito?
Hanno dichiarato di non essere mai stati informati della richiesta di colloqui da parte della famigliari di Stefano Cucchi.
Il reparto in cui è stato ricoverato Stefano è attrezzato per le emergenze?
Di certo non è un ospedale, è solo un reparto. Solitamente, e con una procedura ormai consolidata, se un detenuto ha bisogno di qualsiasi tipo di analisi o intervento che non può essere garantito lì viene trasferito negli altri reparti ospedalieri.
Ci sono dubbi anche sull'assistenza prestata a Stefano durante il ricovero.
Io sarei molto cauto nel fare qualsiasi tipo di valutazione in questo senso. Conosco i medici che operano in quella struttura. Sono molto bravi, hanno salvato diverse persone. Io so soltanto che il decesso è sopraggiunto in modo repentino, inaspettato. C'è un'indagine in corso. Da parte nostra c'è e ci sarà la massima collaborazione. Esprimiamo, inoltre, la nostra vicinanza alla famiglia Cucchi e il massimo rispetto per il loro dolore.
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-caramba: con ogni probabilità gli autori del pestaggio iniziale, vallo a capire per quale ragione
-pula carceraria: hanno detto una cazzata imperiale impedendo ai familiari di parlare con i dottori (sic)
-medici: gente che di grazia potrebbe curare le pecore, altro che gli esseri umani!
-giudici: ma come xazzo è possibile che lo hanno detenuto in quanto 'senza fissa dimora'??? Adesso, con i parenti in tribunale, a seconda di come gira il vento, si possono definire 'barboni' chiunque sia messo in galera e pestato dagli sbirri? Sarà mica che lo hanno tenuto 'dentro' perché avevano paura che parlasse delle botte che gli hanno dato?
-politici: La Russa e Alfano. Ricordiamoci delle loro sante parole, le scale e la massima fiducia 'all'Arma'.
Non riesco a capacitarmi. Già è incredibile quel che è successo a Bianzino (e a tanti altri), ma adesso si passa ogni limite.
Mi viene in mente Caparezza:''se non ti chiami Savoia scordati i domiciliari''. Questa legge repressiva, gente che sfoga i suoi istinti di sopraffazione solo contro i deboli e i marginali, e potremmo essere tutti noi! Anche a casa nostra, incredibile.
Bisogna abolire la Fini-giovanardi, mi sembra il minimo. Specie con politici che si portano in giro 8 kg di cocaina e si pippano a manetta. Criminalizzare stranieri e ragazzi (ma attenzione: se vanno in giro con il SUV e ammazzano qualcuno, allora i figli di papà non hanno conseguenze: devono beccarti a piedi con un paio di spinelli, se sei uno spacciatore allora va tutto bene lo stesso, mica se la pigliano con i professionisti). Che orrore senza fine. Non vorrei che Stefano sia stato ucciso perché non parlasse, chiudendolo in cella fino a farlo morire disidratato. Allora l'omicidio premeditato sarebbe il minimo capo d'imputazione. MA con i caramba che ricattano MArrazzo, vi rendete conto in che mani siamo finiti? Una volta era la pula con i Savo, adesso è tutto uno schifo, non ti salvi da nessuna parte, altro che forze dell'ordine. 04-11-2009 00:07 - Raniero
E' questa la legge? 03-11-2009 12:18 - maria francesca
Morto per le botte in caserma?
Morto per le botte in cella?
Morto per le botte nell'ospedale Pertini?
Morto sotto le mani del dott.D'Urso?
Io penso che è morto dove nessun detenuto nero o bianco potesse vedere.
Come regolamento interno!
Codice rosso! 03-11-2009 10:53 - maurizio mariani