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FUORIPAGINA
02/12/2009
  •   |   Joseph Halevi
    Dubai ci avverte: anche gli stati falliscono

    Ci avevano detto che - sebbene fosse prematuro rallentare le politiche di stimolo (leggi: erogazione di soldi gratis alle banche, perchè di questo si tratta) - si era entrati in una fase di ripresa. «E' vero», si aggiungeva, «vi sono ancora dei rischi di instabilità finanziaria», ma veniva detto per scaramanzia. Quindi grande stupore di fronte all'annuncio dell'insolvenza di Dubai World, la società finanziaria e immobiliare dell'omonimo emirato, che investe in isole artificiali e grattacieli alti molte centinaia di metri.
    C'è invece da stupirsi del contrario. Perchè non c'è stata un'uscita programmata da Dubai nel corso di quest'anno? Perchè invece le banche internazionali hanno continuato a prestare forsennatamente al fatuo emirato che non produce assolutamente nulla ed è privo di petrolio? Tra queste c'è anche Royal Bank of Scotland - già colpita dalle cartacce tossiche senza valore provenienti dalla catena di impacchettamenti di titoli dei mutui subprime e beneficiaria del più grande salvataggio mai effettuato da uno stato in favore di una società privata. Una grossa parte del debito di Dubai era stato sottoscritto proprio dalla fallimentare banca scozzese le cui azioni sono oggi detenute dal governo di Londra.
    Queste domande non sono retoriche. Dubai, infatti, è in crisi da oltre un anno. Essendo un luogo di speculazione finanziaria-immobiliare, con fondi interamente prestati dall'estero, l'emirato è stato tra le prime vittime dei crolli bancari del 2008. Il prezzo dell'immobiliare è calato del 50%, la popolazione è scesa del 17%, causa i lavoratori migranti rispediti a casa. L'emirato non ha però smesso di sviluppare i suoi progetti faraonici, spostando la fonte dei prestiti su Abu Dhabi, lo sceiccato capitale dei sette Emirati arabi uniti, nonchè ricchissimo in petrolio e quindi di petromonete. E' stata proprio la dipendenza di Dubai nei confronti di Abu Dhabi che ha spinto le banche estere, soprattutto quelle inglesi - le più coinvolte -, a scommettere su Dubai, generando quindi un ennesimo «rischio morale» in piena crisi.
    Le società finanziarie internazionali si erano infatti convinte che Dubai World sarebbe stata salvata dai petromiliardi di Abu Dhabi. Ma anche qui c'erano tutti gli elementi per indurre il mondo finanziario a una maggiore cautela, visto che il mercato immobiliare è precipitato già durante i primi tre mesi del 2009.

    Ora Abu Dhabi si sta distanziando da Dubai, il cui sceicco cerca di separare il suo stato dalla Dubai World, dichiarando che il debito non è garantito dal governo.

    Il fatto che non sia stata prediposta alcuna via d'uscita induce a riflessione, così come fa riflettere che l'ormai pubblica Royal Bank of Scotland abbia tranquillamente continuato a smarrire la retta via. Infine, dà da pensare che a dichiararsi «sorpreso» della crisi della Dubai World sia stato perfino il Fondo Monetario Internazionale. È di fatto impossibile visto che, nel suo recente rapporto sulla situazione mondiale, il Fondo aveva sottolineato la gravità del crollo dei prezzi del mercato immobiliare nell'emirato. In realtà banche, istituzioni governative e internazionali sono complici nel continuare il gioco d'azzardo, nell'assecondare attività estremamente opache come quelle della Dubai World.
    Quest'atteggiamento nasce da due fattori: dalla politica di «soldi gratis» erogati dai governi alle istituzioni finanziarie, che induce le banche a perseguire nella stessa direzione per farli «fruttare», e dal forte aumento del potere politico e istituzionale del settore finanziario, grazie ai salvataggi finora effettuati. Ma anche questo accresciuto potere non è casuale: l'alternativa di una dinamica reale a saggi di profitto ritenuti remunerativi è quanto mai remota. La vicenda di Dubai mostra inoltre che la crisi travolge anche organismi finanziari statali. Alla fine di questa settimana, non a caso, dovremo parlare della Grecia che corre verso il baratro. 


I COMMENTI:
  • è un crimine al propio consimile e fratello straniero la apolitica che si genera per colpa degli schemi imessi dal governo tramite la tv e i contenuti di questi
    cio che a un politico interessa fare e prottegersi poichè sa benissimo che chi decide è il popolo che l'ha eletto
    un popolo senza valori fa colina in bocca a un governo perche esso non si oporra mai alla volonta dello stato di agire con il controllo come accade oggi qui dove i giornali sono controllati e manipolati,tutti i progammi televisivi sono preconfezionati per tenere il popolo come un cane al guinzaglio ,moda,abbitudini,scaturiscono dal governo che li cre tramite mezzi mediatici nelle persone queste ne rispondono con la apolitica cosi è sicuro che se comunque il voto di maggioranza andra a lui e perche però una parte di noi italiani non ha votato e new se interessato,per tanto la gazetta dello sport sostituisce per la maggioranza di noi il gornale politico ,ma se nella storia la politica la fatta sempre il parlamento o le persone di potere tocca a noi non con la violenza come nel caso dell'atentato al premier a milano ma chiamando quella parte di noi che distratta dal calcio da altre inutilità che tolgono soldi a noi operagli che assicurano guodagni grandi allo stato tramite la pubblicità di questi calciatori cè ingiustizia dal momento che questo calciatore guodagna troppo e non solo,il calcio e le veline e tutto il resto ha incanalato forze verso il tifo di una squadra invece che un partito,adesso allo stadio fuori dalle finestre ci sono troppe bandiere di calcio adesso è il momento di rimettere il propio interesse alla politica per farla funzionare meglio e lasciando quella parte giusta se non sovverchia gi altri valori al calcio e al resto ma il maggior impegno va in società,politica,etica,morale,
    assolti questi doveri ci si puo dedicare alla partita di calcio a tifare una squadra ecc.. quindi in sostanza detta in una parola QUANDO SI VA DAL GIORNALAIO NON BISOGNA PRENDERE SOLO LA GAZZETTA DELLO SPORT E IL GOSSIP MA IL GIORNALE E LEGGERE LE NOTIZIE SOCIO-POLITICHE ANALLIZZARE IL MODO DI FAR POLITICA DI UN PARTITO ECC...GRAZIE RICORDATE CHE APOLITICA è UN CRIMINE ALLA SOCIETA E AL DIRITTO 03-01-2010 15:43 - francesco
  • siamo alle solite, solo il popolo bue non capisce, qui si parla di Dubai, ma chi conosce come nella Banca Arner di MIlano il primo cliente sia Silvio Berlusconi e via via i suoi figli Marina e Piersilvio. Povera Italia ha detto lui che frequenta solo dittatori. 03-12-2009 15:03 - Luciano Medeossi
  • Una mia conoscente mi raccontava di un suo cliente che ha acquistato un appartamento a Dubaie. Io, incuriosita, gli ho chiesto se sapeva quali motivi avevano spinto il suo cliente a questa scelta. Lei mi ha detto che prima di tutto era un affare, che sicuramente l'appartamento sarebbe aumentato di valore e poi, vuoi mettere il lusso sfrenato di quel posto! Questa persona ha sicuramente preso una fregatura, come tanti altri che si sono fidati a buttare i soldi in operazioni speculative di cui vediamo i risultati nefasti, però io non riesco a pensarli soltanto come vittime, anche loro ci hanno messo la loro dose di avidità. 02-12-2009 20:34 - fulvia
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