-
|
Stefano Anastasia
Una pena di morte
Parenti, legali, operatori penitenziari e chi altro ha avuto a che fare con i sei anni di detenzione di Diana Blefari Melazzi non sono riusciti a sorprendersi di quella tragica fine, per impiccagione, nel carcere romano di Rebibbia femminile. Era uno degli esiti possibili di quella sofferenza psichica che anche le perizie che le furono avverse non potevano negare completamente. Come ha avuto modo di dire assai efficacemente uno dei suoi legali, «evidentemente, i nostri timori erano fondati e le conclusioni delle perizie sbagliate».
Intanto, però, è già partito un coro preventivo: non facciamone un'eroina, non cancelliamone le colpe. Come se legali e parenti, gli unici legittimati a parlare in sua vece, avessero avuto di queste intenzioni. No, lo «scandalo» del suicidio di Diana Blefari non c'entra nulla con i titoli di reato per i quali era stata condannata, e meno che mai trova origine in un intento «giustificatorio» dei delitti cui ha partecipato. La responsabilità dello Stato - delle sue strutture ed apparati, delle persone che gli prestano il volto, il sudore e la fatica quotidiana - nei confronti di gli viene affidato mani e piedi, vita e corpo, è viceversa assoluta: sia esso un giovane geometra arrestato con qualche grammo di droga in un parco pubblico della Capitale; sia essa una sedicente «militante rivoluzionaria», corresponsabile di un omicidio e di altri reati minori. Quindi, quello che si chiede non è né un'assoluzione postuma né la pietà che si deve a una vita che se ne è andata. I familiari saluteranno la loro cara come Antigone avrebbe voluto fare con Polinice: senza che nessuna autorità possa loro impedirlo. La domanda è, piuttosto: è stato fatto tutto ciò che era possibile perché ciò non fosse? Perché questo esito tragico non avverasse le più funeste previsioni di familiari e legali?
Lo «scandalo» del suicidio di Diana Blefari investe, evidentemente, problemi di responsabilità dell'intero sistema penale che la aveva in custodia, a partire da quelle del giudice e del perito che hanno valutato il suo stato psico-fisico compatibile con la detenzione in carcere, per finire a quelle della struttura penitenziaria in cui era ristretta: quale assistenza le era prestata? Da quando non era più in 41bis, perché continuava a essere in isolamento? A queste, e simili, domande si chiede risposta, senza che vengano agitati i fantasmi delle colpe e della meritevolezza dei castighi, su cui - per quanto è nelle umane capacità di discernimento - la Corte di Cassazione ha detto l'ultima parola giusto qualche giorno fa, e nessuno intende ridiscuterla.
In fondo, non sono domande diverse da quelle che ci si sta facendo a proposito della morte di Stefano Cucchi; e neanche da quelle che possono legittimamente sollevare le inquietanti registrazioni del carcere di Teramo, dove un poliziotto rimproverava un altro perché i detenuti non si massacrano in cella, ma al piano di sotto, al riparo da occhi indiscreti. Sono tutte domande sul limite legittimo della violenza della pena. Fin dove può, lo Stato, infierire sulla vita e la libertà dei suoi cittadini? Quando la pena si fa illegittima? Quando comincia a trasfigurare nel suo opposto, nel crimine che vorrebbe redimere, nella violenza che vorrebbe cancellare?
I sacri principi sono tutti lì, a disposizione di chi li voglia ripassare. Questo è il momento delle risposte specifiche, alle domande specifiche, a quegli interrogativi che le tragiche vicende di Stefano Cucchi e di Diana Blefari hanno posto all'attenzione di noi tutti.
- 30/11/2009 [9 commenti]
- 30/11/2009 [6 commenti]
- 28/11/2009 [20 commenti]
- 28/11/2009 [7 commenti]
- 28/11/2009 [2 commenti]
- 28/11/2009 [2 commenti]
- 28/11/2009 [24 commenti]
- 27/11/2009 [5 commenti]
- 27/11/2009 [3 commenti]
- 26/11/2009 [28 commenti]
- 26/11/2009 [2 commenti]
- 25/11/2009 [9 commenti]
- 24/11/2009 [8 commenti]
- 24/11/2009 [4 commenti]
- 23/11/2009 [8 commenti]
- 23/11/2009 [2 commenti]
- 21/11/2009 [5 commenti]
- 21/11/2009 [17 commenti]
- 20/11/2009 [16 commenti]
- 20/11/2009 [3 commenti]
- 19/11/2009 [7 commenti]
- 19/11/2009 [3 commenti]
- 19/11/2009 [0 commenti]
- 18/11/2009 [4 commenti]
- 18/11/2009 [6 commenti]
- 17/11/2009 [7 commenti]
- 17/11/2009 [28 commenti]
- 16/11/2009 [5 commenti]
- 16/11/2009 [3 commenti]
- 14/11/2009 [15 commenti]
- 13/11/2009 [14 commenti]
- 13/11/2009 [14 commenti]
- 13/11/2009 [8 commenti]
- 13/11/2009 [3 commenti]
- 11/11/2009 [22 commenti]
- 11/11/2009 [16 commenti]
- 11/11/2009 [1 commenti]
- 10/11/2009 [18 commenti]
- 10/11/2009 [11 commenti]
- 10/11/2009 [21 commenti]
- 09/11/2009 [14 commenti]
- 08/11/2009 [18 commenti]
- 08/11/2009 [12 commenti]
- 07/11/2009 [0 commenti]
- 07/11/2009 [10 commenti]
- 06/11/2009 [23 commenti]
- 06/11/2009 [3 commenti]
- 06/11/2009 [16 commenti]
- 05/11/2009 [11 commenti]
- 05/11/2009 [10 commenti]
- 05/11/2009 [7 commenti]
- 04/11/2009 [5 commenti]
- 03/11/2009 [6 commenti]
- 03/11/2009 [10 commenti]
- 03/11/2009 [13 commenti]
- 02/11/2009 [35 commenti]
- 02/11/2009 [14 commenti]
- 02/11/2009 [23 commenti]
- 01/11/2009 [17 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Serio è invece il caso e la discussione sulla vicenda Battisti, ricordata da una lettrice, che non si può eludere in alcun modo. Battisti nega di avere materialmente ucciso qualcuno. Sta di fatto che le sue azioni e quelle della sua banda hanno portato all'omicidio di diverse persone, sostanzialmente alcuni commercianti, cioè gente che lavorava. Definire queste persone come nemici di classe controrivoluzionari può essere fatto solo da gente in preda ad un delirio ideologico. Come purtroppo spesso avveniva a quel tempo a molti di noi. Credo che non ci si possa limitare a dire che bisogna chiudere gli anni cosiddetti di piombo dal punto di vista politico e quindi tirare una bella riga su tutto. Ricordo che c'è un uomo di 45 anni (il figlio di un commercantie ucciso), che allora era un ragazzino di 12, che in seguito ad un'azione della banda di Battisti è rimasto tutta la vita su una sedia a rotelle. Una sofferenza indicibile, dal mio punto di vista una vera e propria condanna all'ergastolo.
Se siamo onesti e soprattutto laici non possiamo eludere il concetto di responsabilità individuale. Io non voglio criminalizzare Battisti però lui non può neanche cavarsela col ritornello della responsabilità collettiva e del contesto politico. Anche perchè questo ritornello è lo stesso degli stragisti e dei loro protettori di stato di allora che hanno buon gioco a sostenere la stessa tesi. Il figlio di quel commerciante assassinato ha passato e passerà tutta la sua vita su una sedia a rotelle. E' troppo comodo far finta di nulla e caversela in corner, come si dice in gergo calcistico. Naturalmente non sono certo un forcaiolo e non chiedo nessuna vendetta. Però al contempo credo che un uomo come Battisti, se vuole veramente uscire alla grande da questa situazione deve avere il coraggio di ammettere le sue responsabiklità e pagare un prezzo, comunque sicuramente molto ma molto meno alto di quello che hanno pagato "il controrivoluzionario" che la sua banda ha assassinato e il suo figliolo di allora 12 anni, inchiodato da allora su una sedia a rotelle.
Fabrizio Marchi 07-11-2009 13:56 - Fabrizio Marchi
I ricchi e ipotenti non vanno mai in galera, gli omicidi che uccidono con crudelta'si fannno 20 25 anni di prigione diana blefari viene condannata a morte dallo stato perche' ha avuto una sbandata verso idee stupidamente e inutilmente nichiliste.
non siamo molto diversi dagli USA: muiono in carceri i più deboli i reietti della societa' gli antagonisti a un certo ordine economico ma iomi chiedo anche: i giudici, le guardie carcerarie, sono solo ingranaggi, e i magistrati perche' nessuno prende posizione su questa storia e su quella di cucchi? Hanno tutti paura? 05-11-2009 19:54 - pietro
Biagi, quand'era vivo, non è forse vero che era stato lasciato senza scorta da SCAJOLA, che lo aveva definito un 'rompicoglioni'?
Ora Scajola, quello della linea Alitalia Roma-Albenga (costo un mln di euro l'anno) che fa? Ha pagato per avere 'di fatto' fatto ammazzare Biagi? NO, SIAMO NOI CHE PAGHIAMO LUI al Parlamento.
Biagi era un utile strumento per smantellare lo Stato di diritto: ricordate che i 'destri', come Ghedini, non capiscono niente di diritto e fanno casini su casini. TRANNE CHE QUANDO LI AIUTA LA 'SINISTRA', da D'Alema a Violante. Prima lo hanno fatto lavorare per loro, poi lo hanno lasciato ammazzare.
Questa donna avrà anche ucciso. Anche BRUSCA, SPACCAROTELLA, PROVENZANO, RIINA, Vittorio Emanuele, Ecc. ecc. ecc. Come mai loro non vengono lasciati marcire in carcere? Perché sono sbirri oppure 'pezzi che contano'!
Quante persone muoiono-vengono ferite-mutilate ecc. ecc. ogni anno grazie alla deregolamentazioen del lavoro, attuata dal cdx con l'aiusilio del csx?
La pena di morte,in iTalia, è stata abolita da un pezzo. Quindi non doveva esserci alcuna vendetta nei confronti di questa donna. E di Cucchi, Bianzino ecc. E' solo la solita porcheria, se la pigliano con i deboli e mai con i potenti. Previti si prese sei anni di galera e ha fatto cinque giorni a champagne e bonbon, come mai?
Allo Stato sono funzionali le BR perché ha un 'nemico da combattere', vedi anche Battitsti scappato in Brasile; ma Zorzi, terrorista nero scappato in Giappone, non lo cerca nessuno. E mentre sgombrano l'Experia, le Case Pound spuntano come funghi. MA come mai la pula non bastona loro invece dei 'rossi' e 'rasta' vari? Beh, la risposta sarebbe troppo facile no? 04-11-2009 16:21 - SM
Mentre siamo d'accordo sul fatto che esprimere questo concetto sia pericolosamente sovversivo e criminale.
manca un bel po di margine per essere in democrazia 03-11-2009 21:21 - raffo
Le contraddizioni sono enormi, come vediamo, spaventose. E' necessario aprire un dibattito pubblico su tutto questo. Al più presto. Meno chiacchiere sul gossip, le escort, le veline e i trans e più inziativa politica sulle cose serie. E la giustizia è una cosa serissima. 03-11-2009 21:09 - Fabrizio Marchi
la colpevolezza di diana blefari e l'innocenza di biagi... ci farei più di un pensiero 03-11-2009 20:01 - franca