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FUORIPAGINA
14/11/2009
  •   |   Marco Santopadre
    Paese Basco. La pace in sette punti

    Non succede tutti i giorni di vedere seduti intorno a un tavolo personaggi del calibro di Brian Currin, avvocato sudafricano; Raymond McCartney, del
    dipartimento Esteri dello Sinn Fein; Emine Ayna, presidente del Dtp, il
    Partito che raccoglie i voti di molti kurdi di Turchia; Jone Goirizelaia,
    avvocata e rappresentante della Sinistra Patriottica basca; e poi Irfan
    Dundar, avvocato del leader kurdo Ocalan. Tutti chiamati a discutere di
    "Processi di pace e risoluzione dei conflitti". Si sa, la guerra fa più
    notizia della pace. Ma l'incontro che si è svolto nella Biblioteca Nazionale
    Marciana di Venezia ha destato molto interesse. A discutere c'erano sia
    rappresentanti di popoli protagonisti di conflitti attivi - i baschi e i
    kurdi - sia personaggi che hanno avuto un ruolo centrale in trattative che
    hanno condotto alla risoluzione - almeno parziale - di conflitti altrettanto
    aspri e duraturi, come quello irlandese e quello sudafricano, attraverso una
    via non violenta e dialogata.
    «Il dialogo è l'unica strada possibile nella risoluzione dei conflitti e deve essere fra pari» è il principio attorno al quale è ruotato il dibattito, e che costituisce la base del lavoro concreto di personaggi come Brian Currin. Avvocato sudafricano bianco, fu chiamato da Mandela a presiedere la "Commissione per la pace e la riconciliazione" all'epoca della fuoriuscita dall'apartheid; dopo aver fatto da mediatore in Irlanda e Sri Lanka, sta ora sostenendo la proposta di pace avanzata dalla sinistra basca che si rifà ai cosiddetti "principi Mitchell" che guidarono le complesse trattative che portarono allo neutralizzazione dei gruppi armati lealisti e repubblicani e al ristabilimento di un certo grado di autogoverno per l'Irlanda del Nord. Il basco Arnaldo Otegi, incarcerato di nuovo da Madrid proprio mentre Batasuna si apprestava a rilanciare una road map per la soluzione democratica del conflitto, è intervenuto, seppur virtualmente, attraverso un video (lo stesso hanno fatto Gerry Adams e Nelson Mandela). "Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e senza
    ingerenze, mediante l'uso di metodi esclusivamente politici e democratici"
    dice Jone Goirizelaia proprio mentre nella località navarra di Altsasua un
    centinaio di militanti della sinistra patriottica presentava una dichiarazione in 7 principi. La sinistra basca si impegna in modo solenne a "rispettare in ogni fase del processo le decisioni che, in maniera libera, pacifica e democratica, vengano adottate dei cittadini e dalle cittadine basche". Batasuna rilancia così di nuovo la palla in campo avversario chiedendo "la smilitarizzazione del conflitto, la liberazione dei prigionieri politici, il ritorno degli esuli politici, un trattamento giusto per tutte le vittime". 5 anni fa Otegi rendendo pubblica la proposta di pace denominata "Ora il popolo, ora la pace" concluse il suo intervento citando
    Arafat: "la sinistra abertzale si presenta dinanzi allo Stato, al suo popolo
    e alla comunità internazionale con un ramo d'ulivo in mano. Che nessuno lo
    lasci cadere".

    Ma ai baschi, così come ai kurdi, che propongono iniziative concrete di dialogo e si impegnano a rispettarne le decisioni, gli stati rispondono con la repressione. «Un dialogo tra pari è possibile solo quando l'esistenza di una realtà fino ad ora negata viene riconosciuta dalle parti in causa. Non ci possono essere precondizioni dettate dall'una o dall'altra parte per sedersi intorno a un tavolo negoziale» hanno avvertito i relatori di Venezia. "Come facilitatore nei processi di pace - afferma Brian Currin - plaudo a questa iniziativa del Centro Pace della città di Venezia. Per tutti questi anni il governo spagnolo si è dato un gran da fare a dimostrare che il conflitto non era di natura politica ma armata. Ci hanno creduto tutti tranne il Comune di Venezia grazie al quale oggi siamo qui, in Piazzetta San Marco, a discutere di questi temi. (...) Se il Governo di Madrid è davvero interessato alla pace ora ha a disposizione tutti i pezzi per ricomporre il quadro..." ha concluso Currin.

    Di seguito i sette principi alla base del documento "Un primo passo per il
    processo democratico: principi e volontà della sinistra indipendentista basca", presentato a Venezia e nel Paese Basco:
    1. La volontà popolare espressa attraverso vie pacifiche e democratiche,
    diviene l'unico riferimento del processo di soluzione democratica, sia per
    sancirne la sua messa in moto che il suo migliore sviluppo cosi come per
    raggiungere gli accordi che dovranno essere condivisi dai cittadini e
    cittadine. La Sinistra abertzale, come dovrebbero fare il resto degli attori
    politici, si impegna solennemente a rispettare ogni fase del processo
    decisionale che liberamente, pacificamente e democraticamente adotteranno i
    cittadini e le cittadine basche.
    2. L'ordinamento giuridico-politico risultante, in ogni fase deve essere
    conseguenza della volontà popolare e deve garantire i diritti di tutti i
    cittadini e cittadine. Le cornici legali vigenti in ogni fase, non possono
    essere freno o ostacolo alla libera volontà popolare democraticamente
    espressa, ma devono essere bensì garanzia del suo esercizio.
    3. Gli accordi da raggiungere nello sviluppo democratico dovranno rispettare
    e regolare i diritti riconosciuti tanto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come nel Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali  e il Patto Internazionali dei Diritti Civili e Politici, cosi come altre normative internazionali concernenti i Diritti Umani, siano essi individuali che collettivi.
    4. Il dialogo politico inclusivo, a parità di condizioni, diviene il principale strumento per raggiungere accordi tra le differenti sensibilità politiche del paese. La sinistra abertzale dichiara la sua totale volontà di essere parte di questo dialogo.
    5. Nel quadro del processo democratico il dialogo tra le forze politiche deve avere come obiettivo un Accordo Politico risolutivo, che dovrà essere approvato dalla cittadinanza. L'accordo risultante dovrà garantire che tutti i progetti politici possano non solo essere difesi in condizioni di pari opportunità ed in assenza di qualsiasi forma di coercizione o ingerenza ma che possano materializzarsi se questo è il desiderio maggioritario della cittadinanza basca espresso attraverso i procedimenti legali idonei.
    6. Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e
    senza ingerenze, mediante l'utilizzazione di vie e mezzi esclusivamente politici e democratici. Partiamo dal convincimento che questa strategia politica renderà possibili i progressi in un Processo Democratico. Sud Africa e Irlanda sono, in tal senso, l'esempio.
    7. Rinnoviamo il nostro impegno con la proposta di Anoeta. In linea con essa, si devono stabilire un processo di dialogo ed accordo multipartitico a parità di condizioni tra l'insieme delle forze del paese, che favorisca la creazione di un quadro democratico con il quale la cittadinanza possa decidere liberamente e democraticamente rispetto al suo futuro come deciso dalla volontà popolare. Questo processo,  deve basarsi sui principi del senatore Mitchell. Dichiariamo di assumere questi principi. D'altro canto, deve stabilirsi un processo di  negoziazione tra ETA e lo Stato spagnolo che contempli la smilitarizzazione del paese, liberazione di prigionieri e prigioniere politiche basche, ritorno di esiliati ed esiliate e un trattamento giusto ed equo delle vittime del conflitto.
    Per tutto questo, riaffermiamo la nostra posizione senza riserve rispetto ad
    un processo politico pacifico e democratico per raggiungere una democrazia
    inclusiva dove il popolo basco, libero e senza intimidazione di alcun tipo,
    determini liberamente il suo futuro.


I COMMENTI:
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  • Ciao luigi,
    allora...
    -hai ragione, qui non c'è abbastanza spazio per parlarne
    - non giustifico delle morte (anche se alcune sono discutibili)
    -non hai realizato ancora nessuna proposta
    -qualè il problema del senso di apartenenza a una nazione? ogni uno dovrebbe avere il pieno diritto di sentirsi di dove li venga in gana, anche in armonia con altre identità, visto che tutti la stiamo perdendo. autodeterminazione e autogestione, lascia alla gente che sia quello che li pare. io non ho nessun problema in sentirmi vasco (e poi citadino del mondo) e che il mio vicino si senta español, o marrochino, o tedesco... non sono a favore di un nazionalismo esacerbato, ma... Tu che intendi per "sono italiano, ma non nazionalista?" 18-11-2009 16:52 - pablo
  • ciao a tutti.
    sono anchio un "interessato" sulla questione Basca, sono stato quest'anno a Bilbo
    e in Nafarroa l'anno passato a Iruna.
    essendo 2 provincie molto diverse (una completamente euskera l'altra divisa a metà tra nord e sud) si capisce anche le difficoltà ulteriore di unificare le 7 provincie(3 come dice Luca sono quelle "pure"?) tra Francia e Spagna.
    ZAZPIAK BAT! (7 in 1, il motto degli Euskari).
    Purtroppo penso anche che questa situazione sia il solito cane che si morde la coda.
    Il franchismo ha torturato e fatto migliaia di desaparecidos tra i baschi, oltre a proibire la lingua, ovvio che l'odio rimanga ancora vivo, oltretutto e ne sono stato testimone in quei giorni a Bilbo, si manifestava per l'ennesimo arresto con consueta sparizione, (anno 2009 non 1975!)... la questione ovviamente è compromessa da queste reazioni a catena, se nessuno demorde sulle proprie metodologie di azione non si risolverà mai.
    @ Luigi: mi spiegheresti meglio cosa intendi con il fatto che è completamente diversa la questione irlandese?
    @ Nicola: se leggi salutami Txapi della Taberna Urkia!!
    GORA EUSKAL HERRIA
    ZIPAIORIK EZ!!!!

    -alex- 16-11-2009 22:10 - alex
  • Per Pablo: qui non c'è spazio per discutere di tutto, e se non entro a discutere della "guerra sucia" dei GAL non vuol dire che non io pensi che non sia stata una delle storie più vergognose e criminali di questi decenni di democrazia. Così come se dico che l'illegalizzazione di Batasuna e altre sigle di copertura è discutibile, non sto usando un eufemimo, dico solo che sono misure su cui personalmente nutro dei forti dubbi in merito alla loro legalità o anche alla loro efficacia. Detto questo, però, vorrei arrivare al punto e chiedere un po' di onestà intellettuale: sull'altro piatto della bilancia ci sono, lo ripeto, mille morti, migliaia di feriti, danni ingentissimi, persone assassinate da una banda armata appoggiata da una minoranza della popolazione, cioè il 10% (anche meno forse) che voterebbe Batasuna. Come me anche tu ti ricorderai molti degli attentati dell'ETA, che per numero e ferocia sono assimilabili -quando non peggiori- ai terrorismi europei di destra e sinistra in questi ultimi quaranta anni: dalle bombe nei supermercati (23 morti all'Hipercor dei Barcellona nell'87), a quelle contro gli alloggi delle famiglie della Guardia Civil (non ricordo quante volte è successo, e quanti morti hanno provocato, da Vic a Zaragoza) agli innumerevoli poliziotti -sia baschi che spagnoli- saltati in aria quando mettevano in moto la macchina la mattina per andare al lavoro, a professori universitari assassinati nei loro uffici (Tomás), a consiglieri comunali sequestrati e giustiziati con un proiettile nella nuca (M.A. Blanco), a ingegneri uccisi perché lavoravano su un progetto di un'autostrada non gradita al MNLV, ecc. ecc. Insisto: sono morte circa mille persone appartenenti a tutto lo spettro politico, anche nazionalisti del PNV, impegnati in politica o meno, colpevoli solo di non essere indipendentisti, o solo perché passavano di lì per caso. E tutto questo accade non in un paese oppresso, ma in un luogo dove i nazionalisti sono stati al potere per decenni, dove -lo ripeto- la lingua e la cultura basca sono insegnate in tutte le scuole, dove c'è autonomia fiscale (sai benissimo che in pratica tutte le tasse pagate nel Paese Basco vengono gestite dal governo di Vitoria), dove c'è una polizia che dipende dallo stesso governo basco. È questa una situazione che giustifica il perdurare della violenza? Pablo, questo è innegabile. Per me, che sono italiano e non sono nazionalista, il Paese basco può anche diventare indipendente, ma ciò che non è accettabile è che una banda armata continui a effettuare azioni criminali contra la stessa popolazione.
    Il nazionalismo fa saltare l differenze fra destra e sinistra. Ciò che vogliono i nazonalisti (TUTTI i nazionalisti) è che si pensi in termini di nazioni, con una propria identità, inconfondibili, eterne, con il diritto a trasformarsi in Stati omogenei al loro interno. Per un nazionalista, ogni persona appartiene a una e una sola nazione: se non sei dei nostri, allora sei un nazionalista della fazione opposta. Mi domando: credi davvero che tutto ciò sia di sinistra? 16-11-2009 20:11 - Luigi
  • E invece il nazionalismo spagnolo é meglio di quello basco o catalano no?? E poi gli spagnoli si sa cosa hanno portato in giro per il mondo: violenza, repressione, distruzione, genocidio. vogliamo parlare della comunitá autonoma delle isole canarie? (le chiamano cosí ma non c'é niente di autonomo. la maggior parte le aziende sono spagnole e i soldi sulle isole non rimangono, nella pubblica amministrazione ai piú alti livelli i canari si contano sulle dita di una mano) colonia che non ha neanche piú una lingua propria con cui difendersi?? un territorio distrutto dalla speculazione edilizia spagnola come in latinoamerica, ancora governato dai casiques corrotti discendenti diretti dei conquistadores spagnoli ai quali poco importa delle popolazioni locali, del pueblo, che viene discriminato se ha un nome come il mio, che vive al bordo della povertá piú estrema in un territorio cementificato, al quale hanno tolto l'identitá dopo secoli di repressione. Chiaro che governano il PNV, CC se in spagna vengono illegalizzati partiti, mandati in prigione politici innocenti. I baschi, gli abitanti delle isole canarie non votano. Difendiamo l'identitá dei popoli e che questi siano sovrani nel proprio territorio. 16-11-2009 19:10 - ruyman
  • Basta di parlare bisogna fare!
    deceni di conflitto, troppo tempo, troppi interesi nell'ombra. A quelli che mettono sul tavolo di lavoro delle proposte politiche vengono silenziati o "satanizati" con le stesse canzoni. Le quali convengono anche ad altre potenze politiche internazionali, sempre ci sara un male da combattere o un vittimismo da sofrire. Molto complicato e troppe parole. Ci vorrebbe soltanto buona intenzione, da TUTTI i coinvolti. Per quanto riguarda a riccardo, continua ad avere una visione un po' distorta ed esagerata...http://www.askapena.org/?q=it/node/1 e se continui a tirare della corda ti verrano fuori anche altre associazioni..listo! Un ossimoro veramente è paragonare il MNLV a La Lega...E che le formule applicate al conflitto irlandese non servono al conflitto basco e qualcosa detta anni fa...anzi che ripetere altri 30 anni le stesse cose proviamo a proporre nuove. Visto che hai una cosi buona informazione prova a ricreare delle ipotesi Luigi, la "guerra sucia" dello stato spagnolo non è stata soltanto parte del governo di Felipe Gonzalez e dire "misure che possono essere discubili" è un eufemismo dove includere tutta una bateria di azioni e strategia politica dello stato spagnolo non solo discutibili, anche penali.
    Scusatemi per la ortografia. 16-11-2009 19:08 - pablo
  • Non si tratta di essere contro il bilinguismo, ma contro il nazionalismo. La fretta mi ha tradito: volevo scrivere "Sinistra e Nazionalismo sono un ossimoro" e non c'é alcun dubbio che la sinistra basca é nazionalista. Basta frequentare una herriko taberna una sola sera x capire che straordinari concetti come internazionalismo, inclusione e convivenza pacifica sono per lo più sconosciuti. La lotta dell'ETA era ben giustificata fino a 30 anni fa quando esisteva la repressione franchista. Ora il ricordo di quella repressione é usato come pretesto per diffondere intolleranza e odio. Ho sentito con le mie orecchie paragonare e mettere sullo stesso piano la lotta del popolo saharawi con quella attuale del popolo basco, addirittura pretendere che nelle scuole si insegni la storia dei paesi baschi prima di quella europea. Se certe cose le dice la Lega siamo subito (giustamente) pronti a gridare al fascismo culturale, ma perché se le dice Batasuna diventano rivendicazioni sacrosante? 16-11-2009 17:48 - riccardo
  • La discussione che si è sviluppata è abbasatnza simbolica della situazione basca. Credo che sia abbastanza normale che chi segue la vicenda da occhi occidentali o abbia conoscenze nella società civile spagnolapensi quelle cose dell'indepentismo basco. Credo da parte mia che sia necesasrio dare una volta per tutte la parola al popolo basco, autodeterminazione si chiama. E' quello che la sinistra patriottica basca chiede e ciò che Madrid si ostina a negare, in virtù della costituzione post-franchista.
    Il differente trattamento che Madrid ha riservato tra paese basco e Catalogna è dettata puramente da motivi ideologica. CRedo che sia giunto il momento che la sinistra italiana sostenga apertamente una soluzione pacifica del conflitto basco che veda come punto di arrivo l'autodeterminazione della popolazione delle 3 province basche. 16-11-2009 17:43 - Luca
  • Visto che qui si sta articolando una discussione fra italiani che vivono in Spagna (dentro o fuori i Paesi Baschi), vorrei dire qualcosa anch'io che sono in Spagna da 20 anni (di cui undici passati in Catalogna). Mi sembra che qui si stia riproducendo lo scontro (con gli stessi argomenti e anche con gli stessi toni) che si vive quotidianamente nel Paese Basco fra nazionalisti e non nazionalisti. Siccome la maggioranza dei lettori del nostro Manifesto sanno probabilmente poco di tutte le questioni relative ai nazionlismi spagnoli (sia i periferici -basco, catalano, galiziano- sia quello centralista di Madrid), vorrei apportare qualche dato e poi fare una riflessione. In Spagna c'è la democrazia da ormai trentuno anni. Ci sono state innummerevoli elezioni politiche assolutamente legali, dove le sigle dell'independentismo che appoggiano (e che sono appoggiate da) l'Eta hanno raccolto al massimo intorno a 10% dei voti. Le elezioni sono state vinte quasi sempre dai partiti nazionalisti moderati di ispirazione demcristiana (PNV e dintorni). Attualmente al governo ci sono i socialisti del PSE. DAl 1968 a oggi l'ETA ha ucciso circa 1000 persone, che erano non solo esponenti piccoli medi e grandi della dittatura franchista al tempo del regime, ma anche uomini politici, consiglieri comunali, poliziotti, giornalisti, imprenditori, giudici, che appartenevano a tutti partiti, di destra e di sinistra, coompresi "populares", socialisti e anche nazionalisti moderati. Se le vittime colpite dai terroristi fuori dai Paesi Baschi erano tout court "solo" spagnole, le centinaia di morti e feriti prodotti dall'ETA all'interno di Eskadi sono baschi: l'ETA non solo colpisce lo Stato spagnolo, ma può attaccare (e ha attaccato nel passato, e attacca nel presente) qualunque basco che non sia indipendentista. Lo stato democratico spagnolo, organizzato in comunità regionali autonome, garantisce l'uso delle lingue "nazionali" in ogni comunità: l'insegnamento del basco è obbligatorio, er accdere a un impiego pubblico devi conoscere l'euskera, tutte le scritte e la documantazione ufficiale rivolta ai cittadini deve essere sia in basco che in spagnolo. È più o men la stessa cosa che accade in Catalogna (non entro nei dettagli e le eccezioni a questo sistema perch´non c'è tempo qui). Insomma, è davvero difficile dire che ci siano diritti non riconosciuti che discriminano un popolo che in realtà vive in una situazione di autogoverno veramente notevole: il governo basco ha competenze assolute su questioni come la sanità, l'istruzione,ha un'automia fiscale pressoché completa, ha una propria polizia, la Ertzanta (e sono tanti poliziotti baschi dell'Ertantza sono caduti vittime dell'Eta in questi anni). A questo va aggiunto la pressione costante che gli ambienti indipendentisti esercitano sia mediante la kale borroka (le azioni di guerriglia che prevedono assalti incendiari agli autobus, ai bancomat etc.) sia sulle singole persone nelle scuole, nelle strade, sui posti di lavoro, obbligando migliaia di persone vivere sottto scorta e a veder limitati (loro sì) i propri diritti di cittadini. Non solo: dall'avvento della democrazia, ci sono state molte occasioni in cui lo Stato ha offerto soluzione per l'uscita dalla situazione di violenza che ormai perdura da più di quarant'anni: dall'amnistia generalizzata del 1978 (che produsse solo parzialmente dei risultati, alle varie offerte di dialogo, a volte in risposta a tregue che l'ETA dichiarava unilateralmente per poi tornare a uccidere e far saltare il tavolo dei negoziati. E ciò è avvenuto sia coi i governi di destra che di sinistra. Di fronte a tutto ciò, lo Stato ha risosto non solo ovviamente con arresti e processi, ma anche con azioni non sempre legali (gli anni dei GAL di Felipe González) e a volte con misure che possono essere discutibili (l'illegalizzazione dei partiti che appoggiano l'ETA). Non credo che gli altri intervenuti in questo thread (che suppongo che siano di sinistra come me) possano smentire questa mia sommaria descrizione della situazione.
    Per me -che da sempre ha votato a sinistra del PCI e adesso del PD- tanto il nazionalismo spagnolo (di cui si potrebbe parlare negativamente in altre occasioni) come il basco (o il catalano) pari sono: ma bisogna riconoscere che, vista la situazione sopra descritta, l'unica soluzione al conflitto passa per l'abbandono unilaterale della violenza da parte dell'ETA e della minoranza indipedentista (e tale abbandono sarebbe un bene anche per le aspirazioni -legittime- degli indipendentisti): basta: decenni di assassinii e violenza hanno solo causato dolore e odio. Le soluzioni calcate sul modello irlandese (che risponde a un conflitto con un quadro politico, culturale e sociale ompletamente diverso dal basco)non sono applicabili in questo caso. Anche per me, per riprendere quanto detto da Riccardo, sinistra e nazionalismo sono un ossimoro. 16-11-2009 17:02 - Luigi
  • Caro Riccardo, io sono solidale con te. Nessuna riflessione sul fatto che il fascista governo di Madrid non se l'è mai presa contro gli indipendentisti catalani e ha concesso alla Catalogna grandi spazi di autonomia? Forse perché i catalani non hanno imboccato la strada della violenza e degli assassini politici. Il padre di una mia amica spagnola, giornalista, ha ricevuto minacce di morte ed è dovuto vivere per non so quanto tempo sotto scorta solo per aver attaccato l'ETA in un articolo. Ci vorrebbe un minimo di riflessione da parte della sinistra nostrana che ogni volta che qualcuno pretende di parlare in nome del "popolo" contro lo "stato repressivo" ci casca sempre... 16-11-2009 13:49 - Giulia
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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