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FUORIPAGINA
05/11/2009
  •   |   Raffaele Mastrolonardo
    Banda larga, abbiamo scherzato

    Scusate tanto, avevamo scherzato. Dopo mesi di rinvii, tentennamenti, dichiarazioni imbarazzate e rassicurazioni poco credibili, finalmente l'ammissione: i soldi promessi dal governo nel giugno scorso per lo sviluppo della banda larga nel nostro Paese non arriveranno. Con buona pace dell'obiettivo di garantire una connessione da 2 megabit al secondo a tutti gli italiani entro il 2012. 

    A togliere ogni dubbio residuo è stato Gianni Letta in persona: gli 800 milioni che l'esecutivo aveva stanziato a giugno nell'ambito del cosiddetto “Piano Romani” (dal viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani) sono rimandati a data da destinarsi. «Lo stanziamento – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – era stato previsto prima dell'avvento della crisi». Dopodiché il governo «ha dovuto riconsiderare le cose dando la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali».  

    I soldi – ha precisato Letta – arriveranno «una volta usciti dalla crisi». Un orizzonte temporale che mette la parola fine ad un “giallo” che sempre più appariva come un segreto di Pulcinella. Tra gli addetti ai lavori, infatti, lo scetticismo serpeggiava da tempo. «Purtroppo lo prevedevo», è stato il commento del presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò.  

    A fugare le perplessità  del numero uno dell'Agcom non erano evidentemente bastate le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta che poco più due settimane fa scommetteva su una svolta positiva a breve: «Il piano è già pronto. Ho parlato con il viceministro Paolo Romani. E' un problema di investimenti, ma manca ormai solo l'ultima spinta. Nell'arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera dal Cipe», aveva detto.  

    Bisognerà, invece, aspettare tempi economici migliori. Contattato dal manifesto il ministro Brunetta ha declinato ogni commento. Ma certo la notizia non deve avergli fatto piacere visto che gli 800 milioni previsti erano un puntello importante per il suo piano di e-government che prevede una pubblica amministrazione più digitale e informatizzata.  

    Anche quei 7,5 milioni di italiani che si devono accontentare di obsolete connessioni inferiori a 1 megabit al secondo hanno poco da rallegrarsi. A loro non resta che sperare, ancor più di prima, che la crisi passi presto. Mentre l'Italia sembra condannata a rimanere in quella mediocrità digitale nella quale la fotografano le ricerche internazionali. Secondo il recente Broadband Quality Index,  studio condotto dalle Università di Oxford e Oviedo, il nostro Paese si colloca al 38simo posto (su 66 stati analizzati) per la qualità delle connessioni Internet. Un risultato che consente agli abitanti dello stivale di utilizzare in modo appena adeguato i servizi web odierni ma impedirà, dice lo studio, di sfruttare le applicazioni che popoleranno l'universo online di qui a 5 anni.  

     E proprio il futuro è  la prima vittima dell'annuncio di Letta. Il “Piano Romani”  era già di per sé figlio dell'opzione meno ambiziosa tra quelle proposte nel “Rapporto Caio”, l'indagine che Francesco Caio ha realizzato per conto dell'esecutivo. Il governo rinunciava a una stratega di sviluppo di reti di nuova generazione capaci portare nelle case di tutti gli italiani connessioni da almeno 50 megabit al secondo per concentrarsi su un obiettivo più limitato: 2 megabit al secondo per tutti entro 2 anni. Ora, anche questa ipotesi minima subisce uno stop. Solo dopo la crisi, dice Letta, «si potrà riprendere l'ordine delle priorità».  

    Posizione discutibile visto che altrove l'innovazione delle reti è vista come un'opportunità  proprio per uscire dalla recessione. Due giorni fa il ministro delle comunicazioni svedese Asa Torstensson ha annunciato che il governo varerà un piano per portare connessioni da 100 megabit al secondo al 90% della popolazione entro il 2020 (il 40% nel 2015). «Gran parte della futura crescita economica - ha spiegato - dipenderà dalla rete». Ancora più radicale la Finlandia che a metà ottobre, in piena crisi, dunque, ha sancito il diritto alla banda larga: per legge, entro il 2010 tutti i finlandesi dovranno poter andare in rete alla velocità di almeno 1 megabit al secondo, che diventeranno 100 nel 2015.


I COMMENTI:
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  • Che dire? Al governo abbiamo una banda veramente larga ... e siccome da me oggi piove, quindi governo .....! 06-11-2009 08:25 - luciano.rubini@unipd.it
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