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FUORIPAGINA
08/11/2009
  •   |   Cinzia Gubbini
    Rabbia e tensione al corteo per Cucchi

    «Bastardi, bastardi», «giustizia per Stefanino». Il corteo di sabato organizzato dai centri sociali della capitale, dall'osservatorio antirazzista e da diversi comitati di quartiere per chiedere verità e giustizia sulla morte di Stefano Cucchi ha portato con sé qualcosa che qualcuno temeva e molti non si aspettavano: la rabbia dei «pischelli» della zona, ragazzi da stadio, che snobbano qualsiasi mediazione politica e che esplodono dentro quattro strade sigillate dai blindati di polizia e carabinieri. Sanno che la polizia e i carabinieri sono quelli che è meglio non incontrare. E adesso le foto di Stefano, fermato per 20 grammi di marijuana e morto in un reparto ospedaliero con la faccia gonfia di lividi e due vertebre fratturate, glielo ricorderà per sempre. «Era uno di noi», gridano lungo le strade di Tor Pignattara. La loro rabbia - e il modo in cui la sanno esprimere - non si è fermata di fronte alle parole di Ilaria, la sorella di Stefano: «Ringraziamo tutti quelli che stanno manifestando, esprimendo la loro solidarietà. Chiediamo per rispetto del nostro dolore e di Stefano di proseguire questa manifestazione con compostezza». C'era già stato il lancio di bottiglie contro la celere all'inizio. Poco dopo, alla fine del corteo, comincia il «panico»: petardi contro la polizia, cassonetti bruciati. Che poi si sposta più avanti sulla Casilina. Il panico è soprattutto della gente del quartiere, Tor Pignattara, primissima periferia di Roma sud. Il posto dove la famiglia Cucchi abita da sempre, e dove Stefano è cresciuto. Un quadrante che ha mantenuto tutta la sua anima popolare, rivisitata al giorno d'oggi: affacciati su strade e stradine spuntano visi di bimbi, di anziani e di uomini e donne dell' Africa e dell'Asia che vivono vicini senza sopportarsi molto. Ma oggi tutti gli occhi sono per il corteo. Vuole chiudere e andare a casa «perché ho paura» la signora del tabacchi, e lo stesso fa in fretta e furia la signora bangldesha del negozio di frutta. In verità i momenti più violenti si concentrano all'inizio e alla fine della manifestazione, in mezzo c'è un corteo che lungo la strada si riempie di gente, gente del quartiere, con gli organizzatori che dalla testa ripetono al microfono: «Stiamo manifestando per chiedere verità e giustizia per la morte di Stefano, non c'è nessun bisogno di essere aggressivi». Lo striscione di apertura dice: «Non si può morire così. Basta vite spezzate dalla violenza di Stato». Sulla saracinesca della sede di An qualcuno scrive: «Siete responsabili». Non è uno sfregio stupido. Stefano è stato fermato e accusato di spaccio anche in base alla logica proibizionista della legge Fini-Giovanardi: sono decine i ragazzi che qui raccontano di come vengono fermati, controllati «per due canne». Da poliziotti e carabinieri che hanno la mano pesante. Che Stefano sia stato pestato dai carabinieri oggi è dato per assodato. E non solo dai «pischelli». Davanti al portone del palazzo dove abita la famiglia Cucchi, dove il corteo si è fermato per qualche intervento al microfono, dice un signore: «Io abito da sempre nel quartiere. Stefano non lo conoscevo. Ma so che era un ragazzo tranquillo, che non aveva mai dato fastidio a nessuno. E mi chiedo: ma perché lo hanno ridotto così? Che bisogno c'era?». Parole sincere, a cui rispondono cori arrabbiati: «Assassini». I condomini hanno appeso uno striscione «Il tuo sorriso rimarrà per sempre nei nostri cuori». Scendono Giovanni e Rita, i genitori. Parla Ilaria, sua sorella. Prova a intercettare il codice di quelli più arrabbiati, e ci tiene a esprimere «solidarietà alla polizia»: «Stefano era un ragazzo come tanti e noi lo amavamo infinitamente: intelligente, sensibile, altruista e buono. Amava la vita e la droga gliel'ha rovinata e distrutta. Non doveva comunque morire così! Cerchiamo verità e giustizia e proprio per questo Stefano non deve essere per nessuno né un eroe, né un modello, né un motivo di odio o violenza». Poco dopo vanno a fuoco i cassonetti a cui rispondono i lacrimogeni della polizia. Sui muri del quartiere rimane appesa una verità: i nomi di Stefano, di Federico Aldrovandi e di Aldo Bianzino: «consumatori uccisi dallo Stato». 


I COMMENTI:
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  • La soluzione esiste, lotta al potere. Il potere di uno stato che ormai di democratico ha poco, lotta ad un parlamento fantoccio, lotta al fascismo, lotta per un lavoro non precario, lotta per il pane. Svegliamoci ragazzi prima che sia tardi, o forse lo è già. 09-11-2009 10:16 - Fabrizio
  • perchè e forze dell'ordine romane son le più barbare d'italia.? Si sono distinte a napoli a genova.E sempre infarcite dall'ideologia fascista sono ingaggiate in una guerra civile al proletariato.
    Forse perchè a roma più di altre città italiane il proletariato è ancora indomito? o solamnnte perchè i vertici dello stato dai servizi segreti ai vertici delle polizie sono in mano a una banda di fascisti amati da sempre da un 'ideologia golpista che trasmettono ai sottoposti e che in ultima analisi vedono in berlusca ll'incarnazione dei loro sogni e quindi ci danno dentro ? quanto meno sono tollerati e molti come abbiam visto dopo genova premiati. 09-11-2009 09:12 - roberto
  • Caro manifesto, non sempre queste violenze vanno bollate come aggressive o peggio. Di fronte ad una Polizia e uno Stato così aggressivi ci sono sempre quelli che cercano di rispondere anche violentemente. La violenza genera altra violenza! E quindi concludo che i primi violenti sono Stato e Polizia, non i <<pischelli>>. 08-11-2009 23:36 - Simone Lepore
  • cassonetti bruciati e petardi non sono nulla rispetto alla violenza omicida che questo stato dimostra verso i più deboli, mentre ai magnaccia pusher che riforniscono di coca e di prostitute gli uomini del potere si concedono immediatamente i domiciliari; piena solidarietà al corteo, in tutte le sue manifestazioni 08-11-2009 20:29 - circe
  • Tutti a guardare gli effetti e nessuno le cause.
    Uno stato che condanna amorte un ragazzo per dieci grammi di fumo è uno stato da contestare.
    Cassonetti bruciati e pedardi da stadio.
    Be tutto sommato,una sciocchezza.
    Pensate se quei ragazzii invece di tirare un pedardo,si fossero procurati delle p38.
    La situazine, ci porterà a casi di questo tipo.
    Consiglierei, alle autorità di carcerare al più presto i responsabili,dlla morte de givane e ridare serenità al paese,oppure fare ancora più repressione e uccidere più persone possibili,così,forse con il terrore,si potrebbe fermare la "marea montante" che stà arrivando.
    Berlusconi dice di continuare a investire sui mangnelli.
    Ba?!? 08-11-2009 17:54 - maurizio mariani
  • No, non dovrebbe essere normale... 08-11-2009 17:45 - Andrea
  • Lo stato è la dittatura di una classe e come scrive Cinzia la polizia è meglio non incontrarla.La questione della repressione e delle sue strutture che annientano le persone sono 5 o sei detenuti sotto il regime del 41 bis tra questi solo gli ex BR.Perciò la morte del proletario Cucchi serve per nascondere anche una morte aspettata, quella della Melazzi di cui non si vuole fare un eroina.Al suo posto Cucchi.La lotta di classe è una guerra civile con dei morti.E vero per i proletari c'è solo la galera e li escono dopo la delinquenza a trovare il senso del collettivo ed escono dall'individualismo.Il carcere certo non fà bene non voglio dire questo.La morte di Cucchi ci parla del problema della depenalizzazione delle droghe leggere.Concludo, non verrà mai arrestato un uomo delle borhesie imperialiste un intellettuale alla moda.Ma la droga per Lord Palmerston(scriveva Marx) importata attraverso la compagnia delle Indie serviva per piegare la burocrazia cinese.Vendetta di Cina ed India sarà quell'oppio consumato dal proletariato inglese.Ciao Manifesto che sei sempre in difesa dei deboli, e garantista del quadro democratico quando ci sono i commissati CIA che uccidono Pinelli e che sono addestrati in America e tessono trame contro anarchici e lump proletariato.Il movimento comunista deve ritrovare il suo armamentario strategico, perchè si è ridotti a plebe.Contro il comunismo usano la droga e contro i detenuti politici l'annientamento psichico il ricatto per cui si preferisce la morte.Cucchi è morto ed il prodotto della crisi capitalistica che considera pattumiera il proletariato. 08-11-2009 17:42 - pico
  • Quello che è successo a Stefano Cucchi è paragonabile ad uno "Stato Bananero" o totalitario (di destra o sinistra non importa), dove i diritti fondamentali, e anche quelli più elementari, sono calpestati come una normale prassi di potere. Ma l'Italia è uno Stato democratico? È legale che un giudice ordini l'arresto in prigione di una persona per pochi grammi d'erba e non conceda la possibilità di scegliere un avvocato difensore di fiducia? È normale che a questo giudice non gli venga applicato un provvedimento disciplinare? È normale che a un detenuto, malmenato in un modo brutale fino alla conseguente morte, gli si neghi la possibilità di vedere i propri familiari? E, infine, è normale che un ministro non ne risponda personalmente, dimettendosi? 08-11-2009 16:29 - raphael.pa1@hotmail.com
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