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FUORIPAGINA
30/11/2009
  •   |   Lettera aperta ai responsabili mondiali
    Copenhagen, il coraggio di cambiare la storia

    “Copenhagen fallisce”, “Copenhagen non fallisce”, quel che è certo è che la conferenza di Copenhagen non si concluderà con un nuovo trattato post-Kyoto vincolante, ma solo con un accordo politico “ambizioso”. Di un trattato se ne riparlerà nel 2012!
     Il fatto non stupisce troppo, anzi appare del tutto coerente con il modo in cui da sempre i responsabili della politica mondiale si sono posti di fronte alla crisi, un problema decisivo per le sorti dell’umanità. Dapprima, per decenni, ne hanno negato l’esistenza stessa. Ne hanno poi riconosciuto la realtà solo quando, negli anni ’70, scattò l’allarme di esaurimento delle energie fossili. Mai comunque hanno  considerato la crisi ecologica nella sua interezza, ma hanno concentrato la loro attenzione soltanto sul mutamento climatico. Certo, è questo l’aspetto più ineludibile dello squilibrio ecosistemico e, a termine, portatore di conseguenze gravissime, ma non è il solo: basti pensare alla costante diminuzione di acqua dolce, necessaria per usi umani e per il buon funzionamento degli ecosistemi,  alla continua e crescente produzione di rifiuti non trattati e non trattabili, tra cui scorie tossiche e radioattive, che invadono territori, mari e oceani, al degrado del suolo con conseguenti effetti disastrosi sulla produzione alimentare. Infine hanno fatto della “green economy” lo strumento primario di soluzione del problema ambiente e insieme (continuando a ignorare gli insuperabili “limiti del pianeta”) della promozione di una nuova crescita produttiva al servizio del capitalismo globale. Ma In tal modo sono riusciti solo ad attizzare gli scontri di interessi fra le economie nazionali ed i grandi gruppi mondiali, finanziari e industriali, in competizione acerrima fra loro: quelle per la propria sopravvivenza, questi per la  supremazia della - sperata - nuova economia: di fatto creando un nuovo pesante fattore dell’attuale fallimento dei negoziati sul clima.
      In queste condizioni é più che giustificato esprimere seri dubbi su come e quanto la celebrata “green economy”  possa dare risultati positivi nella lotta contro il riscaldamento atmosferico se - come accade - mentre si moltiplicano pannelli solari, turbine eoliche e automobili ibride, l’obiettivo dell’agire economico continua ad essere la crescita dei prodotti e dei consumi.  Per fare un solo esempio, come pensare che un miliardo di nuove automobili (secondo le stime correnti da produrre nel corso dei prossimi quindici anni) possano, per quanto meno inquinanti, rappresentare un contributo positivo a uno “sviluppo sostenibile”? Se si considera la produzione di centinaia di migliaia di tonnellate di batterie, di fluidi/liquidi, di pneumatici, di vetro, di plastica, di materiali compositi, ecc. che le compongono? E si riflette su quante nuove migliaia di km di strade, autostrade, ponti ecc. circoleranno? E si pensa che ovviamente analoghe considerazioni sono possibili per qualsiasi altro prodotto di consumo, di cui si auspica la crescita? Che dire poi dell’ assurdità di cercare soluzione ai mutamenti climatici attraverso la contesa per più o meno diritti a inquinare e la loro vendita, vale a dire mediante l’esplicita riduzione a merce di aria, acqua, foreste, territorio, capitale biotico, salute, conoscenza?
     E tuttavia non ci si può rassegnare a che la conferenza partorisca solamente un accordo politico. La  “mutilazione” di Copenhagen può essere un’occasione storica, da un lato, per accusare con più legittimità e forza l’evidente inadeguatezza dell’attuale politica ecologica mondiale, funzionale alla conservazione del sistema che della stessa crisi planetaria è responsabile; e, dall’altro, per “battagliare” in favore di un vero trattato “ecologico” mondiale, che affronti adeguatamente i problemi del pianeta e dunque le sorti dell’umanità. A tal fine un ruolo decisivo spetta ai rappresentanti eletti dai popoli, e in particolare del Parlamento europeo. Proprio il rischio di fallimento di Copenhagen, con il rinvio sine die di problemi ormai urgentissimi, e la cinica scelta a favore dell’industria capitalistica contro la salvezza dell’umanità, ha messo in luce la debolezza dell’Europa nei confronti delle massime potenze, in contrasto con posizioni più avanzate, spesso sostenute dai rappresentanti dei popoli europei, e in più occasioni dai popoli stessi. Da Copenhagen può partire una pressione forte e decisa  dei rappresentanti eletti sui rispettivi governi. Copenhagen, capovolgendo l’annuncio del proprio fallimento, può diventare un’occasione di fare storia per l’ambiente e per la democrazia. Aspettare il 2012 significherebbe abdicare.

     

    Primi firmatari: Riccardo Petrella, Carla Ravaioli, Leonardo Boff, Eduardo Galeano, Ignatio Ramonet, Dario Fo, Immanuel Wallerstein, Marcello Cini, Aminata Traoré (Mali)

     

    Per aderire all'appello: dimafoni(at)ilmanifesto.it

     

    Con Alias di sabato 5 dicembre,

    8 pagine speciali sulla conferenza di Copenhagen sul clima

     

    A questo indirizzo troverete il blog "Verso Copenhagen"?, tenuto dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale e da Mani tese

     

     

    Adesioni

    Marzio Campanini, Grecia
    Lorenzo Carletti, Pisa
    Ass. Culturale Artiglio, San Giuliano Terme (PI)
    Rosanna Pappalepore, Milano
    Gaetano Stella, Regione Toscana
    Roberto Urso, studente universitario, Modena
    Samuele Lo Piano, dottorando, 25 anni, Pisa
    Ciro Pesacane, presidente del Forum Ambientalista
    Lodovico Meneghetti

    Francesco Breviario, Operatore Responsabile Dipartimento Internazionale- ISCOS Pace e Legalità CISL, Bergamo

    Antonello Sechi, Sassari
    Francesco Neri, Roma

    Enzo Ritter, responsabile regionale (Ticino- Svizzera) delle ONG Missione Betlemme Immensee e Inter-Agire
    Enzo Scandurra
    Gerardo Marletto, Professore associato di economia applicata all'Università di Sassari
    Davide Dossi
    Alberto Clarizia
    Elena Camino, docente di "Fondamenti di sostenibilità", Università di Torino
    Edoardo Salzano, urbanista, Venezia
    Raffaele K Salinari, Terre des Hommes
    Paolo Foglia
    Gianni Ferrara
    Bruno Taricco, Torino
    Sandra Cangemi, giornalista, Milano
    Mario Agostinelli
    Paolo De Nardis, sociologo Università La Sapienza, Roma
    Franca Catri
    Graziano Sampò, pensionato, Torino
    Giuseppe Morrone, studente, Modena
    Antonio Peratoner e Maria Grazia Visntainer, Udine
    Paolo Berdini, Roma
    Lodo (Lodovico) Meneghetti, Milano
    Mario Agostinelli, Varese
    Aldo Garzia, Roma
    Laura Marchetti, antropologa
    Vittorio Sartogo, portavoce "Otherearth forum energia ricerca", Roma
    Luisa Acerbi, Milano
    Fausto Bertinotti, Roma
    Rovina Matteo, studente

    Padre Alex Zanotelli, Missionario Comboniano
    Ducoli Igor
    Savio Melissa
    Giorgio Todde
    M. Vittoria Giuliani, psicologa ambientale C.N.R., Roma

    Anna Zucchiatti – Monfalcone (Go)
    Giovanni Carrosio - Trieste
    Renzo Fior, Presidente di Emmaus Italia, (Roma)
    Lucio Triolo, ricercatore
    Francesco Salandin, Padova
    Valerio Vicentini,  Ferrara

    Serena Raffa
    Paolo Ercoli, Roma
    Mario Rocca, Ferrara
    Michele Citoni, Roma

    Caterina Di Francesco, Curtatone (MN)
    Ferruccio D'Ambrogio, Minusio (CH)
    Veronica Neri -  Modena
    Margherita Lega
    Franca Maria Bagnoli, Pescara
    Paolo Fanti,  Potenza
    Vittorio Pallotti, Casalecchio di Reno (Bologna)
    Fiorella Manzini, pittrice
    Sergio Simonazzi
    carlo77eva@libero.it
    Guido Dalla Casa, docente e scrittore, Milano
    Claudio Lombardi, Alessandria
    Associazione "Per una sinistra plurale-Alessandria"
    Francesco Carrà, Ferrara
    Giuseppe Chiarante
    Christian Leipert, economista ecologista

    Francesco Pistillo, San Severo (FG)
    Lusoli Patrizia
    Rosalba Galassi Roma
    Elena Sassi, Napoli
    Maria Campese - segreteria nazionale Partito della Rifondazione Comunista - Responsabile naz. ambiente, territorio, beni comuni
    Cinzia Filoni
    Michela Barin, Padova

    Alberto Di Fazio, astrofisico

    Christian Leipert, economista ecologista

    Paola Giaculli, Berlino

    Josè Saramago

    Maurizio Pollini

    Josep Xercavins 

    Mauro Carlo Zanella, insegnante scuola primaria, Roma

    Gioacchino Lo Bianco

    Fabio Bellacicco, Torino

    Marco Cassoni

    Vittorio Giordano, maestro elementare, Casale Monferrato
    Marzia Dolci, Milano
    Francesco Cassotti, Bergamo
    Stefano Ferrario e Maria Brogioli, Sinistra Critica provin. Varese, Samarate (VA)
    Lilith Moscon
    Marcello Cicirello
    Wilma Bassis e Pierluigi Benedetti
    Silvia Grinzato
    Sgorbati Andrea
    Giuseppe De Marzo, Associazione A Sud
    Marino Magno, CGIL Avellino
    Ornella Petillo, UGL Avellino
    Giuliano Borzacchelli, 33 anni, bibliotecario Comune di Asolo
    Alessandro Bianchi, Dipartimento di Informatica Università di Bari
    Luigi Fioravanti
    Roberto Vecchiarelli, Ear to the Erath Eu/ Collettivo di Ricerca e Produzione Quatermass(X)
    Laura Tonoli
    Laurino Giovanni Nardin
    Gian Marco Martignoni, Varese
    Federico Della Valle, Trieste

    Nicola Melone Napoli
    Gaia Calligaris - Udine
    Massimo Ortelli - Domaso (Co)

    Mariolina Tentoni
    Alberto Gentilini, insegnante, Cividale del Friuli
    Nicoletta Massera
    Maria Teresa Gavazza, Quargnento, (AL)
    Giulietto Chiesa

    Ettore Zerbino, Roma
    Renata Ilari, Roma
    Isabella Brega, LaHabana (Cuba)
    Antonio Bruno Romano

    Giancarlo Garoia

    Giuseppe Chiarante, Roma

     


I COMMENTI:
  • Anche se non serve a niente non firmarlo è peggio.
    Facciamoci sentire 17-12-2009 18:22 - Riccardo
  • in neppure un secolo, il sistema dominante (capitalista e successive estremizzazioni) ha prodotto:cambiamento climatico, profonde ingiustizie sociali(sempre più poveri/e e concentramento di ricchezze a pochi falchi, guerre, alienazione!!! Che sviluppo fantastico 14-12-2009 19:33 - Laura Tonoli
  • voglio rispondere a stefano (02/12/2009)
    Non servirà a niente firmare l'appello ma non firmarlo forse è peggio, non trovi?
    Stare in silenzio non serve a nulla 14-12-2009 09:15 - patrizia nuovo firenze
  • Se non si prende una posizione chiara sul problema della sovrappopolazione umana e non si dice chiaramente che la crescita economica è una gravissima patologia della Terra, sarà tutto inutile. 07-12-2009 15:25 - Guido Dalla Casa
  • A me pare l'ennesima, inutile raccolta di firme. Un pò come le figurine: ce l'ho, ce l'ho, mi manca. Dubito che serva davvero a qualche cosa. Contenti voi. 03-12-2009 09:21 - stefano
  • anke Voi nel Vs piccolo potreste contribuire, magari utilizzando carta reciclata e mandare a fanculo stora enzo che disbosca la siberia. 02-12-2009 23:09 - emiliano spagagna
  • In effetti la prossima conferenza sul clima potrebbe risolversi con un vago accordo sulle riduzioni di CO2 che non garantirebbe la necessaria salvaguardia dei delicati equilibri dell' ecosistema del pianeta, ma, condividendo l'appello di cui sopra,la stessa conferenza può , anzi deve, pena il suo fallimento, essere il trampolino di lancio per una nuova prospettiva di un diverso assetto dei rapporti internazionali contro la fame nel mondo che minaccia la sopravvivenza dei paesi più poveri e per la difesa dell'ambiente preservando la biodiversità delle specie viventi dal surriscaldamento climatico. 02-12-2009 11:34 - Nando
  • Desidero esprimere il mio più profondo scoramento e una sacrosanta indignazione per la mancata copertura (a meno di una BREVE anzi brevissima!) da parte del manifesto della grande manifestazione popolare a Taranto contro l'inquinamento dell'ILVA che ha visto sabato scorso 28 novembre decine di migliaia di tarantini in piazza: una città intera mobilitata. Fosse stato vivo il compagno (lui sì) Dino Frisullo una pagina almeno su un movimento così importante non sarebbe mancata di certo.
    Mesi e mesi di lavoro di militanti voi non li raccontate e come lo spiegate?
    1) toh, ci dispiace avevamo altro da fare;
    2) la puglia di cui parliamo è solo quella dei suoi dirigenti (che si sono tenuti opportunamente al largo per evitare di fare brutta figura);
    3) il conflitto lavoro ambiente è temuto dai partiti di sinistra e quindi decidiamo di non parlarne.
    Il padrone delle ferriere vi ringrazia. Voi un pochino dovreste riflettere. 01-12-2009 15:30 - Fabio P.
  • Ci saranno i soliti proclami e le solite promesse, ma nulla cambierà. Continueremo a respirare aria fatta da polveri sottili, monossido di carbonio, diossina ed altre schifezze varie. E se consideriamo che la percentuale dei tumori è aumentata del 40% negli ultimi dieci anni, c'è poco da essere ottimisti. Occorrerebbero delle misure coercitive affinché le emissioni fossero ridotte, cioè multe salate a chi inquina, riduzione delle auto ad alimentazione benzina e gasolio, aumento del trasporto di merci sui treni ecc. Il clima sembra non rispondere più agli standard di una volta, e questo sta generando calamità naturali di vasta portata. I danni del cambiamento climatico sopravanzano i guadagni ricavati da chi inquina, e questo dovrebbe far riflettere. 01-12-2009 10:51 - K
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TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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