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FUORIPAGINA
13/11/2009
  •   |   Alessandra Fava, Paolo Gerbaudo e Andrea Palladino
    Le navi dei veleni? eccole qua, tutte e 70

    In fondo al mare italiano non ci sono solo centinaia di navi affondate. I nostri fondali hanno nascosto per almeno un ventennio verità che nessun governo vuole rivelare. E' il nostro un paese non solo di navigatori, ma anche di trafficanti di rifiuti, di logge massoniche più o meno coperte che sulle scorie fanno campare generazioni di imprenditori senza scrupoli, di servizi molto segreti che pensano più alla copertura degli affari sporchi che alla difesa della democrazia. Di governi impegnati – ora come nel passato – ad appoggiare accordi inconfessabili con paesi lontani, per esportare il peggior made in Italy, i rifiuti mortali della nostra industria.
    (...)
    Oggi sono due mesi esatti dal ritrovamento di un relitto di una nave al largo di Cetraro, in Calabria. Il ministro Stefania Prestigiacomo ha voluto chiudere la vicenda con un sorriso, quasi ironico: quanto siete ingenui – raccontava il suo volto – avete abboccato, era solo un piroscafo affondato nel 1917. Rapida, definitiva la sua risposta. Ma dal fondo del mare la verità, a volte, torna a galla.
    (...)
    Il 27 ottobre scorso, ventiquattro ore prima dell'annuncio sorridente del ministro Prestigiacomo, la direzione marittima di Reggio Calabria consegna alla  commissione antimafia un elenco di quarantaquattro navi affondate nella zona di sua competenza. Ci sono nove affondamenti fantasma, con coordinate conosciute ma senza un nome della nave. Tra questi c'è anche il relitto di Cetraro, che il giorno dopo verrà identificato come Catania. Ma c'è qualcosa che non torna in quell'elenco.
    Nella lista mancano molte navi, il cui affondamento è noto e certo. La Capraia, la Orsay e la Maria Pia, ad esempio, risultano essere affondamenti sospetti – o almeno da verificare – secondo i dati dei Lloyd's (le schede possono essere consultate sul sito infondoalmar.info). Altre navi potrebbero dunque mancare all'appello. E viene da chiedersi: perché in commissione antimafia viene presentato un elenco incompleto? La nostra Marina non possiede tutti i dati? La vicenda di Cetraro e la gestione dell'informazione in questi ultimi mesi non fa che rilanciare i tantissimi dubbi e qualche legittimo sospetto.
    Almeno settanta navi sospette sono sui fondali del mediterraneo, con coordinate note, con documentazione facilmente accessibile, con carichi spesso dichiaratamente tossici. Il ministro Prestigiacomo ha spiegato che non può seguire quello che raccontano i giornali, ma per andare a cercare una nave la notizia deve partire da una Procura. I dati che oggi presentiamo sulle settanta navi sono ufficiali, tratti dai registri navali, riscontrati uno per uno negli uffici dei Lloyd's di Londra. In alcuni casi si tratta delle stesse navi che apparivano nelle mappe del faccendiere Giorgio Comerio...

    (...)
    (La versione integrale dell'articolo e altre informazioni e schede si trovano sul manifesto in edicola)


I COMMENTI:
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  • Cuski ad Alang (India) come Shahinaz?
    Il dubbio dei servizi segreti indiani (Confidential Report, 2004)


    Si é detto che la Cunski nel 1991 aveva cambiato nome a Shahinaz, per essere poi smantellata ad Alang (India) nel 1992 (Repubblica, 27 Ottobre).
    http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/nave-non-lacunski/nave-non-lacunski.html?ref=search

    Ma...
    c'é un rapporto dei Servizi Segreti indiani del 2004 che riporta come diversi vascelli vadano ad Alang, ma in realtá non vengano smantellati.
    Spariscono e si ipotizza vengano coinvolti in attivitá illecite come traffico di armi o dumping di rifiuti nucleari. La Cunski?

    Alcuni miei appunti sul Rapporto:

    2004 Confidential Report by Integrated Headquarters of Ministry of Defence (Navy) –Directorate of Naval Intelligence-

    “Some ships arriving at the breaking yards may not actually undergo the (dismantling) process, but disappear from anchorage, after a short duration, to unknown destinations”. There is likelihood, the report suggests, “that such ships may be involved in nefarious activities” and, while it clarifies that “no known case of landing of contraband and explosives has come to light”, it also says that “the involvement of Pak nationals/Dawood gang makes it a distinct possibility”

    “Since the vessel is bound for shipbreaking, it has genuine cover to anchor everywhere for emergency repairs. This would afford ample opportunity to the crew to indulge in activities detrimental to our security.” Like dumping of nuclear waste in Indian waters.

    Direi che é difficile sapere se questo sia il caso della Cunski o meno, anche se si potrebbe provare a verificare. Sta di fatto che non é difficile ottenere un certificato di avvenuto smantellamento (falso) ad Alang.
    Anzi, ci sono delle imprese che misteriosamente occupato dei Plot sulla spiaggia, pagano il leasing alle autoritá per il pezzo di spiaggia, ma non smantellano una sola barca.
    Chissá che non tengano il Plot solo per rilasciare certificati falsi di smantellamento. Un plot é dove si smantellano le barche sulla spiaggia.
    Questo rapporto é stato presentato dall'attivista indiano Gopal Krishna alla Corte Suprema Indiana sulla petizione No. 657 del 1995,
    in particolare durante il caso sulla barca Blue Lady tra il 2006 el il 2007.

    Sono uno studente di dottorato (ICTA - UAB, Barcelona) e lavoro sull'esportazione di rifiuti tossici. Sono stato ad Alang da Aprile a Luglio 2009. .
    http://www.eco2bcn.es/StudentProject1.html

    Un articolo de El Pais
    http://www.elpais.com/articulo/portada/Cementerio/barcos/hombres/elpepusoceps/20090927elpepspor_8/Tes

    L'Italia, con una flotta nel 2008 di 1,559, invia costantemente barche per il dismantellamento sia ad Alang (India) che a Chittagong (Bangladesh).
    Gli impatti di quest'industria non sono dovuti ad un carico di rifiuti tossici, ma bensi ai componenti tossici della struttura stessa della barca.
    Siccome le compagnie di bandiera non decontaminano la struttura delle barche dalle sue componenti tossiche (per esempio amianto o sostanze nucleari) e non le mettono in sicurezza,
    le consequenze socio-ambientali in Alang sono terribili. Ad esempio, ad agosto sono morti 6 lavoratori per un esplosione dentro la MSC Jessica dell'armatore napoletano Gianluigi Aponte.
    Il motivo? Semplicemente perché la MSC non aveva preparato la barca allo smantellamento (mancava il cosidetto "Gas free and hot work Certificate").
    Un tubo pieno di sostanza esplosiva, un lavoratore indiano con una fiamma ossidrica che si rifiuta di tagliare (conosce il pericolo), lo obbligano = 6 morti (lui compreso).
    Dal 1982 Alang ha ricevuto quasi 5,000 navi per 30,000,000 di tonnellate. 1,000,000 almeno di riufiuti tossici é finita nel mare, ad Alang.



    Cordiali saluti,
    Federico Demaria
    federicodemaria (a t) hotmail.com

    Universidad Autonoma de Barcelona (España)
    Instituto de Ciencias y Tecnologias Ambientales
    0034 622 135 090 16-11-2009 00:11 - Federico Demaria
  • @14-11-2009 18:31 - fabio storino:
    credo che il sito che tu citi come:
    Nautilustrhuthmagazine.blogspot.com,
    debba essere più correttamente indicato in:

    http://nautilusmagazine.blogspot.com/ 15-11-2009 16:46 - natale bianchi
  • Salve a tutti.
    Sono qui per mostrare apprezzamento verso il progetto infondoalmar. Io sono un ricercatore,collaboratore e reporter del recente progetto Nautilus Trhuth Magazine, dove ogni giorno o quasi racconto ciò che accade in Calabria per quanto riguarda la vicenda delle Navi dei veleni. Ovviamente poi si varcano i confini regionali e si da voce a tutti i protagonisti, negativi e positivi che ogni giorno interagiscono. Io lo faccio gratuitamene, ci tengo a precisarlo, perché voglio la verità, sono apolitico e critico ogni azione dubbiosa.Sono anche calabrese, quindi l'interesse iniziale è anche maggiore. Ho deciso di raccontare questa vicenda, tralasciando spesso i miei lavori di ricerca e altro o comunque cercando un equilibrio, poiché anch'io devo portare avanti i miei progetti. Il giornalista di riferimento è Maurizio Decollanz, ceercate su google e ci troverete. Nautilustrhuthmagazine.blogspot.com. Poi avrete modo di accedere anche ad altre notizie e se volete collaborare su qualsiasi cosa ben venga contattateci pure.
    Ho deciso di raccontare per chi non vive in Calabria, per chi vuole conoscere la verità e cmunque ccercare di capire e di essere coinvolto in un problema non solo calabrese.Poi a parte qualche giornale, quotidiano l'argomento non è mai stato trattato bene per informare i cittadini, quindi c'è anche scarsa conoscienza e non solo. Io nel mio piccolo voglio dare un contributo. Solo questo. E ovviamente arrivare ad una soluzione. Vi ringrazio e scusate se ho invaso questo spazio. 14-11-2009 18:31 - fabio storino
  • Pubblicate tutto l'articolo!!! 14-11-2009 17:20 - arfio
  • Non può essere che certi politici specialmente di destra,ci tengono tanto a tentare di distruggere tutto quello che possono dell Italia e dell italiani.Mi pare tanto a
    Muoia Sansone con tutti i Filisdei 14-11-2009 17:00 - franco
  • E' la solita vergogna all'italiana!Buttiamo a mare Berlusconi e i suoi cortigiani, a cominciare con il Clan dei Siciliani! Una nefandezza! SEmpre il muro di gomma! Abbiamo qualche speranza, per creare una societa' civile ed ecologica? Ai posteri..... 14-11-2009 09:45 - salvo
  • Poi dice che uno non si deve incazzare!...bravo Luca, c'hai ragione!...ma io dico...uno legge il Manifesto per cercare un po' di informazione, e voi che fate?...fate venire l'acquolina in bocca e sul più bello mi dite che il resto è sul giornale...tie' beccate questa!.
    Capisco le difficoltà economiche, compagni, però se in questo paese di merda vi ci mettete pure voi a far le pulci...

    Un abbraccio
    Alfonso 14-11-2009 00:32 - Alfonso Mandia
  • e pubblicatelo tutto l'articolo! che ne mettete a fare solo una parte? queste sono notizie da diffondere al massimo 13-11-2009 20:08 - luca
  • AFFONDIAMO the Mafia/State!! 13-11-2009 19:06 - michael leonardi
  • non ho parole,sono molto amaregiato,vivo in Svizzera da 50 anni,e l'Italia vista dall'estero é ancora peggio,é il paese dove tutto puô accadere,e nessuno paga.Che schifo.Bruno Iamarino 13-11-2009 17:27 - Bruno Iamarino
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