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Emilio Molinari, Rosario Lembo*
Diremo addio all'acqua pubblica?
Il Senato ha votato la conversione in legge del decreto art. 15 con il quale si privatizzano tutti i rubinetti d'Italia. L'acqua del sindaco, come per anni l'hanno chiamata i lombardi, non c'è più e di questo bisogna ringraziare la classe politica italiana. In particolare un ringraziamento va alla Lega, che con questo voto ha segnato il suo passaggio al sistema economico di potere e ha mostrato quanto il suo federalismo sia puro linguaggio, e altrettanto la decantata partecipazione dei cittadini.
La mobilitazione del movimento, le mail che hanno intasato i computer dei senatori, la presa di posizione di molti sindaci e della regione Puglia, che ha dichiarato di voler assumere la gestione del Servizio idrico integrato, hanno reso meno celebrativo il dibattito al Senato. Per la prima volta i nostri argomenti sono risuonati in quelle aule in modo chiaro e nel Pd si sono sentite voci discordanti da quelle sostenute da sempre in questo partito.
Ma tutto ciò non ha cambiato la sostanza del decreto.
Si è resa obbligatoria la gara, si sono praticamente liquidate le Spa a totale capitale pubblico, si sono generalizzate e affermate le società miste definendo il tetto alla partecipazione pubblica al trenta per cento, facendo cadere così anche l'ultima foglia di fico di qualche amministratore che nel passato ha sostenuto che con il 51% delle azioni il controllo maggioritario del pubblico era assicurato.
Si è introdotta una nuova mistificazione: la possibilità ai comuni di partecipare come «privati» alla prima gara. Si tratta di una cosa paradossale: i comuni sono obbligati a mettere a gara le proprie azioni ma poi possono gareggiare per riprendersele, magari attingendo a prestiti bancari... Incredibile schizofrenia: mentre si afferma definitivamente il primato del mercato, si permette l'estrema finzione di chi, in mala fede, può ancora dire che non privatizza. A ben vedere, questa ipocrita giustificazione è già in circolazione
E' un vizio tipico di una certa politica italiana: perseguire la privatizzazione e negare di averla fatta. Gli amministratori delle regioni - solo per fare due esempi, la Toscana e l'Emilia Romagna - sono stati maestri in tale arte.
Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie, con un vero attentato alla democrazia. Tutto questo fa dell'Italia l'unico paese europeo che si incammini su tale strada.
Per la stragrande maggioranza dei partiti, questo non è che l'epilogo di una lunga sbornia privatistica, dalla quale solo in Italia sembra non si voglia più uscire, nemmeno davanti all'attuale devastante crisi finanziaria, nemmeno davanti al palese fallimento del neoliberismo Per altri partiti prevale una storica indifferenza per il problema acqua, per i beni comuni e per la difesa delle risorse limitate: prevale l'abitudine, non il pensare.
Ora il decreto va alla Camera: la battaglia perciò non è chiusa.
Vorremmo tuttavia rivolgere un appello a tutti i partiti perché rivedano questo decreto: bisogna ritirarlo, o in ogni caso togliere dal decreto l'acqua per ciò che essa rappresenta. D'altro canto, si sono già tolti alcuni servizi come il gas e si è tolta la liberalizzazione delle farmacie. Vorremmo venisse tolto l'obbligo di privatizzare imposto ai comuni.
E un altro appello, speciale, ai partiti e ai parlamentari che hanno votato contro il decreto e hanno sostenuto i nostri argomenti.
Li ringraziamo, ma vogliamo dire loro che se si vuole fare veramente una battaglia, non basta votare contro in aula. Ci si pronuncia come partito attraverso il segretario nazionale, si dà mandato a tutto il partito di mobilitarsi, si va in televisione o sui media per denunciare ciò che avviene; si informa l'opinione pubblica.
E questo vale per chi sta in Parlamento e per chi è stato messo fuori.
Per i partiti che intendono mobilitarsi il 5 di dicembre contro la politica sociale di Berlusconi, chiediamo di mettere nella piattaforma la questione dei servizi idrici privatizzati.
E infine, un appello particolare va alle organizzazioni sindacali, affinché si pronuncino e si mobilitino non solo per il destino dei lavoratori del settore, ma al nostro fianco, contro quella che si chiama mercificazione dell'acqua, di cui il decreto italiano è un tassello determinante e un precedente gravissimo.
È in ballo la capacità della sinistra di rinnovare i propri paradigmi. Ne va della sua stessa esistenza.
*Sezione italiana del contratto mondiale dell'acqua
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pensi veramente che un fascista "vero" (non quelli disegnati in questi 65 anni) avrebbe privatizzato l'acqua a favore di capitalisti ? 08-11-2009 16:09 - alessio
siccome però per certi versi bisogna riconoscere che non sono così imbecilli da crederci davvero (alcuni nella loro base lo sono, però) la realtà assomiglia più a questa:
la differenza tra la destra e i riformisti è il nome dell'azienda per cui svolgono la funzione. c'è da privatizzare l'acqua? ok, il centrosinistra rappresenta l'azienda A, la destra l'azienda B. se uno dei due vince l'altro comincia a commuoversi pubblicamente per la privatizzazione dell'acqua.
molto spesso però le aziende non sono così stupide da sposare un solo partito, capita così che all'interno di ogni partito i due maggiori feudatari siano tra loro avversi perché fanno funzione per due aziende diverse, e contemporaneamente stanno dallo stesso lato con PARTI del partito avverso. secondo me un po' tutti sanno storie di casi simili in ogni collegio elettorale.
poi naturalmente ci sono quelli semplicemente scemi, oppure quelli che riconoscono di perdersi nei meandri della finanza (altro che politica che mette le mani sull'economia, al politico medio, come a tutti noi, per orientarsi sul funzionamento dei derivati ci vuole una cartina), mi sembra che fassino, in un momento di sincerità, abbia detto a consorte, "fa un po' te, io non ci capisco niente" 06-11-2009 18:33 - dc
Che bella la democrazia.
Finalmente siamo arrivati all'acqua,così non si parlerà più di questo argomento.
Potremo parlare di togliere tutti quelli che non servono alla produzione con una rottamazione.
Si propongo di buttare tutte le eccedenze umane che non producono e non hanno capitali.
Un mondo per noi che abbiamo i soldi:
Perche dividere con chi non ha un euro da spendere?
Oggi mandiamo i ragazziu a visitare i campi di concentramento nazisti,così imparano a come si fa. 06-11-2009 18:11 - mariani maurizio
Per indicare un esempio concreto del tipo di trappola retorica basta vedere una tipica puntata di ballarò o report: cinque minuti di moralismo per la 'sinistra' benpensante e sentimentale che si commuove per l'acqua pubblica e poi due ore di 'esperti' che ci spiegano che bisogna liberalizzare, privatizzare, snellire la 'burocrazia', levare laccielacciuoli, favorire la concorrenza. così, un po' di opposizione sull'acqua può servire da schermo alla liberalizzazione e privatizzazione di tutto il resto. 06-11-2009 17:42 - dc
concordo con murmillus che sia un argomento capzioso quello di tirare fuori stalin e i regimi comunisti per giustificare cio'che avviene nella nostra societa', ma visto che lo sappiamo e non siamo ingenui sarebbe opportuno che i comunisti evitassero di mettere il cappello alle lotte magari presentandosi con le bandiere con i faccioni dei ""maestri" 06-11-2009 16:26 - marco
CRIMINE ! Nessuno (secondo me) dovrebbe scandalizzarsi il capitalismo e'
anche questo e anche di peggio basta leggere come hanno gia' (per meta') sfasciato la riforma sanitaria qui' in America. 06-11-2009 16:04 - StefanoTedesco