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FUORIPAGINA
05/11/2009
  •   |   Andrea Palladino
    Il container sommerso dell'Elba

    Mentre lo sguardo era rivolto sulle mappe nautiche di Cetraro, alla ricerca di verità che ancora oggi stentano ad uscire, dalla Toscana arriva la notizia, secca e incredibile, che conferma in pieno le rotte dei veleni. Una nave della Nato, nel corso di una perlustrazione delle acque al largo dell'Isola d'Elba, ha trovato un container sul fondo del mare. Container sospetto, molto sospetto, della dimensione di tre metri per sei, che - secondo una prima ricostruzione - sarebbe stato buttato dolosamente in acqua solo quattro mesi fa. È la conferma - che arriva da una fonte sicuramente attendibile, il Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano - di una denuncia passata inosservata presentata da una associazione ambientalista tedesca, la Green Ocean, e da Legambiente l'estate scorsa. Un portacontainer, il Toscana, con bandiera maltese, appartenente ad un armatore tedesco, era stato sorpreso la sera del nove luglio scorso dalla nave Thales - utilizzata nel progetto di ricerca "plastic from the sea" - mentre azionava le gru per scaricare in mare container di 16 piedi. La Thales cercò di avvicinarsi per capire cosa stava accadendo. A luglio il sole cala molto tardi in mare e alle nove di sera la scena era chiaramente visibile.
    «Ad una osservazione più vicina con l'aiuto di binocoli - racconta nel diario di bordo il capitano della Thales - abbiamo scoperto l'equipaggio della nave mentre lavorava sulle gru di bordo, gettando alcuni oggetti fuori bordo. Gli oggetti sembravano essere container da sedici piedi. Al momento dell'osservazione eravamo alla distanza di un miglio marino, dalla parte del porto rispetto alla Toscana». Il gruppo ambientalista tedesco riesce a fotografare velocemente quanto stava accadendo (la foto qui accanto è una di quelle scattate in quel momento, ndr) mentre l'equipaggio della nave con bandiera maltese si accorge di essere stato scoperto. «Dopo poco tempo, circa due minuti, la nave "Toscana" ha aumentato la propria velocità - continua il diario di bordo - e preso una rotta di collisione con la nostra imbarcazione». I pirati non navigano solo in Somalia, ma scendono anche al largo delle nostre coste. «Abbiamo subito usato il Vhf, canale 16 e 13, per contattare la "Toscana" per capire le loro intenzioni. Le nostre chiamate non hanno avuto risposta». L'intenzione era chiara, la Thales andava speronata.
    Il racconto dell'equipaggio continua con la descrizione dettagliata delle manovre difensive che la nave della Green Ocean ha dovuto fare. «La Toscana ha continuato sulla sua rotta di collisione, e la Thales - prosegue il diario di bordo - ha dovuto fare una manovra di emergenza girando di 45° ad est. Dopo alcuni minuti la "Toscana" ha cambiato nuovamente rotta ed era di nuovo in rotta di collisione. La MS Thales ha cambiato per una nuova rotta di 90° e così ha evitato una collisione diretta con la "Toscana"».
    L'intera vicenda venne subito denunciata, allegando le fotografie e il diario di bordo, sottoscritto dall'intero equipaggio. È passata l'estate e la vicenda di Cetraro ha di fatto tolto l'attenzione da questo vero e proprio atto di pirateria al largo della Toscana. Fino a ieri, quando la nave della Nato ha individuato un primo container a novecento metri di distanza dalle coordinate fornite dalla Thales.
    La richiesta d'intervento al Nato Undersea Research Center - Nurc - è arrivata dal Parco dell'arcipelago toscano, allarmato dal racconto dell'equipaggio del Thales. Il 2 e 3 novembre scorso la nave oceanografica Alliance ha scandagliato la zona indicata dalle coordinate registrate nel diario di bordo tenuto dal gruppo ambientalista tedesco. Per ora è stato individuato - grazie al Multi Beam e al Side Scan Sonar ad alta risoluzione - un primo contenitore, «un manufatto di 3 metri, per 3 per 6, di fattezze e dimensioni simili ad un container», per onore alla precisione. Le prime immagini sono state poi mostrate ieri sera durante il Tg 3 regionale della Toscana, che ha seguito l'operazione della Alliance.
    La storia delle navi dei veleni è dunque aperta e tragicamente attuale. Se poi verrà confermato il nome dell'armatore della nave Toscana - che da una prima verifica risulta essere una importantissima azienda di logistica tedesca - sarà chiaro come il traffico internazionale di rifiuti non è una questione marginale. Rimane da stabilire con esattezza e con la massima chiarezza cosa contiene quel primo container individuato al largo della Toscana e recuperarlo immediatamente, prima che possa rilasciare eventuali scorie in una zona conosciuta come il santuario dei cetacei. E soprattutto occorrerà chiarire quali sono le organizzazioni nazionali ed internazionali che gestiscono gli attuali traffici velenosi. 
    Quasi tutte le inchieste che vennero aperte negli anni '80 e '90 sulle navi dei veleni finirono in archiviazione o in scandalose prescrizioni. Dietro c'erano vere e proprie reti di complicità ai massimi livelli, come lo stesso governo ammise nel 2004. Ora l'operazione trasparenza che le organizzazione ambientaliste chiedono dovrà coinvolgere l'intera costa italiana. Da Cetraro fino all'arcipelago toscano.


I COMMENTI:
  • anhce qui si vede la differenza che ci fa capire che non c'è volontà per proteggere il territorio Italiano, na nostra terra, quando si tratta di voler individuare clandestini si mettono forze in campo, trattati bilaterali,media e girnali che ci danno la percezione che i punici o i saraceni ci stanno invadendo per depredarci e fare bottino della ricchezza di questo paese che è in mano a pochi e ben protetta in chissà quale banca o borsa del mondo pronta ad essere spostata a secondo il momento se o no favorevole.
    Vediamo per contro navi che hanno lasciato stabilimenti e indutrie chimiche e quant'altro riempirsi di prodotti di scarto inquinante "ad essre buoni" e radioattivi e velenosiad essere meno buoni. Questi materiali dovrebbero avere una trcciabilità che permette di sapere da dove partono e dove arrivano, ma il notro ministero quando c'è la tracciabilità di qualcosa per essere qunto più presente possibile ne perde le tracce, non solo ma dopo averle perse non si preoccupa di aver perduto qualcoca di pericoloso che mette in pericolo unbene comune come la salute' l'ambiente, i soldi che si dovranno spendere per ribonificare, cosa più grave la messa inpericolo delle generazioni future per un veniale motivazione di guadagno immediato e senza avere spese.
    questo è il nostro paese e agli italiani gli cantano e ballano un'altra musica che narcotizza e rende statici aspettando il grande salvatore che con la un clik cambierà tutto tramutandolo con il potere di rendere tutto nuovo come se niente fosse acccaduto.
    NON CREDETECI SVEGLIATE GURDATE FUORI LE NOSTRE FINESTRE E VREDRETE CHE SE NON CI MUOVIAMO NOI LASCERE AI NOTRI FIGLI SOLO UNA SOCIETA' CHE LOTTERà PER DIVIDERSI DELLE CENERI 05-11-2009 20:02 - ciro
  • ci fanno fessi anche stavolta? 05-11-2009 18:47 - Franco Tambaro
  • il Mediterraneo da culla di grandi civiltà è diventato una fogna immonda. Questo è quanto ! 05-11-2009 18:02 - Gian
  • Ma quanto tempo ci vuole per analizzare pesci pescati da quelle parti e verificare se sono mangiabili o meno? 05-11-2009 15:15 - michelangelo
  • su Cetraro: scusate ma il video girato dalla nave del ministero dell'ambiente "Oceano Mare" è possibile vederlo? capisco che i media filo governativi tacciano sulla cosa, ma perchè trasmissioni come Report, Ballaro' o Annozero, non organizzano una semplice comparazione con il primo video girato? risulterebbe evidentissima a tutti la menzogna del governo, con conseguente deligittimazione di chi mette a gravissimo rischio la salute della popolazione! 05-11-2009 13:27 - Giovanni
  • Spero che questa notizia non passi sotto silenzio per quanto riguarda l'opinione pubblica perchè la salute dovrebbe essere una priorità per noi tutti 05-11-2009 11:24 - marialuisa ferretti
  • Ragazzi ma come pensiamo di scoperchiare questo calderone se anche le bugie piu' evidenti passano inosservate!!! a Cetraro il primo rilevamento è stato fatto ad una profondità di 483 mt, come dichiarato da tutti e confermabile da Google Earth alle coordinate in cui ha operato la Coopernaut Franca, mentre il relitto Catania è ad una profondità di 283 mt come si legge nella relazione alla Camera. E' chiaro che sono due navi diverse, a circa 6 km di distanza. Perchè nessuno dice pubblicamente queste cose così evidenti!?! 05-11-2009 11:19 - Gio
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