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Marinella Correggia
Vaccini, il gran rifiuto della Polonia
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha accusato giorni fa le società farmaceutiche di non volersi assumere alcuna responsabilità per eventuali effetti secondari dei vaccini contro la N1H1: vaccini non sufficientemente testati. Dunque la Polonia per il momento non li acquista. Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Figaro, ha dichiarato: "Ci chiedono delle clausole che non sono conformi alla legislazione polacca, e che fanno ricadere tutta la responsabilità sul governo del paese: gli effetti secondari e le indennità eventuali". Insomma: non solo i governi devono comprare milioni di dosi, ma dovranno anche pagare per eventuali danni (probabili anche per via dell’insufficiente sperimentazione “giustificata” dall’”urgenza” della “pandemia”).
La ministra della Salute della Polonia Ewa Kopacz ha riferito in Parlamento fra gli applausi, citando anche il parere del professor Brydak che da 40 anni studia le varie forme di influenza: « Ho praticato la medicina per 20 anni e la mia priorità era ‘non far danni’. Di fronte a ogni farmaco chiedevo a me stessa: ‘Lo darei a mia madre anziana? A mio figlio?’ Sappiamo che molti paesi più ricchi di noi hanno firmato accordi con case produttrici. Lo stesso è stato proposto alla Polonia. Ma il nostro dipartimento legale ha espresso almeno venti punti di dubbio riguardo agli accordi proposti. Il dovere di un ministro della Salute è fare gli interessi della popolazione e non quelli delle compagnie farmaceutiche». Kopacz trova strano che in Germania, dove il governo ha comprato 50 milioni di dosi, solo il 13% dei tedeschi voglia farsi vaccinare contro l’H1N1 (malgrado sia gratuito), mentre il 23% si fa vaccinare per le altre forme di influenza. Strano anche che nessun sito delle multinazionali produttrici dica alcunché a proposito di effetti collaterali indesiderati: «Se è un tale miracolo, perché non lo immettono direttamente sul mercato prendendosene la responsabilità anziché far ricadere il peso su chi compra?». E non ci sono i risultati dei test clinici, né informazioni dettagliate sugli ingredienti. Un tipo di vaccino è stato sperimentato solo su 160 volontari, sani. Non è abbastanza, dice la ministra. Infine Kopacz si chiede perché l’influenza stagionale, che è diffusissima e miete più vittime della H1N1, non è chiamata pandemia.
Un altro esempio interessante è la Finlandia, dove finora il vaccino per l'influenza suina chi lo vuole se lo va a comprare a sue spese e a suo rischio e pericolo in farmacia, senza che lo stato ne finanzi l'acquisto e provveda alla sua distribuzione.
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Se è vero (e pare proprio
vero) che:
- l'influenza A è molto meno pericolosa della stagionale;
- da banale influenza diventa pandemia solo perché a maggio di quest’anno il
WHO ha cambiato la definizione di "pandemia" (da "epidemie in tutto il mondo
con un numero enorme di morti" a "epidemia mondiale di una malattia",
togliendo "numero enorme di morti" senza darne alcuna motivazione; a quanto ne
so, il cambiamento è stato denunciato da Tom Jefferson:
http://www.torinomedica.com/link_articolo_finestra.asp?id=1704);
- conseguentemente, mentre alla pandemia spagnola (decine di milioni di morti)
viene assegnato un indice di gravità 5, con la suina si è arrivati
addirittura a 6, cioè al massimo (!) e ciò, grazie ai "Piani pandemici"
approvati dai governi su raccomandazione del WHO dopo le bufale (come altro
definirle?) della SARS e dell'aviaria, ha fatto scattare automaticamente la
vaccinazione di massa;
- la gente è spaventata perché si dà dettagliato resoconto delle singole
morti, quasi tutte di persone con gravi patologie di altra natura, mentre non
si è mai fatto nulla del genere per le migliaia di morti dell'influenza
stagionale;
se tutto questo è vero, allora è in atto uno scippo colossale da parte
dell’industria farmaceutica: scippo di soldi pubblici destinati
all'acquisto dei vaccini e degli antivirali, basato su una campagna mediatica
guidata dalla WHO che può essere definita solo terroristica — e palesemente
coerente con gli interessi dell'industria farmaceutica.
In altre parole, l'oligopolio farmaceutico, frustrato dallo scarso successo
dei suoi prodotti contro l'influenza
(http://www.bmj.com/cgi/content/full/339/sep18_2/b3811?q=w_pandemic_flu), ha
trovato il modo di fare quattrini.
Ma la sinistra tace... 24-11-2009 22:23 - Sergio
Il riferimento alla "spagnola" del 1918 poi mi sembra una emerita cazzata: nessuno, dico nessuno, ha mai pensato a quale fossero le condizioni dell'umanita' verso la fine della I guerra mondiale e nell'anno successivo? nessuno tra questi soloni si e' mai domandato perche dopo le guerra la tubercolosi si sia sempre manifestata in grandissimo numero? 19-11-2009 14:04 - murmillus
Hanno inventato un vaccino alla malattia,ma questa a differenza di tutte le altre, è in trasformazione continua.
Come è possibile, che faccia effetto un vaccino a una infezione, che è in evoluzione.
Quello che va bene oggi,va male domani.
Ma,io non sono un medico e nemmeno un bioloco.
Però sento una gran puzza di marcio.
Tanto per cominciare questi farmaci che circolano per il paese senza frigoriferi,ma su camion affittati, di trasportatori privati.
Camion e personale inadeguato alla bisogna.
Le Iene hanno fatto vedere come vengono trasportati i farmaci.
Ma inoltre, sapere che la magioranza dei medici, non vuole vaccinarsi è anche questa tema di dubbio.
Ma non sarà, che questi farmaci facciano bene solo alle case che lo producono?
Perche, viviamo in un paese dove Topo Gigio,ci deve informare?.... 19-11-2009 11:41 - mariani maurizio