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FUORIPAGINA
28/11/2009
  •   |   Daniela Preziosi
    Il Pd contro le sue amministrazioni

    «Imbarazzante. E mi fermo qui», sibila Francesco Boccia, quarantenne deputato pugliese di ottime speranze, con un curriculum già lungo così: professore di economia politica, assessore al comune di Bari, capodipartimento delle economie territoriali a Palazzo Chigi quando c'era Prodi, poi commissario straordinario per il dissesto del comune di Taranto. Boccia, bersaniano coté Letta, nel 2005 ha perso le primarie in Puglia contro Nichi Vendola. Ha buoni rapporti con l'Udc. Più di qualcuno punta su di lui per il remake della sfida di quasi cinque anni fa. Lui fin qui si è mantenuto defilato dal pasticciaccio pugliese, ma quando ieri ha letto sui giornali di un colloquio fra Massimo D'Alema e Franco Giordano (ex segretario prc) in cui il primo sosteneva la candidatura alla regione di Michele Emiliano è rimasto esterrefatto. A Bari Emiliano è stato confermato sindaco con un'impresa epica, mentre tutto il Pd franava nel resto d'Italia. E adesso si smonta il comune barese, esponendolo a nuove elezioni, per spostare il cavallo vincente sulla regione?
    Emiliano, che durante le primarie Pd si è persino offerto di coordinare la campagna per la rielezione del presidente, ieri ha di nuovo negato: «Ogni contrapposizione umana o politica tra me e Vendola è inimmaginabile. Qualsiasi decisione sul futuro politico della Puglia non può che passare dalle decisioni dello stesso presidente. Considero ancora Nichi il miglior candidato possibile per la Puglia». Ma di chi fidarsi? Certe parole potrebbero dire e non dire, che significa «ancora»? E quella decisione che «deve passare» dallo stesso Vendola, non è la richiesta di un passo indietro volontario? Quelli che puntano su Boccia spiegano che il nome di Emiliano serve solo per convincere Vendola a farsi indietro. Il candidato reale potrebbe essere un altro. Almeno, Bari è salva.
    Nichi Vendola, dal canto suo, non si smuove. Ieri tentava di minimizzare la «chiacchiera giornalistica» (parole sue), qui accanto però confermata dal suo compagno di partito Franco Giordano. Comunque: «Nessuno mi ha chiesto di fare un passo indietro e dubito che qualcuno al mondo possa immaginare di farmi fare un passo indietro». Il Pd pugliese, che fin qui formalmente ha sempre sostenuto Vendola, deciderà cosa fare sabato in un'assemblea regionale a cui parteciperà anche Massimo D'Alema. Per prepararla già da ieri sera è arrivato in loco il suo ambasciatore Nicola Latorre. Ma la riunione si preannuncia un bagno di sangue.
    Vera o no l'intenzione dalemiana di mandare a elezioni anticipate il comune di Bari freschissimo di elezione? Quantomeno è verosimile. Perché il Pd - dilianiato da irrisolvibili dilemmi sui candidati regionali specialmente al sud - propone lo stesso schema anche nel Lazio terremotato dal dopo Marrazzo. Qui la scelta del candidato è ancora in alto mare, e se le cose vanno avanti ancora a lungo rischiano di saltare anche i tempi tecnici per organizzare le primarie. Intanto i sondaggi dicono che contro la sindacalista Renata Polverini (probabile candidata Pdl) potrebbe vincere solo Nicola Zingaretti (e, ma meno certamente, la veltroniana Giovanna Melandri). per questo il presidente della provincia da mesi è sottoposto a un pressing senza precedenti per accettare la candidatura. La settimana scorsa Zingaretti ha scritto a Bersani per chiedergli di non metterlo nelle condizioni di abbandonare il mandato che i cittadini gli hanno affidato due anni fa. Bersani si sarebbe convinto, ma non ha ancora convinto i suoi. E così di nuovo ieri Zingaretti ha ripetuto: «Da presidente della provincia farò la mia parte e sosterrò qualsiasi candidato la coalizione sceglierà». Tradotto: al candidato darò una mano, vuol dire che non sarò io. Ora, per sostenere la «resistenza» di Zingaretti, si stanno mobilitando alcune forze del centrosinistra laziale. Qualcosa si muove anche nelle provincie. Ma la paura di riconsegnare la regione alla destra fa novanta, ed è più forte del rischio di smontare una delle poche esperienze vincenti e positive della territorio. Con buona pace del drammatico precedente del 2007, l'archetipo di tutte le sconfitte: quella delle dimissioni anticipate di Walter Veltroni dal comune di Roma, per capitanare il Pd alle politiche. Con il risultato di un doppio disastro tanto al Campidoglio, dove per la prima volta si è insediato un sindaco della destra di derivazione Msi, quanto su scala nazionale.
    Una tentazione che si è fatta sentire anche in Piemonte. Prima di confermare Mercedes Bresso alla regione, Pierluigi Bersani ha avuto un lungo colloquio con Sergio Chiamparino. E anche lì, se il sindaco di Torino avesse accettato, si sarebbe trattato di mandare a votare il comune prima della scadenza naturale.


I COMMENTI:
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  • Spero vivamente che venga confermato Nichi Vendola.Peccato che D'Alema non sia stato scelto come ministro degli esteri europeo :avrebbe avuto tanto da fare e non si sarebbe occupato di "risolvere" i problemi della sinistra italiana. 27-11-2009 19:40 - ausilia deidda
  • Nichi Vendola e' il migliore, non si discute! Il PD e' una piovra viscidissima. 27-11-2009 19:36 - Luigi
  • Speriamo proprio che il centrosinistra non sia così fesso...sarebbe davvero vergognoso perdere centri così importanti e che sono laboratori politici di alto spessore e di grande valore come la città di Bari-per perdere sia Bari che la Regione Puglia, perché se non può vincere Vendola, perché potrebbe vincere Emiliano?- e la provincia di Roma-perdendo anche qui entrambe le cose perché siamo davvero sicuri che dopo lo scandalo Marrazzo, qualsiasi sia il candidato presidente, il centrosinistra abbia possibilità di vittoria nel Lazio? 27-11-2009 15:45 - alessandro
  • .. ma come è possibile immaginare di non confermare Nichi Vendola in Puglia??? il PD è sempre più ridicolo...
    Vai avanti Nichi!!! 27-11-2009 15:38 - Principe
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