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Francesco Piccioni
Bande paramilitari contro i lavoratori
Prove tecniche di fascismo. Non tanto ideologico quanto padronale. Ma anche gli squadristi non sono più quelli di una volta, e quindi un padrone – in questo caso Samuele Landi, ex amministratore delegato di Eutelia – è costretto ad affittarli da una delle tante agenzie private che gestiscono la «sicurezza».
Ieri mattina, alle 5 e un quarto, una quindicina di bodyguard in assetto «teste di cuoio» (divisa nera, passamontagna, piedi di porco e maxitorce bi-uso in mano) sono penetrati all’interno dello stabilimento romano, sulla via Tiburtina. All’interno dormivano una ventina di lavoratori che presidiano da giorni – qui come in tutta Italia – gli impianti del gruppo. Un’irruzione pianificata in modo militare, da due ingressi contemporaneamente, con compiti prefissati per ognuno degli uomini all’assalto, supportati da un furgone Ducato attrezzato in stile «swat» (tipo Ocean Eleven...).
Al grido di «carabinieri, tutti fuori» hanno aggredito i dipendenti che dormivano, puntando loro le torce in faccia. Il primo ad essere fermato, però. era un cameraman della Rai – al lavoro per un’inchiesta – rimasto in fabbrica la sera prima causa l’ora tarda. «Chi cazzo sei, perché stai qua dentro, dammi i documenti». La possibilità di uno sgombero era stata ovviamente valutata dai lavoratori, e non prevedeva resistenza. Consegnato il documento, però, è aperti davvero gli occhi, diventava chiaro che l’alto energumeno alla testa del «commando» non indossava nessun simbolo delle forze dell’ordine. Controrichiesta: «lei non è un carabiniere, mi faccia vedere il tesserino». Che non esce fuori. Anzi, i dipendenti tirati fuori dalle varie stanze riconoscono il «capo» e la tensione sale. Urla, spintoni. Il cameraman chiama la polizia, accende la telecamera e comincia a girare. Gli aggressori si fanno più cauti, pur se sempre minacciosi. Costringono i lavoratori a restare nell’atrio, senza potersi muovere nemmeno per andare in bagno. Il più esaltato e sprezzante di tutti è sempre Landi, che ordina ai suoi spetznaz di raggiungere le «postazioni prestabilite». Poi si sentono rumori di porte sfondate e scrivanie forzate, come se stessero cercando documenti.
La polizia arriva nell’arco di 40 minuti dall’inizio dell’irruzione. E non fatica a capire cosa è accaduto. I 15 mercenari vengono identificati e trattenuti in una stanza, mentre Landi viene portato in questura. A quel punto le «teste di cuoio» – tranne due o tre che più tardi si rifiuteranno di abbandonare gli uffici – appaiono per quel che sono: ragazzi, quasi tutti, a parte gli «anziani» che manifestamente condividono col «capo» trascorsi comuni tra i paracadutisti. Lavorano per il Barani Group, specializzato in sorveglianza privata. Davanti ai poliziotti veri si qualificano come «addetti al portierato».
La Fiom convoca una conferenza stampa dai toni durissimi. «Avevamo presentato un esposto alla procura di Milano» per chiedere verifiche sul gruppo Agile-Omega, che avrebbe acquisito l’ex Eutelia. Da settimane chiedono al governo un tavolo per discuetere non solo della condizione dei dipendenti (da tre mesi senza stipendio), ma anche della pericolossima deriva di una società che gestisce servizi informatici vitali per lo stato (ministeri chiave come gli interni, la difesa, Banca d’Italia, ecc). Denunciano le intimidazioni mafiose a un sindacalista di Catanzaro (sede di un altro stabilimento). Gianni Rinaldini fa notare che non è il primo episodio del genere (un precedente ad Ascoli Piceno, addirittura con i cani); «non vorrei fossimo di fronte ai primi segnali di uso di strumenti impropri e inaccettabili, che mettono a rischio la democrazia in questo paese». Rievoca persino la Pinkerton, antesignana della polizia privata antisindacale negli Usa.
Sembra evidente, nella tempistica, un legame diretto tra l’esposto al tribunale e l’irruzione nella sede romana. Passato il primo momento, in cui i lavoratori hanno pensato che gli aggressori stessero facendo danni per poi incolpare loro, è apparso chiaro che stavano invece cercando di recuperare qualcosa di molto importante. La stanza blindata in cui sono custoditi i server strategici delle attività più delicate (quelle per lo stato, da cui dipende l’80% del fatturato), non è stata però toccata. Cosa cercavano i più maturi tra gli squadristi a cottimo? L’ipotesi che puntassero soltanto a buttar fuori quanche dipendente e «reimpossessarsi» dell’impianto, a sentir tutti, non sta in piedi. Da quando questo gruppo fantasma ha preso in mano l’azienda, infatti, di tutto si è occupato tranne che di farla funzionare. Anzi, ha perseguito con tenacia l’obiettivo esattamente opposto.Servizi e commenti sul manifesto in edicola mercoledì 11 novembre
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Mai come adesso sono ATTUALI!!!!
Ricominciamo.....dove eravamo rimasti???
Uniti si vince....solo così si vince!!! 11-11-2009 12:23 - AugustoImperatore
Massima repressione contro questi bambocci che gestiscono l'informatica italiana, senza morale e senza vergogna. La durezza deve essere massima, questi industrialotti devono cominciare a riempire le carceri di massima sicurezza, con lo stesso trattamento che si riserva a un pedofilo. Tra loro e i pedofili differenza non ce n'è. 11-11-2009 12:08 - Fausto Mamberti
Non so... spesso ho mandato mail di protesta a questo o quel giornale, forse illudendomi che, se sommersi da proteste, i giornalisti avrebbero iniziato a lavorare. Però quali sono le alternative a una inutile protesta civile? 11-11-2009 11:55 - Simo
Le bande paramilitari, la giustizia "fai da te", le ronde, le uccisioni nelle carceri, i politici che usano un certo tipo di linguaggio per convincere chi li ascolta, dell'esistenza di ragioni inesistenti.
Se seguirà a quello presente un altro governo similare, quei pochi ne vedranno veramente delle brutte ! 11-11-2009 10:28 - Gian