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Marco Santopadre
Paese Basco. La pace in sette punti
Non succede tutti i giorni di vedere seduti intorno a un tavolo personaggi del calibro di Brian Currin, avvocato sudafricano; Raymond McCartney, del
dipartimento Esteri dello Sinn Fein; Emine Ayna, presidente del Dtp, il
Partito che raccoglie i voti di molti kurdi di Turchia; Jone Goirizelaia,
avvocata e rappresentante della Sinistra Patriottica basca; e poi Irfan
Dundar, avvocato del leader kurdo Ocalan. Tutti chiamati a discutere di
"Processi di pace e risoluzione dei conflitti". Si sa, la guerra fa più
notizia della pace. Ma l'incontro che si è svolto nella Biblioteca Nazionale
Marciana di Venezia ha destato molto interesse. A discutere c'erano sia
rappresentanti di popoli protagonisti di conflitti attivi - i baschi e i
kurdi - sia personaggi che hanno avuto un ruolo centrale in trattative che
hanno condotto alla risoluzione - almeno parziale - di conflitti altrettanto
aspri e duraturi, come quello irlandese e quello sudafricano, attraverso una
via non violenta e dialogata.
«Il dialogo è l'unica strada possibile nella risoluzione dei conflitti e deve essere fra pari» è il principio attorno al quale è ruotato il dibattito, e che costituisce la base del lavoro concreto di personaggi come Brian Currin. Avvocato sudafricano bianco, fu chiamato da Mandela a presiedere la "Commissione per la pace e la riconciliazione" all'epoca della fuoriuscita dall'apartheid; dopo aver fatto da mediatore in Irlanda e Sri Lanka, sta ora sostenendo la proposta di pace avanzata dalla sinistra basca che si rifà ai cosiddetti "principi Mitchell" che guidarono le complesse trattative che portarono allo neutralizzazione dei gruppi armati lealisti e repubblicani e al ristabilimento di un certo grado di autogoverno per l'Irlanda del Nord. Il basco Arnaldo Otegi, incarcerato di nuovo da Madrid proprio mentre Batasuna si apprestava a rilanciare una road map per la soluzione democratica del conflitto, è intervenuto, seppur virtualmente, attraverso un video (lo stesso hanno fatto Gerry Adams e Nelson Mandela). "Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e senza
ingerenze, mediante l'uso di metodi esclusivamente politici e democratici"
dice Jone Goirizelaia proprio mentre nella località navarra di Altsasua un
centinaio di militanti della sinistra patriottica presentava una dichiarazione in 7 principi. La sinistra basca si impegna in modo solenne a "rispettare in ogni fase del processo le decisioni che, in maniera libera, pacifica e democratica, vengano adottate dei cittadini e dalle cittadine basche". Batasuna rilancia così di nuovo la palla in campo avversario chiedendo "la smilitarizzazione del conflitto, la liberazione dei prigionieri politici, il ritorno degli esuli politici, un trattamento giusto per tutte le vittime". 5 anni fa Otegi rendendo pubblica la proposta di pace denominata "Ora il popolo, ora la pace" concluse il suo intervento citando
Arafat: "la sinistra abertzale si presenta dinanzi allo Stato, al suo popolo
e alla comunità internazionale con un ramo d'ulivo in mano. Che nessuno lo
lasci cadere".Ma ai baschi, così come ai kurdi, che propongono iniziative concrete di dialogo e si impegnano a rispettarne le decisioni, gli stati rispondono con la repressione. «Un dialogo tra pari è possibile solo quando l'esistenza di una realtà fino ad ora negata viene riconosciuta dalle parti in causa. Non ci possono essere precondizioni dettate dall'una o dall'altra parte per sedersi intorno a un tavolo negoziale» hanno avvertito i relatori di Venezia. "Come facilitatore nei processi di pace - afferma Brian Currin - plaudo a questa iniziativa del Centro Pace della città di Venezia. Per tutti questi anni il governo spagnolo si è dato un gran da fare a dimostrare che il conflitto non era di natura politica ma armata. Ci hanno creduto tutti tranne il Comune di Venezia grazie al quale oggi siamo qui, in Piazzetta San Marco, a discutere di questi temi. (...) Se il Governo di Madrid è davvero interessato alla pace ora ha a disposizione tutti i pezzi per ricomporre il quadro..." ha concluso Currin.
Di seguito i sette principi alla base del documento "Un primo passo per il
processo democratico: principi e volontà della sinistra indipendentista basca", presentato a Venezia e nel Paese Basco:
1. La volontà popolare espressa attraverso vie pacifiche e democratiche,
diviene l'unico riferimento del processo di soluzione democratica, sia per
sancirne la sua messa in moto che il suo migliore sviluppo cosi come per
raggiungere gli accordi che dovranno essere condivisi dai cittadini e
cittadine. La Sinistra abertzale, come dovrebbero fare il resto degli attori
politici, si impegna solennemente a rispettare ogni fase del processo
decisionale che liberamente, pacificamente e democraticamente adotteranno i
cittadini e le cittadine basche.
2. L'ordinamento giuridico-politico risultante, in ogni fase deve essere
conseguenza della volontà popolare e deve garantire i diritti di tutti i
cittadini e cittadine. Le cornici legali vigenti in ogni fase, non possono
essere freno o ostacolo alla libera volontà popolare democraticamente
espressa, ma devono essere bensì garanzia del suo esercizio.
3. Gli accordi da raggiungere nello sviluppo democratico dovranno rispettare
e regolare i diritti riconosciuti tanto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come nel Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali e il Patto Internazionali dei Diritti Civili e Politici, cosi come altre normative internazionali concernenti i Diritti Umani, siano essi individuali che collettivi.
4. Il dialogo politico inclusivo, a parità di condizioni, diviene il principale strumento per raggiungere accordi tra le differenti sensibilità politiche del paese. La sinistra abertzale dichiara la sua totale volontà di essere parte di questo dialogo.
5. Nel quadro del processo democratico il dialogo tra le forze politiche deve avere come obiettivo un Accordo Politico risolutivo, che dovrà essere approvato dalla cittadinanza. L'accordo risultante dovrà garantire che tutti i progetti politici possano non solo essere difesi in condizioni di pari opportunità ed in assenza di qualsiasi forma di coercizione o ingerenza ma che possano materializzarsi se questo è il desiderio maggioritario della cittadinanza basca espresso attraverso i procedimenti legali idonei.
6. Il processo democratico deve svilupparsi in assenza totale di violenza e
senza ingerenze, mediante l'utilizzazione di vie e mezzi esclusivamente politici e democratici. Partiamo dal convincimento che questa strategia politica renderà possibili i progressi in un Processo Democratico. Sud Africa e Irlanda sono, in tal senso, l'esempio.
7. Rinnoviamo il nostro impegno con la proposta di Anoeta. In linea con essa, si devono stabilire un processo di dialogo ed accordo multipartitico a parità di condizioni tra l'insieme delle forze del paese, che favorisca la creazione di un quadro democratico con il quale la cittadinanza possa decidere liberamente e democraticamente rispetto al suo futuro come deciso dalla volontà popolare. Questo processo, deve basarsi sui principi del senatore Mitchell. Dichiariamo di assumere questi principi. D'altro canto, deve stabilirsi un processo di negoziazione tra ETA e lo Stato spagnolo che contempli la smilitarizzazione del paese, liberazione di prigionieri e prigioniere politiche basche, ritorno di esiliati ed esiliate e un trattamento giusto ed equo delle vittime del conflitto.
Per tutto questo, riaffermiamo la nostra posizione senza riserve rispetto ad
un processo politico pacifico e democratico per raggiungere una democrazia
inclusiva dove il popolo basco, libero e senza intimidazione di alcun tipo,
determini liberamente il suo futuro.
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che ho conosciuto è stato sempre e solo quello dello Stato Spagnolo,i suoi articolati repressivi,le sue leggi xenofobe,i suoi media emergenzialisti.Ossimoro dici..Bravo:hai imparato una nuova parola.Però,mutuando il buon Ivan Fossati, mi sa che nella testa hai ancora un maledetto muro... 16-11-2009 02:55 - Nicola