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FUORIPAGINA
03/11/2009
  •   |   Stefano Anastasia
    Una pena di morte

    Parenti, legali, operatori penitenziari e chi altro ha avuto a che fare con i sei anni di detenzione di Diana Blefari Melazzi non sono riusciti a sorprendersi di quella tragica fine, per impiccagione, nel carcere romano di Rebibbia femminile. Era uno degli esiti possibili di quella sofferenza psichica che anche le perizie che le furono avverse non potevano negare completamente. Come ha avuto modo di dire assai efficacemente uno dei suoi legali, «evidentemente, i nostri timori erano fondati e le conclusioni delle perizie sbagliate».
    Intanto, però, è già partito un coro preventivo: non facciamone un'eroina, non cancelliamone le colpe. Come se legali e parenti, gli unici legittimati a parlare in sua vece, avessero avuto di queste intenzioni. No, lo «scandalo» del suicidio di Diana Blefari non c'entra nulla con i titoli di reato per i quali era stata condannata, e meno che mai trova origine in un intento «giustificatorio» dei delitti cui ha partecipato. La responsabilità dello Stato - delle sue strutture ed apparati, delle persone che gli prestano il volto, il sudore e la fatica quotidiana - nei confronti di gli viene affidato mani e piedi, vita e corpo, è viceversa assoluta: sia esso un giovane geometra arrestato con qualche grammo di droga in un parco pubblico della Capitale; sia essa una sedicente «militante rivoluzionaria», corresponsabile di un omicidio e di altri reati minori. Quindi, quello che si chiede non è né un'assoluzione postuma né la pietà che si deve a una vita che se ne è andata. I familiari saluteranno la loro cara come Antigone avrebbe voluto fare con Polinice: senza che nessuna autorità possa loro impedirlo. La domanda è, piuttosto: è stato fatto tutto ciò che era possibile perché ciò non fosse? Perché questo esito tragico non avverasse le più funeste previsioni di familiari e legali?
    Lo «scandalo» del suicidio di Diana Blefari investe, evidentemente, problemi di responsabilità dell'intero sistema penale che la aveva in custodia, a partire da quelle del giudice e del perito che hanno valutato il suo stato psico-fisico compatibile con la detenzione in carcere, per finire a quelle della struttura penitenziaria in cui era ristretta: quale assistenza le era prestata? Da quando non era più in 41bis, perché continuava a essere in isolamento? A queste, e simili, domande si chiede risposta, senza che vengano agitati i fantasmi delle colpe e della meritevolezza dei castighi, su cui - per quanto è nelle umane capacità di discernimento - la Corte di Cassazione ha detto l'ultima parola giusto qualche giorno fa, e nessuno intende ridiscuterla.
    In fondo, non sono domande diverse da quelle che ci si sta facendo a proposito della morte di Stefano Cucchi; e neanche da quelle che possono legittimamente sollevare le inquietanti registrazioni del carcere di Teramo, dove un poliziotto rimproverava un altro perché i detenuti non si massacrano in cella, ma al piano di sotto, al riparo da occhi indiscreti. Sono tutte domande sul limite legittimo della violenza della pena. Fin dove può, lo Stato, infierire sulla vita e la libertà dei suoi cittadini? Quando la pena si fa illegittima? Quando comincia a trasfigurare nel suo opposto, nel crimine che vorrebbe redimere, nella violenza che vorrebbe cancellare?
    I sacri principi sono tutti lì, a disposizione di chi li voglia ripassare. Questo è il momento delle risposte specifiche, alle domande specifiche, a quegli interrogativi che le tragiche vicende di Stefano Cucchi e di Diana Blefari hanno posto all'attenzione di noi tutti.


I COMMENTI:
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  • I commenti di Mariani e Castagnetti non hanno nulla di serio.
    Serio è invece il caso e la discussione sulla vicenda Battisti, ricordata da una lettrice, che non si può eludere in alcun modo. Battisti nega di avere materialmente ucciso qualcuno. Sta di fatto che le sue azioni e quelle della sua banda hanno portato all'omicidio di diverse persone, sostanzialmente alcuni commercianti, cioè gente che lavorava. Definire queste persone come nemici di classe controrivoluzionari può essere fatto solo da gente in preda ad un delirio ideologico. Come purtroppo spesso avveniva a quel tempo a molti di noi. Credo che non ci si possa limitare a dire che bisogna chiudere gli anni cosiddetti di piombo dal punto di vista politico e quindi tirare una bella riga su tutto. Ricordo che c'è un uomo di 45 anni (il figlio di un commercantie ucciso), che allora era un ragazzino di 12, che in seguito ad un'azione della banda di Battisti è rimasto tutta la vita su una sedia a rotelle. Una sofferenza indicibile, dal mio punto di vista una vera e propria condanna all'ergastolo.
    Se siamo onesti e soprattutto laici non possiamo eludere il concetto di responsabilità individuale. Io non voglio criminalizzare Battisti però lui non può neanche cavarsela col ritornello della responsabilità collettiva e del contesto politico. Anche perchè questo ritornello è lo stesso degli stragisti e dei loro protettori di stato di allora che hanno buon gioco a sostenere la stessa tesi. Il figlio di quel commerciante assassinato ha passato e passerà tutta la sua vita su una sedia a rotelle. E' troppo comodo far finta di nulla e caversela in corner, come si dice in gergo calcistico. Naturalmente non sono certo un forcaiolo e non chiedo nessuna vendetta. Però al contempo credo che un uomo come Battisti, se vuole veramente uscire alla grande da questa situazione deve avere il coraggio di ammettere le sue responsabiklità e pagare un prezzo, comunque sicuramente molto ma molto meno alto di quello che hanno pagato "il controrivoluzionario" che la sua banda ha assassinato e il suo figliolo di allora 12 anni, inchiodato da allora su una sedia a rotelle.
    Fabrizio Marchi 07-11-2009 13:56 - Fabrizio Marchi
  • io credo che la giustizia chiamiamola borghese non abbiamai avuto credibilita'.
    I ricchi e ipotenti non vanno mai in galera, gli omicidi che uccidono con crudelta'si fannno 20 25 anni di prigione diana blefari viene condannata a morte dallo stato perche' ha avuto una sbandata verso idee stupidamente e inutilmente nichiliste.
    non siamo molto diversi dagli USA: muiono in carceri i più deboli i reietti della societa' gli antagonisti a un certo ordine economico ma iomi chiedo anche: i giudici, le guardie carcerarie, sono solo ingranaggi, e i magistrati perche' nessuno prende posizione su questa storia e su quella di cucchi? Hanno tutti paura? 05-11-2009 19:54 - pietro
  • Guardate che M.Mariani fa del feroce sarcasmo, non è difficile da capire.. 04-11-2009 18:34 - SM
  • Posto che l'omicidio non è la migliore soluzione per affrontare i problemi, però. Ci sono MORTI e MORTI.

    Biagi, quand'era vivo, non è forse vero che era stato lasciato senza scorta da SCAJOLA, che lo aveva definito un 'rompicoglioni'?

    Ora Scajola, quello della linea Alitalia Roma-Albenga (costo un mln di euro l'anno) che fa? Ha pagato per avere 'di fatto' fatto ammazzare Biagi? NO, SIAMO NOI CHE PAGHIAMO LUI al Parlamento.

    Biagi era un utile strumento per smantellare lo Stato di diritto: ricordate che i 'destri', come Ghedini, non capiscono niente di diritto e fanno casini su casini. TRANNE CHE QUANDO LI AIUTA LA 'SINISTRA', da D'Alema a Violante. Prima lo hanno fatto lavorare per loro, poi lo hanno lasciato ammazzare.

    Questa donna avrà anche ucciso. Anche BRUSCA, SPACCAROTELLA, PROVENZANO, RIINA, Vittorio Emanuele, Ecc. ecc. ecc. Come mai loro non vengono lasciati marcire in carcere? Perché sono sbirri oppure 'pezzi che contano'!

    Quante persone muoiono-vengono ferite-mutilate ecc. ecc. ogni anno grazie alla deregolamentazioen del lavoro, attuata dal cdx con l'aiusilio del csx?

    La pena di morte,in iTalia, è stata abolita da un pezzo. Quindi non doveva esserci alcuna vendetta nei confronti di questa donna. E di Cucchi, Bianzino ecc. E' solo la solita porcheria, se la pigliano con i deboli e mai con i potenti. Previti si prese sei anni di galera e ha fatto cinque giorni a champagne e bonbon, come mai?

    Allo Stato sono funzionali le BR perché ha un 'nemico da combattere', vedi anche Battitsti scappato in Brasile; ma Zorzi, terrorista nero scappato in Giappone, non lo cerca nessuno. E mentre sgombrano l'Experia, le Case Pound spuntano come funghi. MA come mai la pula non bastona loro invece dei 'rossi' e 'rasta' vari? Beh, la risposta sarebbe troppo facile no? 04-11-2009 16:21 - SM
  • Che Biagi sia una vittima innocente non è una covinzione diffusa.
    Mentre siamo d'accordo sul fatto che esprimere questo concetto sia pericolosamente sovversivo e criminale.
    manca un bel po di margine per essere in democrazia 03-11-2009 21:21 - raffo
  • Ci sono delle contraddiioni incredibili nella giustizia italiana. La Blefari non aveva ucciso, era corresponsabile di un omicidio ma materialmente non aveva premuto il grilletto. E questa non è una differenza da poco. Ma è stata comunque condannata all'ergastolo. Non ricordo il nome ma è uscito di galera da poco tempo un ragazzo del nord Italia che aveva assassinato i suoi genitori per l'eredità e per lungo tempo aveva fatto di tutto per nascondere il duplice delitto premeditato. Ebbene, dopo sedici anni questo ragazzo è uscito. E' solo un eesmpio. Se ne potrebbero fare mille. Pentiti plurimoicidi sia di mafia che di terrorismo scarcerati dopo un anno di detenzione. Oppure superterroristi come Fioravanti (con dieci omicidi dichiarati sulle spalle al netto della strage di Bologna) che sono del tutto liberi. Lo stesso Mario Moretti, leader indiscusso delle BR dopo dieci anni era già fuori anche se in permesso esterno. Così come quel fascista di Avanguardia Nazionale di cui non ricordo il nome, autore, fra i munerosi delitti, dell'assassinio del militante di Lotta Continua, Alceste Campanile, che non ha mai scontato neanche un giorno di carcere per quel delitto, e che è anche stato utilizzato dai servizi segreti italiani. Per non parlare dei vari Giovanni Brusca e altri criminali mafiosi (senza voler mettere questi ultimi sullo stesso piano dei politici, sia chiaro)liberi e stipendaiti dallo Stato.
    Le contraddizioni sono enormi, come vediamo, spaventose. E' necessario aprire un dibattito pubblico su tutto questo. Al più presto. Meno chiacchiere sul gossip, le escort, le veline e i trans e più inziativa politica sulle cose serie. E la giustizia è una cosa serissima. 03-11-2009 21:09 - Fabrizio Marchi
  • Le istituzioni dello stato rappresentano sempre più una piccola cerchia di privilegiati. Se noi Leggiamo la Costituzione repubblicana del nostro paese, ci accorgiamo che il principio di uguaglianza viene continuamente violato. Soltanto i brigatisti prendono l'ergastolo per omicidio o un concorso in omicidio. Tutti gli altri, compresi mafiosi, pluriomicidi, stragisti neri ed altri, di galera se ne fanno poca o nulla. L'ho già detto in un mio precedente commento, in Italia esiste la giustizia della pecora bianca. E poi l'altro articolo che stabilisce che il fine ultimo della detenzione è quello del recupero dei detenuti nella vita sociale del paese. Ora, tutti noi sappiamo che, chiunque finisce in galera in questo paese torna peggio di prima. Come dire, entri delinquente ed esci come capomafia. Inoltre, le aziende attraverso l'autorizzazione ai dati personali nel curriculum, sono in grado di vedere se uno è stato dentro o no. Dunque, chi esce dal carcere non trova lavoro ed è molto più pericoloso di prima. concludo dicendo che, a prescindere da come la si possa pensare, Diana Blefari Melazzi e le vittime della sua vicenda sono un'altra dimostrazione dell'inefficienza del sistema capitalista. Non ci sarebbe stato un conflitto sociale se l'infame sistema capitalista avesse permesso a tutti di fare una vita dignitosa. Per vita dignitosa intendo lavoro stabile, salario sufficiente ed una casa. Oggi sembra troppo anche chiedere questo, e allora, di chi è la colpa? Sempre dei brigatisti? 03-11-2009 20:56 - K
  • Sono molto contento di questa posizione di Stefano Anastasia. Condivido in pieno. Invece trovo schifoso il commento di M.Mariani. Anche in carcere (e qui nessuno sta dicendo che la "brigatista" non doveva starci) la dignità di una persona va rispettata fino in fondo. Mi piacerebbe molto che prima o poi Alfano andasse in carcere segregato per vedere che si prova. E inoltre, che dire dei fascisti che hanno messo le bombe in giro (Piazza Fontana, etc.) e non sono mai stati puniti (ossia segregati in carcere) allo stesso modo? Certe omissioni sono molto gravi. 03-11-2009 20:54 - Simone Lepore
  • io invece progongo di non mettere di abolire le galere e non mettere mai nessuno in prigione, né brigatisti né ladri né assassini né stupratori e neanche Berlusconi, perché tutti soffrono da matti a stare in prigione e c'è sempre il rischio che qualcuno si suicida. Pace e bene fratelli 03-11-2009 20:10 - Giuseppe Castagnetti
  • per alberto. su battisti leggiti almeno il libro su "il caso battisti" edito da deriveapprodi.

    la colpevolezza di diana blefari e l'innocenza di biagi... ci farei più di un pensiero 03-11-2009 20:01 - franca
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