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FUORIPAGINA
09/11/2009
  •   |   redazione
    Appello in difesa dell'università pubblica

    Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell’università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica. Oggi decidiamo di prendere pubblicamente la parola dopo avere letto il ddl di riforma dell’università approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che ci sembra giustificare le più vive preoccupazioni soprattutto per quanto attiene alla governance degli atenei (per il previsto accentramento di potere in capo ai rettori e a consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati) e per ciò che concerne la componente più debole della docenza: decine di migliaia di studiosi, giovani e meno giovani, che da molti anni prestano la propria opera gratuitamente o, nel migliore dei casi, in qualità di assegnisti o borsisti, nel quadro di rapporti di collaborazione precari.
    Le novità che il governo prospetta in materia di governance degli atenei ci paiono prive di qualsiasi ambizione culturale e di ogni volontà di risanare effettivamente i problemi dell’università pubblica, e ispirate esclusivamente a una logica autoritaria e privatistica, tesa a una marcata verticalizzazione del processo di formazione delle decisioni a discapito dell’autonomia degli atenei. Riteniamo che l’università debba cambiare, ma occorre a nostro giudizio procedere in tutt’altra direzione, salvaguardando il carattere pubblico dell’università e favorendo la partecipazione democratica di tutte le componenti del sistema universitario.
    Quanto previsto per la vasta area del precariato ci sembra profondamente iniquo e irrazionale, tale da mettere a repentaglio la funzionalità di molti dipartimenti. I tagli alle finanze degli atenei e la nuova normativa per l’accesso alla docenza preludono all’espulsione in massa dal sistema universitario di persone meritevoli, stimate anche in ambito internazionale, che da tempo lavorano nell’università italiana, tra le ultime in Europa per quantità di docenti di ruolo e tra le più sfavorite per rapporto docenti/studenti. Al di là della retorica sul valore strategico della conoscenza e della ricerca, il governo – ostacolando i nuovi accessi, conservando le vecchie logiche baronali e non introducendo alcuna misura preventiva contro il malcostume accademico – pianifica un enorme spreco di risorse finanziarie, impiegate per la formazione di tanti studiosi ai quali sarà impedito l’accesso ai ruoli dell’università, e una perdita secca in termini di capacità, competenza ed esperienza, che rischia di determinare un incolmabile divario tra l’Italia e i Paesi più avanzati.
    Chiediamo al governo di fermarsi, ma ci rivolgiamo anche al mondo universitario affinché faccia sentire la propria voce e manifesti con forza le proprie ragioni e preoccupazioni. Non difendiamo lo status quo: invochiamo una riforma seria che ampli gli spazi di partecipazione, salvaguardi il carattere pubblico dell’università e tuteli l’autonomia della didattica e della ricerca. Non ignoriamo l’esigenza di verificare la qualità dell’insegnamento e del lavoro scientifico di ciascun docente: esigiamo l’adozione di rigorose procedure di valutazione, non graduatorie improvvisate e funzionali a campagne di stampa più o meno denigratorie, ma criteri oggettivi, adeguati alle diverse specificità disciplinari e capaci di rilevare anche i pregi, internazionalmente riconosciuti, della ricerca italiana. Non auspichiamo un reclutamento ope legis: chiediamo lo stanziamento delle risorse necessarie a consentire l’accesso ai ruoli, previo concorso, di quanti abbiano acquisito, negli anni del precariato, comprovate competenze e attitudini professionali.
    L’università pubblica non può essere governata in modo autoritario né gestita con criteri ragionieristici. Il lavoro di quanti ne garantiscono l’attività deve essere riconosciuto e tutelato. La conoscenza è una risorsa del Paese e un diritto fondamentale che la Costituzione riconosce a ciascun cittadino della Repubblica.


    A breve aprirà il sito: www.perluniversitapubblica.it

     

    Per adesioni: perluniversitapubblica@gmail.com

     

    HANNO FINORA ADERITO:
    Guido Abbattista (Univ. di Trieste),

    Mario Alcaro (Univ. della Calabria),

    Alessandra Algostino (Univ. di Torino),

    Fabio Amaya (Univ. di Bergamo),

    Annarita Angelini (Univ. di Bologna),

    Gaetano Azzariti (Univ. di Roma La Sapienza),

    Valeria Babini (Univ. di Bologna),

    Franco Bacchelli (Univ. di Bologna),

    Stefano Bajma Griga (Univ. di Torino),

    Guido Barbujani (Univ. di Ferrara),

    Riccardo Bellofiore (Univ. di Bergamo),

    Paolo Bianchini (Univ. di Torino),

    Francesco Bilancia (Univ. di Chieti-Pescara G. d’Annunzio),

    Liliana Billanovich (Univ. di Padova),

    Luca Bortolussi (Univ. di Trieste),

    Patrick Boylan (Univ. di Roma Tre),

    Davide Bubbico (Univ. di Salerno),

    Alberto Burgio (Univ. di Bologna),

    Tullia Catalan (Univ. di Trieste),

    Sara Cervai (Univ. di Trieste),

    Lorenzo Chieffi (Univ. di Napoli II),

    Luisa Chierichetti (Univ. di Bergamo),

    Pietro Ciarlo (Univ. di Cagliari),

    Roberto Ciccone (Univ. di Roma Tre),

    Alessandro Dal Lago (Univ. di Genova),

    Alisa Dal Re (Univ. di Padova),

    Ferruccio Damiani (Univ. di Torino),

    Claudio De Fiores (Univ. di Napoli II),

    Federico Della Valle (Univ. di Trieste),

    Maurizio Del Ninno (Univ. di Urbino),

    Lucia Delogu (Univ. di Torino),

    Gianmario De Muro (Univ. di Cagliari),

    Fabio De Nardis (Univ. del Salento),

    Mariangiola Dezani (Univ. di Torino),

    Alfonso Di Giovine (Univ. di Torino),

    Guerino D’Ignazio (Univ. della Calabria),

    Mario Dogliani (Univ. di Torino),

    Angelo d’Orsi (Univ. di Torino),

    Lea Durante (Univ. di Bari),

    Antonio Erbetta (Univ. di Torino),

    Maria Cristina Ercolessi (Univ. di Napoli L’Orientale),

    Serena Facci (Univ. di Roma Tor Vergata),

    Luisa Faldini (Univ. di Genova),

    Luigi Ferrajoli (Univ. di Roma Tre),

    Gianni Ferrara (Univ. di Roma La Sapienza),

    Giovanni Fiaschi (Univ. di Padova),

    Lorenzo Fischer (Univ. di Torino),

    Saverio Forestiero (Univ. di Roma Tor Vergata),

    Walter Fornasa (Univ. di Bergamo),

    Fabio Frosini (Univ. di Urbino),

    Ferruccio Gambino (Univ. di Padova),

    Giovanni Garofalo (Univ. di Bergamo),

    Cristina Gena (Univ. di Torino),

    Franco Grignani (Univ. di Perugia),

    Giorgio Inglese (Univ. di Roma La Sapienza),

    Manlio Iofrida (Univ. di Bologna),

    Cristina Jandelli (Univ. di Firenze),

    Domenico Jervolino (Univ. di Napoli Federico II),

    Guido Liguori (Univ. della Calabria),

    Alberto Lucarelli (Univ. di Napoli Federico II),

    Giorgio Lunghini (Iuss di Pavia),

    Fulvio C. Manara (Univ. di Bergamo),

    Giovanna Mancini (Univ. di Teramo),

    Domenica Marabella (Univ. di Torino),

    Maria Rosaria Marella (Univ. di Perugia),

    Paola Marsocci (Univ. di Roma La Sapienza),

    Alfio Mastropaolo (Univ. di Torino),

    Giovanni Mazzetti (Univ. della Calabria),

    Antonella Meo (Univ. di Torino),

    Maria Grazia Meriggi (Univ. di Bergamo),

    Raul Mordenti (Univ. di Roma Tor Vergata),

    Ugo Morelli (Univ. di Bergamo),

    Vittorio Morfino (Univ. di Milano Bicocca),

    Giuseppe Mosconi (Univ. di Padova),

    Angela Musumeci (Univ. di Teramo),

    Walter Nocito (Univ. della Calabria),

    Giuseppe Noto (Univ. di Torino),

    Donatella Orecchia (Univ. di Roma Tor Vergata),

    Salvatore Palidda (Univ. di Genova),

    Alessandro Pandolfi (Univ. di Urbino),

    Armando Petrini (Univ. di Torino),

    Barbara Pezzini (Univ. di Bergamo),

    Paolo Picone (Univ. di Roma La Sapienza),

    Mariapaola Pierini (Univ. di Torino),

    Franco Piperno (Univ. della Calabria),

    Giovanni Pizza (Univ. di Perugia),

    Margherita Platania (Univ. di Salerno),

    Alessandro Portelli (Univ. di Roma La Sapienza),

    Donatella Possamai (Univ. di Venezia),

    Giovanna Procacci (Univ. di Modena),

    Franco Prono (Univ. di Torino),

    Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore di Pisa),

    Michele Prospero (Univ. di Roma La Sapienza),

    Elena Pulcini (Univ. di Firenze),

    Luigi Punzo (Univ. di Cassino),

    Riccardo Realfonzo (Univ. del Sannio),

    Giuseppe Ugo Rescigno (Univ. di Roma La Sapienza),

    Annamaria Rivera (Univ. di Bari),

    Roberto Romboli (Univ. di Pisa),

    Stefano Rosso (Univ. di Bergamo),

    Marco Ruotolo (Univ. di Roma Tre),

    Gianpasquale Santomassimo (Univ. di Siena),

    Alessandro Savorelli (Scuola Normale Superiore, Pisa),

    Giovanni Serges (Univ. di Roma Tre),

    Massimo Siclari (Univ. di Roma Tre),

    Filippo Silvestri (Univ. di Bari),

    Laura Silvestri (Univ. di Roma Tor Vergata),

    Alessandro Somma (Univ. di Ferrara),

    Igor Sotgiu (Univ. di Torino),

    Antonella Stirati (Univ. di Roma Tre),

    Ciro Tarantino (Univ. della Calabria),

    Laura Teza (Univ. di Perugia),

    Massimiliano Tomba (Univ. di Padova),

    Alessandro Triulzi (Univ. di Napoli L’Orientale),

    Valentina Valentini (Univ. di Roma La Sapienza),

    Claudio Venza (Univ. di Trieste),

    Caterina Verrigni (Univ. di Chieti-Pescara G. d’Annunzio),

    Giovanna Vertova (Univ. di Bergamo),

    Francesca Vianello (Univ. di Padova),

    Massimo Villone (Univ. di Napoli Federico II),

    Adriano Vinale (Univ. di Salerno),

    Piero Violante (Univ. di Palermo),

    Stefano Visentin (Università di Urbino),

    Pasquale Voza (Univ. di Bari),

    Paolo Zatti (Univ. di Padova)


I COMMENTI:
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  • per maryjolos: hai mai pensato che la produzione scientifica e la partecipazione al dibattito nei seminari e conferenze spesso e' direttamente proporzionale ai fondi disponibili per ciascun gruppo di ricerca? la maggior parte del tempo di un ricercatore va ormai nello scrivere progetti per richiedere finanziamenti esterni e potere prendere personale a contratto per portare avanti i progetti di ricerca - resta veramente poco a disposizione per il resto. considera che un contratto cococo per ricerca viene anche sottoposto alla tassazione dello stato con IRAP, INPS, INAIL sicche' per pagare 16.000 euro lordi per 12 mesi ne devi avere a disposizione circa 24.000. qui non si difende il posto, ma la possibilita' di fare il proprio lavoro se non in modo competitivo, almeno per stare a galla. 10-11-2009 11:41 - Luca G
  • Non so se maryjolos ha letto il disegno di legge sulla governance dell'Università. Probabilmente no visto quello che ha scritto. Riassumendo (tra le altre cose assurde) prevede che il Consiglio di amministrazione (che decide come spendere i soldi) non sia più elettivo, preveda un minor numero di componenti (un solo studente) e il 40% di membri esterni (privati, enti locali ecc). Questo ovviamente non risolve il problema dei baronati ma distrugge l'università pubblica come fonte di avanzamento tecnologico, scientifico e culturale asservendola definitivamente ai privati e ai loro interessi, che non sono necessariamente quelli del Paese. Quale privato avrà interesse a finanziare le materie umanistiche? Vogliamo produrre ingegneri o ingegneri FIAT? Chiaramente questo succede dal momento che un privato, che mette i soldi, si siede al tavolo per decidere come investirli questi soldi (e quindi indirizzare didattica e ricerca). Puoi essere anche uno contro 10 ma se sei quello che tira fuori il portafoglio conti molto più degli altri.
    L'università privata sarebbe la fine dell'Italia (non esagero). 10-11-2009 11:19 - Uno studente universitario
  • Mi pare un appello importante, che proveniente da chi sa che siamo di fronte all'ennesimo passo verso la distruzione definitiva del sistema universitario. Non colpisce il ricorso ossessivo e ormai disperato agli appelli e l'assenza di forme di lotta e mobilitazione davvero grande da parte degli studenti? Sono forse ormai totalmente disillusi, incapaci di guardare avanti? 10-11-2009 10:56 - lorenz
  • A me sembra che invece si inizi a temere di perdere il posto. Questi signori, tutti insieme, hanno pubblicato meno di molti loro colleghi che lavorano in altre universita` straniere, sono andati a meno conferenze e moltissimi di loro non parlano neanche una parola di inglese e quindi alle conferenze all'estero non ci possono neanche andare perche` non li capirebbe nessuno. A questo punto l'universita` privata sarebbe piu` che ben venuta in un Paese in cui se provi a cambiare qualcosa ti ritrovi tutti i baroni contro.
    E` un dato di fatto che esistano raccomandazioni e concorsi truccati, quindi il sistema che questi signori vogliono preservare e` un sistema di amici degli amici. 09-11-2009 21:46 - maryjolos
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TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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