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Daniela Preziosi
Il Pd che invece sì, andrà al No B-day
Peggio di qualsiasi adesione dei suoi dirigenti al No B Day (e ogni giorno sono un bel gruppetto: ieri hanno detto sì i prodiani Marina Magistrelli e Franco Monaco, ha detto sì persino la dalemiana Barbara Pollastrini, molto Italianieuropei e di solito poco incline alle manifestazioni di piazza). Peggio persino di Antonio Di Pietro e Massimo Donadi che alla camera se la ridono dicendo che «se Fini fosse uno dei leader Pd l'opposizione sarebbe molto più agguerrita», e che chiamano il segretario Pd 'capitan Tentenna' sul modello di Giovanni Sartori il primo Berlusconi («Cavalier Tentenna», lo chiamava).
Peggio di tutto è quell'invito ad andare in piazza il 5 dicembre da parte di Walter Veltroni, quel «più gente va, meglio è», quel «certe esitazioni mi paiono davvero incomprensibili». Da parte, poi, del segretario che l'anno scorso, al No Cav Day dell'8 luglio, era stato ampiamente attaccato dal palco di piazza Navona, fino ai fuochi d'artificio di Beppe Grillo (contro Berlusconi, Napolitano e, appunto, Veltroni) che avevano costretto lo stesso Di Pietro a chiedere scusa e prendere le distanze.
Stavolta, invece, Veltroni ha cambiato idea. Sarà che la manifestazione del 5 cresce e cresce, e gli organizzatori l'hanno dirottata a piazza San Giovanni e questo ricorda tanto il grande girotondo del 14 settembre 2002, il padre di tutti i girotondi, quello con Fassino e compagni in piazza, la «festa della protesta», una giornata monumentale. Certo, Veltroni ha incoraggiato i suoi uomini ad andare in piazza, ma personalmente non ci sarà: ha da celebrare l'ennesima presentazione del suo libro, poi non intende mancare al matrimonio di un ex agente della sua scorta (confidenze che consegna a Repubblica).
Subito dopo Veltroni arriva l'adesione di Dario Franceschini. «Condivido la posizione di Bersani di non dare l'adesione ufficiale del partito anche perché è una manifestazione spontanea della società civile, ma» - ecco la novità - «ma siccome so che molte persone che andranno in piazza sabato sono una parte importante del nostro popolo allora ho deciso di andarci». Finirà insomma che i dirigenti del Pd in piazza saranno molti, e Bersani e dalemiani si noteranno per l'assenza, per dirla con la celebre espressione di un altro notevolissimo assente, il regista Nanni Moretti. A cui, fra parentesi, in molti in questi giorni stanno tirando la giacca. E chissà che non ci faccia un pensierino, Moretti, anche dopo l'adesione del 'suo' candidato segretario democratico Franceschini.
Bersani, per il momento, minimizza. Cerca di tirar su le mobilitazioni dell'11 e 12 in tutta Italia contro la disoccupazione. Finge di non vedere i distinguo di alcuni democratici. La risolve con un paio dei suoi modi di dire: «Non spacchiamo il capello in quattro e non inventiamoci questioni di lana caprina». Giura che «sulle priorità il partito è unito. Io ho detto che noi mettiamo al primo punto il lavoro. Che siamo disponibili a modernizzare il paese con riforme di sistema. Ma che sulla giustizia non ci siano leggi ad personam. Nelle tre cose che ho detto ci stanno dentro tutti». Cioè ci sta Enrico Letta che 'apre' al premier che «si difende nel processo e dal processo», ma anche Rosy Bindi che la pensa all'opposto. E non si tratta solo del 'dialogo' che si apre al senato con il voto sulle riforme grazie all'attento lavorìo di Luciano Violante. Il «passo lento» di Bersani, così lo ha definito ieri Franceschini, rischia di far incancrenire le regionali già a rischio nelle regioni del sud (Puglia, Calabria, Campania, Lazio).
Dall'altra parte, Di Pietro non perde un occasione per attaccare l'immobilismo democratico, e peggio quell'aria da bicamerale che aleggia sul nuovo corso bersanian-dalemiano: ieri, dopo il voto bipartisan sulle missioni militari e sulle riforme (tranne Idv e radicali) al senato, parlava di «inciucio trasversale». E del resto Di Pietro attacca anche sulle regionali: no ai candidati «triti e ritriti» (Campania e Puglia), no e poi no a Agazio Loiero in Calabria. Fino al 5 certo non farà sconti. Ed è probabile che non ne faccia neanche dopo.
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Franceschini: siccome molti ci vanno ci vado anch'io.
Una vera leadership. Dei veri comandanti. 03-12-2009 18:31 - murmillus